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	<title>Politica Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Politica Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Troppi e troppo pochi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:55:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/politica-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Il 14 giugno prossimo i cittadini sono chiamati alle urne su due temi: l’iniziativa “per la sostenibilità” dell’UDC che teme una Svizzera “sovraffollata” e la revisione della legge sul servizio civile che vuole porre un freno all’esodo dal… servizio militare. L’aperitivo dei Bilaterali III L’iniziativa popolare “No a una Svizzera di 10 milioni”, promossa dall’Unione</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-voto-10-milioni-iniziativa-popolazione/">Troppi e troppo pochi?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/04/politica-300x300.webp" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26305"  class="panel-layout" ><div id="pg-26305-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26305-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26305-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 14 giugno prossimo i cittadini sono chiamati alle urne su due temi: l’iniziativa “per la sostenibilità” dell’UDC che teme una Svizzera “sovraffollata” e la revisione della legge sul servizio civile che vuole porre un freno all’esodo dal… servizio militare. </strong></p>
<h2>L’aperitivo dei Bilaterali III</h2>
<p>L’iniziativa popolare “No a una Svizzera di 10 milioni”, promossa dall’Unione Democratica di Centro (UDC), mira a introdurre un tetto massimo alla popolazione residente in Svizzera, collegando esplicitamente la crescita demografica alle sfide ambientali e infrastrutturali del Paese.</p>
<p><em>10 milioni sono troppi? Lo deciderà il sovrano il 14 giugno 2026</em></p>
<p>Al centro delle varie richieste vi è la fissazione di un limite alla popolazione svizzera – indicativamente sotto la soglia dei 10 milioni di abitanti – per evitare, secondo i promotori, un’eccessiva pressione su territorio, risorse naturali e servizi pubblici. L’iniziativa sostiene che la crescita demografica, trainata in larga parte dall’immigrazione, sia uno dei fattori principali del consumo di suolo, dell’aumento del traffico e delle emissioni di CO<sub>2</sub>.</p>
<h2>Meno immigrazione</h2>
<p>Per raggiungere questo obiettivo, il testo prevede un controllo più rigido dell’immigrazione, con la possibilità di introdurre contingenti o limiti annuali. Qualora la popolazione si avvicinasse alla soglia stabilita, l’iniziativa prevede l’obbligo per il Consiglio federale di intervenire. Inoltre, viene richiesta la revisione o la denuncia di accordi internazionali, se questi sono ritenuti incompatibili con il contenimento demografico, in particolare quelli relativi alla libera circolazione delle persone.</p>
<h2>“Un freno necessario e urgente”</h2>
<p>Secondo l’UDC, la sostenibilità ambientale passa da una gestione più restrittiva della crescita della popolazione. Tra i punti citati regolarmente vi è la protezione del paesaggio e delle superfici agricole, la riduzione della congestione urbana e del traffico, il contenimento dei costi infrastrutturali e sociali o la preservazione della qualità della vita. L’iniziativa collega così la sostenibilità non solo a politiche climatiche o energetiche, ma anche a una visione demografica più contenuta.</p>
<h2>Ampio fronte contrario preoccupato per l’economia e le relazioni con l’UE</h2>
<p>I detrattori – tra cui praticamente tutti i partiti al di fuori di UDC e UDC, ambienti economici e diverse organizzazioni – contestano l’impostazione dell’iniziativa poiché ritengono che la sostenibilità dipenda soprattutto da innovazione, efficienza energetica e politiche climatiche, non dal numero di abitanti. Di fronte a una carenza di manodopera in tutta Europa, soprattutto gli ambienti economici avvertono che limitare l’immigrazione potrebbe avere effetti negativi sull’economia, in particolare sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale.</p>
<h2>Un dibattito più ampio, aperitivo dei Bilaterali III</h2>
<p>La proposta si inserisce in un dibattito crescente sul futuro demografico della Svizzera, dove la popolazione continua ad aumentare e si avvicina progressivamente alla soglia simbolica dei 10 milioni. Il voto sull’iniziativa funge anche da “apripista” al dibattito che contraddistinguerà il voto sugli Accordi bilaterali III, previsto nel corso del 2027. Il legame tra questi e l’iniziativa “No a una Svizzera di 10 milioni” è infatti diretto e potenzialmente conflittuale, perché entrambe le questioni toccano il tema centrale della libera circolazione delle persone.</p>
<p>Infatti, al centro del nuovo pacchetto di accordi resta l’accesso al mercato europeo, che è strettamente legato all’accettazione della libera circolazione. Quest’ultima crea punti di frizione con l’iniziativa al voto in giugno che, al contrario, mira a limitare la crescita della popolazione, ridurre o contingentare l’immigrazione a costo di rimettere in discussione accordi internazionali esistenti.</p>
<p>La libera circolazione delle persone, parte degli accordi bilaterali con l’UE, non consente limiti unilaterali rigidi all’immigrazione. È così prevedibile che, se l’iniziativa venisse accettata, la Svizzera potrebbe essere costretta a negoziare modifiche ai Bilaterali oppure addirittura denunciare l’accordo sulla libera circolazione. Questo avrebbe effetti a catena, perché gli accordi bilaterali sono spesso collegati dalla cosiddetta “clausola ghigliottina”: la caduta di uno può compromettere anche gli altri.</p>
<h2>Servizio civile: un ritorno alle origini?</h2>
<p>All’ombra dell’animato dibattito che accompagna la Svizzera al voto sull’iniziativa dei 10 milioni, gli elettori saranno chiamati a esprimersi anche sulla revisione della legge federale sul servizio civile.</p>
<p>La riforma, voluta da Consiglio federale e Parlamento, nasce da una constatazione: il numero di persone che scelgono il servizio civile è cresciuto costantemente negli ultimi anni, superando le 7’000 ammissioni annue. Secondo il Governo, questa tendenza rischia di indebolire l’esercito, privandolo soprattutto di personale già formato. Il servizio civile, nella logica costituzionale svizzera, è infatti concepito come un’alternativa in casi eccezionali per chi dimostra un conflitto di coscienza, non come una libera scelta rispetto al servizio militare.</p>
<h2>Misure per evitare di aggirare l’obbligo di prestare servizio</h2>
<p>La modifica della legge introduce una serie di misure per rendere meno attrattivo il passaggio dal militare al civile. Tra i punti principali vi è una durata minima di 150 giorni di servizio civile, anche per chi ha pochi giorni militari residui, l’applicazione del fattore 1,5 (più giorni rispetto al militare) anche a sottufficiali e ufficiali, e l’obbligo di prestare servizio ogni anno, riducendo la flessibilità attuale. Inoltre, sono previste limitazioni per alcune professioni, come medici e studenti di medicina e restrizioni per chi ha già completato gran parte del servizio militare. L’obiettivo dichiarato è ridurre i passaggi dall’esercito al servizio civile e garantire effettivi sufficienti per la difesa nazionale.</p>
<h2>“Necessario preservare la forza dell’esercito”</h2>
<p>Il Governo e la maggioranza parlamentare sostengono la revisione ritenendola necessaria per preservare la capacità operativa dell’esercito e della protezione civile, evitando che il servizio civile diventi un’alternativa più conveniente. L’obiettivo dei difensori della nuova legge è ristabilire un equilibrio tra i due sistemi di servizio.</p>
<h2>“Un pericolo per i settori sociali e sanitari”</h2>
<p>Il referendum contro la legge è stato lanciato da organizzazioni della società civile e movimenti politici, che criticano l’inasprimento delle condizioni per poter optare per il servizio civile. Gli oppositori sostengono che la revisione ridurrebbe drasticamente il numero di civilisti disponibili, penalizzerebbe settori che beneficiano del loro lavoro (sociale, sanitario, ambientale) e non risolverebbe realmente i problemi dell’esercito.</p>
<p>Al di là degli aspetti tecnici, il voto del 14 giugno tocca una questione più ampia: che ruolo deve svolgere il servizio civile nella società svizzera? Per i sostenitori della riforma deve restare un’eccezione rigorosa, mentre per gli oppositori, rappresenta un pilastro complementare al servizio militare, da non restringere.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>10 milioni sono troppi? Lo deciderà il sovrano il 14 giugno 2026</p>
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	<p>“Troppo traffico, cementificazione e costi sociali”: secondo l’UDC, l’immigrazione va frenata</p>
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	<p>Per i contrari all’iniziativa, l’iniziativa è “caos”</p>
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	<p>L’iniziativa “per la sostenibilità” e gli Accordi bilaterali III: un rapporto… conflittuale</p>
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	<p>Una protezione della popolazione pronta in caso di crisi: secondo i fautori, il continuo esodo di personale verso il servizio civile indebolisce l’esercito e la protezione civile</p>
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	<p>I fautori della nuova legge fanno leva sul contesto internazionale incerto per sottolineare la necessità di un esercito efficace.</p>
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		><h3 class="widget-title">OSE</h3>
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	<h2>Il Consiglio degli Svizzeri all’estero raccomanda di votare no all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!»</h2>
<p>Numerosi svizzeri all’estero provenienti da tutto il mondo si sono riuniti lo scorso 20 marzo 2026 a Berna in occasione della seduta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), il “Parlamento della Quinta Svizzera”. All’ordine del giorno figurava, tra l’altro, l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)”. Il Consiglio ha sottolineato l’importanza della libera circolazione delle persone per gli svizzeri all’estero e ha raccomandato di respingere l’iniziativa.</p>
<p>Oltre cento delegati del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), massimo organo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), si sono riuniti al Kursaal di Berna e online per la loro prima seduta del 2026. Oltre alle trattande statutarie, il Consiglio si è occupato di un tema politico attuale che riguarda molto direttamente la Quinta Svizzera: i delegati hanno invitato a respingere l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)” nella votazione del 14 giugno.</p>
<h2>L’iniziativa mette in discussione la libera circolazione delle persone</h2>
<p>Il 57% di tutti gli svizzeri all’estero, ossia circa 475’000 persone, vive in uno Stato dell’UE o dell’AELS. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) disciplina le loro condizioni di soggiorno e di lavoro. Questo accordo, centrale per gli svizzeri all’estero, sarebbe messo in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”: qualora la popolazione superasse i dieci milioni e non si riuscisse a negoziare una deroga eccezionale con l’UE, secondo il Consiglio federale, la Svizzera dovrebbe revocare l’ALC. Ciò creerebbe notevoli incertezze per quanto riguarda i diritti di soggiorno, l’insediamento nonché le prospettive di rientro delle famiglie svizzere all’estero, in particolare nelle situazioni binazionali.</p>
<p>Per questo motivo, il Consiglio degli Svizzeri all’estero si è espresso a favore della libera circolazione delle persone e ha fatto appello al corpo elettorale svizzero affinché respinga l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”.</p>
<h2>A proposito dell’OSE:</h2>
<p>L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), SwissCommunity, informa, mette in rete, consiglia e rappresenta oltre 826 700 svizzeri all’estero. È editrice della rivista indipendente Schweizer Revue e organizza il Congresso degli Svizzeri all’estero. Per i giovani svizzeri all’estero dai 15 ai 18 anni, l’OSE organizza campi in Svizzera. Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) è l’organo supremo dell’OSE e il “Parlamento” della Quinta Svizzera. Il CSE è riconosciuto dalla Confederazione come voce ufficiale degli svizzeri all’estero.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<title>Una superdomenica che pone fine a due grandi dibatti (o almeno uno)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 16:14:35 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-svizzera-2026-ssr-tasse-clima/">Una superdomenica che pone fine a due grandi dibatti (o almeno uno)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Bocciato il ridimensionamento della SSR, approvata l’imposizione individuale. Secco NO al Fondo per il clima. </h3>
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	<p>Da mesi guardavano con ansia alla fatidica data dell’8 marzo 2026. La festa della donna ha così assunto una dimensione particolare. La radiotelevisione di Stato, oggetto di un dibattito molto polarizzato e “poco svizzero” – dai tempi del Covid che gli animi non si erano accesi così tanto – ha incassato la fiducia di oltre il 60% della popolazione, mentre lo stesso elettorato ha accettato l’imposizione individuale, che mirava a correggere quella che oggi viene definita la “penalizzazione del matrimonio” (Heiratsstrafe). Due lunghi dibatti volgono al termine.</p>
<h2>La SSR piace agli svizzeri</h2>
<p>A oltre otto anni dalla netta bocciatura dell’iniziativa No Billag, che proponeva l’abolizione completa del canone radiotelevisivo, l’elettorato svizzero ha ribadito il proprio sostegno alla Società svizzera di radiotelevisione (SSR), mostrando nuovamente uno scetticismo verso un ridimensionamento significativo del servizio pubblico.</p>
<p>L’iniziativa popolare “200 franchi bastano!”, sostenuta dall’Unione democratica di centro, dall’Unione svizzera delle arti e mestieri e dai Giovani liberali radicali, proponeva di ridurre il canone da 335 a 200 franchi, ma è stata respinta in tutti i Cantoni. A livello nazionale il “no” ha raggiunto il 61,9%. La bocciatura è stata particolarmente netta nella Svizzera francese e nei grandi centri urbani. In Ticino, invece, dove la campagna è stata particolarmente combattuta, il testo ha raccolto un sostegno più ampio, con il 46,7% di voti favorevoli. Rispetto alla votazione del 2018, il margine del “no” è risultato meno ampio, ma comunque più marcato di quanto lasciassero prevedere i sondaggi nelle settimane precedenti il voto. Secondo gli analisti uno dei fattori decisivi sarebbe stata la forte mobilitazione dell’elettorato urbano negli ultimi giorni di campagna.</p>
<h3>UDC e usam sconfitti ma battaglieri</h3>
<p>La bocciatura dell’iniziativa ha – al termine di una campagna in cui non si sono risparmiati colpi bassi – suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico svizzero. L’UDC ha espresso rammarico per l’esito della votazione, criticando il fatto che la popolazione continuerà a finanziare, tramite il canone, quello che definisce un “giornalismo di sinistra”. Il partito saluta però con favore la decisione del Consiglio federale di ridurre il canone per le economie domestiche da 335 a 300 franchi entro il 2029, e ha rimarcato come l’iniziativa abbia comunque contribuito a condurre un dibattito sul mandato e sull’orientamento della SSR.</p>
<p>L’Unione svizzera delle arti e mestieri, dal canto suo, si era impegnata molto nella campagna, dal momento che l’iniziativa, oltre a ridurre il canone per i cittadini, prevedeva l’abolizione completa di quest’ultimo per le imprese. Nella sua reazione al voto non esclude un nuovo tentativo politico per abolire almeno il contributo richiesto alle imprese.</p>
<h3>Sollievo tra i contrari all’iniziativa e la SSR</h3>
<p>Sul fronte opposto, i partiti che sostenevano il “no” hanno interpretato il risultato come un chiaro sostegno al servizio pubblico radiotelevisivo, parlando di un segnale forte a favore di un’informazione indipendente. Anche la SSR stessa ha accolto con soddisfazione il verdetto delle urne. La direttrice generale Susanne Wille – per molti una figura decisiva nell’ambito del dibattito sull’iniziativa – ha assicurato che la SSR proseguirà nel suo percorso di trasformazione e nei programmi di risparmio previsti nei prossimi anni. Anche il presidente di SSR Jean-Michel Cina si è mostrato sollevato definendo la giornata decisiva per il futuro dell’ente e per la stabilità dell’intero panorama mediatico svizzero.</p>
<p>Ricordiamo che attualmente il canone radiotelevisivo ammonta a 335 franchi annui per le economie domestiche e viene pagato anche dalle imprese in base alla loro cifra d’affari. Ogni anno vengono così raccolti circa 1,4 miliardi di franchi, di cui circa il 90% destinato alla SSR. L’iniziativa respinta proponeva di ridurre il canone a 200 franchi e di esentare le aziende dal pagamento.</p>
<h2><strong>In controtendenza ai sondaggi: abolita la “penalizzazione del matrimonio”</strong></h2>
<p>Con una decisione destinata a segnare una svolta nel sistema fiscale nazionale, l’elettorato svizzero ha approvato la Legge federale sull'imposizione individuale, introducendo un modello di tassazione basato sull’individuo e non più sulla coppia. La riforma mira in particolare a eliminare la cosiddetta “penalizzazione del matrimonio”, ossia la situazione in cui le coppie sposate e lavoratrici possono essere tassate più pesantemente rispetto a partner non coniugati.</p>
<p>Il progetto è stato approvato dal 54,3% dei votanti a livello nazionale, ma respinto dalla maggioranza dei Cantoni: 13 su 23. Trattandosi di un referendum su una legge federale, la riforma non necessitava però della doppia maggioranza di popolo e Cantoni, richiesta invece per le iniziative popolari. Dal punto di vista geografico, il “no” ha prevalso soprattutto nei Cantoni della Svizzera centrale e orientale, con l’eccezione di Zurigo, mentre quelli della Svizzera occidentale si sono espressi in prevalenza a favore. La divisione emersa alle urne non ricalca però il tradizionale Röstigraben tra Svizzera tedesca e romanda.</p>
<p>La frattura più evidente è piuttosto quella tra aree urbane e regioni periferiche. Le città e i grandi agglomerati hanno sostenuto la riforma, mentre le zone rurali e periferiche l’hanno in larga parte respinta, diventando il principale bastione del “no”. Questo divario si è manifestato anche all’interno dei singoli Cantoni, dove i risultati hanno spesso mostrato forti contrasti tra i centri urbani e le loro aree circostanti. I primi sondaggi avevano previsto un ampio vantaggio dei favorevoli che tuttavia si era ridotto in modo massiccio con l’avanzare delle settimane e l’avvicinamento al voto. L’approvazione non particolarmente risicata è dunque per certi versi una piccola sorpresa poiché era lecito attendersi un risultato più tirato.</p>
<h3>8 marzo 2026: “Una festa della donna storica”</h3>
<p>Tra i sostenitori della riforma, il Partito liberale radicale ha parlato di una “domenica storica”, sottolineando la coincidenza del voto con la Giornata internazionale dei diritti della donna. Il risultato è stato interpretato come una grande vittoria per la classe media e per le donne, un passo importante verso una maggiore uguaglianza. Anche l’economia ha accolto positivamente la riforma. L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) la considera una pietra miliare capace di valorizzare meglio il potenziale della forza lavoro nazionale e di rafforzare produttività e innovazione. Soddisfazione anche tra i partiti sinistra che hanno definito il voto la fine di un modello fiscale considerato superato, pur chiedendo ulteriori progressi su parità salariale e conciliazione tra lavoro e famiglia.</p>
<h3><strong>Per l’UDC e Il Centro “si creano nuove ingiustizie”</strong></h3>
<p>Decisamente più critica la reazione dell’Unione democratica di centro, che teme nuove ingiustizie fiscali, più burocrazia e possibili svantaggi per le famiglie monoreddito. Preoccupazioni arrivano anche dai Cantoni, che avevano promosso uno dei referendum contro la legge. Il presidente della Conferenza dei governi cantonali ha avvertito che l’applicazione sarà complessa e richiederà adeguamenti delle aliquote e delle deduzioni fiscali. Per questa ragione l’applicazione non avverrà verosimilmente prima del 2032.</p>
<p>Contrario all’iniziativa era anche il Partito del Centro, che si è ampiamente impegnato nella raccolta delle firme. Proprio il Centro ha rinviato il dibattito alla sua iniziativa “Sì a imposte federali eque anche per i coniugi – Basta con la discriminazione del matrimonio!" che pure mira a eliminare la cosiddetta "penalizzazione del matrimonio" ma lo fa mantenendo il sistema dell'imposizione congiunta e correggendo le aliquote. L’iniziativa sarà al voto prossimamente, ragione per la quale il dibattito resta almeno in parte aperto.</p>
<p>Secondo l’Amministrazione federale delle contribuzioni, la riforma comporterà minori entrate per l’imposta federale diretta per circa 630 milioni di franchi all’anno. Per i contribuenti gli effetti varieranno: le coppie con redditi simili pagheranno generalmente meno imposte, mentre quelle monoreddito o con forti differenze di reddito potrebbero pagarne di più. L’aumento della deduzione per i figli e la riduzione delle aliquote per redditi bassi e medi dovrebbero però attenuare questi effetti, favorendo in particolare molte persone non sposate.</p>
<h2><strong>Nessun fondo per il clima</strong></h2>
<p>La sinistra e il Partito ecologista avevano proposto la creazione di un fondo per il clima con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili in Svizzera e favorire una transizione più rapida verso una società con minori emissioni di gas serra. La proposta, tuttavia, non ha convinto l’elettorato svizzero: l’iniziativa è stata nettamente respinta dal 70,7% dei votanti e ha incontrato l’opposizione di tutti i Cantoni.</p>
<h3>“Non è un NO alla protezione del clima”</h3>
<p>Il comitato contrario all’iniziativa sul fondo per il clima – formato da UDC, PLR, Centro, economiesuisse e Unione svizzera delle arti e mestieri – ha salutato con favore il chiaro rifiuto espresso alle urne. Secondo loro, il risultato dimostra che la popolazione preferisce una politica climatica “mirata e ben ponderata”. Il comitato ha sostenuto che gli elettori hanno valutato le conseguenze a lungo termine della proposta, temendo un forte indebitamento e nuovi oneri per classe media, imprese ed economia. Il fondo avrebbe aggirato il freno all’indebitamento e portato inevitabilmente a un aumento delle imposte. Il voto non rappresenterebbe quindi un rifiuto della protezione del clima, ma uno strumento ritenuto inadeguato.</p>
<h3>Per la sinistra è “un’occasione persa”</h3>
<p>Di tutt’altro avviso erano i partiti di sinistra (PS e Verdi), che parlano di un’“occasione persa” per affrontare la crisi climatica con investimenti mirati e socialmente sostenibili. I due partiti avvertono che l’inazione comporterà costi maggiori per le generazioni future. Sottolineano anche che la transizione energetica potrebbe rappresentare un’opportunità economica, permettendo di investire in Svizzera i fondi oggi spesi all’estero per petrolio e gas. Nelle considerazioni dopo il voto, però, gli stessi socialisti hanno riconosciuto una certa “stanchezza” dell’elettorato di fronte alle numerose votazioni su temi climatici: dal 2025 questa è la terza iniziativa sul clima respinta.</p>
<p>Ricordiamo che l’iniziativa prevedeva creazione di un fondo federale per il clima alimentato ogni anno con lo 0,5–1% del PIL svizzero, cioè circa 4–8 miliardi di franchi all’anno fino al raggiungimento degli obiettivi climatici. Attraverso il fondo sarebbe stato finanziato, tra le altre cose, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la decarbonizzazione di edifici, trasporti e industria o le tecnologie per rimuovere e immagazzinare CO<strong>₂</strong>.</p>
<h2>Il denaro contante… nella Costituzione</h2>
<p>In Svizzera l’uso del contante è in calo, ma la popolazione lo considera importante. A conferma di ciò oltre il 73% dell’elettorato ha sostenuto il controprogetto diretto all’iniziativa “Il denaro contante è libertà”. L’iniziativa stessa è stata respinta da oltre il 54% dei votanti. Entrambe le proposte miravano a garantire nella Costituzione la presenza e la disponibilità del denaro contante, pur con alcune differenze nella formulazione.</p>
<p>Il controprogetto è stato approvato in tutti i Cantoni, con percentuali comprese tra il 62,8% del Giura e il 76,1% di Basilea Città. L’iniziativa, invece, ha raccolto la maggioranza solo in nove Cantoni. I consensi più elevati si sono registrati nel Giura (61,7%) e a Neuchâtel (59,3%). Nel canton Uri il risultato è stato deciso da appena quattro voti. Anche il Ticino ha approvato la proposta con il 58,8%, mentre nei Grigioni è stata respinta con il 44,0% di sì.</p>
<h3>“Un valore simbolico”</h3>
<p>L’iniziativa era osteggiata dalla maggior parte dei partiti – PS, Verdi, Centro, Verdi liberali e PLR – mentre solo UDC e Unione democratica federale sostenevano il “sì”. Il Consiglio federale, invece, ha ottenuto un ampio sostegno per il suo controprogetto, considerato dagli osservatori uno strumento efficace per contrastare l’iniziativa.</p>
<p>Secondo il fronte di sinistra, il risultato ha soprattutto un valore simbolico. L’inserimento del controprogetto nella Costituzione non garantisce che in futuro si potrà pagare ovunque in contanti, soprattutto mentre i pagamenti digitali – ad esempio tramite Twint – sono sempre più diffusi.</p>
<p>L’UDC, dal canto suo, ritiene che non basti garantire la disponibilità del contante: deve anche essere accettato nei servizi pubblici e negli spazi pubblici. Una proposta in tal senso sarà presentata in Parlamento.</p>
<p>L’iniziativa, lanciata dal Movimento svizzero per la libertà, chiedeva di garantire costituzionalmente la disponibilità di monete e banconote e di impedire la sostituzione del franco senza il consenso popolare. Il controprogetto, invece, affida alla Banca nazionale svizzera il compito di assicurare l’approvvigionamento di contante e conferma nella Costituzione il franco come moneta nazionale. Entrambe le parti riconoscono comunque l’importanza del contante come alternativa ai pagamenti digitali in caso di problemi tecnici.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>In una campagna altamente animata l’hanno spuntata i contrari all’iniziativa, ossia i favorevoli ad una radiotelevisione di Stato forte</p>
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	<p>Per i favorevoli – in particolare le donne liberali e i grandi centri – l’8 marzo 2026 resterà un grande giorno. </p>
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	<p>Fin dai primi sondaggi era chiaro: la soluzione del fondo per il clima non ha convinto gli Svizzeri</p>
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	<p>Controprogetto all’iniziativa «Il denaro contante è libertà» - developer.srgssr.ch/api-catalog/srgssr-polis</p>
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		<item>
		<title>Svizzera e Italia: così vicine, eppure così distanti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/crans-montana-svizzera-italia-media-politica-tragedia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 18:20:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2026]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/crans-montana-svizzera-italia-media-politica-tragedia/">Svizzera e Italia: così vicine, eppure così distanti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/02/crans-montana-cuore-neve-300x300.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-26069"  class="panel-layout" ><div id="pg-26069-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-26069-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-26069-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il dibattito attorno alla tragedia di Crans-Montana mette in luce due modalità di dibattito, specchio di due culture diverse</h3>
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	<p>Il dramma di Crans-Montana, di cui Gazzetta ha ampiamente riportato nella sua edizione di gennaio/febbraio, ha rappresentato un momento di forte impatto emotivo. Le 41 persone morte nell’incendio il primo giorno del 2026 e i numerosi feriti hanno toccato da vicino non solo l’opinione pubblica svizzera, ma anche quella italiana. La forte commozione e il dolore dei primi giorni si sono tramutati in un dibattito a distanza che ha riportato al centro dell’attenzione le relazioni storiche, complesse e profondamente interconnesse tra Svizzera e Italia. Tragedie di questo tipo, soprattutto quando coinvolgono cittadini stranieri, agiscono un po’ da cartine tornasole della solidità dei rapporti tra Stati confinanti, mettendo alla prova meccanismi di cooperazione, comunicazione diplomatica e gestione condivisa delle emergenze.</p>
<p>Svizzera e Italia intrattengono da decenni relazioni intense, fondate su una fitta rete di legami economici, sociali e culturali. La presenza di una numerosa comunità italiana in Svizzera, il ruolo dei lavoratori frontalieri e l’interdipendenza tra i sistemi produttivi dei due Paesi rendono il rapporto bilaterale un po’ più sensibile a episodi critici. In questo contesto, il dramma di Crans-Montana ha assunto un valore che va oltre il singolo evento, trasformandosi in un banco di prova per la capacità delle istituzioni di rispondere in modo coordinato e responsabile.</p>
<p>Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, la collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane si è manifestata attraverso canali diplomatici consolidati, con scambi rapidi di informazioni, assistenza consolare e un costante coordinamento nella gestione delle conseguenze umane e amministrative dell’accaduto. Questo aspetto ha contribuito a rafforzare l’immagine di una relazione matura, basata sulla fiducia reciproca e su procedure condivise, in grado di funzionare anche sotto grande pressione emotiva e mediatica. Alla cerimonia in ricordo delle vittime, svoltasi il 9 gennaio a Martigny, ha presenziato anche il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.</p>
<h2>Svizzera e Italia: due culture mediatiche a confronto</h2>
<p>Se dal punto di vista politico l’episodio ha favorito un clima di solidarietà istituzionale, il dibattito pubblico e mediatico ha invece illustrato come i due paesi siano figli di due culture molto differenti.</p>
<p>Fin dalle prime ore dopo l’incendio nel bar <em>Le Constellation</em>, i media italiani hanno coperto ampiamente i fatti. Rispetto ai media svizzeri, però, le testate e le emittenti italiane si sono spinte oltre nelle informazioni sull’identità delle vittime italiane, le condizioni dei feriti, i dettagli dell’incendio e gli aggiornamenti sulle indagini. Il distintivo dei media italiani è stato l’accento sul coinvolgimento nazionale, con tanto di elenco e aggiornamenti sui connazionali coinvolti, nomi, età e luoghi di residenza come pure notizie dettagliate sul trasferimento e rientro delle salme in patria e sull’assistenza sanitaria per i feriti italiani. Questo approccio, fortemente incentrato sulle vittime, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione del pubblico italiano anche oltre i primi giorni di cronaca.</p>
<p>I media italiani hanno concesso grande spazio alla reazione delle autorità italiane, in particolare in relazione alla condanna del rilascio sotto cauzione del co-proprietario imputato, Jacques Moretti, definendola un «<em>oltraggio alla memoria delle vittime</em>».</p>
<p>Successivamente, come gesto diplomatico, è stato richiamato in patria l’ambasciatore italiano a Berna, mentre le dichiarazioni ufficiali critiche di esponenti come il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto di persona a Crans-Montana, sono state ampiamente enfatizzate dai media. Questa dimensione politico-diplomatica è stata spesso presentata come parte di una “narrazione italiana” della tragedia, sottolineando l’esigenza di giustizia e trasparenza.</p>
<h2>Svizzera e Italia: dolore istituzionale vs pubblico</h2>
<p>Il dramma di Crans-Montana, inutile girarci intorno, ha allontanato l’opinione pubblica italiana e quella svizzera. Questo non sorprende, anche alla luce di una logica mediatica completamente agli antipodi. I media italiani tendono a mettere al centro le vittime come persone, con nomi, storie, foto e interviste ai familiari, utilizzando un linguaggio più partecipativo e drammatico. Inoltre, nell’esposizione dei fatti non esitano a costruire un racconto in chiave morale («<em>serve giustizia</em>», «<em>una tragedia evitabile</em>»). La tragedia diventa così una storia umana collettiva, che coinvolge l’opinione pubblica.</p>
<p>I media svizzeri, traducendo un approccio più “protestante” e conservatore – ma non evitando critiche a quelle che sono state le indagini della magistratura vallesana – hanno mantenuto un tono più misurato e tecnico, concedendo piuttosto attenzione alla procedura giudiziaria, alle responsabilità legali e agli aspetti amministrativi. In linea generale, vi è stata una minore esposizione mediatica dei familiari, mentre la tragedia è stata trattata principalmente come evento di cronaca giudiziaria e istituzionale, non come dramma identitario nazionale.</p>
<p>Ciò traduce una differenza culturale evidente: in Italia il dolore diventa pubblico, mentre in Svizzera resta più istituzionalizzato.</p>
<h2>Svizzera e Italia: diversa attenzione alla dimensione politica</h2>
<p>Come anticipato, la copertura italiana ha concesso molto spazio alle dichiarazioni dei ministri, alla dimensione diplomatica e a giudizi politici sulle decisioni della magistratura svizzera (ad esempio il rilascio di Jacques Moretti). Ciò riflette una cultura mediatica dove la politica interviene più rapidamente e la richiesta di responsabilità viene amplificata.</p>
<p>In Svizzera si è assistito ad una forte enfasi sull’indipendenza della magistratura e a una minore personalizzazione del conflitto politico. Come in altre occasioni, i media elvetici hanno utilizzato cautela nel commentare decisioni giudiziarie in corso. In altre parole, in Italia il dibattito pubblico è spesso immediato e conflittuale, mentre in Svizzera è più procedurale e orientato al rispetto delle istituzioni.</p>
<h2>Svizzera e Italia: moderazione comunicativa vs sensazionalismo</h2>
<p>Il dramma di Cras-Montana ha colpito la comunità svizzera e italiana in modo simile. La reazione dei media italiana è tuttavia stata, in particolare <em>dopo</em> il giorno del lutto nazionale il 9 febbraio, più accentuata ed emotiva. L’ampia copertura è stata rafforzata da numerosi talk show, approfondimenti, editoriali. A questi hanno talvolta partecipato anche politici svizzeri, tra cui a più riprese Filippo Lombardi (anche Presidente dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero). L’emotività, che ha fatto breccia anche sui social media, raramente ha permesso di rendere giustizia ai fatti e spesso non ha permesso una discussione oggettiva sull’accaduto.</p>
<p>I media elvetici, compresi i giornali “boulevard” hanno scelto una copertura meno spettacolarizzata. Di fatto, non vi sono stati talk show polarizzati, a beneficio di una comunicazione più lineare e sobria. Nulla come i fatti di Crans-Montanna ha mai messo in luce come la cultura mediatica italiana fosse narrativa e drammatica mentre quella svizzera più informativa.</p>
<h2>Svizzera e Italia: a caccia di responsabilità</h2>
<p>In linea generale, in particolare nei dibattiti di “approfondimento”, il racconto mediatico italiano tende a cercare un “responsabile”, eventuali negligenze e una dimensione morale dell’accaduto. L’accento dei media elvetici viene invece posto sull’Iter investigativo, l’accertamento tecnico e la prudenza nel formulare accuse. Anche in questo caso, non si tratta che di un’ampia differenza culturale: l’Italia affronta la giustizia (anche) come questione pubblica e simbolica, mentre la Svizzera come processo formale e tecnico.</p>
<h2>Crans-Montana rimette al centro la necessità di conoscersi per capirsi</h2>
<p>Crans-Montana ha illustrato in modo evidente come le tragedie non siano solo eventi oggettivi, ma vengono interpretate attraverso la cultura di un paese. I media e la politica riflettono valori come il rapporto con l’autorità, con il dolore, con la giustizia. Nessuno dei due modelli è “superiore”: rispondono a storie istituzionali e tradizioni civiche diverse. Riscoprire vicendevolmente la propria storia certamente aiuterebbe il dialogo in momenti concitati e tribolati. È una di molte lezioni da trarre dall’inenarrabile dolore del dramma di Crans-Montana.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Dopo il cordoglio e il lutto, la Svizzera è tornata lentamente alla quotidianità</p>
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	<p>Il dramma di Crans-Montana ha suscitato forte commozione, in Svizzera come in Italia</p>
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	<p>I media italiani traducono un approccio al lutto, alla politica e alla giustizia differente rispetto a quello svizzero. </p>
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	<p>Filippo Lombardi a “Lo Stato delle Cose” su Rai3 lo scorso 9 febbraio. Uno dei numerosi talk-show italiani</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<title>Un inizio politico con il botto</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-inizio-politico-con-il-botto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 00:05:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio Febbraio 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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		<category><![CDATA[Votazioni federali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/01/1-ref-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Da diverso tempo non era in programma una “superdomenica” come quella del prossimo 8 marzo. I cittadini elvetici sono chiamati alle urne per decidere su 4 temi, tra cui l’iniziativa che chiede di limitare il canone radiotelevisivo a 200 franchi e quella sull’imposizione individuale. Entrambe le proposte sono da tempo al centro di un ampio</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-inizio-politico-con-il-botto/">Un inizio politico con il botto</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2026/01/1-ref-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25919"  class="panel-layout" ><div id="pg-25919-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25919-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25919-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il popolo si esprimerà l’8 marzo su 4 temi, tra cui alcuni molto controversi.</h3>
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	<p>Da diverso tempo non era in programma una “superdomenica” come quella del prossimo 8 marzo. I cittadini elvetici sono chiamati alle urne per decidere su 4 temi, tra cui l’iniziativa che chiede di limitare il canone radiotelevisivo a 200 franchi e quella sull’imposizione individuale. Entrambe le proposte sono da tempo al centro di un ampio dibattito e c’è da aspettarsi che i toni rimangano accesi anche nei prossimi mesi. Al momento del termine di redazione della presente Gazzetta (12 gennaio) non erano ancora disponibili sondaggi.</p>
<h2>Iniziativa “Il denaro contante è libertà”»: una proposta per salvare monete e banconote</h2>
<p>Il <em>Movimento svizzero per la libertà</em> ha depositato nel febbraio 2023, oltre 100'000 firme per un’iniziativa popolare denominata “Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote”, chiamata anche “Il denaro contante è libertà”. L’iniziativa propone due nuove disposizioni nell’articolo 99 della Costituzione federale.</p>
<p>In primo luogo, la Confederazione deve assicurare che monete e banconote siano disponibili in ogni tempo in quantità sufficiente per soddisfare il bisogno della popolazione e dell’economia. Come secondo punto chiede che la sostituzione del franco svizzero con un’altra valuta sia soggetta a un voto obbligatorio del Popolo e dei Cantoni (referendum obbligatorio).</p>
<h3>Controprogetto di Consiglio federale e Parlamento</h3>
<p>Nell’ambito delle discussioni sull’iniziativa, il Parlamento, su spunto del Consiglio federale, ha elaborato un controprogetto diretto che si pone obiettivi simili all’iniziativa ma con una formulazione più precisa. Il testo non cambia sostanzialmente le regole già previste nelle leggi in vigore, ma le trascrive in forma costituzionale, dando più peso legale ai principi enunciati nell’iniziativa. In particolare, viene inserito espressamente nella Costituzione federale che la valuta svizzera è il franco. Inoltre, la Banca nazionale svizzera (BNS) è incaricata di garantire l’approvvigionamento di contante.</p>
<h3>Per i favorevoli è una questione di libertà</h3>
<p>Per i favorevoli della proposta si tratta di tutelare il contante e la libertà individuale. Infatti, il contante è visto come simbolo di <em>libertà e autonomia</em> e può essere usato senza tracciamento elettronico o dipendenza da servizi digitali. Inoltre, si fa riferimento all’indipendenza monetaria e all’obbligo di una votazione popolare in caso di cambio di valuta o su scelte monetarie fondamentali. Per gli iniziativisti il vantaggio del contante è la possibilità di utilizzo anche in assenza di tecnologia (es. blackout, guasti tecnici), oltre alla rilevanza per persone vulnerabili o escluse dal sistema digitale. Negli ultimi mesi sono sempre di più le notizie che rimbalzano nei media per le quali vi sono imprese e istituzioni che non accettano più contanti.</p>
<h3>Per i contrari la via da seguire è quella del controprogetto</h3>
<p>I contrari all’iniziativa, tra cui Consiglio federale e Parlamento, mettono in evidenza come la formulazione sia imprecisa, con espressioni giuridiche vaghe che potrebbero portare a insicurezza legale o interpretazioni contrastanti. Inoltre, le garanzie che l’iniziativa chiede sono già previste dalle leggi attuali, mentre a livello pratico le rivendicazioni proposte non avrebbero effetti. Infatti, non si creerebbe un obbligo all’accettazione del contante nei pagamenti quotidiani né si impedirebbe completamente un’evoluzione verso pagamenti digitali.</p>
<p>In linea di principio, come anticipato, Governo e Parlamento condividono l’idea di garantire il contante e la sovranità monetaria, ma propongono di trasporre i principi con una formulazione più chiara e in linea alla struttura giuridica in essere. Per questa ragione hanno elaborato un controprogetto diretto.</p>
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		><h3 class="widget-title">Controprogetto diretto e domanda risolutiva</h3>
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	<p>Alla votazione sull’iniziativa popolare “Il denaro contante è libertà” e sul suo controprogetto diretto si applica una procedura supplementare, con una domanda risolutiva. Infatti, i cittadini si esprimeranno separatamente sull’iniziativa popolare e sul relativo controprogetto, potendo approvare o respingere i due testi e, nella <em>domanda risolutiva</em>, indicando a quale dei due va la loro preferenza nel caso in cui il Popolo e i Cantoni li accettino entrambi. Nell’opuscolo accompagnante il materiale di voto si trovano tutte le informazioni necessarie in merito a questa procedura.</p>
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	<p><em>Sempre meno contanti: il Movimento svizzero per la libertà è preoccupato</em></p>
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	<p><em>Mantenere il contante è un’idea condivisa: la via per arrivarci meno</em></p>
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	<h2>200 franchi bastano? La radiotelevisione pubblica (di nuovo) al banco di prova</h2>
<p>L’iniziativa popolare federale “200 franchi bastano!” (in tedesco nota come “Halbierungsinitiative”) da tempo divide gli animi tra coloro che difendono la radiotelevisione di Stato e chi ritiene ormai superato il modello. La SRG SSR (Società svizzera di radiodiffusione e televisione) è quindi attesa ad un nuovo banco di prova, esattamente 8 anni dopo aver superato indenne l’iniziativa “No Billag”. Allora il testo in votazione era più drastico e chiedeva l’abolizione del canone radiotelevisivo. La popolazione svizzera si era opposta con oltre il 70% dei voti.</p>
<p>Il testo sottoposto a votazione propone di ridurre il canone per le economie domestiche da CHF 335 a CHF 200. Parallelamente riprende una rivendicazione di lunga data dell’economia e mira a esentare completamente tutte le aziende dal pagamento del canone. Oggi, anche queste ultime, al di sopra di un certo fatturato, sono chiamate a contribuire al finanziamento della radiotelevisione pubblica.</p>
<h3>Favorevoli alla “riduzione di una SSR sempre più invadente”</h3>
<p>I sostenitori dell’iniziativa, tra cui spiccano l’Unione Democratica di Centro (UDC), l’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri (usam) e i Giovani Liberali-Radicali, ritengono che l’attuale canone sia eccessivo, soprattutto in un’epoca in cui molte persone consumano media tramite internet e piattaforme private. Una riduzione a CHF 200 all’anno allevierebbe dunque le spese per famiglie e piccole e medie imprese. Inoltre, chiedono che l’attuale sistema di finanziamento della SSR venga aggiornato al passo con i tempi dell’era digitale. In particolare, le cerchie di centro-destra, imputano da tempo alla SRG SSR una mentalità “arraffona” che si spingerebbe ben oltre quello che è il mandato pubblico. Troppi canali, troppa presenza web e troppa concorrenza con i media privati non si giustificherebbero e, dunque, secondo gli iniziativisti è necessario ridurre le risorse a disposizione.</p>
<h3>Il fronte del No preoccupato per l’offerta mediatica</h3>
<p>Il fronte del No è composto da un ampio schieramento politico (PS, Verdi, PLR, Centro, Verdi liberali) e da organizzazioni che difendono il servizio pubblico. Queste ritengono che la riduzione del canone e, dunque, delle risorse di SRG SSR porti a possibili tagli ai programmi, soprattutto nelle regioni linguistiche più piccole. In più, le risorse ridotte mettono in discussione l’indipendenza dell’informazione, la qualità dei contenuti e la capacità di offrire reportage approfonditi su tutto il territorio nazionale. Questo farebbe della SSR un collante culturale e linguistico fra le varie regioni della Svizzera: un suo indebolimento diminuirebbe la coesione nazionale.</p>
<blockquote>
<p>Il Consiglio federale e il Parlamento si oppongono all’iniziativa e propongono, invece, una riduzione graduale del canone a CHF 300 per il 2029 e l’aumento della soglia di esenzione per le imprese, per attenuare l’impatto sulla SSR senza tagli così drastici.</p>
</blockquote>
</div>
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	<p><em>La SRG SSR: sovradimensionata o un collante tra le regioni linguistiche?</em></p>
</div>
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	<p><em>Di fronte a piattaforme di streaming e servizi privati, che ruolo deve avere la radiotelevisione pubblica? </em></p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-25919-2"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25919-2-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25919-2-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="12" ><div
			
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	<h2>La Svizzera creerà un fondo per il clima? <strong><br />
</strong></h2>
<p>Che la questione ambientale sia particolarmente sentita nel mondo occidentale, e dunque anche in Svizzera, è fuori discussione. Malgrado i risultati elettorali dei partiti verdi siano negli ultimi periodi piuttosto modesti, le proposte all’ordine del giorno delle votazioni federali riprendono quasi sistematicamente il tema climatico. Sono passati pochi mesi da quando gli Svizzeri si sono espressi su una proposta che chiedeva di tassare le grandi eredità e devolvere il ricavato a favore della lotta contro il cambiamento climatico. L’iniziativa “Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)”, al voto in marzo, vuole modificare la Costituzione introducendo l’obbligo per la Confederazione, i Cantoni e i Comuni di combattere il cambiamento climatico in modo socialmente equo attraverso un fondo federale per il clima permanente. Questo andrebbe finanziato dalla Confederazione attraverso una quota compresa tra lo 0,5 % e l’1 % del PIL. Secondo le stime del Parlamento questo equivale a circa 3,9 – 7,7 miliardi di franchi all’anno fino al 2050. I progetti finanziati riguarderebbero i temi di decarbonizzazione, efficienza energetica, potenziamento delle energie rinnovabili ma anche questioni come la conservazione della biodiversità e la formazione professionale per accompagnare il cambiamento climatico. Riassumendo, gli iniziativisti, appartenenti in gran parte al fronte di sinistra, chiedono che lo Stato metta più risorse pubbliche e stabili investimenti strutturali per accelerare la transizione ecologica ed energetica del paese.</p>
<h3>I favorevoli puntano su ecologia, economia e giustizia sociale</h3>
<p>Per i favorevoli all’iniziativa si tratta di indirizzare la Svizzera verso la strada giusta per raggiungere gli obiettivi climatici. Gli strumenti attuali non basterebbero per ridurre in modo efficace le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici: servono investimenti strutturali maggiori e prevedibili. Attraverso gli investimenti previsti, inoltre, si favorirebbe la creazione di posti di lavoro “verdi” e stabili, incluse formazione e riqualificazione professionale, e si promuoverebbe al contempo anche una transizione climatica socialmente equa. Non da ultimo, l’obiettivo è quello di rafforzare l’indipendenza energetica rispettivamente di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili estere, ciò che – sempre secondo i fautori dell’iniziativa – aumenterebbe la sicurezza energetica nazionale e la sovranità del paese.</p>
<h3>I contrari denunciano costi fuori controllo e inefficienza</h3>
<p>Il fronte dei contrari – che include il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento e partiti di centro e destra – ritiene che l’iniziativa generi un forte rischio per le finanze pubbliche già in difficoltà. Infatti, stanziare ogni anno fino a 7 miliardi di franchi per il fondo climatico significherebbe un impegno finanziario molto grande e rischierebbe di indebitare lo Stato nel caso in cui il finanziamento non fosse soggetto al freno all’indebitamento.</p>
<p>Nella sua linea argomentativa, il Consiglio federale afferma che la Svizzera sta già investendo miliardi ogni anno in misure climatiche ed energetiche, che gli obiettivi possono essere raggiunti con strumenti attuali e che un fondo strutturato come proposto dall’iniziativa non è necessario. Inoltre, i contrari credono che gli investimenti del fondo rischierebbero di “soffocare” quelli privati oppure di essere impiegati in modo inefficiente, senza reale innovazione o impatto climatico.</p>
</div>
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	<p><em>Un ampio fondo per il clima aiuterà a promuovere la transizione energetica o la ostacolerà? </em></p>
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	<h2>Un cambio di sistema fiscale “epocale” attraverso l’imposizione individuale?</h2>
<p>Non è un tema nuovo sulla scena politica nazionale ma questa volta i fautori l’hanno spuntata, seppure di pochissimo, a livello parlamentare. L’imposizione individuale divide la Svizzera e non nella solita logica “destra-sinistra”. A livello pratico, con imposizione individuale si intende un sistema fiscale in cui ogni persona paga le imposte separatamente, indipendentemente dal suo stato civile (sposata/o o meno). Oggi, single e conviventi non sposati sono già tassati individualmente, mentre le coppie sposate (o in unione registrata) sono tassate congiuntamente, sommando i redditi e applicando un’unica imposta progressiva.</p>
<p>La legge federale sull’imposizione individuale approvata dal Parlamento nel giugno 2025 propone di eliminare la tassazione congiunta per le coppie sposate, facendo compilare due dichiarazioni fiscali separate per ogni coniuge. Questo modificherebbe anche le aliquote di imposizione e richiederebbe un maggior onere per l’evasione delle decisioni di tassazione, che aumenterebbero in modo repentino. La popolazione è chiamata ad esprimersi sul tema poiché è stato lanciato il referendum sia da parte dei cantoni che da parte della popolazione. Entrambi i referendum hanno ottenuto l’adesione minima.</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Cos’è il referendum dei Cantoni?</h3>
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	<p>Il referendum dei Cantoni è una forma di referendum facoltativo prevista dalla Costituzione svizzera. Secondo questa norma, una legge federale o altri atti legislativi approvati dal Parlamento possono essere sottoposti a votazione popolare se:</p>
<ul>
<li>almeno 50‘000 cittadini aventi diritto di voto lo richiedono entro 100 giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’atto, oppure</li>
<li><strong>almeno otto Cantoni presentano una richiesta formale entro lo stesso termine. </strong></li>
</ul>
<p>Quando almeno otto Cantoni esercitano questo diritto, si parla appunto di referendum dei Cantoni. Nel caso dell’imposizione individuale, i cantoni aderenti al facoltativo sono stati dieci: San Gallo, Obvaldo, Vallese, Appenzello Interno, Svitto, Argovia, Uri, Nidvaldo, Turgovia e Appenzello Esterno.</p>
</div>
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	<p><em>Chi pagherà di più, chi di meno: l’imposizione individuale crea vincitori e vinti</em></p>
</div>
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	<h2>“Parità fiscale, uguaglianza e incentivi al lavoro”</h2>
<p>I sostenitori della modifica di sistema, principalmente rappresentanti di PLR, PS, Verdi e diversi movimenti femminili, ritengono che l’attuale sistema penalizzi le coppie sposate, soprattutto quando entrambi i partner lavorano, perché la somma dei redditi può far ricadere la coppia in categorie di contribuenti più elevati con una tassazione superiore. L’imposizione individuale elimina questa “penalizzazione matrimoniale” rendendo uguale il trattamento fiscale di tutte le persone a prescindere dallo stato civile. Sempre secondo i favorevoli, la riforma può incentivare i secondi redditi, spesso quelli delle donne, a partecipare maggiormente al mercato del lavoro, poiché il loro reddito non verrebbe più sommato e soggetto a una tassazione più alta.</p>
<p>In generale, il sistema attuale viene criticato come obsoleto e superato rispetto alle strutture familiari di oggi, in cui sempre più coppie hanno entrambi i partner occupati.</p>
<h3>Troppi penalizzati, troppa burocrazia e nuove diseguaglianze per i contrari</h3>
<p>I critici, composti in particolare da rappresentati del Centro e dell’UDC, affermano che con il nuovo sistema, le coppie sposate con un solo reddito o con redditi molto diversi pagherebbero di più rispetto al sistema attuale, svantaggiando in particolare famiglie tradizionali e coppie con un partner che non lavora o lavora poco. Inoltre, il cambiamento porterebbe a un aumento delle dichiarazioni fiscali da evadere (circa 1,7 milioni in più all’anno), con un significativo carico amministrativo e costi per le autorità tributarie. In generale, chi si oppone ritiene che la riforma non eliminerà tutte le disuguaglianze e ne creerebbe di nuove che colpirebbero la classe media. Inoltre, alcuni studi indicano costi per le casse pubbliche, ciò che ha indotto i cantoni a ricorrere allo strumento del referendum dei Cantoni.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p><em>Tassando separatamente i coniugi si incentiverebbe il secondo reddito a lavorare di più? Per i favorevoli si.</em></p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
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		<title>Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazioni-svizzera-2025-iniziative-no-superricchi-servizio-civico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 21:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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		<category><![CDATA[voto svizzero 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/politica1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze Molto temuta alla vigilia, l’iniziativa dei giovani socialisti che chiedeva di tassare i superricchi è stata affossata da quasi 4 elettori su 5. Destino ancor più avverso all’iniziativa sul servizio civico. Attorno al 43% la partecipazione al voto. Un secco No all’iniziativa “spaventa-ricchi” Alla fine,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/votazioni-svizzera-2025-iniziative-no-superricchi-servizio-civico/">Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/12/politica1-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25700"  class="panel-layout" ><div id="pg-25700-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25700-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25700-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<h2>Due No senza appello, in una domenica elettorale di certezze</h2>
<p><strong>Molto temuta alla vigilia, l’iniziativa dei giovani socialisti che chiedeva di tassare i superricchi è stata affossata da quasi 4 elettori su 5. Destino ancor più avverso all’iniziativa sul servizio civico. Attorno al 43% la partecipazione al voto.</strong></p>
<h2>Un secco No all’iniziativa “spaventa-ricchi”</h2>
<p>Alla fine, sono stati solo due comuni a cantare fuori da un coro piuttosto intonato: uno piccolo nel profondo Giura e l’altro, la Città di Berna. Tutti gli altri 2’108 comuni, invece, si sono opposti all’iniziativa dei giovani socialisti, che ha registrato a livello nazionale una percentuale di contrari del 78,3%. Ricordiamo che l’iniziativa intitolata “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo”, chiamata anche “Iniziativa per il futuro”, proponeva una tassazione del 50% sulle successioni e sulle donazioni superiori a 50 milioni di franchi. Secondo gli iniziativisti, le persone facoltose sarebbero all’origine della crisi climatica e, di conseguenza, il gettito di questa nuova imposta avrebbe dovuto essere impiegato a favore della causa ambientale.</p>
<p>Nessuna chance, dunque, ma l’iniziativa ha creato non pochi grattacapi e discussioni sin dal momento del suo lancio. Essa, infatti, chiedeva che le successioni e le donazioni fossero tassate con effetto retroattivo a partire dal giorno della votazione. Inoltre, per evitare che le persone facoltose lasciassero la Svizzera, la Confederazione avrebbe dovuto adottare delle misure. Negli ultimi mesi, i media hanno riferito ripetutamente di persone e famiglie facoltose che, per precauzione, hanno spostato una parte dei loro averi all’estero. Ad esporsi in modo particolare è stato Peter Spuhler, ex parlamentare e conosciuto imprenditore e proprietario di Stadler Rail, un'importante azienda produttrice di treni e veicoli ferroviari.</p>
<h3>Tutti i cantoni contrari</h3>
<p>Le dimensioni della disfatta dei giovani socialisti superano quanto previsto dai sondaggi effettuati nelle settimane precedenti l’esito delle urne. Da questi si delineava una sconfitta certa, ma si attestava in ogni caso una quota di favorevoli attorno al 30%. Così non è stato: in quindici cantoni il “no” ha addirittura raggiunto l’80%. Il dubbio non ha sfiorato alcun cantone, ad immagine di quello meno scettico, Basilea Città, che ha rifiutato l’iniziativa al 66,7%.</p>
<h3>Reazioni di sollievo</h3>
<p>Il comitato d’iniziativa, nei suoi commenti post votazione, ha ritenuto che il dibattito lanciato con l’iniziativa fosse corretto e, al contempo, ha puntato il dito contro la campagna dei contrari, affermando che «<em>mai un’iniziativa è stata combattuta in Svizzera in modo così parziale e distorto</em>».</p>
<p>Dal canto suo, l’ampia alleanza contraria al testo si rallegra del fatto che «<em>il risultato conferma l’impegno della Svizzera a favore della proprietà privata e dell’imprenditoria</em>». Nei commenti dei media si è messo in evidenza come il tentativo dei giovani di sinistra sia stato quello di “colpire” una classe di (stra-)ricchi non identificata, con patrimoni superiori ai 50 milioni di franchi. Il fronte borghese, in una campagna che di fatto è partita molti mesi prima della votazione, è riuscito a dare un volto a queste persone e, in particolare, alle imprese di famiglia di loro proprietà. Questi hanno convinto la popolazione del loro contributo alla società e ai posti di lavoro creati.</p>
<h2>Iniziativa Servizio civico: scopo nobile, applicazione difficile</h2>
<p>I numeri sono impietosi: nessun cantone, e nessuno dei 2’100 comuni, ha approvato l’iniziativa lanciata da un piccolo comitato ginevrino. Alla fine, l’iniziativa è stata respinta dall’84,1% dei cittadini. Uno dei risultati peggiori degli ultimi 25 anni: solo l’iniziativa “Imposta sull’energia invece dell’IVA” nel 2015 era stata bocciata con proporzioni ancora più alte.</p>
<p>Da molte cerchie, nella fase di avvicinamento, sono stati lanciati messaggi di apprezzamento per lo scopo del testo, mentre i sondaggi davano una quota di favorevoli ben superiori a quelli emersi dalle urne. L’iniziativa proponeva di obbligare tutte le persone di nazionalità svizzera, comprese le donne, a svolgere un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo poteva essere scelto liberamente e avvenire nell’ambito del servizio militare, servizio civile o in altri contesti. Ad opporsi all’iniziativa, oltre Consiglio federale e Parlamento che hanno messo in guardia sui costi supplementari ingenti che avrebbe creato l’iniziativa per datori di lavoro e collettività, vi era sia il fronte per il rafforzamento dell’esercito che temeva che il numero di suoi membri si riducesse o comunque non potesse più essere pianificato secondo le necessità, come pure il fronte per una Svizzera senza esercito.</p>
<p>Questi veti incrociati, e le risorse modeste a disposizione del piccolo comitato ginevrino che ha lanciato l’iniziativa, hanno portato ad un risultato che da tempo non si vedeva in Svizzera: ben oltre 4 cittadini su 5 si sono opposti alla proposta.</p>
<h3>La reazione del Consiglio federale: la milizia non è morta</h3>
<p>L’iniziativa ha toccato un tema legato a doppio filo con il DNA svizzero: la milizia. Nella sua reazione al voto, il Consiglio federale ha riconosciuto l’obiettivo di rafforzare l’impegno sociale dei cittadini, ritenendo però eccessiva la proposta, le cui conseguenze economiche sarebbero state ingenti. Martin Pfister, Consigliere federale del Centro e ministro della sicurezza, ha colto l’occasione per annunciare che il Governo intende aumentare la partecipazione delle donne all’esercito su base volontaria, introducendo una giornata d’orientamento obbligatoria. Inoltre, verranno adottate misure per migliorare la disponibilità del personale nell’esercito e nella protezione civile. Insomma, secondo le reazioni –da destra a sinistra – il No senza appello all’iniziativa non significherebbe una messa in discussione dello spirito della milizia svizzero.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Preservare le imprese di famiglia: la strategia dei contrari all’iniziativa ha convinto quasi 4 elettori su 5.</p>
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	<p>Non tragga in inganno questo cartellone del fronte contrario: il tema centrale contro l’iniziativa riguardava la sicurezza e i costi per datori di lavoro e Stato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Due iniziative: tanta preoccupazione, ma quante chances?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-iniziative-popolari-novembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 20:36:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. La GISO, i superricchi e la grande ansia L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-iniziative-popolari-novembre-2025/">Due iniziative: tanta preoccupazione, ma quante chances?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/10/Testi-politica2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25613"  class="panel-layout" ><div id="pg-25613-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25613-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25613-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 30 novembre, i cittadini svizzeri si pronunceranno su due proposte lanciate dalla popolazione. Soprattutto quella dei giovani socialisti ha già destato grande scalpore e preoccupato le cerchie economiche. Ma i sondaggi sembrano darle poche possibilità di approvazione. </strong></p>
<h3>La GISO, i superricchi e la grande ansia</h3>
<p>L’iniziativa popolare “Per una politica climatica sociale finanziata in modo fiscalmente equo” chiamata anche “Iniziativa per il futuro” è stata lanciata dalla Gioventù Socialista (GISO) e propone a livello federale di introdurre un’imposta sulle successioni e sulle donazioni a partire da una franchigia di 50 milioni di franchi. L’aliquota d’imposta fissata nell’iniziativa è del 50%. Se, ad esempio, una persona lascia in eredità 150 milioni di franchi – anche sotto forma di un’impresa o parco immobiliare – 50 milioni sono esenti da imposta, mentre 100 milioni vengono tassati al 50%. L’imposta da pagare ammonterebbe dunque a 50 milioni di franchi. Il gettito che ne deriverebbe sarebbe da destinare alla lotta contro il cambiamento climatico.</p>
<p>L’iniziativa al voto tra poche settimane sta per occupando la politica e l’economia elvetica sin dal momento in cui sono state raccolte le firme. Prevede infatti che l’entrata in vigore diventi effettiva il giorno della votazione. Concretamente, se l’iniziativa popolare fosse accolta il prossimo 30 novembre e il giorno successivo morisse in Svizzera una persona con una sostanza superiore a 50 milioni, l’eredità sarebbe tassata malgrado l’entrata in vigore e le disposizioni esecutive non siano ancora state decise dal Parlamento. Il testo dell’iniziativa recita inoltre un divieto di lasciare la Svizzera per i potenziali contribuenti, rispettivamente un’“imposta di partenza”, per la quale una persona facoltosa o un’azienda che lascia la Svizzera dopo la votazione e prima dell’entrata in vigore dell’imposta sia chiamato alla cassa “retroattivamente”. In un suo messaggio e chiarimento, il Consiglio federale ha anticipato che queste opzioni sarebbero difficilmente praticabili.</p>
<h3>«Necessario chiamare alla cassa chi inquina»</h3>
<p>Secondo i giovani socialisti, le persone ricche commetterebbero “crimini climatici” e, in generale, produrrebbero più CO₂ rispetto alle altre fasce di popolazione e dovrebbero dunque contribuire di più alla protezione del clima. Per raggiungere gli obiettivi climatici servirebbero 12 miliardi di franchi all’anno d’investimenti e secondo gli inziativisti l’imposta su successione e donazione porterebbe alla metà di questo importo.</p>
<p>Queste stime sono contestate dai calcoli della Confederazione, i quali indicano che l’iniziativa potrebbe anche portare ad una riduzione delle entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni, perché i soggetti potenzialmente colpiti potrebbero trasferirsi all’estero o rinunciare a stabilirsi in Svizzera, con conseguenti perdite anche sul fronte dell’imposta sul reddito e sulla sostanza.</p>
<h3>«Una tassa espropriativa»</h3>
<p>Sul fronte dei contrari, l’ansia è percettibile e non solo dall’inizio della campagna elettorale. Anzi, l’avvicinarsi del voto equivale per molti ad un sollievo. Infatti, le clausole di retroattività che creano incertezza hanno suscitato negli ultimi anni molti dubbi, dato lo spunto per numerose conferenze sul tema e atti parlamentari che chiedevano lumi sui possibili scenari. Secondo i contrari, si tratta di un’imposta espropriativa, suscettibile di minare la continuità delle aziende di famiglia. La tassazione del 50% porterebbe gli imprenditori a smembrare le aziende o indebitarsi dal momento che l’imposta solleciterebbe liquidità non disponibili.</p>
<p>I primi sondaggi, svolti a poco meno di due mesi dalla votazione, indicano uno scetticismo piuttosto diffuso. Resta da vedere se i favorevoli alla proposta riusciranno a recuperare terreno con l’avvicinarsi del termine di votazione.</p>
<h3>Per una Svizzera che si impegna</h3>
<p>Il secondo oggetto in votazione, dai sondaggi sembra invece più combattuto anche perché nel suo spirito l’iniziativa raccoglie simpatie da destra a sinistra. Tuttavia, il Consiglio federale, il Parlamento e l’economia sono scesi in campo contro l’iniziativa “Per una Svizzera che si impegna”. La proposta chiede di introdurre l’obbligo, per tutte le persone di cittadinanza svizzera, di prestare un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo obbligo verrebbe esteso anche alle donne.</p>
<p>Il servizio deve essere prestato sotto forma di servizio militare o, a scelta, attraverso un altro servizio riconosciuto dalla legge. Secondo l’iniziativa, il Parlamento può prevedere che anche le persone che non hanno la cittadinanza svizzera sottostiano all’obbligo.</p>
<h3>«Parità di genere, coesione e impegno civile»</h3>
<p>L’iniziativa è stata lanciata da servicecitoyen.ch, un’associazione con sede a Ginevra, ed è sostenuta dai Verdi liberali, il Partito evangelico, il Partito pirata, i Giovani del Centro e da diverse associazioni.</p>
<p>Gli iniziativisti denunciano che attualmente solo gli uomini svizzeri siano soggetti all’obbligo di servire, mentre donne e stranieri no. Un servizio civico universale contribuirebbe alla parità di genere, alla coesione sociale e a valorizzare l’impegno civile. Ma non solo: la riforma potrebbe garantire gli effettivi necessari all’esercito e alla protezione civile.</p>
<h3>Contrari Consiglio federale e Parlamentare</h3>
<p>La campagna attorno a questo tema è modesta. Tra i contrari si sono opposti soprattutto membri del Consiglio federale, ritendendo lodevole lo spirito dell’iniziativa ma mettendo in guardia sulle sue conseguenze: il Governo stima che ogni anno verrebbero arruolate quasi 70’000 persone mentre il fabbisogno ammonterebbe a circa 30’400 persone.</p>
<p>Non sarebbe dunque opportuno destinare un numero così elevato di persone a compiti che non corrispondono alle loro competenze professionali e per i quali sono meno qualificate. Un capitolo riguarda i costi: le spese annuali per l’indennità per perdita di guadagno (IPG) e per l’assicurazione militare raddoppierebbero, raggiungendo rispettivamente 1,6 miliardi e 320 milioni di franchi. Il mercato del lavoro verrebbe privato del doppio della manodopera attuale e le aziende datrici di lavoro dovrebbero sostenere costi elevati per compensare le assenze. Questa la ragione dell’impegno contro l’iniziativa da parte dell’economia.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>I giovani socialisti, impegnati in quella che i contrari definiscono “assalto alla ricchezza”.</em></p>
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	<p><em>Oggi il tema delle imposte di donazione e successione è regolato direttamente nei cantoni.</em></p>
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	<p><em>I ricchi inquinerebbero di più rispetto agli altri e dunque vanno chiamati alla cassa per risanare l’ambiente: questa la richiesta dell’iniziativa per il futuro.</em></p>
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	<p><em>Non solo uomini svizzeri, ma anche donne ed eventualmente cittadini stranieri: l’iniziativa chiede che tutti siano obbligati a fornire un contributo alla collettività</em></p>
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	<p><em>Il Consiglio federale argomenta che già oggi le donne hanno la possibilità di svolgere il servizio militare. Un obbligo sovraccaricherebbe le strutture e i costi.</em></p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Svizzera sotto scacco: gli effetti e le conseguenze dei dazi di Trump</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzera-effetti-conseguenze-dazi-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 21:35:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/politica-svizzera3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il 1° agosto 2025, giorno di festa nazionale, resterà impresso a molti. Non tanto per i fuochi d’artificio o il 734° compleanno della nazione. Ma durante la notte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato di voler applicare dazi del 39% sui prodotti svizzeri importati nel suo paese. La doccia è stata fredda:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/svizzera-effetti-conseguenze-dazi-trump/">La Svizzera sotto scacco: gli effetti e le conseguenze dei dazi di Trump</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/09/politica-svizzera3-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25492"  class="panel-layout" ><div id="pg-25492-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25492-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25492-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il 1° agosto 2025, giorno di festa nazionale, resterà impresso a molti. Non tanto per i fuochi d’artificio o il 734° compleanno della nazione. Ma durante la notte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato di voler applicare dazi del 39% sui prodotti svizzeri importati nel suo paese. La doccia è stata fredda: alla vigilia molti credevano che al massimo l’aliquota si sarebbe fermata al 15%, come quella dell’Unione europea, mentre i più ottimisti speravano addirittura in un trattamento privilegiato. Oggi solo cinque Paesi al mondo pagano dazi più alti sulle esportazioni verso gli Stati Uniti rispetto alla Svizzera.</p>
<p>Lo choc nel mondo economico e politico è stato grande, dal momento che gli Stati Uniti sono un mercato di vendita non indifferente del commercio estero elvetico. Pian piano si stanno manifestando gli effetti: in Svizzera si stima che sia effettivamente colpito circa il 10% delle esportazioni. I prodotti farmaceutici e l’oro sono esclusi, due settori che però sono alla base di molte esportazioni verso gli USA. Tra i settori più toccati vi sono l’industria orologiera e quella tecnologica. Strumenti di precisione, orologi, gioielli e apparecchiature – insieme ai prodotti farmaceutici – sono i principali prodotti di esportazione verso gli Stati Uniti.</p>
<p>Complessivamente economiesuisse – la federazione delle imprese svizzera – indica sono colpiti dai dazi direttamente 100'000 lavoratori. Le regioni svizzere sono colpite in modo diverso. In alcuni cantoni romandi, lavora nell’industria tecnologica e orologiera fino al 30% delle persone impiegate. Proprio in Romandia la quota di esportazioni verso gli Stati Uniti è particolarmente elevata. Per attenuare gli effetti sui collaboratori, la Confederazione ha allungato il periodo durante il quale è possibile richiedere il lavoro ridotto (forma di disoccupazione).</p>
<h3>Il futuro è di nuovo… più europeo?</h3>
<p>Oltre alla debolezza congiunturale, l’economia oggi secondo la SECO soffre l’incertezza, ma non si prospetta una grave recessione. Il mercato statunitense, seppur rilevante, non è il principale sbocco per l’economia elvetica. Questo rimane, e di gran lunga, il mercato dell’Unione europea. E in questo contesto i media hanno letto il più recente sondaggio condotto in Svizzera sui Bilaterali III. Secondo lo studio condotto ad inizio settembre da gfs.berna il 61% degli svizzeri si dice favorevole a nuovi accordi con l'Unione europea, il 30% è contrario e il 9% non si esprime. Si tratta di proporzioni piuttosto sorprendenti che potrebbero in un qualche modo essere ricondotte alle difficoltà economiche attuali con gli Stati Uniti.</p>
<p>Ma attenzione: un eventuale decisione popolare sugli accordi bilaterali non è prevista prima del 2027 o 2028. Mentre si pone la questione se, al momento della lettura di questo articolo, le volatili condizioni americane sono le stesse di quelle descritte sopra.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Oltre al settore tecnologico, a soffrire particolarmente i dazi americani è l’industria orologiera.</p>
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	<p>Gli svizzeri guardano con più serenità agli accordi bilaterali III? È presto per dirlo.</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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	<p>Cara lettrice, caro lettore online,<br />
la Gazzetta Svizzera vive anche nella versione online soprattutto grazie ai contributi di lettrici e lettori. Grazie quindi per il tuo contributo, te ne siamo molto grati. Clicca sul bottone "donazione" per effettuare un pagamento con carta di credito o paypal. Nel caso di un bonifico <a href="https://gazzettasvizzera.org/come-ci-finanziamo/">clicca qui</a> per i dettagli.</p>
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			</item>
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		<title>La Svizzera si prepara a due referendum autunnali tra identità e proprietà</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/votazioni-federali-svizzera-28-settembre-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 18:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio. Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/08/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25405"  class="panel-layout" ><div id="pg-25405-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25405-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25405-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>In un anno insolitamente calmo sul piano delle votazioni federali, il 28 settembre la popolazione svizzera torna alle urne in un momento simbolico: per la prima volta, infatti, le schede di voto ufficiali saranno redatte anche in romancio.</strong></p>
<h2><strong><br />
</strong>Referendum contro la Legge sull’Id-e - La Svizzera a un bivio digitale tra rivoluzione tecnologica e scetticismo</h2>
<h3><u>In cammino verso l’identità elettronica svizzera</u></h3>
<p>Da anni, la questione di un’identità digitale anima il dibattito pubblico e politico svizzero. Il lungo percorso verso una soluzione condivisa è stato caratterizzato da un alternarsi di spinte innovative e moti di diffidenza, soprattutto per quanto riguarda la tutela della privacy e la gestione dei dati. Già in passato la Svizzera aveva tentato di introdurre un sistema simile: la prima versione dell’identità elettronica (Id-e), sottoposta al voto popolare nel 2021, fu bocciata in modo netto dal 64,4% dei votanti, in un clima segnato dai timori legati all’eccessiva delega delle informazioni personali a operatori privati e al rischio di abuso dei dati.</p>
<p>Raccogliendo le lezioni del passato, il nuovo testo della Legge sull’Id-e sottoposto a scrutinio il 28 settembre 2025 rappresenta un nuovo compromesso. La proposta poggia su due pilastri: da un lato, l’identità elettronica verrebbe rilasciata e gestita esclusivamente dallo Stato, riaffermando la sovranità pubblica sulla protezione dei dati; dall’altro, il carattere facoltativo e gratuito dello strumento dovrebbe attenuare le paure di esclusione e di controllo obbligato.</p>
<h3><u>Tra innovazione pubblica e sfide democratiche</u></h3>
<p>L’Id-e si configura quindi come un’identità elettronica statale, pensata per semplificare l’accesso a numerosi servizi pubblici e privati. I cittadini che vi ricorreranno potranno identificarsi online per richiedere documenti amministrativi come la patente di guida o l’estratto del casellario giudiziario, dimostrare l’età in caso di acquisti di prodotti riservati a maggiorenni, accedere a piattaforme o svolgere transazioni digitali in sicurezza.</p>
<p>Al centro della nuova architettura normativa si trovano garanzie rafforzate in materia di sicurezza e protezione dei dati personali. L’intera infrastruttura verrebbe vincolata a severi standard: nessun dato potrà essere ceduto a soggetti privati e la titolarità dei processi di autenticazione rimarrà rigorosamente pubblica. Le posizioni favorevoli all’introduzione, capitanate dalla coalizione <em>digitalswitzerland</em>, sottolineano la necessità di dotare la popolazione di un’identità digitale sicura e statale, elemento ritenuto imprescindibile per la competitività, la modernizzazione della Svizzera e la tutela degli interessi nazionali.</p>
<p>Ma anche questa soluzione non sembra sciogliere ogni nodo di diffidenza. La proposta è approdata alle urne proprio in seguito al lancio di un referendum, promosso dal fronte contrario: gruppi e associazioni come Amici della Costituzione, Aufrecht, Mass Voll, Verfassungsbündnis Schweiz, Partito pirata, Unione democratica federale (UDF) e Giovani UDC, che hanno raccolto oltre 55’000 firme. Questo risultato è espressione delle persistenti preoccupazioni circa la reale inviolabilità dei dati e, più in generale, del rischio che lo strumento di identità elettronico proposto possa favorire abusi o discriminazioni nell’accesso ai servizi digitali.</p>
<p>Il mosaico di opinioni si amplia considerando la prospettiva degli svizzeri all’estero. L’Organizzazione degli Svizzeri all’Estero (OSE) ha espresso un deciso sostegno all’introduzione dell’identità elettronica, ravvisando in essa uno strumento capace di facilitare la relazione tra emigrati e istituzioni elvetiche. L’Id-e semplificherebbe infatti molte pratiche amministrative, dal rapporto con il fisco fino alle questioni sanitarie, passando per i servizi consolari e, non da ultimo, le pratiche bancarie. Vi è poi una prospettiva ancora più ampia: l’adozione dell’Id-e potrebbe fungere da apripista per future forme di voto elettronico. Una modernizzazione della partecipazione democratica, estremamente rilevante per chi si trova lontano dalla Svizzera ma desidera continuare a esercitare i diritti politici garantiti dalla Costituzione.</p>
<p>In questo intreccio di progresso tecnologico e tutela delle garanzie, la nuova identità elettronica si presenta dunque come un nodo cruciale del rapporto, sempre in trasformazione, tra cittadini e istituzioni, tra innovazione e diffidenza. Il dibattito che accompagna la Svizzera verso il 28 settembre non si limita alla sola questione tecnica, ma si riverbera sulle modalità di inclusione e sulla visione del futuro nazionale: una decisione che chiama in causa la (s)fiducia nella capacità dello Stato di evolversi, coniugando modernizzazione, sicurezza, trasparenza e accessibilità.</p>
<h2>Referendum obbligatorio per l’imposta immobiliare sulle seconde case - La risposta federale all’abolizione del valore locativo</h2>
<h3><u>L’addio ad un’era fiscale tra sollievo popolare e perdite locali</u></h3>
<p>Sul secondo oggetto in votazione si riflettono dinamiche storiche e nuovi equilibri tra livelli istituzionali. Infatti, fino al 2024, la fiscalità immobiliare svizzera si fondava sul valore locativo, ovvero una stima teorica del reddito che i proprietari avrebbero percepito se avessero affittato la propria abitazione, sottoposta a tassazione anche in assenza di una reale locazione. Questo sistema, unico nel contesto internazionale e spesso motivo di accese discussioni, era visto da una parte come fonte stabile di gettito per la Confederazione e i cantoni – in particolare quelli turistici e alpini – e dall’altra come una misura impopolare. Nel dicembre 2024, però, il Parlamento ha deciso di abolire il valore locativo sia per le residenze principali sia per quelle secondarie; una svolta che porta con sé importanti conseguenze per le casse pubbliche, specie nelle zone a forte presenza di abitazioni di vacanza o di proprietà di non residenti.</p>
<h3><u>La risposta federalista alle sfide fiscali</u></h3>
<p>Per ovviare al conseguente rischio di vuoto nelle entrate di alcuni cantoni, il Parlamento ha elaborato un compromesso, ora oggetto di referendum obbligatorio: concedere ai cantoni la possibilità di introdurre, a propria discrezione, un’imposta straordinaria sulle residenze secondarie ad uso proprio, qualora il valore locativo di tali immobili non venga più tassato né a livello federale né cantonale. Questa deroga permette ai cantoni di non dover rispettare i principi costituzionali ordinari nell’applicazione di tale tassa, la quale potrà dunque essere più elevata rispetto all’imposta sugli altri immobili ma comunque calcolata solo sul valore della proprietà. Si tratta di una misura dalla forte impronta federalista, che vuole preservare l’autonomia finanziaria dei cantoni senza imporre criteri unici nazionali.</p>
<p>L’applicazione della nuova normativa apre così un capitolo di rilievo anche per le comunità di svizzeri all’estero che conservano proprietà in Svizzera, influenzando sia l’assetto patrimoniale sia la pianificazione familiare di chi mantiene legami con il Paese d’origine tramite case di vacanza e immobili ereditati.</p>
<p>La proposta attuale, quindi, si inserisce in un articolato dibattito attorno alla gestione, alla destinazione e alla tassazione della proprietà privata, specialmente nelle zone turistiche, e di riflesso sull’identità stessa di molte comunità locali e sull’attrattività della Svizzera per i proprietari non residenti.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p><em>L’identità elettronica svizzera sarà volontaria, gratuita e gestita esclusivamente dallo Stato.</em></p>
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	<p><em>Dopo l’abolizione del valore locativo, saranno i cantoni a decidere se e quanto tassare in maniera straordinaria le residenze secondarie.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Avvicendamento in Consiglio federale: la sicurezza passa da Viola Amherd a Martin Pfister</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/martin-pfister-succede-a-viola-amherd-consiglio-federale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 22:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/1Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Alla fine del suo anno presidenziale, Viola Amherd ha deciso di passare il testimone. Ad ereditarlo è Martin Pfister, Consigliere di Stato del Canton Zugo che ha battuto il Consigliere Nazionale e presidente dell’Unione svizzera di contadini Markus Ritter. Un cambio ai vertici che avviene in un clima politico particolarmente delicato. Il bilancio di Amherd</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/martin-pfister-succede-a-viola-amherd-consiglio-federale/">Avvicendamento in Consiglio federale: la sicurezza passa da Viola Amherd a Martin Pfister</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/1Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24976"  class="panel-layout" ><div id="pg-24976-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24976-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24976-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Sotto la cupola federale, non senza un po’ di sorprese, Martin Pfister succede a Viola Amherd e ne eredita anche il (discusso) dipartimento. </h3>
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	<p>Alla fine del suo anno presidenziale, Viola Amherd ha deciso di passare il testimone. Ad ereditarlo è Martin Pfister, Consigliere di Stato del Canton Zugo che ha battuto il Consigliere Nazionale e presidente dell’Unione svizzera di contadini Markus Ritter. Un cambio ai vertici che avviene in un clima politico particolarmente delicato.</p>
<p><strong>Il bilancio di Amherd in chiaro-scuro</strong></p>
<p>Avvocatessa altovallesana, inizia la carriera politica nel suo comune natale di Briga-Glis, dove sarà sindaca dal 2000 al 2012. Esponente dell’Alleanza del Centro, Viola Amherd viene eletta a Berna nel 2005 come Consigliera nazionale e, nel 2011, diventa vicepresidente del gruppo parlamentare PPD. Viola Amherd viene nominata in Consiglio federale il 5 dicembre del 2018, alla guida del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS). L’annuncio delle sue dimissioni arriva in gennaio 2025, in quasi concomitanza con quelle del presidente del Centro Gerhard Pfister.</p>
<p>Il bilancio della prima direttrice donna del DDPS è costellato da alti e bassi: la gestione in politica estera viene apprezzata; sul fronte interno non mancano le critiche. Amherd ha saputo affrontare con decisione sfide complesse come il riarmo dell’esercito, il finanziamento della difesa, e il supporto al sistema sanitario durante la pandemia.</p>
<p><strong>Modernizzazione della difesa, finanze e difficoltà comunicative </strong></p>
<p>Sotto la sua guida, il DDPS ha vissuto un cambio strutturale. Tra i successi più importanti c’è l’approvazione dell’acquisto degli aerei da combattimento F-35, un affare da 6 miliardi di franchi, l’aumento del budget, e il potenziamento della difesa digitale con il nuovo Ufficio Federale per la Cybersicurezza.</p>
<p>Il finanziamento dell’esercito, per contro, si è rivelato un dossier critico. Inizialmente favorevole a un aumento graduale del budget fino all’1% del PIL entro il 2035, Amherd ha poi promosso un’accelerazione del processo. Questo ha portato a tensioni con la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, sostenitrice della disciplina fiscale del freno all’indebitamento.</p>
<p>Complici le fughe di notizie in merito alle dimissioni del capo dell’esercito Thomas Süssli e del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione Christian Dussey, la responsabile politica dell’esercito ha dovuto affrontare anche crisi interne. Segnalazioni relative a presunte irregolarità in RUAG, un’azienda di proprietà statale operante nel settore della difesa, hanno contribuito a dipingere un quadro poco chiaro e, quindi, instabile. In questo senso, a inizio 2025, i vertici UDC avevano chiesto le dimissioni della Consigliera federale, accusandola di non riuscire a garantire la sicurezza del Paese con fermezza e lucidità.</p>
<p><strong>Buona presenza come Presidente della Confederazione</strong></p>
<p>Dopo il fallimento dell’accordo quadro nel 2021, rilanciare i negoziati con l’Unione Europea risultava complesso. Sebbene non responsabile diretta del dossier – ma in qualità di presidente della Confederazione – Amherd ha favorito un approccio multilaterale, distendendo i rapporti tra Berna e Bruxelles. Nel 2024, come presidente delle Confederazione, la 62enne ha ospitato sul Bürgenstock la <em>Conferenza sulla pace in Ucraina</em> per sviluppare una visione comune verso una pace giusta e duratura. Nella scena diplomatica, Amherd ha saputo mantenere una posizione chiara a favore della difesa dell’ordine europeo e della cooperazione con i partner occidentali, pur rispettando la neutralità svizzera.</p>
<p>Nonostante i successi, all’interno del Consiglio federale la posizione della ministra è apparsa viepiù isolata con il blocco UDC e PLR a dettare l’agenda.</p>
<p><strong>Una difficile corsa alla sostituzione</strong></p>
<p>Dopo l’annuncio delle dimissioni di Amherd, Il Centro ha avviato il processo per selezionare i candidati alla successione in Governo. Tra i nomi emersi, hanno ufficializzato la propria candidatura solamente Markus Ritter e Martin Pfister. Sebbene figurassero inizialmente diversi papabili, una lunga lista di nomi che hanno declinato l’offerta suggerisce un certo disimpegno, nonostante la certezza del seggio senza alterazione degli equilibri partitici nell’Esecutivo svizzero.</p>
<p><strong>A sorpresa Pfister è il nuovo volto del Centro in Consiglio federale</strong></p>
<p>E così, mercoledì 12 marzo 2025, l'Assemblea federale ha eletto Martin Pfister come nuovo Consigliere federale. L’ormai ufficiale successore di Amherd ha ottenuto 134 voti dopo il secondo scrutinio, superando il collega Ritter di 24 voti e raggiungendo la maggioranza assoluta. Dopo l'elezione, Pfister ha sottolineato l'importanza della collegialità nel governo e si è detto pronto. Con la sua elezione, il Canton Zugo torna a essere rappresentato in Consiglio federale dopo diversi decenni.</p>
<p>Durante la campagna elettorale, è prevalsa la convinzione che il neoeletto avrebbe direttamente assunto la guida del DDPS. Due giorni dopo l’elezione, senza sorpresa, è avvenuta la conferma della ripartizione dei dipartimenti all’interno dell’Esecutivo elvetico: Pfister prende in consegna l’eredità di Viola Amherd. Forse al momento – insieme al dossier dell’Europa nella mani di Ignazio Cassis – la carica più “scottante”.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>Amherd tra luci e ombre</p>
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		><h3 class="widget-title">I due candidati</h3>
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	<p>A 57 anni, <strong>Markus Ritter</strong> è una figura chiave della politica svizzera. Consigliere nazionale dal 2011 e presidente dell’Unione Svizzera dei Contadini dal 2012, il sangallese ha consolidato una posizione di leader della lobby agricola, una delle più influenti nel panorama politico elvetico. Ben inserito nei complessi meccanismi del potere, a Palazzo federale è noto per la sua tenacia e fermezza nelle battaglie politiche. Tuttavia, la sua linea conservatrice e il suo scetticismo verso politiche ecologiche hanno compromesso il sostegno di alcuni. Cattolico praticante e radicato nei valori tradizionali, Ritter incarna l’anima rurale della Svizzera. Tuttavia, il francese traballante e la non conoscenza dell’inglese lo indeboliscono in un contesto politico globalizzato.</p>
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	<p><em>Markus Ritter: Potente lobbista agricolo</em></p>
</div>
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	<p>A 61 anni, <strong>Martin Pfister </strong>si propone come alternativa più moderata e meno polarizzante. È un politico navigato, ma meno noto sulla scena nazionale: Consigliere di Stato del Canton Zugo dal 2016, gode di una reputazione solida. Il suo stile riflessivo è apprezzato, tanto che la sua influenza a livello cantonale supera i confini del suo partito. Nonostante l’annuncio della candidatura all’ultimo, Pfister ha rapidamente conquistato l’attenzione di Berna. La sua attitudine al dialogo e l’inclinazione al compromesso e alla mediazione gli garantiscono consensi trasversali. Come colonnello dell’esercito svizzero porta con sé esperienza amministrativa, disciplina e strategia – doti particolarmente gradite nell’esecutivo, specialmente a capo del DDPS.</p>
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<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><em>Martin Pfister: Riflessivo outsider</em></p>
</div>
</div></div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/martin-pfister-succede-a-viola-amherd-consiglio-federale/">Avvicendamento in Consiglio federale: la sicurezza passa da Viola Amherd a Martin Pfister</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prevedibile e scontata: netta sconfitta per l’Iniziativa “Per la responsabilità ambientale”.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/iniziativa-responsabilita-ambientale-svizzera-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2025 18:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia e economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Verdi]]></category>
		<category><![CDATA[iniziativa ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[politica svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Senza-nome-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Ampiamente prevista nei sondaggi, il 9 febbraio la Svizzera ha rifiutato l’iniziativa dei Giovani Verdi. Particolarmente bassa la partecipazione al voto. I sondaggi non davano molte speranze all’iniziativa “per la responsabilità ambientale” e così è stato: la proposta dei Giovani Verdi è stata bocciata dai cittadini con il 69,8% dei voti. Tutti i cantoni si</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/iniziativa-responsabilita-ambientale-svizzera-2025/">Prevedibile e scontata: netta sconfitta per l’Iniziativa “Per la responsabilità ambientale”.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/02/Senza-nome-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24862"  class="panel-layout" ><div id="pg-24862-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24862-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24862-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Svizzera: bocciata l’iniziativa per la responsabilità ambientale</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p><strong>Ampiamente prevista nei sondaggi, il 9 febbraio la Svizzera ha rifiutato l’iniziativa dei Giovani Verdi. Particolarmente bassa la partecipazione al voto. </strong></p>
<p>I sondaggi non davano molte speranze all’iniziativa “per la responsabilità ambientale” e così è stato: la proposta dei Giovani Verdi è stata bocciata dai cittadini con il 69,8% dei voti.<br />
Tutti i cantoni si sono opposti al progetto, da Basilea Città – con 54,7% dei voti – a Svitto dove i contrari hanno superato l’80%.</p>
<p><strong>Troppo estrema</strong></p>
<p>L’iniziativa mirava ad aggiungere un articolo alla Costituzione con lo scopo di imporre all’economia nazionale uno sviluppo “nel rispetto dei limiti posti dalla natura e dalla sua capacità di rinnovamento”. In altri termini le attività economiche non avrebbero potuto utilizzare più risorse o emettere più inquinanti di quanto il pianeta potesse sopportare. Per rispettare le condizioni proposte dell’iniziativa, la Svizzera sarebbe ad esempio stata costretta a ridurre l’impronta di carbonio pro capite di oltre il 90%. La Confederazione e i Cantoni avrebbero avuto un periodo di dieci anni per raggiungere gli obiettivi. L’iniziativa si basava sul concetto di “limite planetario”, introdotto 15 anni fa da un centro di ricerca dell’Università di Stoccolma, che stabilisce nove limiti da non superare.</p>
<p>Da subito il fronte borghese ha ritenuto che l’iniziativa fosse troppo estrema, non da ultimo a causa del termine di dieci anni imposto per raggiungere i suoi obiettivi. Per rispettarlo, la Confederazione dovrebbe adottare misure drastiche. Le associazioni economiche avevano messo in luce che solo 15 Paesi dispongono oggi di un’impronta ambientale inferiore a una Terra e quindi soddisfano i requisiti dell’iniziativa; si tratta in gran parte di Stati in situazioni di precarietà, come Afghanistan, Haiti e Madagascar.</p>
<p><strong>Sollievo tra i contrari </strong></p>
<p>Anche il Parlamento e il Consiglio federale si erano opposti all’iniziativa. Il Consigliere federale Albert Rösti, responsabile del Dipartimento dell’ambiente, ha espresso la sua soddisfazione, indicando che la scelta degli svizzeri non era un No alla protezione dell’ambiente, ma una conferma dell’attuale politica che soppesa in modo equilibrato la protezione della natura e gli interessi dell’economia e della popolazione.</p>
<p>Dal canto suo economiesuisse, l’organizzazione mantello delle imprese svizzere, ha affermato che gli «<em>svizzeri vogliono soluzioni pragmatiche. La protezione del clima rimane un tema importante e le aziende devono pensare a lungo termine</em>».</p>
<p><strong>Delusione tra i giovani iniziativisti: «ha vinto l’atteggiamento del procrastinare»</strong></p>
<p>Malgrado la sconfitta prevedibile alla luce dei sondaggi effettuati alla vigilia del voto, i Giovani Verdi hanno espresso a chiari toni il loro rammarico, ritenendo come la Svizzera stia perdendo la possibilità di combattere le crisi ambientali.</p>
<p>Per loro il No all’iniziativa è una vittoria per i “difensori dello <em>status quo</em>”, che trascurano gli avvertimenti della natura e del mondo scientifico. In un comunicato hanno rimarcato come «<em>ancora una volta, la retorica allarmistica dei partiti borghesi e degli ambienti economici ha avuto il suo effetto. L’accettazione sarebbe stata un’opportunità per il Parlamento di cercare nuove idee per collegare ecologia e accessibilità sociale</em>».</p>
<p>Tuttavia, durante l’attesa dei risultati il giorno della votazione, sono state numerose anche le parole di soddisfazione per essere riusciti a portare a termine la loro iniziativa popolare con un budget molto ridotto.</p>
<p><strong>I fronti si preparano alle prossime battaglie</strong></p>
<p>La rigidità dell’iniziativa ha messo in agitazione il fronte borghese, il quale però ha ben presto capito che questa iniziativa non avrebbe trovato maggioranze davanti alla popolazione. All’orizzonte si profila però una nuova iniziativa, dei giovani socialisti (GISO) intitolata “Iniziativa per il futuro” che mira a tassare fortemente le grandi eredità. I fronti si stanno già muovendo in vista di una proposta che rischia di modificare il sistema fiscale svizzero.</p>
<p>Sarà musica di un futuro non vicinissimo. Il Consiglio federale ha infatti informato che il 18 maggio non sono previste votazioni popolari federali.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>Nessun cantone favorevole all’iniziativa, mentre due comuni (nel Canton Svitto e Giura) si sono opposti con il 100% dei voti.<br />
Fonte: https://developer.srgssr.ch/api-catalog/srgssr-polis (swissinfo.ch)</p>
</div>
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	<p>Prosperità o precarietà? La popolazione svizzera non si è convinta dell’iniziativa dei giovani Verdi. </p>
</div>
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	<p>Probabilmente complice la sola iniziativa in votazione: meno del 40% degli svizzeri si sono recati alle urne</p>
</div>
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<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Tassare fino al 50% le grandi eredità? La proposta della Gioventù Socialista sta agitando già ora il fronte borghese. </p>
</div>
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		<title>Il nuovo anno con poche votazioni inizia con una sola iniziativa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-nuovo-anno-con-poche-votazioni-inizia-con-una-sola-iniziativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 17:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio Febbraio 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico iniziativa]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Verdi Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[impatto economico limiti planetari]]></category>
		<category><![CDATA[iniziativa responsabilità ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[limiti planetari Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[votazioni Svizzera febbraio 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/01/Senza-nome-2-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Chiamata alle urne il prossimo 21 febbraio sull'iniziativa popolare “Per la responsabilità ambientale”, lanciata dai Giovani Verdi, la quale chiede che l'economia prenda in considerazione i limiti del pianeta. Un’iniziativa per restare “nei limiti planetari” L’iniziativa mira ad inserire nella Costituzione l’obbligo per l’economia nazionale di svilupparsi nel rispetto dei limiti posti dalla natura e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-nuovo-anno-con-poche-votazioni-inizia-con-una-sola-iniziativa/">Il nuovo anno con poche votazioni inizia con una sola iniziativa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p><strong>Chiamata alle urne il prossimo 21 febbraio sull'iniziativa popolare “Per la responsabilità ambientale”, lanciata dai Giovani Verdi, la quale chiede che l'economia prenda in considerazione i limiti del pianeta. </strong></p>
<p><strong>Un’iniziativa per restare “nei limiti planetari”<br />
</strong>L’iniziativa mira ad inserire nella Costituzione l’obbligo per l’economia nazionale di svilupparsi nel rispetto dei limiti posti dalla natura e dalla sua capacità di rinnovamento. Ciò significa che le attività economiche non possono utilizzare più risorse o emettere più inquinanti di quanto il pianeta possa sopportare.</p>
<p>La Svizzera sarebbe così chiamata a ridurre in modo massiccio gli effetti ambientali causati dal consumo nazionale, per non superare più i limiti del pianeta. Attualmente la Svizzera consuma le risorse che la natura può offrire e rinnovare nell’arco dell’anno fino verso la fine di maggio. In altre parole, se tutti gli abitanti della terra vivessero come la popolazione svizzera, l’umanità avrebbe bisogno di 2,5 pianeti. Per preservare il pianeta, i Giovani Verdi chiedono con l’iniziativa che in Svizzera non ci sia più un giorno di superamento. Per rispettare questo limite sono però necessarie misure drastiche, ad esempio una riduzione dell’impronta di carbonio pro capite di oltre il 90%. Per implementare le misure e raggiungere gli obiettivi è previsto un termine transitorio di 10 anni.</p>
<p><strong>Cosa sono i limiti planetari?<br />
</strong>Il concetto di limite planetario è stato inventato nel 2009 dallo Stockholm Resilience Centre, un centro di ricerca dell’Università di Stoccolma. Stabilisce nove limiti da non superare per garantire che l’umanità possa vivere in un ecosistema sicuro.<br />
L’iniziativa si concentra su sei di questi nove limiti, ovvero il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, il consumo di acqua, l’uso del suolo, nonché le emissioni di azoto e fosforo.<br />
Secondo un recente studio di Greenpeace, la Svizzera supera già i limiti in termini di perdita di biodiversità, cambiamento climatico, consumo di acqua e rilascio di azoto.</p>
<p><strong>Per il fronte ambientale «l’iniziativa è imprescindibile»<br />
</strong>I Giovani Verdi – che con il loro testo raccolgono i favori anche dei Verdi, il Partito socialista, la Gioventù socialista, Greenpeace, l’Associazione dei piccoli agricoltori e le Anziane per il clima – ritengono che la protezione dell’ambiente sia una priorità necessaria da iscrivere nella Costituzione, e fungere come elemento al quale l’economia e la società possono orientarsi. Sarebbe assolutamente determinante preservare le basi vitali dell’umanità per consentire a tutti gli abitanti del mondo di avere accesso a cibo in quantità e qualità sufficiente, acqua potabile e aria pulita.</p>
<p>Nel mirino del testo sottoposto al popolo vi è in particolare l’economia, la quale sarebbe all’origine del superamento dei limiti, poiché consuma molte più risorse di quante la natura possa ricostituire.</p>
<p><strong>Per il centro-destra l’iniziativa è «totalmente insostenibile»<br />
</strong>Come il parlamento, anche il Governo si oppone alla proposta, ritenendo l’iniziativa estrema, non da ultimo per il termine di dieci anni imposto per raggiungere i suoi obiettivi. Ad opporsi al testo vi sono anche i partiti borghesi, tra cui l’Unione democratica di centro (UDC), del Partito liberale radicale (PLR), il Centro e persino dei Verdi liberali. A questi si aggiungono le principali associazioni economiche.</p>
<p>Tra i motivi dei contrari vi è l’obbligo per la Confederazione di adottare misure drastiche che avrebbero ripercussioni negative sull’economia e sulla società, ciò che comprometterebbe numerosi posti di lavoro. Inoltre il Consiglio federale ritiene che l’iniziativa «<em>genererebbe costi sproporzionati e insostenibili per lo Stato</em>». Il Governo ritiene anche che la Costituzione preveda già numerose disposizioni relative alla sostenibilità equilibrate.</p>
<p>economiesuisse, la federazione delle imprese svizzere, in una sua pubblicazione sottolinea come solo 15 nazioni abbiano un’impronta ambientale come richiesto dall’iniziativa. Tra queste ci sono soprattutto Stati in situazioni di precarietà, come Afghanistan, Haiti e Madagascar.</p>
<p>Nei vari sondaggi effettuati fino al mese di dicembre 2024 il fronte del No è comodamente in vantaggio.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Oggi la Svizzera consuma 2,5 volte quanto la terra “le concederebbe”. Troppo, secondo i Giovani Verdi</p>
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	<p>L’idea degli iniziativisti non convince oltre le cerchie ambientali: «troppo estrema, solo 15 nazioni, perlopiù poverissime, rispettano i limiti richiesti»</p>
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		<title>Un Governo sconfitto per tre quarti. Prima (grande) riforma sanitaria in porto. Porterà gli esiti auspicati?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-governo-sconfitto-per-tre-quarti-prima-grande-riforma-sanitaria-in-porto-portera-gli-esiti-auspicati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 20:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[ampliamento autostrade]]></category>
		<category><![CDATA[autostrade Svizzera]]></category>
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		<category><![CDATA[subaffitto Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[votazione novembre 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/11/Senza-nome-8-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Dopo aver capitolato in marzo sulla 13a rendita AVS e in autunno sulla riforma sulla previdenza professionale, il fronte borghese – gli aderenti ai partiti storici di centro destra – ha temuto una “domenica horribilis”, non da ultimo di fronte a sondaggi che davano in calo di approvazione tutti i temi alle urne. Alla fine</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-governo-sconfitto-per-tre-quarti-prima-grande-riforma-sanitaria-in-porto-portera-gli-esiti-auspicati/">Un Governo sconfitto per tre quarti. Prima (grande) riforma sanitaria in porto. Porterà gli esiti auspicati?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/11/Senza-nome-8-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24612"  class="panel-layout" ><div id="pg-24612-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24612-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24612-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il Consiglio federale perde tre delle quattro votazioni al voto il 24 novembre, tra cui quella relativa all’ampliamento delle autostrade, una “batosta” per il fronte borghese. Ampio il “Röstigraben”, circa il 45% la partecipazione al voto. </h3>
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	<p>Dopo aver capitolato in marzo sulla 13<sup>a</sup> rendita AVS e in autunno sulla riforma sulla previdenza professionale, il fronte borghese – gli aderenti ai partiti storici di centro destra – ha temuto una “domenica horribilis”, non da ultimo di fronte a sondaggi che davano in calo di approvazione tutti i temi alle urne. Alla fine ha vinto perlomeno sulla proposta di finanziamento uniforme tra cure stazionarie e ambulatoriali – sostenuto in Parlamento anche da buona parte della sinistra. Un’approvazione però risicata, soprattutto di fronte alle forze in campo che vedevano promotori di un referendum solo un piccolo sindacato.</p>
<p><strong><u>Finanziamento uniforme: una riforma, molte attese</u></strong></p>
<p>I costi galoppanti della sanità, e dunque dei premi di cassa malati sono tra le prime preoccupazioni degli svizzeri. La politica è dunque chiamata – da tutti i fronti – a trovare contromisure. Il Parlamento, nel dicembre 2023 ha varato la riforma del finanziamento uniforme, approvata a stretta maggioranza (53,3%). Le cure ambulatoriali e stazionarie in Svizzera saranno dunque, a partire dal 2026 finanziate allo stesso modo: i Cantoni pagheranno poco più di un quarto del conto e le casse malati copriranno il resto.</p>
<p>È una delle riforme più profonde della legge federale sull’assicurazione malattie, che prevede l’obbligo assicurativo delle cure medico-sanitarie per tutte le persone che risiedono in Svizzera. L’esito ha messo in luce nuovamente il divario di opinioni tra i Cantoni germanofoni, tutti favorevoli alla riforma, e quelli francofoni, dove la quota di voti contrari ha superato il 65% a Ginevra e a Neuchâtel. In Ticino, ha accolto la revisione una stretta maggioranza dei cittadini.</p>
<p>Il futuro mostrerà se questa riforma, come hanno paventato i contrari, porterà a condizioni peggiori per il personale sanitario oppure se, come hanno dichiarato i favorevoli, permetterà di rafforzare le cure ambulatoriali e dunque contenere i costi nella sanità.</p>
<p><strong><u>Semaforo rosso per l’ampliamento dell’autostrada</u></strong></p>
<p>Probabilmente nessun osservatore politico avrebbe, qualche mese fa, puntato un franco su un esito di questo genere. La rete autostradale svizzera, concepita negli anni 60, equivale circa al 3% della rete stradale elvetica ma assorbe – cifre del 2023 – il 45% del traffico. Attraverso ampliamenti mirati nei punti più critici, Consiglio federale e Parlamento miravano a ridurre gli ingorghi ed evitare il traffico di aggiramento su strade cantonali e comunali.</p>
<p>Ma gli Svizzeri hanno detto, per certi versi clamorosamente, no (con il 52,7%) il segnale inviato è chiaro: ampliare le autostrade non è la soluzione che la popolazione predilige per far fronte all’aumento del traffico automobilistico. Questo segnale assume un valore particolare se si analizzano i risultati dei cantoni toccati dai sei progetti di ampliamento: a Ginevra il 57,1% delle persone votanti ha respinto il credito, nel Canton Vaud il 58,6%, a Zurigo il 51,6% e a Basilea-Città il 56,4%. Solo a San Gallo vi è stata una maggioranza per sostenere il raddoppio della galleria del Rosenberg. Si tratta della prima sconfitta in votazione popolare da parte del Consigliere federale incaricato del dossier, Albert Rösti.</p>
<p>Intanto il dibattito è già stato lanciato e la destra chiede ora una riduzione del sovraddazio sul carburante, dal momento che i fondi accumulati non verranno (almeno per ora) utilizzati.</p>
<p><strong><u>Una partita tirata premia gli inquilini </u></strong></p>
<p>La Svizzera, Paese di appartamenti e case in affitto per il 60% della popolazione, si è opposto alle due modifiche di legge in materia di disdetta del contratto di locazione e di subaffitto. A dire il vero si trattava di due adeguamenti “minori” al diritto di locazione, che tuttavia sono state impugnate dalle associazioni degli inquilini.</p>
<p>La rescissione facilitata del contratto per chi è proprietario dell’immobile è stata respinta con il 53,8% dei voti contrari. Anche in questo caso si intravvede un divario tra romandia e resto della Svizzera: a bocciarla sono stati i romandi, tra cui soprattutto Neuchâtel e Vaud. Tra i cantoni germanofoni, quello di Basilea Città ha visto trionfare il “no” con più decisione, seguito da Zurigo. Il Ticino e i Grigioni hanno votato invece a favore.</p>
<p>Anche l’esito della votazione sulla stretta sul subaffitto, che prevedeva l’obbligo di un’approvazione scritta da parte del proprietario e un termine massimo di due anni, ha visto la vittoria del “no”: a votare contro è stato il 51,6% dell’elettorato.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
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	<p>Ridurre i costi? Secondo i favorevoli i benefici sui premi a lungo termine saranno netti grazie alla promozione delle cure ambulatoriali. </p>
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	<p>Romandia vs resto della Svizzera: il più classico dei “Röstigraben”. Fonte: https://developer.srgssr.ch/apis/srgssr-polis/docs (Swissinfo.ch)</p>
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	<p>Partiti con i sfavori dei pronostici, i contrari alla fine l’hanno spuntata su Parlamento e Consiglio federale.</p>
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	<p>Tra i cantoni toccati da un ampiamento dei colli di bottiglia, solo San Gallo ha votato a favore del progetto. Fonte: https://developer.srgssr.ch/apis/srgssr-polis/docs (Swissinfo.ch)</p>
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	<p>Una domanda provocatoria che ha convinto una stretta maggioranza degli svizzeri</p>
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		><h3 class="widget-title">Disdetta per bisogno personale</h3>
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	<p>Romandia e alleati battono resto della Svizzera: il diritto di locazione non verrà modificato in relazione al fabbisogno del proprietario. Fonte: https://developer.srgssr.ch/apis/srgssr-polis/docs (Swissinfo.ch)</p>
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		><h3 class="widget-title">Sublocazione</h3>
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	<p>Romandia e alleati battono (ancora) resto della Svizzera: il diritto di locazione non verrà modificato in relazione alle condizioni di sublocazione.</p>
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Grazie ad Alain Berset, la Svizzera sarà più presente in Europa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/grazie-ad-alain-berset-la-svizzera-sara-piu-presente-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 17:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[alain berset]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/11/Berset_Buric-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Per la prima volta, uno svizzero è stato eletto alla guida del Consiglio d'Europa: il suo nuovo Segretario generale, Alain Berset, mira a rafforzare questa organizzazione internazionale. Ma potrebbe anche aiutare la Svizzera a migliorare il suo profilo in Europa. Situata nel cuore dell'Europa senza farne parte, la Svizzera segue un proprio percorso nel continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/grazie-ad-alain-berset-la-svizzera-sara-piu-presente-in-europa/">Grazie ad Alain Berset, la Svizzera sarà più presente in Europa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/11/Berset_Buric-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24579"  class="panel-layout" ><div id="pg-24579-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24579-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24579-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Per la prima volta, uno svizzero è stato eletto alla guida del Consiglio d'Europa: il suo nuovo Segretario generale, Alain Berset, mira a rafforzare questa organizzazione internazionale. Ma potrebbe anche aiutare la Svizzera a migliorare il suo profilo in Europa.</p>
<p>Situata nel cuore dell'Europa senza farne parte, la Svizzera segue un proprio percorso nel continente. Di conseguenza, di solito non viene invitata alle riunioni dei capi di Stato. Come mostrano regolarmente i sondaggi, la maggioranza degli svizzeri è scettica nei confronti dell'Unione europea (UE). I tentativi di avvicinare la Svizzera all'UE hanno difficoltà ad essere accettati politicamente, tanto è grande il timore che il Paese perda la propria sovranità e il proprio benessere. La maggioranza degli svizzeri sembra quindi accontentarsi del fatto che il proprio Paese svolga un ruolo secondario sulla scena politica europea.</p>
<p>È quindi degno di nota il fatto che, in primavera, tutti i partiti abbiano sostenuto la candidatura del socialista Alain Berset, Consigliere federale fino al 2023, alla carica di Segretario generale del Consiglio d’Europa. Dai Verdi alla frangia di destra dell'UDC, c'è stato un accordo unanime sul fatto che la Svizzera volesse cogliere la rara opportunità di occupare questa influente carica. E così è stato: Alain Berset è entrato in carica il 18 settembre 2024. Il 52enne occupa una splendida residenza a Strasburgo. È a capo di uno staff di oltre 1’800 persone e gestisce un budget di quasi 625 milioni di franchi svizzeri. È responsabile della direzione strategica del Consiglio d'Europa e lo rappresenta verso l'esterno. Succeduto alla croata Marija Pejčinović Burić, piuttosto riservata, Alain Berset colpisce per la sua autorità e la sua voglia di fare. Intende rafforzare il peso di questa organizzazione, che difende i diritti umani e comprende anche la Corte europea dei diritti umani (CEDU). Alain Berset potrebbe anche aiutare la Svizzera a migliorare il suo profilo: non tanto come difensore dei suoi interessi nazionali, ma come rappresentante di un Paese che media nei conflitti ed è orgoglioso della sua tradizione di “buoni uffici”.</p>
<p><strong>Il modo in cui la Svizzera partecipa al processo europeo</strong></p>
<p>Secondo Helen Keller, ex giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo, la Svizzera sarà meno isolata in Europa. «<em>Ha acquisito una figura importante in un'organizzazione di primo piano</em>», afferma la professoressa di diritto. Essere rappresentati in questa posizione chiave ha un significato particolare per la Svizzera, che non è membro dell'UE. Alain Berset ha tutte le carte in regola per rafforzare il posizionamento del Consiglio d'Europa.</p>
<p>Questo modo di partecipare all'Europa piace a molti. «<em>La Svizzera sarà rafforzata nel suo ruolo di mediatore</em>», afferma il politico dell'UDC Alfred Heer che presiede la delegazione svizzera presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) ed è contento di constatare che ora le viene mostrato molto più rispetto. «<em>È sempre utile avere un concittadino in una posizione chiave</em>». Alfred Heer sottolinea però che il Segretario generale ha degli obblighi nei confronti del Consiglio e dei suoi 46 Stati membri. Per lui, il fatto che Alain Berset non provenga da un Paese dell'UE è un vantaggio: «<em>Spero che il Consiglio d'Europa sia di nuovo in grado di svolgere un ruolo più attivo nella risoluzione dei conflitti</em>».</p>
<p><strong>La priorità di Alain Berset: l’Ucraina</strong></p>
<p>Il nuovo Segretario generale lo ha ripetuto più volte: intende fare del sostegno all'Ucraina una priorità. «<em>Il danno inflitto all'Ucraina deve essere compensato</em>», ha dichiarato. Per poter un giorno calcolare l'ammontare di questo danno, il Consiglio d'Europa intende documentare le conseguenze dell'aggressione russa. Alain Berset intende rafforzare l'organizzazione nel suo complesso. Vuole combattere la disinformazione e la manipolazione delle informazioni, che hanno assunto nuove forme grazie all'intelligenza artificiale. Quando è stato eletto, ha parlato della grande responsabilità che gli spetta. Il Consiglio d'Europa, ha detto, si batte per la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto. «<em>Sono questi i valori che danno stabilità al nostro continente e per i quali dobbiamo lottare giorno dopo giorno</em>».</p>
<p><strong>Un debole per le grandi cerimonie</strong></p>
<p>Alain Berset è una figura sovrana sulla scena internazionale. È carismatico, eloquente e sicuro di sé. In gioventù è stato un podista di successo ed è stato campione della Svizzera francese negli 800 metri. Il friburghese ha perseguito con determinazione anche la carriera politica. Nel 2003, all'età di 31 anni, è stato il più giovane eletto al Consiglio degli Stati. Nel 2011 è stato eletto in Consiglio federale.</p>
<p>In qualità di capo del Dipartimento federale degli interni, Alain Berset è stato responsabile in particolare della politica sanitaria e sociale. Nel 2018 e nel 2023 ha presieduto il governo svizzero e lo ha rappresentato ai massimi livelli. È in questo periodo che abbiamo scoperto il gusto di Alain Berset per le grandi cerimonie. Ad esempio, durante la visita di Stato del presidente francese Emmanuel Macron a Berna o durante i colloqui con Donald Trump e Olaf Scholz. Nella corsa al posto di Segretario generale, il romando ha guadagnato punti grazie alla sua etichetta di “statista svizzero”: i suoi rivali Indrek Saar (Estonia) e Didier Reynders (Belgio) non potevano vantare la stessa esperienza.</p>
<p>Alain Berset ha l'abitudine di gestire le crisi. La pandemia di coronavirus lo ha temprato. Da subito è stato sotto la luce dei riflettori. Ed è stato acclamato, come tutti i membri del Consiglio federale, per la moderazione dimostrata, nel confronto internazionale, nelle restrizioni imposte alla vita pubblica. Ciò non gli ha impedito di essere oggetto di aspre critiche da parte di coloro che si opponevano ad esempio alla limitazione dei contatti o all'uso di mascherine igieniche.</p>
<p>Durante la sua permanenza in Consiglio federale, Alain Berset ha dovuto affrontare anche un tentativo di ricatto da parte di una sua ex amante. Nell'estate del 2022, ha attirato l'attenzione dei media quando, durante un volo privato del Cessna 182 in Francia, è stato intercettato da due aerei da combattimento. Di fronte a tutti questi “affari”, il socialista ha dovuto rispondere a domande imbarazzanti, che ha respinto con disinvoltura. La sua nonchalance, per usare un termine usato dai suoi avversari, potrebbe essergli costata qualche punto di simpatia. Ma nel complesso, la sua immagine è rimasta positiva. Agli occhi degli svizzeri è stato il membro più influente del Consiglio federale, anche durante il suo ultimo anno in carica.</p>
<p>L’APCE ha quindi optato per una figura forte. «<em>L'origine gioca sempre un ruolo</em>», ha dichiarato Alain Berset al “Tages Anzeiger”. Ha portato Friburgo al Consiglio federale e ora porta la Svizzera al Consiglio d'Europa. A proposito: non è uno di quelli che criticano la sentenza della Corte EDU nel caso degli Anziani per il clima. La Svizzera ha ratificato la Convenzione sui diritti umani e si impegna ad attuare le decisioni della Corte di Strasburgo, rileva Alain Berset. «<em>Siamo al centro dell’Europa e i nostri valori sono anch’essi europei</em>».</p>
<p><em>Schweizer Revue</em><br />
<em>Eveline Rutz</em></p>
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	<p>Incontro con il suo successore: il Segretario generale del Consiglio d'Europa, Marija Pejcinovic' Buric', durante una visita in Svizzera nel settembre 2023, insieme ad Alain Berset, allora Presidente della Confederazione. Foto Keystone</p>
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	<p>Il futuro dell'Ucraina è una delle massime priorità di Alain Berset: lo aveva detto chiaramente già prima di essere eletto Segretario generale. Foto Keystone</p>
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	<p>Questa è l'immagine che gli svizzeri hanno di Alain Berset: un politico che raramente andava in giro senza il suo Borsalino. Durante la pandemia di coronavirus il suo cappello è diventato il suo marchio di fabbrica. Foto Keystone</p>
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		<title>I premi di cassa malati: dopo la nuova stangata una riforma che trova maggioranze?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-premi-di-cassa-malati-dopo-la-nuova-stangata-una-riforma-che-trova-maggioranze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 21:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/10/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I costi della sanità “fuori controllo”, il finanziamento uniforme sarà la risposta? È il giorno dell’anno più temuto dagli svizzeri: quello dell’annuncio da parte dell’Ufficio federale della sanità pubblica dei premi di cassa malati per l’anno successivo. Dopo due forti aumenti dei premi nel 2023 e 2024, a fine settembre è stato comunicato un nuovo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-premi-di-cassa-malati-dopo-la-nuova-stangata-una-riforma-che-trova-maggioranze/">I premi di cassa malati: dopo la nuova stangata una riforma che trova maggioranze?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/10/Senza-nome-4-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24517"  class="panel-layout" ><div id="pg-24517-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24517-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24517-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Il tema dei costi sanitari surriscalda gli animi ogni anno in autunno. Il 24 novembre è al voto una prima importante riforma, contro cui alcuni sindacati hanno lanciato il referendum. Al voto anche l’ampliamento delle strade nazionali e una modifica del diritto di locazione. </h3>
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	<p><strong>I costi della sanità “fuori controllo”, il finanziamento uniforme sarà la risposta? </strong></p>
<p>È il giorno dell’anno più temuto dagli svizzeri: quello dell’annuncio da parte dell’Ufficio federale della sanità pubblica dei premi di cassa malati per l’anno successivo. Dopo due forti aumenti dei premi nel 2023 e 2024, a fine settembre è stato comunicato un nuovo e forte incremento: nel 2025 il premio medio della cassa malati sarà di 378.70 franchi al mese, il che equivale a un aumento del 6% rispetto al 2024. Il motivo è presto detto: i premi seguono i costi, destinati a crescere anche in futuro a causa di terapie e medicamenti nuovi nonché dell’invecchiamento della popolazione. Ma, anche questo è noto, molte delle prestazioni erogate lo sono in modo poco efficiente, costituiscono doppioni o trattamenti non necessari. Per l’opinione pubblica è chiaro: la politica è chiamata ad agire. I tempi sono lunghi. Eppur qualcosa si muove. Il Parlamento ha concepito una prima “grande riforma”, che riguarda il finanziamento uniforme delle cure stazionario e ambulatoriali. Contro questa è stato lanciato il referendum e la palla è in mano ai cittadini il prossimo 24 novembre.</p>
<p><u>L’attuale finanziamento crea incentivi problematici</u></p>
<p>Iniziata nel 2009, la revisione dei finanziamenti delle cure ha impiegato in Parlamento quattordici anni di lavoro (!). Un’ampia maggioranza di parlamentari ha approvato il finanziamento uniforme delle prestazioni ambulatoriali e stazionarie (EFAS).</p>
<p>Le prestazioni stazionarie sono le cure che implicano il soggiorno di almeno una notte in ospedale: il costo di questi trattamenti viene pagato per il 55% dal contribuente, attraverso il proprio Cantone; il resto è a carico dell’assicurazione sanitaria obbligatoria, cioè delle persone che pagano i premi. Se invece si lascia l’ospedale il giorno stesso, si parla di trattamenti ambulatoriali, che sono finanziati dai premi dell’assicurazione sanitaria. Il progresso medico permette sempre di più di svolgere interventi in forma ambulatoriale, a beneficio del paziente, rispettivamente del suo portafoglio. Ma, essendo i costi ambulatoriali interamente coperti dalle casse malati, i premi nella sanità crescono maggiormente, malgrado i costi degli interventi siano inferiori.</p>
<p><u>Cosa prevede l’EFAS?</u></p>
<p>Con EFAS si introduce un sistema di finanziamento uniforme tra cure ambulatoriali e stazionarie e si stabilisce la stessa chiave di ripartizione: i Cantoni pagheranno almeno il 26,9% dei costi netti, mentre i premi di cassa malati finanzieranno un massimo del 73,1% degli stessi costi. Il cambiamento mira a eliminare i falsi incentivi del sistema. Oggi, come detto, le prestazioni ambulatoriali costano alle persone assicurate più delle cure stazionarie e le compagnie assicurative non hanno interesse a incoraggiare gli assicurati a scegliere le cure ambulatoriali. Secondo uno studio commissionato dall’UFSP il potenziale di risparmio può raggiungere i 440 milioni di franchi all’anno.</p>
<p><u>Consiglio federale e Parlamento a favore della riforma</u></p>
<p>La riforma ha il sostegno del Consiglio federale, della maggioranza dei partiti e di una folta alleanza di operatori del settore sanitario. Secondo loro, accelerando il passaggio verso i trattamenti ambulatoriali, EFAS si tradurrà anche in un risparmio per i cittadini che pagano i premi, in particolare grazie ai servizi di assistenza a domicilio. Inoltre andrà a tutto vantaggio degli operatori sanitari, che godranno di orari di lavoro più regolari e renderà più attrattive le professioni sanitarie.</p>
<p><u>Lanciato il referendum dai sindacati</u></p>
<p>Il voto si impone alla luce di un referendum lanciato dal Sindacato del personale dei servizi pubblici (VPOD), sostenuto anche dall’Unione sindacale svizzera (USS). Secondo loro le casse malati assumerebbero troppo potere nel campo della politica sanitaria. Secondo i referendisti  le casse malati sono in costante conflitto di interessi, poiché sono responsabili della gestione dell’assicurazione obbligatoria e al contempo alla ricerca di nuovi assicurati per le loro assicurazioni complementari. Inoltre ritengono che i cantoni stiano abbandonando le loro responsabilità, abdicando al loro dovere di garantire il finanziamento delle case anziani e di cura e dell’assistenza a domicilio. I sindacati temono anche un peggioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario e della qualità delle cure, poiché la questione dei costi avrebbe la priorità sulle necessità dei pazienti.</p>
<p><strong>Ampliare le strade nazionali: la parola al popolo</strong><strong></strong></p>
<p>L’A1 attraversa la Svizzera da est a ovest e, con 16’279 ore di ingorghi nel 2023, è la più toccata dai sovraccarichi di traffico. Come soluzione il Consiglio federale ha proposto al Parlamento il finanziamento di sei progetti di ampliamento delle autostrade – cinque nella Svizzera tedesca, uno in quella francese. Dopo l’approvazione del Parlamento, l’Associazione traffico e ambiente (ATA) e actif-trafic hanno lanciato un referendum sottoscritto da oltre 100’000 firme, il doppio di quanto necessario. Per questa ragione la palla è ora nel campo dei cittadini.</p>
<p><u>Cosa prevede lo sviluppo della rete stradale proposto dal Consiglio federale?</u></p>
<p>Nell’ambito del Programma di sviluppo strategico strade nazionali PROSTRA 2030, sono previsti progetti di costruzione per 11,6 miliardi di franchi per preservare il buon funzionamento della rete. Attraverso ciò il Consiglio federale vuole aumentare la disponibilità e la sicurezza delle strade nazionali, sopprimere i colli di bottiglia in luoghi strategici aumentando così la fluidità del traffico. Inoltre gli interventi mirano a decongestionare le città e i comuni, poiché evitando le code in autostrada si evita un riversamento del traffico di aggiramento sulle strade cantonali e comunali; questo fenomeno sta compromettendo la qualità di vita in varie zone del paese.</p>
<p>Secondo economiesuisse, la federazione delle imprese svizzere, nuove strade non aumentano il traffico, come suggeriscono i contrari. Negli ultimi decenni il traffico è aumentato nonostante lo sviluppo limitato: dal 1990, la rete stradale nazionale è cresciuta del 24% e il traffico del 139%. Le strade nazionali rappresentano solo il 3% della superficie stradale, ma assorbono il 45% del traffico. Lo sviluppo in votazione aumenterebbe la loro superficie solo di un duecentesimo.</p>
<p>Tra le fazioni favorevoli all’ampliamento delle strade vi sono i partiti di destra così come le associazioni degli automobilisti, tra cui TCS e autosuisse, e le organizzazioni economiche, come l’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) e, appunto, economiesuisse.</p>
<p><u>I motivi dei referendisti: «chi semina strade, raccoglie traffico</u><u>»</u></p>
<p>Secondo gli oppositori al PROSTRA, i progetti di pianificazione della rete stradale nazionale sono incompatibili con gli obiettivi climatici della Confederazione. Secondo loro il traffico stradale è già responsabile di un terzo delle emissioni di CO<sub>2</sub> in Svizzera. Secondo le cerchie ambientaliste, occorre sviluppare l’offerta dei trasporti pubblici piuttosto che ingrandire la rete autostradale. Infatti secondo loro ogni nuova strada crea un effetto di richiamo per ulteriore traffico: l’offerta creerebbe la domanda che sua volta porta ad un’eccessiva cementificazione della Svizzera. Inoltre, i costi delle nuove infrastrutture di 5,3 miliardi di franchi sarebbero esorbitanti.</p>
<p>Il fronte contrario raggruppa associazioni che si battono per la protezione dell’ambiente e del clima come Greenpeace, Birdlife, WWF e Alleanza climatica svizzera. Tra i partiti contrari vi sono i Verdi e il Partito socialista ma anche i Medici per l’ambiente e la Lega svizzera contro il rumore così come organizzazioni contadine quali Uniterre e l’Associazione dei piccoli contadini.</p>
<p><strong>Il paese degli inquilini discute una modifica del diritto locativo</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>La Svizzera è un Paese di affittuari, che costituiscono circa il 60% della popolazione. E anche se molti vorrebbero diventare proprietari di casa, la scarsità dell’offerta e di conseguenza i prezzi alti spesso ostacolano l’acquisto di un immobile. Tra i molti inquilini e i proprietari vi sta una legge sulla locazione che regola i loro rapporti.</p>
<p>Il Parlamento ha approvato due emendamenti alla legge sugli affitti, volti a contrastare il subaffitto abusivo e semplificare la rescissione anticipata del contratto da parte del locatore. Le associazioni degli inquilini non ci stanno e hanno lanciato un doppio referendum. La decisione è dunque in mano al popolo.</p>
<p><u>Obiettivi della proposta di legge sulla sublocazione abusiva e dell’uso personale</u></p>
<p>Il nuovo testo permette ai proprietari di immobili più possibilità di opporsi al subaffitto della loro proprietà. Se approvata la legge, gli inquilini dovranno ottenere il consenso scritto del padrone di casa per il subaffitto, mentre il locatore potrà rifiutarlo se supera i due anni o se non è stato informato esaustivamente dall’inquilino.</p>
<p>Il secondo adattamento riguarda l’uso personale da parte dei proprietari immobiliari. Quando un proprietario vende un immobile, i contratti di locazione in corso vengono trasferiti all’acquirente. Attualmente, quest’ultimo può disdire anticipatamente i contratti di affitto di locali residenziali o commerciali se riesce a dimostrare una necessità specifica e urgente. Ma se impugnata da parte degli inquilini, la procedura può durare diversi anni. Nella proposta di legge il concetto di necessità urgente viene abbandonato e sostituito da quello di “necessità significativa e attuale”, misurata sulla base di una “valutazione oggettiva” che deve ancora essere specificata dal Tribunale federale.</p>
<p><u>Inasprimento eccessivo ai danni degli inquilini o lotta contro gli abusi? </u></p>
<p>I proprietari immobiliari parlano di revisioni mirate ed eque che non incidono sugli affitti, denunciando come un proprietario talvolta sia costretto ad aspettare fino a tre o quattro anni per beneficiare della sua proprietà per necessità urgenti. Inoltre i diritti di opposizione degli inquilini rimangono invariati. Secondo i sostenitori del testo la modifica che definisce più chiaramente le condizioni per il subaffitto proteggerà da abusi sia i proprietari che gli inquilini. Attualmente infatti verrebbero tolti molti appartamenti dal mercato e subaffittati con margini significativi. Questo non è a vantaggio degli inquilini. Non da ultimo, gli studenti che vivono in appartamenti condivisi potranno stipulare un contratto di locazione con uno o più coinquilini o continuare a subaffittare una stanza per un periodo illimitato, se il proprietario non fissa un limite di tempo.</p>
<p>Dal canto suo, l’Associazione per la difesa degli inquilini (ASLOCA) che ha lanciato il referendum raccogliendo le firme, ritiene che la “riforma” non risponde ad alcuna esigenza e complica i rapporti tra inquilini e proprietari. I contrari vedono nella modifica per l’uso personale del locatario uno smantellamento dei meccanismi di protezione degli inquilini contro le rescissioni ingiuste. Temono infatti che i proprietari potranno disdire così i contratti di affitto troppo facilmente, e questo anche quando si tratta di accettare o rifiutare il subaffitto. Sempre secondo le cerchie a difesa degli inquilini gli affitti sarebbero dovuti diminuire a causa dei bassi tassi di interesse. Questo non è accaduto poiché i locatari approfitterebbero del fatto che gli affitti vengono aumentati ben oltre i limiti autorizzati, soprattutto al momento del cambio di inquilini.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>Chi semina strade, raccoglie traffico? Su questa domanda il 24 novembre si dividono gli animi</p>
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	<p>Luci o ombre sulle due modifiche al diritto di locazione? Lo deciderà il popolo il 24 novembre</p>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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		<title>Un’altra batosta per Governo e Parlamento su un tema previdenziale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/unaltra-batosta-per-governo-e-parlamento-su-un-tema-previdenziale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 09:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Ottobre 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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		<category><![CDATA[previdenza Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/09/Senza-nome2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Terza bocciatura di una riforma LPP in 14 anni Come il resto dell’occidente, anche la Svizzera ha un problema: la popolazione vive sempre più a lungo, ciò che mette sotto pressione i sistemi previdenziali. Una complicazione per l’AVS (il primo pilastro), dove sempre meno lavoratori attivi devono finanziare le rendite di sempre più pensionati. Ma</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/unaltra-batosta-per-governo-e-parlamento-su-un-tema-previdenziale/">Un’altra batosta per Governo e Parlamento su un tema previdenziale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/09/Senza-nome2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24354"  class="panel-layout" ><div id="pg-24354-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24354-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24354-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Bocciata con proporzioni ben oltre le aspettative la riforma della LPP. Il 22 settembre dalle urne è risultato un secco No anche all’iniziativa sulla biodiversità. Al 45% la partecipazione al voto.</h3>
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	<p><strong>Terza bocciatura di una riforma LPP in 14 anni</strong></p>
<p>Come il resto dell’occidente, anche la Svizzera ha un problema: la popolazione vive sempre più a lungo, ciò che mette sotto pressione i sistemi previdenziali. Una complicazione per l’AVS (il primo pilastro), dove sempre meno lavoratori attivi devono finanziare le rendite di sempre più pensionati. Ma è una sfida anche per il secondo pilastro, ossia le casse pensioni regolate dalla Legge sulla previdenza professionale (LPP). In questo caso, il sistema prevede che lavoratori e datori di lavoro versino dei contributi durante la vita attiva del lavoratore, il quale, una volta in pensione, riceverà il capitale accumulato attraverso una rendita. Il problema è che questo capitale, secondo il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento, dovrebbe ora essere riversato al pensionato in rendite (fette di capitale) minori, dal momento che mediamente vive più a lungo. Un primo tentativo di ridurre il cosiddetto tasso di conversione è fallito – con una secchissima maggioranza – nel 2010, un secondo nel 2020. Anche la recente riforma approvata da praticamente tutti i partiti borghesi non ha trovato maggioranze alle urne. Anzi, è stata bocciata sonoramente con il 67,1% dei voti. I sondaggi davano il fronte del Sì in calo, mentre un No era ormai preventivato, ma non in queste proporzioni. Nemmeno un cantone si è pronunciato in modo favorevole alla riforma: nei Grigioni, i contrari hanno raggiunto il 62,3%, in Ticino il 61,7%. Nella Svizzera tedesca, si va da un 61,3% di no a Lucerna, a un 71,9% a Soletta, a un 69,2% a Berna e un 67% ad Argovia. La bocciatura è ancora più ampia nella Svizzera romanda, con un 76,9% di no a Neuchâtel, 73% a Ginevra, 72,6% nel Canton Vaud e 71% in Vallese.</p>
<p>La bocciatura così netta ha sorpreso gli analisti anche perché la riforma era ampia e non prevedeva solo la riduzione del tasso di conversione. Secondo il Governo, la nuova LPP avrebbe migliorato la previdenza per la vecchiaia dei redditi più bassi, grazie all’aumento dei contributi salariali e a una soglia di ingresso inferiore. Al centro dell’attenzione e della campagna dei favorevoli erano soprattutto le donne, che spesso lavorano part-time e guadagnano meno. Secondo studi pubblicati in vista dell’appuntamento alle urne, 265'000 persone avrebbero beneficiato di una rendita supplementare, mentre in 100'000 avrebbero avuto la possibilità per la prima volta di poter risparmiare nell’ambito del secondo pilastro.</p>
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	<p><strong>Sinistra e sindacati nuovamente vincenti su un tema previdenziale</strong></p>
<p>Dopo il successo in marzo con l’approvazione della 13ma rendita AVS, i sindacati e la sinistra trionfano nuovamente su un tema previdenziale. Nei commenti alla votazione, i sindacati hanno indicato che la popolazione non può sopportare altri tagli. Quale possibile soluzione per trovare l’accordo dei sindacati stessi, invece, la sinistra ritiene che anche nel sistema del secondo pilastro sia necessario introdurre un elemento di solidarietà. Oggi questo elemento è presente solo nel sistema a ripartizione dell’AVS.</p>
<p>Governo e Parlamento saranno ora chiamati a trovare una nuova soluzione. Su una cosa sono d’accordo tutti: sarà un compito arduo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>Unanimità tra i cantoni: questa riforma LPP non ha convinto il popolo<br />
Fonte: https://developer.srgssr.ch/apis/srgssr-polis/docs (Swissinfo.ch)</p>
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	<p>Terza bocciatura su tre per le riforme LPP. Gli argomenti di sinistra hanno nuovamente (stra)convinto la popolazione svizzera. </p>
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	<p><strong>Biodiversità sì, ma senza estremismi</strong></p>
<p>Più superfici e più fondi pubblici a favore della natura e della biodiversità. In sostanza era questa la rivendicazione dell’iniziativa per la biodiversità che però non ha trovato i favori del popolo ed è stata boccata dal 63% dei votanti.</p>
<p>Solo un cantone e un semicantone hanno approvato la proposta popolare: Ginevra e Basilea Città.</p>
<p>Secondo il Consigliere federale Albert Rösti, responsabile del Dipartimento federale dell’ambiente, il popolo non si è opposto alla protezione ma piuttosto all’introduzione di regole più severe che avrebbero reso più difficile la ponderazione degli interessi tra protezione e utilizzo della natura. La campagna del No aveva infatti messo l’accento in modo importante sugli ostacoli che l’iniziativa avrebbe creato allo sviluppo delle energie rinnovabili, un altro obiettivo più volte confermato alle urne dalla popolazione.</p>
<p>Tra i grandi oppositori al testo in votazione vi era l’Unione svizzera dei contadini (USC), che per l’ennesima volta è uscita vincente su un tema ambientale negli ultimi anni. Secondo l’USC i cittadini svizzeri hanno riconosciuto l’impatto negativo che un sì alle urne avrebbe avuto sulla produzione alimentare, sull’espansione delle energie rinnovabili e sull’industria edilizia. I contadini si rallegrano inoltre che non verranno ridotte le superfici agricole.</p>
</div>
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	<p><strong>Per i fautori dell’iniziativa è «un’occasione persa»</strong></p>
<p>Con il fallimento dell’iniziativa sulla biodiversità è stata persa un’occasione per preservare il nostro patrimonio naturale, essenziale per la qualità di vita e l’economia della Svizzera, ha commentato il Partito dei Verdi liberali, parte dell’alleanza a difesa dell’iniziativa. Secondo i Verdi, invece, è “un fatto scientifico incontestabile che la biodiversità in Svizzera si trovi in uno stato allarmante” e chi ha lottato o a favore dell’iniziativa non è stato in grado di spiegare abbastanza l’importanza della biodiversità e quanto questa sia essenziale per la vita.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em></p>
</div>
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	<p>Nettamente contrarie le regioni alpine, soli due Città-cantoni favorevoli<br />
Fonte: https://developer.srgssr.ch/apis/srgssr-polis/docs (Swissinfo.ch)</p>
</div>
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	<p>Ancora un No ad un’iniziativa per la protezione del clima</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Gazzetta ha bisogno di te.</h3>
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