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Troppi e troppo pochi?

Il 14 giugno prossimo i cittadini sono chiamati alle urne su due temi: l’iniziativa “per la sostenibilità” dell’UDC che teme una Svizzera “sovraffollata” e la revisione della legge sul servizio civile che vuole porre un freno all’esodo dal… servizio militare.

L’aperitivo dei Bilaterali III

L’iniziativa popolare “No a una Svizzera di 10 milioni”, promossa dall’Unione Democratica di Centro (UDC), mira a introdurre un tetto massimo alla popolazione residente in Svizzera, collegando esplicitamente la crescita demografica alle sfide ambientali e infrastrutturali del Paese.

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Al centro delle varie richieste vi è la fissazione di un limite alla popolazione svizzera – indicativamente sotto la soglia dei 10 milioni di abitanti – per evitare, secondo i promotori, un’eccessiva pressione su territorio, risorse naturali e servizi pubblici. L’iniziativa sostiene che la crescita demografica, trainata in larga parte dall’immigrazione, sia uno dei fattori principali del consumo di suolo, dell’aumento del traffico e delle emissioni di CO2.

Meno immigrazione

Per raggiungere questo obiettivo, il testo prevede un controllo più rigido dell’immigrazione, con la possibilità di introdurre contingenti o limiti annuali. Qualora la popolazione si avvicinasse alla soglia stabilita, l’iniziativa prevede l’obbligo per il Consiglio federale di intervenire. Inoltre, viene richiesta la revisione o la denuncia di accordi internazionali, se questi sono ritenuti incompatibili con il contenimento demografico, in particolare quelli relativi alla libera circolazione delle persone.

“Un freno necessario e urgente”

Secondo l’UDC, la sostenibilità ambientale passa da una gestione più restrittiva della crescita della popolazione. Tra i punti citati regolarmente vi è la protezione del paesaggio e delle superfici agricole, la riduzione della congestione urbana e del traffico, il contenimento dei costi infrastrutturali e sociali o la preservazione della qualità della vita. L’iniziativa collega così la sostenibilità non solo a politiche climatiche o energetiche, ma anche a una visione demografica più contenuta.

Ampio fronte contrario preoccupato per l’economia e le relazioni con l’UE

I detrattori – tra cui praticamente tutti i partiti al di fuori di UDC e UDC, ambienti economici e diverse organizzazioni – contestano l’impostazione dell’iniziativa poiché ritengono che la sostenibilità dipenda soprattutto da innovazione, efficienza energetica e politiche climatiche, non dal numero di abitanti. Di fronte a una carenza di manodopera in tutta Europa, soprattutto gli ambienti economici avvertono che limitare l’immigrazione potrebbe avere effetti negativi sull’economia, in particolare sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale.

Un dibattito più ampio, aperitivo dei Bilaterali III

La proposta si inserisce in un dibattito crescente sul futuro demografico della Svizzera, dove la popolazione continua ad aumentare e si avvicina progressivamente alla soglia simbolica dei 10 milioni. Il voto sull’iniziativa funge anche da “apripista” al dibattito che contraddistinguerà il voto sugli Accordi bilaterali III, previsto nel corso del 2027. Il legame tra questi e l’iniziativa “No a una Svizzera di 10 milioni” è infatti diretto e potenzialmente conflittuale, perché entrambe le questioni toccano il tema centrale della libera circolazione delle persone.

Infatti, al centro del nuovo pacchetto di accordi resta l’accesso al mercato europeo, che è strettamente legato all’accettazione della libera circolazione. Quest’ultima crea punti di frizione con l’iniziativa al voto in giugno che, al contrario, mira a limitare la crescita della popolazione, ridurre o contingentare l’immigrazione a costo di rimettere in discussione accordi internazionali esistenti.

La libera circolazione delle persone, parte degli accordi bilaterali con l’UE, non consente limiti unilaterali rigidi all’immigrazione. È così prevedibile che, se l’iniziativa venisse accettata, la Svizzera potrebbe essere costretta a negoziare modifiche ai Bilaterali oppure addirittura denunciare l’accordo sulla libera circolazione. Questo avrebbe effetti a catena, perché gli accordi bilaterali sono spesso collegati dalla cosiddetta “clausola ghigliottina”: la caduta di uno può compromettere anche gli altri.

Servizio civile: un ritorno alle origini?

All’ombra dell’animato dibattito che accompagna la Svizzera al voto sull’iniziativa dei 10 milioni, gli elettori saranno chiamati a esprimersi anche sulla revisione della legge federale sul servizio civile.

La riforma, voluta da Consiglio federale e Parlamento, nasce da una constatazione: il numero di persone che scelgono il servizio civile è cresciuto costantemente negli ultimi anni, superando le 7’000 ammissioni annue. Secondo il Governo, questa tendenza rischia di indebolire l’esercito, privandolo soprattutto di personale già formato. Il servizio civile, nella logica costituzionale svizzera, è infatti concepito come un’alternativa in casi eccezionali per chi dimostra un conflitto di coscienza, non come una libera scelta rispetto al servizio militare.

Misure per evitare di aggirare l’obbligo di prestare servizio

La modifica della legge introduce una serie di misure per rendere meno attrattivo il passaggio dal militare al civile. Tra i punti principali vi è una durata minima di 150 giorni di servizio civile, anche per chi ha pochi giorni militari residui, l’applicazione del fattore 1,5 (più giorni rispetto al militare) anche a sottufficiali e ufficiali, e l’obbligo di prestare servizio ogni anno, riducendo la flessibilità attuale. Inoltre, sono previste limitazioni per alcune professioni, come medici e studenti di medicina e restrizioni per chi ha già completato gran parte del servizio militare. L’obiettivo dichiarato è ridurre i passaggi dall’esercito al servizio civile e garantire effettivi sufficienti per la difesa nazionale.

“Necessario preservare la forza dell’esercito”

Il Governo e la maggioranza parlamentare sostengono la revisione ritenendola necessaria per preservare la capacità operativa dell’esercito e della protezione civile, evitando che il servizio civile diventi un’alternativa più conveniente. L’obiettivo dei difensori della nuova legge è ristabilire un equilibrio tra i due sistemi di servizio.

“Un pericolo per i settori sociali e sanitari”

Il referendum contro la legge è stato lanciato da organizzazioni della società civile e movimenti politici, che criticano l’inasprimento delle condizioni per poter optare per il servizio civile. Gli oppositori sostengono che la revisione ridurrebbe drasticamente il numero di civilisti disponibili, penalizzerebbe settori che beneficiano del loro lavoro (sociale, sanitario, ambientale) e non risolverebbe realmente i problemi dell’esercito.

Al di là degli aspetti tecnici, il voto del 14 giugno tocca una questione più ampia: che ruolo deve svolgere il servizio civile nella società svizzera? Per i sostenitori della riforma deve restare un’eccezione rigorosa, mentre per gli oppositori, rappresenta un pilastro complementare al servizio militare, da non restringere.

Angelo Geninazzi

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OSE

Il Consiglio degli Svizzeri all’estero raccomanda di votare no all’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!»

Numerosi svizzeri all’estero provenienti da tutto il mondo si sono riuniti lo scorso 20 marzo 2026 a Berna in occasione della seduta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), il “Parlamento della Quinta Svizzera”. All’ordine del giorno figurava, tra l’altro, l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)”. Il Consiglio ha sottolineato l’importanza della libera circolazione delle persone per gli svizzeri all’estero e ha raccomandato di respingere l’iniziativa.

Oltre cento delegati del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), massimo organo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), si sono riuniti al Kursaal di Berna e online per la loro prima seduta del 2026. Oltre alle trattande statutarie, il Consiglio si è occupato di un tema politico attuale che riguarda molto direttamente la Quinta Svizzera: i delegati hanno invitato a respingere l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)” nella votazione del 14 giugno.

L’iniziativa mette in discussione la libera circolazione delle persone

Il 57% di tutti gli svizzeri all’estero, ossia circa 475’000 persone, vive in uno Stato dell’UE o dell’AELS. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) disciplina le loro condizioni di soggiorno e di lavoro. Questo accordo, centrale per gli svizzeri all’estero, sarebbe messo in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”: qualora la popolazione superasse i dieci milioni e non si riuscisse a negoziare una deroga eccezionale con l’UE, secondo il Consiglio federale, la Svizzera dovrebbe revocare l’ALC. Ciò creerebbe notevoli incertezze per quanto riguarda i diritti di soggiorno, l’insediamento nonché le prospettive di rientro delle famiglie svizzere all’estero, in particolare nelle situazioni binazionali.

Per questo motivo, il Consiglio degli Svizzeri all’estero si è espresso a favore della libera circolazione delle persone e ha fatto appello al corpo elettorale svizzero affinché respinga l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”.

A proposito dell’OSE:

L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), SwissCommunity, informa, mette in rete, consiglia e rappresenta oltre 826 700 svizzeri all’estero. È editrice della rivista indipendente Schweizer Revue e organizza il Congresso degli Svizzeri all’estero. Per i giovani svizzeri all’estero dai 15 ai 18 anni, l’OSE organizza campi in Svizzera. Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) è l’organo supremo dell’OSE e il “Parlamento” della Quinta Svizzera. Il CSE è riconosciuto dalla Confederazione come voce ufficiale degli svizzeri all’estero.

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