In questa nuova rubrica, vi accompagniamo attraverso la Svizzera e i suoi 26 cantoni. Un cammino a tappe, lento e curioso, che esplora storie, paesaggi e volti che hanno contribuito a costruire la nostra identità svizzera. Racconteremo il passato per comprendere il presente e guarderemo all’oggi per intuire il domani. Cantone che scopri, memoria che si risveglia. Pronti, partenza, via: benvenuti nel Canton Uri!
TAPPA 1: CANTON URI
C’è un punto, nel cuore della Svizzera, dove le montagne sembrano stringersi per custodire una promessa. All’alba, quando la luce scivola sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e risale lentamente le pareti rocciose, Uri appare così: essenziale, severo, silenzioso. È da qui che comincia il nostro cammino attraverso la Svizzera federale.
Uri non è grande, non è rumoroso, non è appariscente. Eppure, nella memoria collettiva svizzera, occupa uno spazio enorme. Qui il paesaggio non è solo sfondo: è protagonista. Le montagne hanno modellato il carattere delle persone, le vie di transito e comunicazione, e hanno segnato la storia politica del Paese. Al confine tra nord e sud dell’Europa, Uri ha scritto pagine decisive della storia svizzera.
Nel XIII secolo che Uri entra nel racconto fondativo della Svizzera. Cantone rurale, formalmente soggetto al Sacro Romano Impero, ottiene presto un ruolo strategico grazie al controllo delle vie alpine, decisive per i commerci e per i collegamenti tra nord e sud dell’Europa. Da questa centralità nasce anche l’esigenza di proteggere l’autonomia locale e garantire la sicurezza. È in questo contesto che, nell’agosto del 1291, le comunità di Uri, Svitto e Nidvaldo rinnovarono un’alleanza di mutua difesa per proteggersi dalle violenze esterne, rifiutare giudici stranieri e confermare i rapporti di potere esistenti. Il documento parlava di aiuto reciproco, arbitrato dei conflitti e punizione per omicidi e incendi. Più che una rivoluzione, fu un patto di pace tra comunità alpine consapevoli della propria forza e della propria fragilità. Secondo la tradizione, il luogo simbolo di questo patto è il prato del Rütli, affacciato sul Lago dei Quattro Cantoni e protetto dalle montagne. Qui, si racconta, uomini liberi dei tre cantoni si sarebbero giurati sostegno reciproco. La scena, attestata solo da racconti tardomedievali e dalla letteratura moderna, è stata sovrapposta al Patto del 1291 trasformandolo in simbolo di libertà e solidarietà. Con la nascita dello Stato federale nel 1848, il patto divenne mito fondativo della Confederazione. La scuola, le celebrazioni e la memoria pubblica hanno fissato nel cuore dei cittadini l’immagine del giuramento del Rütli per l’eternità. Nel 1899, il 1° agosto venne quindi scelto come festa nazionale per commemorare questo gesto, ancora oggi simbolo di unità e appartenenza, radicato simultaneamente nella storia e nel mito. Oggi, il Rütli rappresenta una memoria condivisa.
Uri diventa così uno dei cantoni fondatori della nostra Svizzera, simbolo di autodeterminazione e responsabilità collettiva. Tra queste valli prende forma anche la leggenda di Guglielmo Tell, figura che attraversa Uri come un’eco potente e incarna ancora oggi un’idea di libertà radicata nella quotidianità più che nella retorica. Arciere, padre, uomo libero: la leggenda narra il suo rifiuto di piegarsi all’autorità arbitraria del balivo Gessler, il gesto drammatico della mela posta sulla testa del figlio e la successiva ribellione – fiamma di una coscienza collettiva. Pur priva di certezza storica, il racconto si intreccia con eventi reali: le tensioni tra i cantoni rurali e le autorità imperiali nel XIII secolo, la volontà di autonomia e l’aspirazione a leggi condivise, tutte sfumature che il mito racchiude in un unico gesto eroico. Ancora oggi, Tell non è un eroe lontano, ma una presenza fiera: nella piazza di Altdorf, nei racconti patriotici e nell’immaginario collettivo.
Altdorf, capoluogo e cuore amministrativo del cantone, vive in equilibrio tra misura e vita quotidiana: la piazza, il monumento a Guglielmo Tell, i caffè discreti. Qui si cammina molto, si osserva, si ascolta. Le montagne non sono un’idea romantica, ma una presenza reale, che detta ritmi e scelte.
Oggi Uri resta uno dei cantoni più piccoli e montuosi della Svizzera, estendendosi dal Lago dei Quattro Cantoni fino alle imponenti cime del Gottardo. Con poco più di mille chilometri quadrati e una popolazione esigua ma profondamente radicata, conserva un legame forte con la sua terra: ogni valle e ogni paese raccontano storie di continuità e resilienza. Il territorio resta per lo più selvaggio: boschi, alpeggi e rocce d’alta quota dominano il paesaggio, mentre le aree abitate si concentrano lungo la Reuss e ad Andermatt. Grazie a queste meraviglie naturali, il turismo è un motore vitale per la regione, con resort alpini, investimenti internazionali e dibattiti accesi su paesaggio, seconde case e identità locale.
Siamo pronti a lasciare Uri, con la consapevolezza che qui tutto parla di origine e di un’idea di convivenza fondata sulla responsabilità reciproca. Seguendo le acque del lago e le vie della storia, ripartiamo verso un altro cantone fondatore, dove l’identità svizzera assume nuove sfumature. Il cammino prosegue verso la prossima tappa: il Canton Svitto.
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Scheda Canton Uri
Capoluogo: Altdorf
Lingua: tedesco
Data di ingresso CH: 1291
Superfice: 1'077 km2
Numero residenti: 37'931 (2023)
Montagna più alta: Dammastock (3’630m)
*Stemma: Lo stemma di Uri mostra una testa di bue nera con anello dorato su fondo giallo. L’animale richiama probabilmente l’uro (aurochs), bovino ormai estinto, e dà un curioso carattere primordiale al cantone.
Uno scorcio della capitale Altdorf e il suo monumento a Guglielmo Tell (Uri Tourismus)
Con le sue 46 (!) teleferiche, il Canton Uri è considerato l’Eldorado delle teleferiche in Svizzera (Uri Tourismus)
Uno scorcio sul lago dei 4 cantoni dalla strada alta del Schächertal (Uri Tourismus)
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