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	<title>Edizione Dicembre 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Dicembre 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>I Verdi ci credono: lanciata la candidatura per il Consiglio federale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 22:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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	<p>Le elezioni federali si sono concluse domenica 24 novembre, con l’attribuzione degli ultimi quattro mandati nel Consiglio degli Stati. L’onda verde che ha travolto il Consiglio nazionale è stata percepita anche nella camera dei Cantoni, anche se con meno violenza. Complice il sistema di voto maggioritario (e non proporzionale, come per il Consiglio nazionale), le proporzioni dello spostamento verso le aree ambientaliste è stato più contenuto.</p>
<p><strong>Parecchie sorprese</strong><br />
Le domeniche elettorali per le elezioni dei diversi Consiglieri agli Stati hanno riservato alcune sorprese, anche piuttosto clamorose. Tra queste vi è sicuramente la non-rielezione di Filippo Lombardi, Vicepresidente dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero, a cui i Ticinesi hanno preferito per una manciata di voti (soli 45!) la socialista Marina Carobbio. Lombardi lascia così la politica nazionale dopo 20 anni da Consigliere agli Stati e un palmares non indifferente di progetti condotti in porto. Anche la presidente del Verdi Regula Rytz, eletta in Consiglio nazionale, non ha superato nel Canton Berna lo scoglio dell’elezione nella camera dei Cantoni.</p>
<p><strong>I Verdi sciolgono le riserve e puntano al Consiglio federale</strong><br />
Il 21 novembre la stessa Presidente dei Verdi, Regula Rytz ha convocato una conferenza stampa e annunciato la sua candidatura. Rytz ha giustificato le sue ambizioni argomentando che «la politica necessita di nuove soluzioni e maggiore attenzione alle questioni climatiche: l’ambiente è sotto pressione e il problema è riconosciuto da più persone».<br />
Rytz non ha nascosto di puntare a uno dei due seggi del PLR e propone una nuova formula magica nella quale vanno attribuiti due seggi ai due principali partiti (UDC e PS) e uno ciascuno ai tre seguenti (PLR, PPD e Verdi). Saranno i parlamentari eletti a eleggere il Consiglio federale, l’11 dicembre, durante la prima sessione della nuova legislatura. Gazzetta Svizzera ne parlerà esaustivamente nella sua edizione di gennaio 2020.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi </em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>È fondamentale che gli Svizzeri all’estero siano presi in considerazione nelle decisioni politiche</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/gli-svizzeri-all-estero-devono-essere-presi-in-considerazione-nelle-decisioni-politiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 22:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Ariane_Rustichelli_2gross-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Intervista esclusiva della Gazzetta a Ariane Rustichelli, Direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Tra i suoi temi centrali: l’introduzione dell’e-voting. Ariane Rustichelli, cosa la affascina in particolare nel suo compito di rappresentare gli Svizzeri all’estero? L’idea che il mio lavoro aiuti a difendere gli interessi dei 760’000 Svizzeri all’estero è importante per me. Questo rappresenta un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Ariane_Rustichelli_2gross-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-12009"  class="panel-layout" ><div id="pg-12009-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-12009-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-12009-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Intervista esclusiva della Gazzetta a Ariane Rustichelli, Direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Tra i suoi temi centrali: l’introduzione dell’e-voting.</p>
<p><strong>Ariane Rustichelli, cosa la affascina in particolare nel suo compito di rappresentare gli Svizzeri all’estero? </strong><br />
L’idea che il mio lavoro aiuti a difendere gli interessi dei 760’000 Svizzeri all’estero è importante per me. Questo rappresenta un valore che mi sta molto a cuore, ossia difendere gli interessi di persone che hanno bisogno. Nel caso degli Svizzeri all’estero il loro apporto politico, economico, culturale e sociale per il nostro paese non è ancora sufficientemente (ri-)conosciuto in Svizzera. Il crescente aumento della mobilità internazionale fa in modo che è e sarà sempre più importante in futuro che gli Svizzeri all’estero siano presi in considerazione nelle decisioni politiche. Parliamo del 10% della nostra popolazione che ha un impatto molto importante sulla nostra economia e che permette di rafforzare i legami della Svizzera con il resto del mondo. Gli Svizzeri all’estero sono dei creatori di legami. Essi esportano le nostre conoscenze, i nostri valori all’estero e danno al nostro paese una visibilità internazionale. Quale contropartita, fanno beneficiare la Svizzera delle loro reti e delle conoscenze acquisite.</p>
<p><strong>Come interpreta la forte diminuzione dell’affluenza alle urne degli Svizzera all’estero alle ultime elezioni parlamentari? Cosa significa questo per il dibattito sull’e-voting?</strong><br />
Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, la mancata disponibilità dell’e-voting. Nel 2015 quattro cantoni (BS, GE, LU, NE) avevano permesso ai loro concittadini all’estero di votare attraverso Internet. In questi cantoni il tasso di partecipazione è fortemente diminuito nel 2019 riducendosi di quasi un terzo. Lo stesso fenomeno di regressione è stato osservato negli altri 8 cantoni che conteggiano separatamente i voti dei loro concittadini dell’interno e dell’estero. La diminuzione del tasso di partecipazione ha raggiunto il 10%. È il segnale di una sorta di stanchezza nell’ambito dell’esercizio dei diritti politici e anche una conseguenza del progetto di e-voting momentaneamente accantonato. Ricordiamo che, nel 2015, esistevano 3 sistemi di voto elettronico che venivano utilizzati in 14 cantoni. Oggi, siamo ad un punto morto. Ciò di cui bisogna tener conto per quanto concerne il tasso di partecipazione degli Svizzeri all’estero alle elezioni federali 2019 è che la possibilità di votare attraverso Internet influenza direttamente la partecipazione. Questo rafforza la posizione dell’OSE che chiede l’introduzione entro il 2023 di un sistema di voto elettronico sicuro e il cui finanziamento sia garantito. Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), il nostro organo supremo, ha adottato, in occasione della sua seduta del mese di agosto 2019 a Montreux, una risoluzione in questo senso. Questa chiede al Consiglio federale di assumere un ruolo di leadership in questo progetto.</p>
<p><strong>Non ci sono mai stati così tanti Svizzeri all’estero candidati al Consiglio nazionale. È esagerato affermare che i partiti considerano gli Svizzeri all’estero solo prima delle elezioni, ma poi dimenticano i loro problemi durante la legislatura? Quali insegnamenti può trarre l’OSE dalle elezioni 2019?</strong><br />
Esiste evidentemente una chiara strategia di marketing politico nel posizionamento dei partiti. Allo scopo di raggiungere il maggior numero di persone, essi allestiscono liste separate rivolte ad un pubblico particolare: giovani, donne o anche gli Svizzeri all’estero. Non vi sono dunque, in tal senso, comportamenti particolari dei partiti nei confronti degli Svizzeri all’estero.<br />
Ma è evidente che la nostra organizzazione fa in modo che le promesse elettorali si concretizzino in azioni e che le aspettative degli Svizzeri all’estero non restino lettera morta. È la dimensione politica della nostra azione. E possiamo contare per questo su una solida rete di parlamentari federali che portano queste preoccupazioni in Parlamento.</p>
<p><strong>Questa volta non è stato eletto nessuno Svizzero all’estero. Una provocazione: se tutti i 760’000 Svizzeri all’estero esercitassero il loro diritto di voto, avrebbero più potere e probabilmente disporrebbero anche di alcuni rappresentanti a Berna. Gli Svizzeri all’estero hanno davvero voglia di decidere su cosa succede in Svizzera? L’Italia dispone ad esempio di un circondario “Svizzera”. La Svizzera non dovrebbe istituire un circondario «Quinta Svizzera» e attribuirgli dei seggi “fissi”?</strong><br />
Il caso dell’elezione di Tim Guldimann nel 2015 è stato un caso abbastanza eccezionale. Egli aveva il vantaggio della sua funzione di ex ambasciatore ed era molto presente sui media zurighesi. In realtà, è quasi impossibile che uno Svizzero all’estero, molto spesso sconosciuto dagli elettori, riesca a farsi eleggere.<br />
Il sistema attuale è basato su una rappresentanza indiretta dei 760’000 Svizzeri all’estero attraverso il CSE che è riconosciuto dalle autorità federali come l’organo «portavoce» della «Quinta Svizzera». Il CSE non ha una connotazione politica ma dispone di un grande margine di manovra per quanto riguarda la presa di posizioni. I temi trattati derivano spesso dalle preoccupazioni politiche, ma senza polarizzazione. Il sistema attuale di rappresentanza indiretta associato ad una rappresentanza diretta, quale era il caso quando Tim Guldimann sedeva in Parlamento, si è mostrata una combinazione molto efficace per difendere gli interessi dei nostri compatrioti all’estero. Si trattava di una testimonianza in prima persona che dava più peso alle nostre richieste.<br />
Per quanto concerne la creazione di un «cantone degli Svizzeri all’estero», ciò richiederebbe una modifica della Costituzione federale e creerebbe un «Sonderfall», ossia che questo cantone non avrebbe né una connotazione geografica, né culturale, né una struttura politica propria.</p>
<p><strong>Quale ruolo giocano in questo contesto politico pubblicazioni come la Schweizer Revue o la Gazzetta Svizzera? </strong><br />
Il loro ruolo è fondamentale. Non bisogna dimenticare che spesso, i nostri compatrioti all’estero sono lontani dalla realtà quotidiana della Svizzera e dunque anche dai dibattiti che vi si svolgono. Per questo è importante che ricevano un’informazione neutra e di qualità sui principali temi sociali che animano la Svizzera. Lo scopo è che essi possano formarsi un’opinione ed esercitare i loro diritti politici con cognizione di causa.</p>
<p><strong>Nel 2023 gli Svizzeri all’estero potranno votare per via elettronica? E quali altri preoccupazioni della Quinta Svizzera lei e l’OSE metterete sull’agenda politica dei prossimi anni?</strong><br />
La risoluzione adottata dal CSE il 16 agosto 2019 a Montreux a favore del voto elettronico è stata inviata al governo svizzero affinché ne possa prendere conoscenza e agire in tal senso. A seguito di questa risoluzione, la Cancelleria federale ci ha informati che, verso la metà del 2020, allestirà un rapporto sulla situazione del voto elettronico. La Posta ha invece chiaramente riaffermato la propria volontà di sviluppare un nuovo sistema di voto elettronico che risponda a tutte le esigenze di sicurezza attese dal governo svizzero.<br />
Siamo generalmente in contatto regolare con la Cancelleria federale, La Posta ma anche i governi cantonali allo scopo di seguire il dossier. E, se necessario, ricorreremo ai nostri contatti in Parlamento federale affinché le cose avanzino.</p>
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	<p>“Il ruolo della Gazzetta è fondamentale affinché i nostri concittadini all’estero ricevano un’informazione neutra e di qualità sui principali temi sociali che animano la Svizzera”</p>
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		><h3 class="widget-title">Biografia</h3>
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	<p>Nata nel 1974 e vive a Berna.</p>
<p>Laureata nel 2001 in Lettere e scienze umane.</p>
<p>Nel 2014 ottiene un Executive Master in Business Administration (eMBA).</p>
<p>Dal 2014 al 2018 è stata co-direttrice e responsabile Marketing e Comunicazione per l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE).</p>
<p>Dal 1.1.2019 è direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE).</p>
<p>Ha ottenuto nel 2011 la medaglia d’argento ai Best of Swiss Web Awards (categoria Usability), premio per il riconoscimento del sito SwissCommunity.org come uno dei progetti Internet faro del 2011 in Svizzera.</p>
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		<title>I “bambini proibiti” da chiamare sottovoce… Un libro e le testimonianze reali dei protagonisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 22:22:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/1LIBRO-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il Circolo di lettura in lingua italiana: successo a Sciaffusa grazie alle iniziative di Giuseppe Pietramale A Giuseppe Pietramale, residente vicino a Sciaffusa, le idee capaci di catturare l’attenzione di autorità e popolazione locale non mancano. Il suo tema portante è l’italianità in Svizzera. Pietramale – già ospite di questa rubrica qualche anno fa con</p>
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	<p><strong>Il Circolo di lettura in lingua italiana: successo a Sciaffusa grazie alle iniziative di Giuseppe Pietramale</strong></p>
<p>A Giuseppe Pietramale, residente vicino a Sciaffusa, le idee capaci di catturare l’attenzione di autorità e popolazione locale non mancano. Il suo tema portante è l’italianità in Svizzera. Pietramale – già ospite di questa rubrica qualche anno fa con il suo libro “La nostra Svizzera, giudizi e pregiudizi” curato con Raffaele de Rosa – torna a far parlare di sé in veste di coordinatore del Circolo di lettura di lingua italiana nel suo Cantone.</p>
<p>Nelle sue serate culturali non ci si limita a leggere un libro e a presentarne l’autore, bensì si anima la lettura con interventi recitati o a sorpresa, e facendo partecipare direttamente anche gli astanti. Lui le chiama “presentazioni sceniche” e con questa modalità è stato proposto, in ottobre, il tema dei “bambini proibiti”, argomento che, sebbene descritto in libri e film, gli svizzeri e gli italiani di giovane età non conoscono.</p>
<p>Il libro in oggetto, “Chiamami sottovoce” di Nicoletta Bortolotti, descrive la condizione dei bambini degli immigrati italiani della seconda metà del secolo scorso, tenuti nascosti in casa nelle tante località svizzere raggiunte da questi lavoratori stagionali. Lavoratori sottopagati e accusati di rubare il posto agli svizzeri. Potevano risiedere solo per nove mesi all’anno e dovevano tornare per 3 mesi in Italia, in modo da poterli escludere da importanti diritti. Le leggi di allora contro l’inforestiamento non permettevano il congiungimento familiare del lavoratore stagionale. Quindi, coniuge e figli dovevano starsene in Italia, spesso lontani centinaia di chilometri.</p>
<p>Per ovviare a questi dolorosi distacchi, si escogitava il modo di far entrare in Svizzera i propri familiari, vivendo però con la paura costante di venire scoperti, denunciati ed espulsi.</p>
<p>Sembrano situazioni ottocentesche, invece siamo solo negli anni ’70 e ’80 del 1900. I bambini reclusi in casa non dovevano affacciarsi alla finestra o farsi sentire, da qui il titolo “Chiamami sottovoce”: non dovevano esistere.</p>
<p>Giuseppe Pietramale ci racconta dei bambini che hanno interpretato di fronte al pubblico, riunito nella Biblioteca di Sciaffusa, la storia dei loro sfortunati coetanei immigrati.</p>
<p><strong>Chi ha avuto l’idea di rappresentare la vicenda dei “bambini proibiti”?</strong><br />
&lt;&lt;L’idea è stata mia: siccome a Sciaffusa il Circolo di lettura in lingua italiana quest’anno compie 10 anni dalla sua fondazione, ho pensato di sottolineare questo evento organizzando letture con presentazioni sceniche e coinvolgimento del pubblico. Essendo il coordinatore di queste iniziative per la comunità italofona, riscontro purtroppo che l’associazionismo italiano qua va deperendo; per questo sto cercando di creare un gruppo che sia un punto di riferimento per presentare questi libri in maniera scenica, viva per attrarre più persone possibile&gt;&gt;.</p>
<p><strong>È stata laboriosa la messa in scena per “Chiamami sottovoce?”</strong><br />
&lt;&lt;La preparazione è stata lunga, ha coinvolto 6 ragazzini della prima media che studiano la lingua e la cultura italiana. La maestra che insegna nei corsi ha consegnato alcune parti del libro ai ragazzini affinché le imparassero bene. Tenga presente che l’italiano viene insegnato 2 ore a settimana… pertanto i ragazzini non lo parlano ancora correttamente, quelli della terza generazione immigrata non lo parlano proprio. Dunque, si sono impegnati moltissimo per questo lavoro e sono stati davvero bravi. Sono riusciti a suscitare grande emozione nelle circa cento persone presenti quella sera in biblioteca. Come presidente del Comitato genitori dei corsi di lingua e cultura italiana del Cantone Sciaffusa, mi ha fatto piacere ricevere i complimenti del sindaco di Sciaffusa e del direttore – anch’egli svizzero – della Biblioteca&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Insomma, un successo. Cosa è avvenuto nella rappresentazione?</strong><br />
&lt;&lt;I bambini hanno letto alcuni brani del libro, poi, ad un certo punto, anche i “veri bambini proibiti” sono usciti allo scoperto! Oggi hanno tra i 50 e i 60 anni, e hanno accettato di intervenire nella presentazione scenica. Si sono esposti, con grande sorpresa del pubblico, che non sapeva della loro presenza, e hanno parlato ognuno dei loro ricordi di “bimbi nascosti”. È stato molto commovente&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Chi altri è intervenuto?</strong><br />
&lt;&lt;Io ho recitato alcune parti del testo della Bortolotti, la psicologa dell’infanzia Marina Frigerio ha moderato gli interventi tra cui quello dell’autrice del libro. Il pubblico era disposto a ferro di cavallo per eliminare la distanza con l’autrice e gli “attori”. Rai tre ha recentemente presentato il libro “Chiamami sottovoce” intervistando chi era stato un bimbo clandestino in Svizzera: sono gli stessi che ho invitato alla serata&gt;&gt;.</p>
<p><strong>I bambini che hanno interpretato parti del libro conoscevano già questa storia?</strong><br />
&lt;&lt;Non ne sapevano niente. Questo tema triste non era piacevole da affrontare. La loro prima reazione nell’apprendere questa realtà è stata di sorpresa rimandone impressionati, e così si sono impegnati duramente per raccontarla al meglio&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Secondo lei, è conosciuta questa vicenda dai nuovi italiani che arrivano in Svizzera?</strong><br />
&lt;&lt;Per me non è tanto conosciuta nemmeno da chi risiede in Svizzera da tempo, più che altro perché è un argomento tabù anche se i mass media negli anni ne hanno parlato&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Perché vale la pena parlare ancora di quella vicenda?</strong><br />
&lt;&lt;Perché è sempre attuale. Le persone da sempre si spostano e i clandestini ci sono sempre stati e continuano ad esserci nonostante questo innalzamento di muri reali e anche virtuali. Vale la pena cercare di aprire la mente, aprire le braccia… aprirsi alle persone. A persone nuove dalle quali si possono apprendere nuove cose&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Ma a forza di accogliere gli altri, un popolo non rischia di perdere la propria identità?</strong><br />
&lt;&lt;Sì. L’intellettuale svizzero James Schwarzenbach negli anni ’70 aveva ragione nel dire che gli svizzeri rischiavano di perdere la loro identità. Ma non può essere diversamente. Non solo gli svizzeri perdono l’identità, anche gli emigrati perdono la loro perché si devono adattare e acquisiscono un’altra cultura e una mentalità diversa&gt;&gt;.</p>
<p><strong>Ed è un bene?</strong><br />
&lt;&lt;Questo mescolarsi può portare del bene e la Svizzera è progredita anche grazie a questo fenomeno. Trasferendomi in Svizzera interna da Palermo, io non ho perso la mia identità ma ne ho acquisito un’altra in più, e ne sono felice. L’importante è mantenere le belle usanze, le belle tradizioni di tutte le colture e soprattutto il rispetto, perché chi non ha rispetto non merita nessuna accoglienza. Comunque, non vorrei apparire uno che fa il buonista nel periodo natalizio…, ma mi viene spontaneo dare una mano a coloro che vogliono migliorare, invece che chiudere sempre la porta&gt;&gt;.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Giuseppe Pietramale intrattiene il pubblico. Diversi enti hanno patrocinato l’evento: Istituto di Cultura di Zurigo, il Cantone di Sciaffusa, il sindaco di Sciaffusa Peter Neukomm, Colonia Libera Sciaffusa con la presidente della Federazione delle Colonie Libere, Anna Maria Cimini, che ha invitato l’autrice del libro “Chiamami sottovoce” Nicoletta Bortolotti.</p>
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	<p>I figli degli stagionali, che secondo la legge non potevano risiedere in Svizzera, erano nascosti in casa e non dovevano affacciarsi alle finestre, giocare o farsi sentire, altrimenti c’era il rischio dell’espulsione.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-bambini-proibiti-da-chiamare-sottovoce-un-libro-e-le-testimonianze-reali-dei-protagonisti/">I “bambini proibiti” da chiamare sottovoce… Un libro e le testimonianze reali dei protagonisti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>L’UGS salva il Congresso a Venezia e ottiene presenze record!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lugs-salva-il-congresso-a-venezia-e-ottiene-presenze-record/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 22:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lugs-salva-il-congresso-a-venezia-e-ottiene-presenze-record/">L’UGS salva il Congresso a Venezia e ottiene presenze record!</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Cari fedeli lettori della Gazzetta Svizzera, voi che abbiamo stuzzicato nei numeri precedenti con proposte e programmi unici per un congresso giovanile a Venezia, la più bella città sull’acqua, non rimarrete delusi (quanto piuttosto stupiti) nel sapere che il congresso si è fatto! Benché, difatti, non mancassero che tre soli giorni dall’inizio dell’evento quando Venezia è stata invasa da una delle più importanti acque alte che la città abbia mai subito, il comitato è riuscito a riorganizzare in brevissimo tempo logistiche e attività alternative al fine di poter svolgere l’incontro formativo in tutta sicurezza, a Mestre.</p>
<p>Ma più grandioso ancora della velocità organizzativa è stato il numero delle presenze, che ha sforato, per la prima volta nella storia dell’UGS, il muro delle tre cifre! Centosessanta iscrizioni, e un’alta presenza che si mantiene superiore al centinaio. Un bellissimo evento: tanti volti nuovi, tanti nuovi amici, tante nuove idee e spirito conviviale.</p>
<p>Un evento unico, che si è realizzato grazie alla perseveranza del Collegamento e delle Istituzioni che hanno aiutato con urgenza, della relatrice Rita Beltrami e degli altri ospiti che non si son fatti intimorire dalla situazione e, ovviamente, di tutti i ragazzi, che con la loro partecipazione e il loro brio hanno reso questo congresso memorabile.<br />
Ma non vi sveliamo tutto subito: potrete leggere un resoconto dettagliato dell’evento sul prossimo numero!</p>
<p><em>Luca Bonicalza, </em><br />
<em>Membro del comitato di Unione Giovani Svizzeri.</em></p>
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		<title>Formaggio svizzero… musicale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/formaggio-svizzero-musicale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 22:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Kaeser-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nell’Emmental, le forme di formaggio che stanno maturando «ascoltano» musica per diversi mesi. Grazie a questa esperienza, l’umanità sa ora che secondo il genere musicale, il formaggio sviluppa sapori diversi. Ma si tratta di arte, di commercio o di un tam-tam? Alla domanda di come stia procedendo il “Re” della gastronomia elvetica, rispondiamo che il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Kaeser-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11823"  class="panel-layout" ><div id="pg-11823-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11823-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11823-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nell’Emmental, le forme di formaggio che stanno maturando «ascoltano» musica per diversi mesi. Grazie a questa esperienza, l’umanità sa ora che secondo il genere musicale, il formaggio sviluppa sapori diversi. Ma si tratta di arte, di commercio o di un tam-tam?</p>
<p>Alla domanda di come stia procedendo il “Re” della gastronomia elvetica, rispondiamo che il formaggio svizzero va sempre meglio. La liberalizzazione completa del commercio del formaggio nel 2007 tra la Svizzera e l’UE si è rivelata positiva. Da allora, le esportazioni di formaggio svizzero continuano a crescere. Esse superano oggi le 70’000 tonnellate all’anno. Questa primavera ha suscitato molto scalpore la seguente nozitia: il formaggio svizzero è musicale. Ed ha perfino dei gusti musicali eclettici. Reagisce in modo diverso al «Flauto magico» di Mozart, allo «Stairway to Heaven» dei Led Zeppelin, al «Monolith» di Yello e al «Jazz» del gruppo hip-hop A Tribe Called Quest. Lo abbiamo scoperto grazie a Beat Wampfler, appassionato di esperienze scientifiche e produttore di formaggio a Berthoud, e a Michael Harenberg, musicologo, specialista dei media e insegnante presso l’Alta scuola delle arti di Berna (HKB). Questo insolito duo si è posto la seguente domanda: le onde musicali possono influenzare il metabolismo del formaggio in maniera effettiva e gustativamente sensibile? Per scoprirlo, essi hanno esposto nove forme di formaggio alle onde musicali per la durata di sei mesi. Una «forma di riferimento» è rimasta nel silenzio.</p>
<p>Alla vigilia dell’esperimento, Beat Wampfler sperava che il formaggio esposto all’hip-hop maturasse particolarmente bene: «Ciò permetterebbe di appassionare maggiormente i giovani al formaggio.» La degustazione delle forme giunte a maturazione da parte di una giuria di esperti ha soddisfatto le sue speranze: il formaggio hip-hop ha ricevuto note eccellenti. È quello che si è distinto maggiormente dalla forma di riferimento, entusiasmando i degustatori per il suo «aroma estremamente fruttato», e che inoltre presentava i buchi più grandi. Il portavoce della HKB, Christian Pauli, ha confermato alla «Revue Suisse» che questa «ricerca sensazionale» stava continuando. Da qui la nostra domanda sul senso e la finalità dell’esperimento: si tratta di arte, di commercio… o di tam-tam?</p>
<p>Christian Pauli: «L’esperienza si situa all’intersezione tra arte e commercio. Non abbiamo mai pensato di fare del tam-tam.» Per confutare qualsiasi sospetto da questa parte, Christian Pauli rinvia all’analisi dell’Università delle scienze applicate di Zurigo (ZHAW), che prova che l’esposizione alla musica ha modificato alcuni importanti aromi del formaggio. Si sa ora che le forme esposte a basse frequenze presentano dei tenori in 2-metilbutanal, 3-metilbutanal, metionale, fenilacetaldeide, 2-etil-3,5 dimetilpirazina e acido propionico più elevati degli altri. Il consumatore di formaggio sconosciuto che accettava finora tutte queste sostanze senza saperlo sarà sicuramente sorpreso da questo approfondimento della ricerca. Forse tutti vorrebbero ben presto degustare un formaggio che ha ascoltato le proprie canzoni preferite. I desideri espressi dalla redazione della «Revue Suisse» riflettono già bene tutta la varietà dei desideri: chiediamo «Atom Heart Mother», dei Pink Floyd, «Casta Diva», di Bellini, «We will rock you», dei Queen, «Ha ke Ahnig», di Steff la Cheffe, i «Boleros Inolvidables» di Tito Rodriguez e, soprattutto «Je crois aux miracles», dei Peanuts.</p>
<p><em>Marc Lettau</em></p>
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	<p>Beat Wampfler è… all’ascolto del formaggio. Avvicina il suo orecchio attento ad una forma di formaggio Emmental. La persona che si occupa della salatura lo guarda divertito. Photo Keystone</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/formaggio-svizzero-musicale/">Formaggio svizzero… musicale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>“Discordia Concors” e la Schola Cantorum Basiliensis</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/discordia-concors-e-la-schola-cantorum-basiliensis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 21:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/duomo_musica-sacra_43-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Lo scorso ottobre si è concluso il tradizionale appuntamento meneghino dedicato alla musica sacra con un suggestivo e raro concerto della Schola Cantorum Basiliensis, che si è tenuto nel Duomo di Milano. Il "Mese della Musica", promosso e organizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, ha esplorato in questa sesta edizione un‘epoca della storia del Duomo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/discordia-concors-e-la-schola-cantorum-basiliensis/">“Discordia Concors” e la Schola Cantorum Basiliensis</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/duomo_musica-sacra_43-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11639"  class="panel-layout" ><div id="pg-11639-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11639-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11639-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Lo scorso ottobre si è concluso il tradizionale appuntamento meneghino dedicato alla musica sacra con un suggestivo e raro concerto della Schola Cantorum Basiliensis, che si è tenuto nel Duomo di Milano.</p>
<p>Il "Mese della Musica", promosso e organizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, ha esplorato in questa sesta edizione un‘epoca della storia del Duomo e della sua cappella e, per la prima volta, la direzione artistica della rassegna è stata affidata allo svizzero Daniele Filippi, docente e ricercatore dell‘Università di arti e scienze applicate di Basilea, dove ha sede anche la Schola Cantorum.</p>
<p>Tra le imponenti navate della Chiesa più rappresentativa della città, le melodie celestiali intonate dai giovani cantori hanno rievocato come d‘incanto l‘atmosfera della Milano del febbraio 1489, allorquando, proprio nella Cattedrale di Milano, venivano celebrate le nozze di Isabella d‘Aragona e Gian Galeazzo Sforza.<br />
Pura magia!</p>
<p>L‘ensemble della Schola Canturum diretta dal Maestro Federico Sepulveda ha eseguito alcune delicate musiche di Franchino Gaffurio, Gilles Binchois, Antoine Busnoys e Josquin des Prez leggendo direttamente dal grande codice di Gaffurio: protagonista indiscusso della serata.</p>
<p>La storia del Duomo di Milano infatti è strettamente legata a questo coltissimo uomo del Rinascimento: Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo fra il 1484 e il 1522, primo cantore alla corte di Ludovico il Moro e principale musicista e teorico musicale milanese negli anni in cui visse Leonardo da Vinci, del quale si celebra quest‘anno il cinquecentesimo anniversario della morte.</p>
<p>A partire dal 1490, il Gaffurio fece allestire per il Duomo di Milano quattro grandi codici manoscritti di polifonia vocale sacra, i cosiddetti „libroni gaffuriani“ – chiamati così per via del loro grande formato – considerati universalmente dei veri e propri tesori custoditi da secoli nell‘Archivio della Veneranda Fabbrica del Duomo.<br />
A parte il quarto librone che è purtroppo andato in gran parte perduto nell‘incendio sviluppatosi nel padiglione della Fabbrica del Duomo durante l‘Expo del 1906, gli altri tre sono al momento oggetto di un ambizioso progetto di ricerca, finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero e diretto dalla musicologa Agnese Pavanello, i cui primi risultati sono pubblicati nel volume Codici per cantare: i Libroni del Duomo nella Milano sforzesca. I codici sono stati integralmente digitalizzati e già disponibili in open access sul sito https://www.gaffurius-codices.ch.</p>
<p>L‘eccezionale concerto dello scorso 29 ottobre ha celebrato quindi anche il ritorno a casa del primo codice di Gaffurio dopo il significativo restauro di quest‘estate e infatti dal 22 novembre al 23 febbraio prossimo sarà esposto nella mostra „Il Duomo al tempo di Leonardo“ in programma al Museo del Duomo, esposizione che racconta le tappe e le sfide dell‘edificazione della Cattedrale milanese sin dal 1386.</p>
<p>Un concerto armonioso, lo si potrebbe definire e da qui forse il titolo calzante „Discordia Concors“, che prende spunto dal pensiero di Empedocle teorico della perpetua lotta fra l‘Amore e la Discordia, dove però, in questa eterna lotta, può nascere appunto l‘armonia.</p>
<p>Un altro successo svizzero dunque, coronato da interminabili applausi degli ospiti presenti, tra i quali anche la console generale di Svizzera Sabrina Dellafior e alte rappresentanze delle istituzioni culturali della città.</p>
<p><strong>La serata si è degnamente conclusa con un elegantissimo ricevimento allestito nelle belle sale della Veneranda Fabbrica, naturalmente con un‘impareggiabile vista sulla cara Madunina.</strong></p>
<p><em>Antonella Amodio</em><br />
<em>Società Svizzera di Milano</em></p>
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	<p><strong>La Schola Cantorum Basiliensis</strong> è fra le istituzioni formative più prestigiose al mondo nel campo della musica antica. Secondo le linee stabilite fin dalla fondazione, oltre ottant’anni fa, la Schola mira ad offrire ai suoi allievi un’accurata preparazione nella prassi storicamente informata, integrando organicamente didattica e ricerca. Fu fondata nel 1933 da Paul Sacher (1906-1999), in collaborazione con Ina Lohr (1903-1983) e August Wenzinger (1905-1996), come istituto privato per l’insegnamento e la ricerca («Lehr und Forschungsinstitut») nel campo della musica antica. Nel 2008 è entrata a far parte di un gruppo di istituzioni di alta formazione professionale riunite sotto la denominazione di Università di Scienze e Arti applicate FHNW (Fachhochschule Nordwestschweiz FHNW). Con gli istituti Klassik e Jazz forma ora l’Accademia di Musica e ha la sua sede nello splendido campus della Musik-Akademie Basel,a due passi dal centro storico di Basilea.</p>
<p>Grazie a insegnanti di chiara fama e studenti ricchi di talento provenienti da molti paesi diversi, la Schola Cantorum Basiliensis si propone come un ambiente formativo multilinguistico e multiculturale. La passione e l’impegno di questa comunità internazionale di studiosi e musicisti contribuisce in modo unico a far sì che quello della musica antica, in tutte le sue sfaccettature, continui a essere un settore vivace e attuale.</p>
<p>La SCB offre un programma di Bachelor, quattro diversi Master (pedagogia musicale, performance, performance specializzata, composizione/teoria musicale) e un Master of Advanced Studies. I due principali indirizzi sono medioevo-rinascimento e rinascimento-romanticismo.</p>
<p>Sito: https://www.musik-akademie.ch/schola-cantorum-basiliensis/</p>
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		<title>Un vino vallesano ai piedi dell’Himalaya</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-vino-vallesano-ai-piedi-dellhimalaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 21:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Tibet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />In occasione della «Fête des Vignerons» a Vevey – il principale evento viticolo della Svizzera – la «Quinta Svizzera» è stata quest’anno al centro dell’attenzione. La «Fête des Vignerons» è un evento molto particolare. Essa ha luogo solo ogni 25 anni, ma questo già dal XVII secolo. Questo evento non è solo dedicato al vino,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-vino-vallesano-ai-piedi-dellhimalaya/">Un vino vallesano ai piedi dell’Himalaya</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/Tibet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11613"  class="panel-layout" ><div id="pg-11613-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11613-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11613-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>In occasione della «Fête des Vignerons» a Vevey – il principale evento viticolo della Svizzera – la «Quinta Svizzera» è stata quest’anno al centro dell’attenzione.</p>
<p>La «Fête des Vignerons» è un evento molto particolare. Essa ha luogo solo ogni 25 anni, ma questo già dal XVII secolo. Questo evento non è solo dedicato al vino, ma rappresenta un punto culminante culturale per tutta la regione. Dal 2016 la «Fête des Vignerons» figura sulla lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. È la prima «tradizione vivente» della Svizzera ad essere registrata su questa lista.</p>
<p>Organizzata dalla «Confrérie des Vignerons», gruppo viticolo locale, la Festa ha messo in risalto quest’anno anche la «Quinta Svizzera», poiché il 25 luglio è stata una giornata dedicata agli Svizzeri all’estero. Vevey è dunque diventata per un giorno la loro capitale.</p>
<p>La «Fête des Vignerons» è stata l’occasione per gli Svizzeri di conoscere meglio le attività dei loro compatrioti all’estero, in particolare quelle dei produttori di vini di qualità nella loro patria d’adozione. Grazie alla collaborazione tra l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) e l’impresa Swiss Wine Promotion AG, alcuni viticoltori svizzeri hanno potuto presentare il frutto del loro lavoro sulla piattaforma lacustre.</p>
<p>A Vevey sono giunti viticoltori svizzeri provenienti da grandi paesi e regioni viticole come l’Australia, l’Argentina, la Bulgaria, la Francia, l’Italia, la California e il Sudafrica. Anche l’enologo Yves Roduit ha partecipato alle festività. Questo Vallesano di origine produce oggi circa 15000 bottiglie di vino all’anno in Tibet, a 2200 metri di altitudine. Egli ritiene la situazione così ideale che ha intenzione di coltivare anche la Petite Arvine, un ceppo tipicamente vallesano.</p>
<p>Yves Roduit si è recato in Tibet nel 2014 non per diventare buddista, bensì per continuare la viticoltura originariamente portata nella regione dai missionari cristiani. La regione è molto povera e non beneficia della ripresa economica cinese, ha sottolineato Yves Roduit. Il suo impegno consiste dunque nel rafforzare la comunità locale insediata nella vallata dello Yangzi Jiang (provincia dello Yunnan). Ma Yves Roduit ha ancora molta strada da fare e cerca degli investitori per sviluppare il suo progetto. I terrazzamenti della vallata dello Yangzi Jiang sembrano predestinati alla viticoltura. A Vevey ha presentato il suo vino prodotto in Tibet.</p>
<p>Buono a sapersi: il vino cinese non è così esotico come si poteva pensare. Il paese fa da tempo parte dei dieci principali produttori di vino al mondo. In termini di volume prodotto (2018), la Repubblica popolare cinese è sesta dopo l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti, la Spagna e l’Argentina. La Svizzera, che produce oltre un milione di ettolitri, si situa al ventesimo posto.<br />
<em>(MUL)</em></p>
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	<p>L’arte della viticoltura svizzera si pratica anche sui ripidi pendii della vallata du Yangzi Jiang. Photo DR</p>
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		<title>Editoriale Dicembre 2019</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-dicembre-2019/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 21:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/09/Irene-Beutler-Fauguel-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori si conclude un 2019 intenso e appassionante, anche per noi Svizzeri all’estero. Attraverso la Gazzetta abbiamo seguito un anno politicamente interessante, culminato con le elezioni federali in ottobre che hanno spostato non poco gli equilibri nel nostro Paese. Per quanto riguarda le nostre cause, tra i quali il voto elettronico, vi</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/09/Irene-Beutler-Fauguel-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11584"  class="panel-layout" ><div id="pg-11584-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11584-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11584-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>si conclude un 2019 intenso e appassionante, anche per noi Svizzeri all’estero. Attraverso la Gazzetta abbiamo seguito un anno politicamente interessante, culminato con le elezioni federali in ottobre che hanno spostato non poco gli equilibri nel nostro Paese.</p>
<p>Per quanto riguarda le nostre cause, tra i quali il voto elettronico, vi sarà molto da lavorare come conferma anche la nostra direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero in questa edizione (a pagina 31). Il 2019 è stato un anno importante per la Gazzetta, protagonista di un restyling sia a livello grafico che a livello di contenuti.</p>
<p>Come presidenti del Collegamento degli Svizzeri in Italia e dell’Associazione Gazzetta Svizzera ci rallegriamo di aver potuto operare nel vostro interesse, cari connazionali e restiamo come sempre disponibili per qualunque input, critica o consiglio da parte vostra. Ma prima di tutto è tempo di Natale, di tempo di famiglia.</p>
<p>Vogliamo cogliere l’occasione di queste poche righe di editoriale per augurare a tutti un sereno periodo festivo e già sin d’ora un 2020 in salute e con molte soddisfazioni.</p>
<p><em>Irène Beutler-Fauguel e Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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		<title>4 fatti salienti sulle elezioni nazionali 2019</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/4-fatti-salienti-sulle-elezioni-nazionali-2019-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 20:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/foto-elezioni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />1. Gli Svizzeri all’estero a mani vuote Malgrado non fossero mai stati così in tanti ai cancelletti di partenza, ben 73, nessuno degli Svizzeri all’estero è stato eletto in Consiglio nazionale. Il dato non deve sorprendere: fino ad ora solo Tim Guldimann era riuscito a superare lo scoglio elettorale 4 anni fa, ritirandosi però nel</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/foto-elezioni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11562"  class="panel-layout" ><div id="pg-11562-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11562-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11562-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>1. Gli Svizzeri all’estero a mani vuote</strong><br />
Malgrado non fossero mai stati così in tanti ai cancelletti di partenza, ben 73, nessuno degli Svizzeri all’estero è stato eletto in Consiglio nazionale. Il dato non deve sorprendere: fino ad ora solo Tim Guldimann era riuscito a superare lo scoglio elettorale 4 anni fa, ritirandosi però nel corso della legislatura. Particolarmente deludente: rispetto al 2015 non è più stato possibile utilizzare il voto elettronico in nessun cantone poiché la Confederazione ha sospeso i progetti pilota per motivi di sicurezza. Non da ultimo, secondo la piattaforma swissinfo.ch molti svizzeri all’estero che avrebbero voluto esprimere il proprio voto non hanno ricevuto in tempo utile il materiale di voto.</p>
<p><strong>2. La destra perde la maggioranza in Consiglio nazionale</strong><br />
Con 101 seggi su 200, i partiti di centro-destra (UDC e PLR) avevano conquistato 4 anni fa una risicatissima maggioranza nella Camera del popolo. Questa maggioranza è ora andata persa e si è rafforzato il centro sinistra con i Verdi e i Verdi liberali. In evidenza va messa la debolezza “storica” dei partiti tradizionali PLR, PPD e PS: insieme non sono mai stati cosi poco votati. Va tuttavia considerato che in un sistema bicamerale (Consiglio nazionale e Consiglio agli Stati) come quello svizzero e in un regime di democrazia diretta è molto difficile che le maggioranze – siano di destra che di sinistra – in una camera riescano ad incidere in modo determinante sulle decisioni politiche.</p>
<p><strong>3. Calo sensibile della partecipazione al voto</strong><br />
Solo il 45,1% degli aventi diritto al voto si è recato alle urne per esprimere la propria preferenza. Nel 2015 questa proporzione era superiore al 48%. Dopo una serie di elezioni federali (dal 1995) con la partecipazione in crescita costante, è il primo appuntamento che registra un tasso negativo. Questo sorprende tanto più alla luce del fatto che l’ondata verde è stata favorita da una partecipazione piuttosto massiccia dei neoelettori.</p>
<p><strong>4. Un parlamento più giovane e più… rosa</strong><br />
È un’elezione dei record: mai cosi tante donne hanno trovato la via di Palazzo federale per quanto riguarda il Consiglio nazionale: ben 85 deputate di tutti i colori politici siederanno nella camera bassa, ciò che corrisponde al 42,5%. Negli ultimi 4 anni sono state il 32%. Sempre in tema di record, è importante rilevare che la media degli eletti si attesta a 49 anni, inferiore di oltre 1 anno rispetto al 2015.<br />
Gli svizzeri hanno eletto quest’anno anche il più giovane Consiglio nazionale della storia. L’età media dei deputati per la legislatura 2019-2023 è di esattamente 49 anni, contro i 50,3 della precedente. In precedenza era capitato solo nel 1991 e nel 1987 che la media di età degli eletti fosse inferiore ai 50 anni.</p>
<p>Tasso di partecipazione in % per il Consiglio nazionale<br />
Fonte: Ufficio federale di statistica, www.swissinfo.ch</p>
<p><strong>È l’elezione dei record:</strong> il Consiglio nazionale 2019-2023 è il più verde, giovane e femminile di sempre.</p>
<p><strong>Non è finita:</strong> molti cantoni ancora chiamati a eleggere il Consiglio degli Stati<br />
Eletto attraverso il sistema proporzionale, il Consiglio nazionale è stato composto nella sua totalità lo scorso 20 ottobre 2019. Il Consiglio degli Stati – la cosiddetta Camera alta in cui tutti i cantoni hanno diritto a 2 rappresentanti, i semicantoni ad 1 – viene per conto eletto con il sistema maggioritario. Laddove al primo turno nessun candidato o solo uno ha raggiungo la maggioranza dei voti, si rende necessario un secondo turno (detto anche ballottaggio). Questo, tra gli altri avverrà nei cantoni di Berna, Zurigo e in Ticino.<br />
Trovate tutte le informazioni su https://www.ch.ch/it/elezioni2019/</p>
<p><em>Angelo Geninazzi </em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
</div>
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		<title>Doppi cittadini, stranieri e servizio sanitario nazionale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/doppi-cittadini-stranieri-e-servizio-sanitario-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 20:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Il SSN non si estende più all’estero? Caro Avvocato La seguo sulla Gazzetta Svizzera (rubrica legale) e leggo le Sue risposte ed è a tal proposito che desidererei qualche chiarimento da parte Sua riguardante quello che mi sta succedendo. Sono cittadina Svizzera e Italiana, sposata con un cittadino Italiano nel 1969 e divorziata nel 1982</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/doppi-cittadini-stranieri-e-servizio-sanitario-nazionale/">Doppi cittadini, stranieri e servizio sanitario nazionale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-11520"  class="panel-layout" ><div id="pg-11520-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11520-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11520-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il SSN non si estende più all’estero?</strong></p>
<p>Caro Avvocato<br />
La seguo sulla Gazzetta Svizzera (rubrica legale) e leggo le Sue risposte ed è a tal proposito che desidererei qualche chiarimento da parte Sua riguardante quello che mi sta succedendo.</p>
<p>Sono cittadina Svizzera e Italiana, sposata con un cittadino Italiano nel 1969 e divorziata nel 1982 con il quale ho avuto due figli nati ambi due in Italia.<br />
Nel 1999 sono ritornata in Svizzera dove ho lavorato sino al 2014.</p>
<p>Sono rientrata in Italia nel 2014 e percepisco una rendita AVS, regolarmente dichiarata in Italia e pago ogni anno il contributo all’iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale (obbligatorio), obbligo discutibile in quanto cittadina Italiana. E questo perchè percepisco una rendita Svizzera.</p>
<p>Nel 2014 ho regolarmente ricevuto la tessera sanitaria europea, e adesso mi chiedono di restituirla perchè non più valida in Europa e Svizzera/EE. (Scan documentazione)<br />
Sono molto preocupata perchè non ho più coperture sanitarie se viaggio in Europa o in Svizzera dove vado spesso avendo là la famiglia. Che fare ?</p>
<p>Caro Avvocato, se Lei crede di potermi aiutare nel trovare una soluzione con le Istituzioni Italiane o Svizzere desidero un appuntamento nel Suo studio di Milano. La ringrazio per la Sua attenzione e nell’attesa di una Sua gradita risposta Le porgo i miei migliori saluti.<br />
D.B. (Prov. di Genova)</p>
<hr />
<p>Cara Lettrice,<br />
La ringrazio per seguirci assiduamente e per la Sua accorata lettera.<br />
Io penso (e spero) che alla base del Suo problema vi sia un semplice malinteso, almeno per trovare una soluzione nell’immediato.<br />
In realtà la materia è molto complessa ed assai specifica, peraltro oggetto di molteplici modifiche, con una disciplina che risulta da un coacervo di provvedimenti di varia natura e la cui ricostruzione è tutt’altro che agevole.<br />
Intanto vediamo allora di chiarire alcuni punti per tutti i nostri Lettori.</p>
<p><strong>Cos’è la TEAM?</strong><br />
Come probabilmente, molti sanno, si tratta della Tessera Europa di Assicurazione Malattia, entrata in vigore in Italia nel 2004 e che permette in principio di usufruire delle cure mediche a tutte le persone iscritte ed a carico del SSN di cittadinanza italiana e residenti nel territorio della Repubblica Italiana.</p>
<p>Sono esclusi alcuni soggetti: studenti o lavoratori distaccati iscritti all’AIRE o pensionati in possesso, ad esempio, del modello S1 (a seguito dell’entrata in vigore nel 2010 della regolamentazione comunitaria in materia presidenziale e di sicurezza sociale). Si tratta del modello per iscriversi all’assistenza sanitaria nel caso si viva in un paese UE o assimilati, pur essendo assicurati in un altro Paese, e che va chiesto prima di trasferire la residenza.</p>
<p>Viceversa ne potevano beneficiare anche i cittadini comunitari ed extra-comunitari iscritti al SSN, purché non già a carico di istituzioni estere.<br />
Della problematica avevamo ampiamente scritto nel numero di Dicembre 2014 della Gazzetta Svizzera. Ora, però, la situazione in effetti pare essersi ulteriormente complicata. Vediamo perché ciò che ci scrive Lei pare avere un qualche fondamento.</p>
<p><strong>La Circolare del Ministero della Salute 2019</strong><br />
Con recente provvedimento 24.7.2019 (citato nella lettera ASL da Lei allegata), la Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute ha fornito una serie di indicazioni operative a seguito dell’entrata in vigore della Legge 1° dicembre 2018 n. 132.</p>
<p>Si tratta della legge di conversione del famoso e controverso “Decreto Sicurezza” del precedente Governo italiano (D.L. 4 ottobre 2018 n. 113) recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica…” nonché misure in materia di criminalità organizzata. Non è qui la sede di discutere del Decreto Sicurezza, che ha definito le nuove tipologie di permesso di soggiorno ma che contiene anche disposizioni sull’assistenza sanitaria degli stranieri.</p>
<p><strong>Assistenza per gli stranieri iscritti al SSN</strong><br />
Il Ministero ci ricorda che il Decreto ha modificato l’art. 34, comma 1, lett. b) D. Lgs. n. 286/98 (Testo Unico in materia di immigrazione e condizione dello straniero), il quale, pertanto, oggi dispone che hanno l’obbligo di iscrizione al SSN e parità di trattamento e piena uguaglianza rispetto ai cittadini italiani per quanto attiene l’obbligo contributivo all’assistenza erogata in Italia dal SSN:<br />
a) gli stranieri qui soggiornanti con regolare lavoro subordinato o autonomo o iscritti alle liste di collocamento;<br />
b) gli stranieri regolarmente soggiornanti o richiedenti il rinnovo del permesso per lavoro subordinato o autonomo per motivi familiari, oltre che per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto cittadinanza, nonché – ecco una novità – per asilo, per protezione sussidiaria, per casi e protezioni speciali, per cure mediche ai sensi dell’art. 19, comma 2 lettera d-bis). […].</p>
<p>In particolare, con riferimento ai permessi speciali di soggiorno per cure mediche è tuttavia evidente che si tratta di situazione diversa da quella che ci occupa.<br />
Ma è interessante come già qui si introduca una limitazione, nel senso che lo straniero in tal caso avrà diritto all’iscrizione obbligatoria al SSN per tutta la durata del permesso e riceverà la Tessera Sanitaria ma non la TEAM, essendo la validità limitata al territorio nazionale.<br />
Nulla di nuovo si dice espressamente invece con riguardo all’iscrizione volontaria dello straniero, che continua ad essere prevista come in passato, con un contributo annuale forfettario (anche se non per gli Svizzeri).</p>
<p><strong>Assistenza sanitaria all’estero</strong><br />
Con particolare riguardo all’assistenza sanitaria all’estero garantita ai cittadini stranieri, il Ministero della Salute precisa, richiamando il DPCM (Decreto Presidenza del Consiglio dei Ministri) del 12.1.2017 sulla “Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza”, quanto segue:<br />
1) Il SSN garantisce l’assistenza sanitaria erogata in Italia agli stranieri iscritti sia obbligatoriamente che volontariamente, a parità di trattamento e di diritti rispetto ai cittadini italiani;<br />
2) Viceversa, l’assistenza sanitaria all’estero è limitata ai soli iscritti a titolo obbligatorio, i quali avranno diritto al rilascio della TEAM, o se del caso, di autorizzazione alle cure all’estero;<br />
3) Ciò sul presupposto che anche il trasferimento per cure all’estero è limitato ai soli iscritti obbligatori al SSN, ai sensi dei Regolamenti CE n. 883/2004 e 987/2009 e dalla normativa nazionale e regionale attuativa, in base alle quali l’erogazione – previa autorizzazione della ASL – avviene negli Stati della UE, dell’area EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio) e negli Stati con i quali sono in vigore accordi di sicurezza sociale, con riguardo a livelli essenziali di assistenza, se le prestazioni non possono essere erogate in Italia entro un lasso di tempo accettabile sotto il profilo medico.<br />
4) Per gli iscritti a titolo volontario, quindi il SSN garantisce l’assistenza a parità di trattamento con gli iscritti obbligatori solo limitatamente al territorio nazionale e non si estende all’assistenza sanitaria all’estero, né al trasferimento per cure all’estero (sempre assicurati solo agli iscritti obbligatoriamente), con conseguente rilascio di Tessera Sanitaria ma non della TEAM.</p>
<p><strong>La disciplina per i cittadini comunitari e svizzeri</strong><br />
Ora, a me pare che l’interpretazione che fornisce il Ministero della Salute sulla scorta del DPCM 12.1.2017 sia un po’ “audace”, perché trae dalla disciplina di un caso “eccezionale” (il trasferimento per cure all’estero in caso di ritardo inaccettabile in Italia) anche se non infrequente, una regola di carattere generale che invece non trova una chiara ed espressa regolamentazione positiva nella legge.</p>
<p>E tuttavia, il problema evidentemente sussiste, e sussiste per tutti gli stranieri iscritti facoltativamente, svizzeri e comunitari.<br />
Non voglio pensare che si possa dare legittimità a comportamenti così smaccatamente discriminatori. Ritengo invece che, per i cittadini della UE non si possa adottare siffatta interpretazione (evidentemente pensata per “altri” stranieri). Ciò in base agli stessi regolamenti europei citati.</p>
<p>Analogamente, la stessa non dovrebbe nemmeno applicarsi ai cittadini elvetici nelle stesse condizioni, in forza dell’Accordo bilaterale tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea ed i suoi membri sulla libera circolazione delle persone concluso il 21.6.1999.<br />
Altro tema ancora se sia dovuto o meno un contributo da parte dei pensionati svizzeri (secondo me no), sul quale ci siamo già pronunciati nella rubrica legale del Giugno 2018 della Gazzetta Svizzera.</p>
<p>Se poi non bastasse, occorrerebbe allora “sfoderare” ancora una volta il Trattato di Domicilio e Consolare tra Italia e la Svizzera del 1868, nel quale – lo ricordiamo – con stile arcaico ma efficace, si legge:<br />
“Gli Italiani saranno in ogni Cantone della Confederazione Svizzera ricevuti e trattati, riguardo alle persone e proprietà loro, sul medesimo piede e alla medesima maniera come lo sono o potranno esserlo in avvenire gli attinenti degli altri Cantoni. E reciprocamente gli Svizzeri saranno in Italia ricevuti e trattati riguardo alle persone e proprietà loro sul medesimo piede e nella medesima maniera come i nazionali. […]</p>
<p>Ogni vantaggio che l’una delle due Parti contraenti avesse accordato o potesse ancora accordare comechesia in avvenire ad un’altra potenza in ciò che riguarda domicilio ed esercizio di professioni industriali, sarà medesimamente e contemporaneamente applicabile all’altra Parte senza che abbia perciò a farsi una convenzione speciale”<br />
Cercherò di andare a fondo della questione per poterne poi riferire su queste pagine.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
In conclusione, mi pare che la Sua situazione, cara Lettrice, sia più il frutto del fatto che Lei sia stata erroneamente considerata cittadina elvetica mentre, quale doppia-cittadina italo-svizzera, avrebbe dovuto beneficiare in ogni caso della disciplina prevista per gli italiani.<br />
In quest’ultimo caso, potrebbe infatti usufruire della TEAM e dei servizi di assistenza connessi, anche all’estero come previsto.<br />
Ricordiamo, in proposito, l’art. 19, comma 2, della L. 31.5.1995 n. 218 sul Diritto Internazionale Privato, il quale dispone che nel caso il soggetto abbia più cittadinanze ed una di queste sia quella italiana, quest’ultima prevale.</p>
<p>Il consiglio, dunque, soprattutto pratico, è quello di far presente tale circostanza per rimuovere questa evidente stortura.<br />
Resta, invece, da chiarire il problema interpretativo e giuridico, assai più complesso e serio, degli Svizzeri mono-nazionali. Approfondiremo la questione, emersa grazie alla Sua lettera, al più presto e promettiamo di parlarne nei prossimi numeri.<br />
Invito, quindi, i nostri Lettori a comunicarci eventuali difficoltà incontrate e Lei, cara Lettrice ad informarci se dovesse risolvere il suo problema o meno.</p>
<p>Con i migliori saluti ed auguri di Buon Natale a tutti!<br />
<em>Avv. Markus W. Wiget</em></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Imposta italiana sulle pensioni secondo pilastro svizzero (LPP)</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/imposta-italiana-sulle-pensioni-secondo-pilastro-svizzero-lpp/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 20:40:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=11469</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Nel 2017 è avvenuto un interessante cambio nella tassazione per le pensioni LPP (il cosiddetto secondo pilastro) delle casse pensioni private svizzere. Questa novità è sfuggita a molti e purtroppo anche a me Robert Engeler finché nel numero di aprile l’avv. Markus Wiget non ha affrontato il tema sulla Gazzetta, in risposta ad un problema</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/imposta-italiana-sulle-pensioni-secondo-pilastro-svizzero-lpp/">Imposta italiana sulle pensioni secondo pilastro svizzero (LPP)</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-11469"  class="panel-layout" ><div id="pg-11469-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11469-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11469-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel 2017 è avvenuto un interessante cambio nella tassazione per le pensioni LPP (il cosiddetto secondo pilastro) delle casse pensioni private svizzere. Questa novità è sfuggita a molti e purtroppo anche a me Robert Engeler finché nel numero di aprile l’avv. Markus Wiget non ha affrontato il tema sulla Gazzetta, in risposta ad un problema particolare di una lettrice.</p>
<p>Nessun cambiamento invece è intervenuto per la tassazione delle pensioni LPP pagate da enti pubblici svizzeri (Confederazione, cantoni, comuni) o assimilati (Ferrovie Federali, Poste, Ufficio Nazionale del Turismo).</p>
<p>In seguito a questo articolo e nel corso del tempo alcuni lettori mi hanno posto delle domande pratiche alle quali cerchiamo di rispondere qui, ringraziando il nostro commercialista svizzero per il suo aiuto prezioso, perché non è facile orientarsi tra legge e circolari successivi.</p>
<p>In passato, le pensioni del secondo pilastro andavano dichiarate come reddito in Italia e sottoposte alla tassazione ordinaria. Con il Decreto Legge del 24.04.2017 n. 50, trasformato in Legge il 21.06.2017, n. 96, la tassazione delle pensioni del 2° pilastro è stata assimilata a quella delle pensioni 1° pilastro AVS e AI, cioè assoggettando queste ad una tassazione definitiva del 5% - un vantaggio importante.</p>
<p>Come dovrebbe funzionare? Lo dice l’art. 1 bis della Legge 96/2017: “La ritenuta di cui al comma 1 è applicata dagli Intermediari finanziari italiani che intervengono anche sulle somme corrisposte in Italia da parte della gestione della previdenza per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità svizzera (LPP), ivi comprese le prestazioni erogate dagli enti o istituti svizzeri di prepensionamento, maturate sulla base anche di contributi previdenziali tassati alla fonte in Svizzera e in qualunque forma erogate”. Cioè la banca che eroga la pensione dovrebbe trattenere il 5% e versarlo allo Stato.</p>
<p>Mentre il funzionamento di questo sistema per l’AVS/AI è assicurato dal fatto che per il trasferimento in Italia di tutte queste pensioni è incaricata un’unica banca, la Banca Popolare di Sondrio, ogni cassa pensione svizzera è libera di servirsi di qualsiasi banca che potrebbe sapere o non sapere di questo dovere, distinguere o meno tra pensione di ente privato o ente pubblico. Come si deve quindi comportare chi gode di pensione erogata da cassa pensione privata svizzera?</p>
<p>A. il contribuente che riceve su un conto corrente in ITALIA una pensione LPP deve verificare con la sua banca che l‘importo venga o meno assoggettato al 5% di prelievo a titolo di ritenuta:<br />
• In caso affermativo, non vi saranno altri adempimenti dichiarativi da effettuare in quanto tale prelievo è effettuato quale ritenuta a titolo „DEFINITIVO“ d’imposta (ex-articolo 76 comma 1-bis della legge 413 del 1991)<br />
• In caso negativo - cioè se non vi è tassazione alla fonte, poiché la banca non effettua tale ritenuta - per l‘importo lordo percepito andrà presentata una dichiarazione dei redditi e sarà da tassare in Italia nel quadro RM, sempre a titolo definitivo al 5%.<br />
• A data da convenire con il commercialista converrà informare la propria banca del dovere di trattenere il 5% per semplificare o evitare, in futuro, la dichiarazione dei redditi.</p>
<p>B. il contribuente che riceve su un conto corrente in SVIZZERA una pensione LPP (anche in conseguenza dei regolamenti interni ad alcune Casse pensioni che non prevedono il pagamento su un conto corrente estero), dovrà presentare una dichiarazione dei redditi in Italia con:<br />
• ai fini del monitoraggio, compilazione nel quadro RW dell’importo risultante detenuto in Svizzera in relazione alla pensione ricevuta,<br />
• ai fini dei redditi, indicazione nel quadro RM per assoggettamento a tassazione nella misura del 5% degli importi percepiti<br />
Al contribuente con pensione erogata da cassa pensione pubblica o parificata converrà controllare che la sua banca non abbia erroneamente trattenuto il 5%.<br />
A chi finora ha pagato un importo di imposte maggiore al 5% – non avendo applicato la disposizione della L. 96/2017 – consigliamo di valutare con un tributarista se è conveniente chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate.</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
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		<title>Conosco l’italiano, l’inglese e…</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/conosco-litaliano-linglese-e/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:28:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/06/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Che importanza rivestono oggigiorno le conoscenze linguistiche? Sovente ci sembra che tali conoscenze non siano più necessarie. Forse ciò è dovuto ai vari servizi di traduzioni online ma anche all’infarinatura d’inglese che tutti ormai abbiamo. Invece una buona e anche approfondita conoscenza di più lingue è proprio importante e attuale più che mai! I servizi</p>
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	<p>Che importanza rivestono oggigiorno le conoscenze linguistiche? Sovente ci sembra che tali conoscenze non siano più necessarie. Forse ciò è dovuto ai vari servizi di traduzioni online ma anche all’infarinatura d’inglese che tutti ormai abbiamo. Invece una buona e anche approfondita conoscenza di più lingue è proprio importante e attuale più che mai!</p>
<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><strong>Conoscenza linguistica e mondo del lavoro</strong><br />
Anche se la nostra percezione è sempre più basata sul visivo, quali foto, grafici, emoticon e disegni, rimane fondamentale sapersi esprimere in modo appropriato nella lingua madre sia per iscritto sia oralmente. Inoltre, la buona conoscenza dell’inglese è spesso richiesta sia per una formazione universitaria sia per il lavoro. Ogni lingua in aggiunta è un punto a favore vostro nella ricerca del lavoro, soprattutto a livello internazionale o per un lavoro di un certo livello in Svizzera.<br />
Con le sue 4 lingue nazionali, la Svizzera è multilingue. Sfortunatamente neanche gli svizzeri nascono con il dono del plurilinguismo. Devono studiare e come! I programmi scolastici prevedono l’insegnamento di più lingue (come si evince anche dai curricula delle scuole svizzere in Italia). Ragazze e ragazzi nati in famiglie plurilingue sono un po’ avvantaggiati perché si fanno l’orecchio sin da piccoli, ma devono darsi da fare anche loro.<br />
Ricerche hanno dimostrato che il mercato del lavoro necessita di persone con una vasta conoscenza linguistica e con ciò anche le competenze culturali che di solito si acquisiscono con le conoscenze linguistiche.</p>
<p><strong>Competenza linguistica e certificati linguistici</strong><br />
Solitamente, la competenza linguistica è valutata secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue (QCER). Questa scala di valutazione comprende 6 livelli da A1 a C2 (competenze di base a quasi madrelingua).<br />
Consigliamo di acquisire buone conoscenze linguistiche e i relativi certificati riconosciuti già durante il percorso scolastico frequentando, per esempio, corsi serali o durante le vacanze.<br />
Nel redigere un curriculum, le informazioni sulle conoscenze linguistiche devono essere assolutamente presenti. Si consiglia la rappresentazione grafica secondo il QCER (https://www.coe.int/en/web/common-european-framework-reference-languages/table-1-cefr-3.3-common-reference-levels-global-scale).<br />
Una scheda esplicativa inclusa una lista di certificati riconosciuti può essere richiesta via e-mail a info@educationsuisse.ch.</p>
<p><strong>Formazioni correlate con le lingue</strong><br />
Per chi vuole fare del plurilinguismo la propria professione esistono in Svizzera due atenei specializzati per traduttori e interpreti. Nella Svizzera orientale è la Züricher Hochschule a Winterthur che offre un corso Master in «Linguistica applicata». Nella Svizzera francese è l’Università di Ginevra con il Master in «Conference interpretation».<br />
Interpreti e traduttori lavorano sia per enti pubblici come la Confederazione, dove molti documenti sono tradotti nelle varie lingue nazionali, ma anche per istituzioni internazionali e nel settore privato.<br />
Esistono anche altre professioni correlate alle conoscenze linguistiche come docente di lingua. In Svizzera per insegnare nella scuola pubblica bisogna aver svolto una formazione universitaria completa nelle lingue accompagnata dalla formazione pedagogica che dà poi l’abilitazione all’insegnamento.<br />
Persone che parlano bene 3 o 4 lingue sono richieste anche nel settore dell’economia che spazia dal commercio alle consulenze più svariate. Per testi creativi che devono anche toccare il pubblico ed essere comprensibili nella propria cultura non basterà mai un programma di traduzione come pure per un testo legislativo, scientifico, e così via.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
Sembra certo che la lingua inglese manterrà il suo ruolo leader come lingua mondiale ma sono le altre lingue a fare la differenza e a creare l’eccellenza, quella marcia in più. Inoltre, facilitano enormemente la comunicazione e il sentirsi a proprio agio nel mondo globale. Perché le competenze linguistiche sono connesse strettamente con le competenze interculturali. Chi studia una lingua deve inevitabilmente confrontarsi con un’altra cultura e cerca di comprenderla.<br />
Continuiamo, a tutte le età, a coltivare e ad approfondire le nostre conoscenze linguistiche studiando a casa come a scuola, frequentando corsi di lingua, viaggiando e praticando.</p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www. educationsuisse.ch</p>
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		<title>Raffaele Sermoneta Canonica, membro del comitato UGS</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/raffaele-sermoneta-canonica-membro-del-comitato-ugs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/IMG_5908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />10 domande a un giovane svizzero Raffaele, sei legato alla Svizzera e se sì in che modo? In realtà propio li stanno le mie origini. Sono nato a Basilea, anche se il mio Cantone d’origine è il Ticino, dove ho passato tutta la mia infanzia. Mi sono poi trasferito, per questioni famigliari a Venezia, ma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/IMG_5908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11366"  class="panel-layout" ><div id="pg-11366-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11366-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11366-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>10 domande a un giovane svizzero</strong></p>
<p><strong>Raffaele, sei legato alla Svizzera e se sì in che modo?</strong><br />
In realtà propio li stanno le mie origini. Sono nato a Basilea, anche se il mio Cantone d’origine è il Ticino, dove ho passato tutta la mia infanzia. Mi sono poi trasferito, per questioni famigliari a Venezia, ma senza mai perdere i contatti con la mia terra d’origine.<br />
Finito il liceo ho prestato servizio militare quale volontario dall’estero durante l’SR invernale 2019.<br />
Ora che la mia vita si è spostata per motivi di studio a Roma inizio a scoprire il mondo elvetico presente fra Guardie Svizzere Pontificie e attività del circolo.</p>
<p><strong>Cosa ti spinge ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong><br />
Fin da quando sono arrivato in Italia ho sempre cercato il modo di entrare in contatto con i giovani elvetici della mia età. Per quanto già seguissi UGS da tempo sui social, non avevo mai avuto occasione di prender parte personalmente ad un congresso.<br />
Trovo che l’UGS sia un movimento fantastico, capace di unire i giovani fra loro facendoli socializzare, scoprire il nuovo, imparare, ed aiutandoli a sviluppare il loro futuro .. oltre che far vivere il nostro spirito svizzero naturalmente!</p>
<p><strong>Ti interessa la politica o lo sport svizzero e li segui in modo attivo?</strong><br />
Avendo avuto modo di confrontarmi con i molti luoghi in cui ho vissuto e viaggiato, ho una particolare stima per la nostra democrazia diretta. Per quanto mi impegni sempre a farlo, esprimendo il mio voto, mi è però difficile stare costantemente al passo con le innumerevoli proposte a cui siamo chiamati ad esprimerci.<br />
Riguardo allo sport, non sono una persona che segue particolarmente i campionati sportivi. Trovo che la miglior risposta che possa dare a chi mi chiede per che squadra tifo sia: “La mia”. Unici per cui nutro una più spiccata simpatia sono le pantere dell’HCLugano.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong><br />
Questa è una domanda che andrebbe fatta direttamente a loro. Mi è parso di capire che le versioni principali siano due.<br />
La prima prevede una sorta di Olimpo sviluppato lungo l’arco alpino, dove tutti vivono da gran signori nella ricchezza, con auto da capogiro e stipendi incalcolabili. Seconda opzione è una nazione fredda e chiusa, dove si lavora soltanto, con una natura fantastica e abbondante e delle cittadine fredde poco sociali e con i negozi che chiudono prestissimo, dove nemmeno si passeggia la sera. Un luogo davvero triste.</p>
<p><strong>Cosa ti piace particolarmente della Svizzera…</strong><br />
Oltre al sistema politico e l’efficenza organizzativa, da appassionato di design, della Svizzera apprezzo particolarmente gli insostituibili orologi, l’eleganza e l’espressività dell’architettura, i mezzi pubblici (anche se a volte presentano orari un pò restrittivi), le vallate alpine, le panchine sul lungo lago, l’aria e il silenzio.<br />
Tutti segni di una capacità tecnica riconosciuta a livello mondiale.</p>
<p><strong>… e cosa invece ti disturba dell’Italia?</strong><br />
Come ci ricordano gli antichi greci: “Se davanti alla porta di casa tua è pulito, la tua città sarà pulita” Mi capita spesso di rimanere infastidito dall’incuria per luoghi e persone di questo paese.<br />
Ma i punti non sono tutti negativi. Trovo ammirevole l’ingegno e lo spirito di adattamento che il popolo italiano ha dimostrato fin dall’antichità. La capacità di trovare soluzioni, anche se a volte in maniera eticamente discutibile, rimangono elementi che lo caratterizzano.<br />
Certamente unire ancor più le forze valorizzando ognuno le proprie caratteristiche culturali rimanendo nel rispetto dell’altro può solo portare benefici a entrambi.</p>
<p><strong>Cosa pensi che potrebbe “copiare” invece la Svizzera dalla cultura italiana? E vice versa?</strong><br />
Trovo che la svizzera abbia una struttura organizzativa pressoché impeccabile, cosa che l’Italia ha da migliorare. Dall’altra parte sta invece il modo caloroso e sociale di accogliere le persone. Potrei pure fare un’appunto sul cibo, ma riguardo quello, ovunque si vada, la cucina mediterranea non è mai degnamente rappresentata, se non da italiani.</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente o situazione buffa da raccontare riguardo al tuo essere svizzero e italiano?</strong><br />
Una volta, a Venezia, ero in spogliatoio con i compagni della squadra di pallamano e si discuteva sulle caratteristiche linguistiche fra le due nazioni. fra i presenti c’era pure il nostro allenatore, insegnante di professione, il quale sosteneva che in svizzera le abbreviazioni si facciano tutte mantenendo la parte finale delle parole, al contrario di quanto fatto in Italia. Ad un certo punto si è arrivati a parlare di scuola e di come fosse abbreviato il termine professore. Tutti si aspettavano che gli dicessi “prof” e alla mia risposta “sore”, fra le facce stupite dei miei compagni, l’allenatore subito a risposto: “Vedete, vi avevo detto io che in Svizzera abbreviano tutto al contrario”. La situazione ha davvero spiazzato, facendo ridere tutti. In ogni caso parlando di bilux, trötinet e sagex si creano sempre situazioni divertenti.</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi potresti contribuire al meglio?</strong><br />
Dopo quest’ultimo congresso di Venezia Mestre mi aspetto, oltre a tutte le attività che proporremo a breve, che ci giungano al comitato (e mi rivolgo principalmente a tutti i giovani lettori) un’infinità di proposte ed idee da sviluppare per crescere assieme come UGS.<br />
Da parte mia, sono pronto a fare l’impossibile per esser certo che tutto il possibile, e qualcosina in più, si realizzi!</p>
<p>Raffaele Sermoneta Canonica<br />
membro del comitato di Unione Giovani Svizzeri</p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
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		<title>Pan di spezie Lucernese</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/pan-di-spezie-lucernese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/3-pear-fruits-175767-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Visita culinaria tra i cantoni Nel pieno della frenesia da festività, vale forse la pena soffermarsi un attimo a riflettere sul vero significato del Natale: una festa fatta di gioia, condivisione e, perché no, da gustare con una buona tazza di tè e un dolce tipico di questo periodo. Secondo la leggenda, il pan di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/3-pear-fruits-175767-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11316"  class="panel-layout" ><div id="pg-11316-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11316-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11316-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Visita culinaria tra i cantoni</strong></p>
<p>Nel pieno della frenesia da festività, vale forse la pena soffermarsi un attimo a riflettere sul vero significato del Natale: una festa fatta di gioia, condivisione e, perché no, da gustare con una buona tazza di tè e un dolce tipico di questo periodo. Secondo la leggenda, il pan di spezie si diffuse nell’Europa occidentale nel X secolo ad opera di san Gregorio, vescovo d’Armenia rifugiatosi in Francia, che era solito offrirlo a tutti coloro che gli facevano visita. Una storia che, una volta di più, ci rimanda ad un messaggio di pace e solidarietà proprio del Natale.</p>
<p>Situato al centro della Svizzera, insieme ai Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo, Lucerna compone il quarto dei Waldstätte bagnati dal Lago dei Quattro Cantoni. Terra di impressionanti panorami montani, tra cui il Pilatus e la Rigi – la regina delle montagne – questo Cantone offre grazie al suo capoluogo, la città di Lucerna, una meta ideale per gli appassionati di natura, cultura o shopping.</p>
<p><strong>Ingredienti per 6 porzioni</strong><br />
100 ml di succo di pera addensato (Birnel)<br />
200 ml di panna semigrassa<br />
50 cl di Kirsch<br />
3 C di aromi per pan di spezie (Lebkuchengewürz)<br />
200 ml di latte<br />
1 C di bicarbonato di sodio<br />
200 ml di panna<br />
800 g di farina bigia<br />
400 g di zucchero</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 50 min </strong><br />
1. Amalgamare panna, zucchero, latte, kirsch e il succo di pera. Mescolare la farina con gli aromi per il pan di spezie e il bicarbonato e aggiungere al composto liquido. Mescolare fino ad ottenere un impasto liscio.<br />
2. Imburrare la teglia per torte e versare il composto. Cuocere a 180° da 60 a 80 minuti.<br />
3. Togliere la torta dal forno e spennellare ancora calda con il succo di pera.</p>
</div>
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		<title>Nel 2018, più di una persona su dieci di nazionalità svizzera viveva all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/nel-2018-piu-di-una-persona-su-dieci-di-nazionalita-svizzera-viveva-all-estero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:03:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Da Palazzo Federale]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/26-27-svizzeri-estero-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Alla fine del 2018, il numero di Svizzeri all’estero era di 760’200 persone, ossia un leggero aumento rispetto all’anno precedente. La maggior parte di essi vive in Europa, in particolare in Francia. E in alcuni paesi, i senior rappresentano oltre un quarto della comunità svizzera.della Svizzera – la «Quinta Svizzera» è stata quest’anno al centro</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nel-2018-piu-di-una-persona-su-dieci-di-nazionalita-svizzera-viveva-all-estero/">Nel 2018, più di una persona su dieci di nazionalità svizzera viveva all’estero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/11/26-27-svizzeri-estero-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-11290"  class="panel-layout" ><div id="pg-11290-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-11290-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-11290-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Alla fine del 2018, il numero di Svizzeri all’estero era di 760’200 persone, ossia un leggero aumento rispetto all’anno precedente. La maggior parte di essi vive in Europa, in particolare in Francia. E in alcuni paesi, i senior rappresentano oltre un quarto della comunità svizzera.della Svizzera – la «Quinta Svizzera» è stata quest’anno al centro dell’attenzione.</p>
<p>Nel 2018, 760’200 Svizzeri erano iscritti presso una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera all’estero. Ciò corrisponde al 10,6% di tutte le persone al beneficio della nazionalità svizzera. Questa cifra è aumentata dell’1,1% rispetto al 2017. Questo aumento è stato più marcato in Europa (+1,5%). L’Africa è il solo continente ad aver registrato una leggera diminuzione (-0,5%) nello stesso periodo. Infine, 567’800 Svizzeri all’estero (74,7%) possiedono almeno una seconda nazionalità. Tutte queste cifre sono tratte dalle nuove statistiche degli Svizzeri all’estero, pubblicate dall’Ufficio federale di statistica (UST).</p>
<p>I seniori, che sono il 21% degli Svizzeri all’estero, ossia 162’500 persone, hanno 65 anni o più. In alcuni paesi, questa proporzione supera il 25%. È ad esempio il caso in Ungheria (55%), in Thailandia (33%), in Spagna (32%), nel Portogallo (28%) e in Sudafrica (27%). In Ungheria, Portogallo e in Sudafrica, il rapporto uomo-donna presso i seniori è equilibrato; in Thailandia gli uomini sono più numerosi delle donne (26% contro 7%), mentre il numero delle donne è superiore in Spagna (20% contro 12%). Il 6% degli Svizzeri dell’estero, ossia 45’700 persone, hanno 80 anni o più. Gli Stati Uniti registrano la maggioranza delle persone della quarta età in seno alla comunità svizzera (8%), seguiti dall’Italia, dal Canada e dal Regno Unito, con il 7% ciascuno. In questi paesi e per questo gruppo di età, le donne sono più numerose degli uomini.</p>
<p>Pubblicazioni ed ulteriori informazioni si trovano su:<br />
https://www.bfs.admin.ch/bfs/fr/home/actualites/quoi-deneuf.gnpdetail.2019-0265.html<br />
www.statistik.ch</p>
<p>Informazioni complementari di ordine generale sugli Svizzeri all’estero e sulla vita all’estero sono disponibili sul sito Internet del DFAE: https://www.eda.admin.ch/eda/it/dfae/vivere-all-estero.html</p>
</div>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/nel-2018-piu-di-una-persona-su-dieci-di-nazionalita-svizzera-viveva-all-estero/">Nel 2018, più di una persona su dieci di nazionalità svizzera viveva all’estero</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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