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	<title>Edizione Gennaio 2021 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Il bambino invisibile e i barboni veri che diventano attori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 16:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/05/foto4-film-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Sarà trasmesso anche in Svizzera “Pane dal cielo”, un film di Giovanni Bedeschi Lugano - Sul confine italo-ticinese, in provincia di Varese, incontriamo il regista Giovanni Bedeschi autore del film uscito un paio di anni fa, “Pane da cielo” la favola del bambino invisibile: «Peccato che ora sia vietato transitare altrimenti avrei fatto volentieri uno</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-bambino-invisibile-e-i-barboni-veri-che-diventano-attori/">Il bambino invisibile e i barboni veri che diventano attori</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Sarà trasmesso anche in Svizzera “Pane dal cielo”, un film di Giovanni Bedeschi</p>
<p>Lugano - Sul confine italo-ticinese, in provincia di Varese, incontriamo il regista Giovanni Bedeschi autore del film uscito un paio di anni fa, “Pane da cielo” la favola del bambino invisibile: «Peccato che ora sia vietato transitare altrimenti avrei fatto volentieri uno dei miei giri in moto almeno fino a Bellinzona e Locarno…», ci dice.<br />
Bedeschi è molto noto nell’ambiente della pubblicità per i suoi spot e videoclip nazionali e internazionali di tanti marchi blasonati tra cui diverse multinazionali, istituzioni e grandi artisti. Il film di Giovanni Bedeschi che verrà prossimamente trasmesso in Svizzera è stato il suo debutto nel cinema.<br />
“Pane dal cielo” propone una sorta di “sacra famiglia” di barboni, con tanto di bambinello, per mostrarci che esprimendo la nostra solidarietà, avvicinandoci in prima persona agli altri, possiamo risvegliare la nostra anima.</p>
<p>Un film dove il bizzarro - come il neonato che risulta invisibile gli occhi dei gretti - non sfuma in una trovata cinematografica fine a se stessa, ma esplicita un significato assai credibile, portatore di verità: solo chi ha il cuore aperto può “vedere” davvero ed evolvere.<br />
Grazie a questo film, è ritornata al cinema, in un bel ruolo, la grande attrice italiana Paola Pitagora.</p>
<p><strong>In moto da Milano: appena si potrà, tornerà in Svizzera?</strong><br />
«Certo, con gli amici mi piace andare nelle belle valli svizzere e poi sul passo dello Spluga».</p>
<p><strong>Le piacciono i paesaggi montani.</strong><br />
«Oltre alla bellezza dei paesaggi, amo l’accoglienza delle persone che sono sempre tanto gentili, inoltre sono molto attirato dal cibo, mi piacciono tutte le pietanze che assaggio nelle varie regioni svizzere».</p>
<p><strong>Da anni è volontario alla mensa dei poveri presso i Frati Cappuccini a Milano: è da questa esperienza che è nato “Pane dal cielo”?</strong><br />
«Sì, un’esperienza di volontariato che svolgo dal 2006 ogni sabato. Ho conosciuto le storie di tante persone che si son ritrovate povere. Storie che ci riguardano perché potremmo ritrovarci noi in quella stessa condizione, se capita un fatto drammatico. Succede che non si riesce più a gestire la propria vita se non si ha una famiglia a sostenere certi pesi. Ho capito che è molto facile trovarsi in questa situazione se non si è aiutati».</p>
<p><strong>Da regista pubblicitario il salto nel cinema come è stato?</strong><br />
«La pubblicità insegna la grammatica visiva, è un esercizio continuo, in pochi secondi dobbiamo raccontare tante cose. Un regista che proviene dalla pubblicità è ben formato nei vari tipi di linguaggi, per cui quando ho dovuto raccontare una storia così bella, come quella di “Pane dal cielo”, mi è venuto facile, prima di tutto perché era una storia che partiva dal cuore. Volevo mettere in luce la situazione di queste persone meno fortunate di noi, i cosiddetti “invisibili”».</p>
<p><strong>Che problemi ha dovuto affrontare?</strong><br />
«Tanti. È un genere di film verso il quale i finanziatori e i distributori sono poco interessati. Un film abbastanza coraggioso, che usciva dai soliti canoni commerciali. Non ci siamo scoraggiati e la Bedeschi film è riuscita ad autofinanziarsi, grazie alla generosità di collaboratori interni ed esterni».</p>
<p><strong>Si tratta quindi di cinema indipendente.</strong><br />
«Esatto. È stato bello vederlo nelle sale… è stato riconosciuto anche dal mondo cattolico dato il tema su carità e povertà, ha vinto un premio per la miglior regia e miglior film e questo lo ha messo in luce dando la possibilità di distribuirlo all’estero».</p>
<p><strong>Cosa ricorda in particolare della lavorazione del film?</strong><br />
«Deve sapere che la maggior parte delle numerose comparse presenti nel film sono realmente dei senzatetto. Le abbiamo individuate nei dormitori e per strada, abbiamo chiesto loro di partecipare al film interpretando se stesse, nella loro condizione. L’immagine che porto nel cuore è questa: quando giravamo nella caserma abbandonata dove si svolge gran parte del film, vedevamo arrivare al mattino tutta questa umanità che era davvero in una situazione drammatica e che però, in quelle settimane di riprese, era felice di condividere con noi questa esperienza artistica e anche umana».</p>
<p><strong>Paola Pitagora, finalmente la rivediamo al cinema…</strong><br />
«È una Signora del nostro cinema e del nostro teatro. È umanamente e culturalmente una persona illuminata. È l’unica attrice famosa presente nel film. L’incontro con lei è stato davvero speciale».</p>
<p><strong>Perché ha pensato a lei per la parte della signora ricca?</strong><br />
«Perché era perfetta per il ruolo di una donna appartenente alla borghesia milanese che viveva la sua vita agiata e molto ripetitiva, fino al momento dell’incontro con la barbona, quando si metterà in gioco in un risveglio di sentimenti veri».</p>
<p><strong>Questo suo primo film è piaciuto anche alla critica, cosa non da poco.</strong><br />
«Le soddisfazioni sono state prima di tutto umane. Il film non nasce con uno scopo commerciale bensì per cercare di fare luce su questo universo invisibile della povertà a Milano e in tante altre città del mondo. Milano è la capitale del business ma è anche la capitale dei senza dimora».</p>
<p><strong>So che le sale cinematografiche le hanno chiesto di commentare il film.</strong><br />
«Per me è stata una gioia. Una volta finita la proiezione, vedendo gli occhi degli spettatori e dalle domande che mi facevano, capivo che il film era arrivato nel cuore delle persone. E questo per un autore è la cosa più bella che può accadere, mi ha fatto molto bene al cuore».</p>
<p><strong>Come concilia il volontariato con un lavoro frenetico e imprevedibile come il suo?</strong><br />
«I frati danno delle regole da rispettare. Il sabato so che ho del tempo e ho dato il mio impegno per la mensa. Se si fa volontariato occorre essere seri nel dare la disponibilità».</p>
<p><strong>Ha inserito nel film storie di senzatetto di sua conoscenza?</strong><br />
«Nel film ho inserito segmenti di tante storie vere. La cosa che mi ha colpito ultimamente è che in mensa arrivano persone che si sono ritrovate di colpo povere. E parlo di italiani che prima delle restrizioni per il Covid stavano bene, ora ci sono tanti imprenditori falliti, operai senza più un lavoro. Dalla sera alla mattina chiunque di noi può ritrovarsi con le spalle al muro, è più facile di quanto si creda. Per questo è fondamentale diffondere il sentimento della solidarietà».</p>
<p><strong>Che ne pensa di un mondo dove permane il malessere di tutti i popoli, e “sora panchina e frate cartone” sono tutt’oggi la casa di tanta umanità sconfitta?</strong><br />
«Penso che non si faccia abbastanza. Ho un amico che vive a Lugano e che come me fa il volontario, Marco Silvani, Vice Presidente della Fondazione Francesco il cui direttore è Fra Martino Dotta. Marco mi racconta che anche in Ticino si sta alzando il livello di problematiche per le persone più povere. E questo succede in un Paese ricco!».</p>
<p><strong>Per spiegare il suo film lei cita sempre Mandela.</strong><br />
«Nelson Mandela in un suo famoso discorso ha detto che la povertà non è un fatto naturale ma è creato dagli uomini… Se l’abbiamo creata, dovremmo cercare di eliminarla. Cerchiamo di mettere la nostra goccia in questo oceano. Bisogna avere sempre speranza, nonostante tutto, affinché le cose cambino».</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>“Pane dal cielo” la favola del bambino invisibile sarà proiettato anche in Svizzera. Al film hanno partecipato come comparse dei veri senzatetto ed è stato vincitore all’International Catholic film (2018). È vedibile su alcune piattaforme on line.</p>
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	<p>Paola Pitagora, grande attrice di teatro e cinema in Italia, nel film è la ricca signora che "vede" il bambino invisibile.</p>
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	<p>Il regista Giovanni Bedeschi, famoso nell’ambiente pubblicitario internazionale e vincitore di un Addy Award in America con lo spot per la birra Corona, è da anni volontario alla mensa dei poveri dell’Opera San Francesco dei Frati Cappuccini a Milano.</p>
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		<title>Editoriale Gennaio 2021</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/editoriale-gennaio-2021/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 17:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, ci siamo lasciati alle spalle un 2020 che probabilmente pochi di noi serberanno nei propri ricordi come un anno particolarmente facile. In Svizzera come nel resto dell’Europa – e in gran parte del mondo – le quotidiane cifre di nuovi contagiati di COVID-19, di morti, le limitazioni, le misure, i lockdown</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18098"  class="panel-layout" ><div id="pg-18098-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18098-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18098-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>ci siamo lasciati alle spalle un 2020 che probabilmente pochi di noi serberanno nei propri ricordi come un anno particolarmente facile. In Svizzera come nel resto dell’Europa – e in gran parte del mondo – le quotidiane cifre di nuovi contagiati di COVID-19, di morti, le limitazioni, le misure, i lockdown hanno appesantito non poco la nostra quotidianità. Ma tutto si può dire di questo periodo tranne che da un punto di vista sociologico non sia interessante: cosa resterà di questa crisi? Lo smartworking (in Svizzera si dice “telelavoro” o “homeoffice”), gli acquisti online? Le vacanze sotto casa invece che in mete lontane? Difficile da dire. Certo è ad esempio che il federalismo svizzero è stato messo negli ultimi mesi sotto pressione come non mai; vogliamo dedicarci un po’ di spazio in questa edizione. Anche le attenzioni politiche sembrano essersi spostate dai temi verdi alle questioni su come rilanciare l’economia. Insomma, i prossimi mesi continueranno a non essere i più facili, ma certamente saranno interessanti. Con la Gazzetta seguiremo da vicino questi sviluppi. Non prima però di avervi augurato di cuore, care lettrici e cari lettori, un 2021 di ripartenza e serenità.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Redattore</em></p>
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		<item>
		<title>Tra libertà e vincoli: voto sul divieto del burqa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/tra-liberta-e-vincoli-voto-sul-divieto-del-burqa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 17:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Niqab-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il velo che copre il viso dovrebbe essere vietato a livello nazionale? Il popolo svizzero si pronuncerà in marzo su un’iniziativa che ne chiede il divieto. La proposta è un ottimo esempio della democrazia diretta in Svizzera. Durante la campagna, molti sguardi sono rivolti al Ticino. In Svizzera, il Ticino è stato un pioniere quando</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Niqab-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18092"  class="panel-layout" ><div id="pg-18092-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18092-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18092-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il velo che copre il viso dovrebbe essere vietato a livello nazionale?<br />
Il popolo svizzero si pronuncerà in marzo su un’iniziativa che ne chiede il divieto.<br />
La proposta è un ottimo esempio della democrazia diretta in Svizzera.<br />
Durante la campagna, molti sguardi sono rivolti al Ticino.</p>
<p>In Svizzera, il Ticino è stato un pioniere quando si è trattato del divieto di dissimulare il viso. È il primo cantone ad aver accettato chiaramente (65,2% di sì), nel settembre 2013, un’iniziativa popolare che prevedeva il divieto di dissimulazione del viso. Anche se in realtà l'iniziativa è stata lanciata per vietare l'uso del burqa o del nikab e quindi contrastare l'islamizzazione, la modifica della legge ticinese sulla polizia ha infine considerato tutte le maniere per nascondere il viso. I manifestanti e gli hooligan ticinesi non hanno più il diritto di farlo, poiché la legge è entrata in vigore il 1° luglio 2016.</p>
<p>Dietro l’iniziativa c’era il politico indipendente Giorgio Ghiringhelli, che oggi ha 67 anni. Come aveva confidato a «Gazzetta Svizzera», questo ex giornalista era preoccupato di fronte all’«islamizzazione dell’Europa». Gli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sono stati l’elemento scatenante del suo attivismo: «In seguito ho letto i libri di Oriana Fallaci sull’islam e questo mi ha provocato una specie di elettrochoc.» Nel 2010, egli ha lanciato una petizione che chiedeva l’introduzione del divieto di dissimulare il viso e, poco dopo, un’iniziativa popolare cantonale, sul modello del divieto adottato in Francia. Il suo progetto è stato respinto dal parlamento cantonale con la motivazione che si tratta di un «non-problema», poiché non vi erano praticamente mai donne con il velo integrale negli spazi pubblici in Ticino.</p>
<p>Ma Ghiringhelli, uomo tenace, non ha ritirato la sua iniziativa, ribadendo che sia meglio «prevenire che curare». Per lui, il niqab simbolizza l’oppressione delle donne. La maggioranza del popolo ticinese lo ha seguito. Giorgio Ghiringhelli sperava anche in un effetto domino. Quest’ultimo è avvenuto: il 1o gennaio 2019, anche il Canton San Gallo ha vietato il velo sul viso con una votazione popolare (66,7% di sì). Un progetto analogo era invece fallito nel 2017 nell’ambito della Landsgemeinde del canton Glarona: il popolo chiedeva allora una soluzione globale a livello nazionale invece di un divieto cantonale.<br />
Una soluzione applicabile in tutta la Svizzera, è quanto prevede l’iniziativa popolare «Sì al divieto di dissimulare il proprio viso», che riprende quasi parola per parola il testo di legge ticinese. L’iniziativa è stata depositata nel 2017, con 105 000 firme valide e sarà sottoposta in votazione popolare il 7 marzo 2021. Essa è opera del comitato di Egerkingen attorno al consigliere nazionale lucernese Walter Wobmann, dell’Unione democratica di centro. Nel 2019, questo comitato è riuscito a far passare la sua iniziativa contro i minareti, un progetto di cui si è discusso in tutto il mondo poiché vieta qualsiasi costruzione di minareti in Svizzera.</p>
<p>Il Consiglio federale e il Parlamento respingono a maggioranza l’iniziativa per il divieto di dissimulare il viso, poiché secondo loro infrange l’autonomia dei cantoni. Essi sottolineano inoltre che in Svizzera pochissime donne portano il burqa e il niqab. Secondo le stime della Confederazione, nel paese vivono tra 95 e 130 donne integralmente velate.</p>
<p>I dibattiti sul divieto di coprire il viso con il velo ruotano principalmente attorno a temi religiosi, di diritti delle donne e del diritto all’autodeterminazione, della problematica delle prescrizioni sull’abbigliamento e del ruolo dell’islam nella società. Ma anche gli argomenti economici svolgono un ruolo. Si cita ad esempio l’impatto negativo di questo divieto sul turismo. Le regioni che ospitano una clientela proveniente dal mondo arabo sarebbero sfavorite. In occasione del dibattito in Parlamento, la ministra della giustizia, Karin Keller-Sutter, lo ha precisato: «Fare un’eccezione per il turismo non sarebbe possibile.»</p>
<p>Le esperienze maturate finora in Ticino dimostrano che sono state inflitte solo poche multe alle donne che indossano il velo. La maggior parte di queste multe sono stati inflitte a Nora Illi, controversa rappresentante del Consiglio centrale islamico svizzero, che ha deliberatamente provocato queste contravvenzioni per protestare contro la nuova legge. La svizzera convertitasi all’islam è deceduta nel marzo 2020. Nel canton San Gallo, la polizia cantonale afferma che non è stata inflitta neanche una multa per violazione del divieto del velo.</p>
<p>La polizia ticinese dispone di schede informative in arabo e inglese che fanno riferimento al codice di abbigliamento. Tuttavia, alcune turiste hanno aggirato il divieto indossando mascherine mediche al posto del velo, poiché sono ormai onnipresenti a causa della pandemia di Coronavirus. Questo è stato notato presso la "Swissminiatur", che i turisti arabi amano visitare. Ma l'impatto complessivo sul turismo sembra minimo. "Per noi, il cosiddetto divieto del burqa non ha avuto alcun impatto", dice Giuseppe Rossi, direttore del lussuoso hotel a cinque stelle Splendide Royal sul lungolago di Lugano. Dopo l’introduzione del divieto, la proporzione di arabi nella clientela è rimasta costante.</p>
<p>Lo scorso anno, gli ospiti provenienti dagli Stati del Golfo hanno generato 32'000 pernottamenti in Ticino, pari ad appena l'1,7 per cento del totale degli ospiti. Tuttavia: tra il 2015 e il 2019 il Ticino ha registrato un calo di circa il 28 per cento dei pernottamenti dei turisti provenienti dagli Stati del Golfo. "L'impatto esatto della decisione di vietare il velo sul turismo in Ticino è difficile da valutare, in quanto solo una piccola parte di questi ospiti indossava un burqa o un nikab", nota Ticino Turismo. Il calo del numero di ospiti non è da attribuire alla nuova legge, bensì alla crisi tra il Qatar e il Consiglio di cooperazione del Golfo e ai collegamenti aerei meno adeguati con l’Europa che ne sono derivati.</p>
<p>Tuttavia, le destinazioni turistiche che accolgono una grande proporzione di clienti dal mondo arabo sono un po’ diffidenti nei confronti di un eventuale divieto. È quanto risulta da una tavola rotonda sull’iniziativa per il divieto di dissimulare il viso che ha avuto luogo a Interlaken nel mese di gennaio 2017. Secondo un articolo della stampa locale, il vicedirettore dell’ufficio del turismo di Interlaken, Stefan Ryser, aveva a quel tempo affermato: «I cittadini dei paesi del Golfo sono ottimi clienti. Essi soggiornano in media cinque notti e generano una buona cifra d’affari.» Secondo lui, le agenzie di viaggio di questi paesi prendono molto sul serio le discussioni sul proibizionismo di indossare il velo. Anche gli albergatori hanno comunicato che la clientela europea è piuttosto a disagio in presenza di donne integralmente velate, ad esempio nella sala della colazione. Nella regione di Interlaken, i clienti provenienti dai paesi del Golfo e degli Emirati arabi uniti hanno generato lo scorso anno 92000 pernottamenti, ossia l’8,6% di tutti i pernottamenti. Anche qui, questa cifra è in calo. Nel 2015, questa clientela generava ancora 120000 pernottamenti, ossia una quota totale del 13,1%.</p>
<p>Gli esperti di turismo non prendono posizione sul divieto di dissimulare il viso. L’organizzazione turistica di Interlaken (TOI) dichiara di essere politicamente e confessionalmente neutra. «Ciò significa anche che non distinguiamo i nostri clienti in funzione della loro razza e della loro religione. A Interlaken, tutti i turisti sono benvenuti», nota Christoph Leibundgut, portavoce del TOI. A ciò va aggiunto il fatto che a seguito degli effetti devastanti della pandemia di coronavirus sul turismo, il problema del velo integrale sembra piuttosto secondario in questo momento.</p>
<p>Giorgio Ghiringhelli, intanto, può gioire. Il ticinese è partito tutto da solo, ma grazie a mezzi democratici ha già innescato un'intensa discussione a livello federale - indipendentemente dall'esito della votazione di marzo.</p>
<p><em>Gerhard Lob è giornalista </em><br />
<em>indipendente in ticino</em></p>
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	<p>A Ginevra, una turista con il velo nelle vicinanze di un gruppo folcloristico svizzero: è questo il genere di incontri che il comitato di Egerkingen vuole vietare. Foto Keystone (2015)</p>
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	<p>Ancora tollerati: Hidjab - Tchador</p>
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	<p>Presto vietati? Niqab - Burqa</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/tra-liberta-e-vincoli-voto-sul-divieto-del-burqa/">Tra libertà e vincoli: voto sul divieto del burqa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>I quesiti del grande Dürrenmatt sulla Giustizia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-quesiti-del-grande-durrenmatt-sulla-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 16:57:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Friedrich-Durrenmatt-1921-1990drammaturg-o-e-scrittore-svizzero-di-fama-mondiale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Uno scrittore svizzero tra i più apprezzati nel mondo È lo scrittore e drammaturgo svizzero più conosciuto al mondo per i suoi capolavori: Friedrich Dürrenmatt. Era nato a Konolfingen vicino a Berna 100 anni fa, ne1921. Spesso in chiave grottesca, gli piaceva rendere palesi mentalità ristretta e comportamenti infimi dietro il placido vivere della società</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-quesiti-del-grande-durrenmatt-sulla-giustizia/">I quesiti del grande Dürrenmatt sulla Giustizia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Friedrich-Durrenmatt-1921-1990drammaturg-o-e-scrittore-svizzero-di-fama-mondiale-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18086"  class="panel-layout" ><div id="pg-18086-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18086-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18086-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Uno scrittore svizzero tra i più apprezzati nel mondo</strong></p>
<p>È lo scrittore e drammaturgo svizzero più conosciuto al mondo per i suoi capolavori: Friedrich Dürrenmatt.</p>
<p>Era nato a Konolfingen vicino a Berna 100 anni fa, ne1921.<br />
Spesso in chiave grottesca, gli piaceva rendere palesi mentalità ristretta e comportamenti infimi dietro il placido vivere della società benpensante svizzera.<br />
Tra i suoi lavori, tradotti in molte lingue, “La visita della vecchia signora”, in versione musical, è stata protagonista nel celebre Broadway theatre a New York. Altre sue opere, come “I fisici “ sono state rappresentate nei più grandi teatri o sono divenute il soggetto di film di successo come “La promessa”.<br />
Nella sua prolifica carriera ha spaziato dal romanzo poliziesco ai testi autobiografici e di saggistica. Essenziale per lui il concetto della libertà e dell’individualità dei singoli come base di una sana società umana.</p>
<p>Insieme ad un altro illustre connazionale, lo scrittore e architetto Max Frisch, Dürrenmatt è stato un importante rinnovatore del teatro di lingua tedesca. Nelle sue opere, che siano racconti o romanzi gialli, Dürrenmatt pone questioni legate all’uso della scienza, al Caso, alla religione, insomma, c'è tutta la visione allargata e profonda tipica dell’individuo che “vede oltre”.</p>
<p>Basti pensare a cosa disse in un’intervista negli anni ’90: «Abbiamo costruito un mondo da catastrofe. Un addetto di laboratorio distratto può causare l’esplosione di una fabbrica di bombe atomiche (…) o a un ingegnere genetico possono sfuggire delle colture di virus… la nostra strada porta dritto a un mondo di pannes apocalittiche. Per questo la letteratura deve chiedersi se l’umanità non si trovi in una crisi evoluzionistica e stia andando verso la propria fine».</p>
<p><strong>La commedia umana</strong><br />
Nelle sue opere di narrativa troviamo “Giustizia”, molto letto dagli avvocati più colti, la cui trama ci mostra i limiti della giustizia penale (da intendersi riferito anche a tutta la giustizia ordinaria) rendendoli comprensibili anche al comune lettore per via di logica.</p>
<p>Un libro definito “geniale e anti-poliziesco”, un romanzo giallo che nelle prime pagine ci svela l’assassino, il consigliere cantonale Kohler che uccide il professor Winter. Qual è il movente? Il comandante a capo delle indagini fa di tutto per scoprirlo: «Il comandante era disperato ... Un omicidio senza motivo per lui non era un delitto contro la morale, bensì contro la logica». Mentre il consigliere Kohler se la gode in galera intrecciando ceste di vimini e interloquendo amabilmente con i suoi carcerieri, il suo difensore, un avvocato di bassa lega, sarà ingaggiato dallo stesso Kohler affinché realizzi un’ipotesi diversa, cioè trovi un altro possibile assassino. Il povero avvocato sarà presto catapultato in una storia parallela che coinvolge totalmente i lettori, impegnati nel conoscere il motivo dell’uccisione del professore e soprattuto nel capire come possa essere così allegro e felice un uomo chiuso in carcere.</p>
<p>Oltre al valore narrativo di un testo che mantiene una continua stupefacente suspence, occorre sottolineare come la trama sia un pretesto per evidenziare importanti questioni etiche. Attraverso le sue note grottesche, Dürrenmatt esprime in modo eccellente la farsa della commedia umana e della inottenibile giustizia.</p>
<p><strong>È possibile la giustizia?</strong><br />
Quello della giustizia è un tema caro a Dürrenmatt, e ne farà il fulcro di tante altre opere come La Panne, La promessa, Il giudice e il suo boia.<br />
Per Dürrenmatt la giustizia è irraggiungibile, le carte processuali sono un labile tentativo di inquadrare le vicende umane basato su piccoli o grandi compromessi, su possibili vittorie o perdite di cause per vizi di forma ed altri tecnicismi e sul possibile se non frrequente “errore umano” nell’interpretazione dei fatti da parte di investigatori e giudicanti.</p>
<p>Al contempo e al contrario, fatti e comportamenti esecrabili passano inosservati in una assurda normalità e non sono minimamente considerati condannabili dalla giustizia umana… Quindi, credere nella infallibilità degli operatori della legge o delle indagini che dovrebbero appurare la verità è di per sé una visione utopistica della realtà.</p>
<p>“La promessa” è un romanzo giallo che meglio non potrebbe descrivere tale desolante convinzione di Dürrenmatt.<br />
Questo libro divenne un film diretto da Sean Penn nel 2001, con lo stesso titolo nella versione italiana, “La promessa”, da molti ritenuto un capolavoro, vedibile e scaricabile dal web.</p>
<p>Il film sorvola abbastanza sulla connotazione filosofica del nostro scrittore (sua l’affermazione: «Io non scrivo polizieschi, io scrivo filosofia») sull’impossibilità di realizzare la giustizia tenendoci in balia del caso, e punta piuttosto sul ritratto psicologico del mitico poliziotto di Zurigo, Matthäi, reso in modo splendido dall’ultima grande interpretazione di Jack Nicholson, che si muove alla ricerca dell’assassino nel suggestivo paesaggio del Nevada (anni prima, la miniserie Rai con l’attore Rossano Brazzi, più fedele al romanzo di Dürrenmatt, era stata ambientata in Svizzera).</p>
<p><strong>Dürrenmatt pittore</strong><br />
Anche in ambito pittorico volle essere il distruttore del conformismo dei benpensanti. Dürrenmatt disse un giorno che la scrittura era la sua professione e la pittura la sua passione. Aveva cominciato da ragazzino con disegni e quadri e proseguì, da autodidatta, per tutta la vita. Un giorno, il giovane Friedrich scrisse al padre: «Devo dedicarmi alla pittura o alla scrittura? Ho una vocazione per entrambe».</p>
<p>Svariati i temi affrontati sulla tela, dai soggetti mitologici a quelli religiosi con uno stile che risente dell’espressionismo tedesco. La stessa drammaturgia espressa in scrittura la riverserà in molti quadri, eseguiti con tecniche varie, rappresentando pungenti caricature di personaggi o ambienti autorevoli come in “Guerra dei critici” che prende di mira l’imprenditoria editoriale.</p>
<p>Non con la penna ma a colpi di pennello proseguiva, come detto, il suo racconto dissacratorio della società perbenista elvetica. Emblematica, tra le altre, la tela intitolata “L’ultima assemblea generale dell’istituto bancario federale”. «I miei disegni non sono lavori accessori alle mie opere letterarie, ma i campi di battaglia disegnati e dipinti su cui si svolgono le mie lotte, le mie avventure, i miei esperimenti e le mie sconfitte di scrittore».<br />
Il Centre Dürrenmatt Neuchâtel contiene una mostra permanente con 1000 opere originali e diversi quaderni con disegni.</p>
<p><strong>Vita privata</strong><br />
Friedrich Dürrenmatt, primo figlio di un pastore protestante, ha studiato filosofia a Berna e Zurigo. Era di carattere gioviale e assai generoso con il mondo dell’arte, dava soldi con molto tatto ad artisti e colleghi scrittori. Sposato in prime nozze con l’attrice Lotti Geissler, vivrà a Neuchâtel dove si impone sia come drammaturgo sia come pittore. Dürrenmatt era apprezzato per la sua simpatia, amava i vini bordeaux che conservava in una grande cantina, e deliziava i suoi interlocutori con racconti zeppi di intriganti e divertenti vicende.</p>
<p>Spesso trascorreva intere notti ad osservare il cielo con il suo telescopio. Sono famose molte sue affermazioni che denotano il suo spirito anticonformista, tra le quali: «Il fine dell’uomo consiste nel pensare, non nell’agire. Qualsiasi sciocco è in grado di agire» e, ancora: «È sui governanti che bisogna vigilare, non sui governati!».</p>
<p>Morì per cause legate ad un infarto, 30 anni fa, nel 1990. Da allora, la sua popolarità a livello internazionale si è mantenuta intatta grazie all’universalità del suo messaggio.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Friedrich Dürrenmatt (1921-1990)drammaturgo e scrittore svizzero di fama mondiale</p>
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	<p>"Giustizia", uno dei libri imperdibili di Dürrenmatt, iniziato nel 1959, tralasciato e poi terminato nel 1985. In copertina la foto di un suo dipinto</p>
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	<p>F. Dürrenmatt, "L'ultima assemblea generale dell'istituto banca rio federale", 1966, collezione Centre Dürrenmatt Neuchatel</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-quesiti-del-grande-durrenmatt-sulla-giustizia/">I quesiti del grande Dürrenmatt sulla Giustizia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>La parola a voi! La Gazzetta apre la “Rubrica dei lettori”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-parola-a-voi-la-gazzetta-apre-la-rubrica-dei-lettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 16:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Nuova-rubrica-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La penna a voi: avete voglia di condividere un’esperienza legata al vostro passato in Svizzera, ad un racconto, ad un ricordo recente o di molto tempo fa? Oppure avete una considerazione su quello che succede nella vostra nazione, un desiderio nei confronti della redazione o una reazione ad un articolo? Avete partecipato ad un campo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-parola-a-voi-la-gazzetta-apre-la-rubrica-dei-lettori/">La parola a voi! La Gazzetta apre la “Rubrica dei lettori”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Nuova-rubrica-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18066"  class="panel-layout" ><div id="pg-18066-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18066-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18066-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La penna a voi: avete voglia di condividere un’esperienza legata al vostro passato in Svizzera, ad un racconto, ad un ricordo recente o di molto tempo fa? Oppure avete una considerazione su quello che succede nella vostra nazione, un desiderio nei confronti della redazione o una reazione ad un articolo? Avete partecipato ad un campo estivo o invernale organizzato dall’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) o trascorso le vostre vacanze in patria? Raccontatelo a tutti: la rubrica dei lettori è a vostra disposizione. Fate pervenire i vostri testi a redazione@gazzettasvizzera.org e restate in contatto con la comunità degli Svizzeri all’estero!</p>
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	<p>Buttiamoci alle spalle questo funesto 2020 e speriamo in tante belle novità nel 2021. Una di queste è sicuramente l'arrivo della Gazzetta Svizzera su Instagram!</p>
<p>Sul profilo @gazzettasvizzera troverete alcune anticipazioni degli articoli della Gazzetta, ma anche contenuti nuovi e tante curiosità.</p>
<p>Grazie a Instagram riusciremo a connetterci meglio e a scambiarci pareri in modo più partecipativo.<br />
Pronti per una #SocialRevolution?</p>
<p><em>“Il team Instagram di Gazzetta”</em></p>
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		<title>Il coronavirus contagia anche il federalismo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-coronavirus-contagia-anche-il-federalismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 12:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-cop-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Durante la crisi del COVID-19, il Consiglio federale si è più volte scontrato con i cantoni e in diversi frangenti si è assistito a più di un malinteso. La causa degli attriti politici interni è da ricercarsi nel federalismo. La crisi sanitaria ha colpito tutta la Svizzera ma non nella medesima intensità allo stesso momento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-coronavirus-contagia-anche-il-federalismo/">Il coronavirus contagia anche il federalismo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-cop-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18062"  class="panel-layout" ><div id="pg-18062-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18062-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18062-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Durante la crisi del COVID-19, il Consiglio federale si è più volte scontrato con i cantoni e in diversi frangenti si è assistito a più di un malinteso. La causa degli attriti politici interni è da ricercarsi nel federalismo.</p>
<p>La crisi sanitaria ha colpito tutta la Svizzera ma non nella medesima intensità allo stesso momento. Per quanto riguarda la seconda ondata, ad esempio, alla fine di ottobre la Romandia ha subito un’impennata grave dei contagi, che ha condotto molti cantoni – sulla base delle loro competenze che in primavera erano ancora presso la Confederazione – a ordinare un lockdown parziale, con la chiusura di ristoranti o attività di tempo libero come musei e palestre. Le incisive misure regionali hanno ben presto ridotto i contagi che però sono aumentati nel frattempo nel resto della Svizzera. La decisione del Consiglio federale di metà dicembre di chiudere a livello nazionale i ristoranti, negozi e strutture del tempo libero alle ore 19 e la domenica ha raccolto forti critiche tra i cantoni romandi che, a loro avviso, i compiti li avevano già fatti in vista del Natale che era alle porte. La particolare circostanza, l’ennesima durante la pandemia, ha rilanciato il tema sul federalismo svizzero e l’equilibrio di quest’ultimo.</p>
<p><strong>Decentrato e garante delle minoranze: il federalismo</strong><br />
Ma cos'è questo federalismo che sta opponendo governo e i cantoni, invece di unirli in questa crisi?<br />
Il federalismo è il meccanismo svizzero di condivisione del potere e crea il contrappeso dei cantoni al governo centrale. Grazie ad esso Cantoni e Comuni godono di ampia autonomia decisionale. Il federalismo riguarda soprattutto gli ambiti della politica economica e culturale e la fiscalità, l'istruzione, o la protezione della popolazione.<br />
Spesso unito al concetto di sussidiarietà – che prevede che il livello istituzionale più vicino al cittadino svolga un determinato compito dello Stato e che solo se questo non è in grado di assolverlo il compito viene delegato al livello superiore – ha sempre di più una connotazione politica: negli ultimi anni i Cantoni hanno aumentato la loro influenza politica sulla scena federale, in particolare con le conferenze intercantonali dei direttori.</p>
<p>In una Svizzera multilingue e dalle diverse mentalità, esso si traduce anche in strumento di perequazione: assicura un'influenza politica alle autorità regionali e alle minoranze politiche o linguistico-culturali. Il governo centrale non può semplicemente decidere dall’alto su singole regioni e cantoni.<br />
In un interessante articolo su wwwswissinfo.ch, Renat Künzi evidenzia altre caratteristiche del federalismo e lo definisce come<br />
• una camera d'eco di divergenze e dissonanze e allo stesso tempo una piattaforma di moderazione e mediazione: è un meccanismo per evitare e anticipare i conflitti.<br />
• una sentinella politica: le iniziative popolari a livello cantonale indicano alla Confederazione i tempi rilevanti alla popolazione.<br />
• una leva di solidarietà: nel sistema svizzero di perequazione finanziaria, i Cantoni "ricchi" ed economicamente forti sostengono le località economiche più deboli;<br />
• uno strumento di integrazione - come garante della diversità culturale e dell'identità.<br />
• un canale di democrazia diretta: le richieste che non hanno alcuna possibilità a livello nazionale possono essere inserite nell'agenda nazionale attraverso iniziative popolari nei Cantoni.<br />
• un campo di ricerca: l'Istituto del federalismo dell'Università di Friburgo esiste da oltre 50 anni. È stato fondato dai cantoni.<br />
• un "bene di esportazione": gli esperti della Svizzera sono spesso interpellati da governi e organizzazioni estere in materia di governance federale.</p>
<p><strong>Il federalismo ha il suo prezzo</strong><br />
Invece di un'unica soluzione, in Svizzera vi sono spesso 26 soluzioni diverse per un ambito politico: 26 sistemi scolastici diversi, 26 organizzazioni di protezione della popolazione diverse. 26 leggi elettorale e così via. Questo da una parte conduce all’efficienza nelle risorse – ad esempio è possibile investire di più in forze di polizia dove i rischi sono maggiori – ma anche in effetti collaterali. Per alcuni il federalismo è fonte di ritardi, ad esempio nella politica della mobilità e in linea di principio rallenta il ritmo della politica stessa a causa della continua ricerca di equilibri.</p>
<p><strong>Il federalismo si erode, ma resterà</strong><br />
La tendenza è chiara: sempre più poteri vengono trasferiti dai Cantoni alla Confederazione. Ciò è dovuto al fatto che i Cantoni sono contenti di affidare alla Confederazione i compiti che sono associati a costi ingenti, sgravando così i loro conti. Questo permette loro di essere più competitivi nella concorrenza fiscale intercantonale. Negli ultimi anni anche nel Consiglio agli Stati – la camera dei cantoni – una netta maggioranza degli interventi parlamentari aveva quale oggetto una centralizzazione delle competenze.<br />
Nonostante tutti i fastidi e una tendenza centralizzatrice in moto da diverso tempo, nessuno in Svizzera pensa oggi di abolire il federalismo. Esso resta comunque il meccanismo che impedisce alle forze centrifughe di svilupparsi in una Svizzera eterogenea e multiculturale. La Svizzera senza il federalismo non è pensabile. Anche in tempi di coronavirus.</p>
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	<p>Non sono stati contenti i cantoni romandi dopo l’annuncio di misure a livello svizzero da parte del Consiglio federale a metà dicembre 2020</p>
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		<item>
		<title>No al divieto di finanziamento del materiale bellico</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/no-al-divieto-di-finanziamento-del-materiale-bellico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 12:08:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-carro-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L'iniziativa "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" ha raggiunto una percentuale ragguardevole – se confrontata a simili proposte in passato – ma ha mancato abbondantemente le maggioranze: con il 57,45% di "no" gli svizzeri si sono opposti a vietare il finanziamento di materiale bellico. Una norma in questo senso esiste già</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/no-al-divieto-di-finanziamento-del-materiale-bellico/">No al divieto di finanziamento del materiale bellico</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-carro-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18059"  class="panel-layout" ><div id="pg-18059-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18059-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18059-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L'iniziativa "Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico" ha raggiunto una percentuale ragguardevole – se confrontata a simili proposte in passato – ma ha mancato abbondantemente le maggioranze: con il 57,45% di "no" gli svizzeri si sono opposti a vietare il finanziamento di materiale bellico. Una norma in questo senso esiste già oggi e riguarda le armi di distruzione di massa.</p>
<p>L'iniziativa aveva tra le altre cose lo scopo di vietare alla Banca nazionale svizzera e alle casse pensioni di investire nel settore degli armamenti. Il testo che intendeva proibire di investire nelle imprese che realizzano oltre il 5% del loro giro d'affari annuo con la fabbricazione di materiale bellico è stato pesantemente respinto nei cantoni di Nidvaldo (75,18% di "no"), Svitto (74,24%), Obvaldo (72,58%) Uri e Appenzello Interno (entrambi con il 71,23%). Hanno votato contro il testo anche Ticino e Grigioni rispettivamente nella misura del 55,21% e del 61,26%.</p>
<p>I soli cantoni ad approvare l’iniziativa sono stati, Basilea Città (57,92% di "sì"), Giura (55,01%), Ginevra (53,12%) e Neuchâtel (52,27%).<br />
Come nel caso dell’iniziativa per le multinazionali responsabili i sondaggi mostravano una certa simpatia per il testo in votazione, ma come spesso succede per le iniziative popolari il campo dei favorevoli si era progressivamente ridotto fino alla bocciatura alle urne.</p>
<p>Il Consigliere federale responsabile del dossier, Guy Parmelin si è detto sollevato dell’esito popolare e ha confermato che malgrado la bocciatura dell'iniziativa alle urne, la Svizzera proseguirà nel suo impegno per una piazza finanziaria più sostenibile. "Ogni azienda, ogni banca e ogni istituzione fa delle riflessioni sulla propria sostenibilità", ha affermato la stessa domenica di votazione Parmelin.</p>
<p>Non ha trovato maggioranze l’iniziativa per il divieto di finanziamento di produttori di materiale bellico.</p>
</div>
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		<title>Responsabilità delle imprese: il popolo dice sì, ma la spuntano i cantoni</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/responsabilita-delle-imprese-il-popolo-dice-si-ma-la-spuntano-i-cantoni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 12:04:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-svizzero-sotto-pressione-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />È successo l’ultima volta 65 anni fa: l'iniziativa “per imprese responsabili” viene approvata dalla maggioranza del popolo, ma non basta. Non erano in pochi che prevedevano una difficoltà per l’iniziativa di superare lo scoglio dei Cantoni: infatti, solo otto di questi e un semi-cantone hanno approvato la proposta che prevedeva un obbligo di diligenza generalizzato</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/responsabilita-delle-imprese-il-popolo-dice-si-ma-la-spuntano-i-cantoni/">Responsabilità delle imprese: il popolo dice sì, ma la spuntano i cantoni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Il-federalismo-svizzero-sotto-pressione-2-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18050"  class="panel-layout" ><div id="pg-18050-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18050-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18050-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>È successo l’ultima volta 65 anni fa: l'iniziativa “per imprese responsabili” viene approvata dalla maggioranza del popolo, ma non basta.</strong></p>
<p>Non erano in pochi che prevedevano una difficoltà per l’iniziativa di superare lo scoglio dei Cantoni: infatti, solo otto di questi e un semi-cantone hanno approvato la proposta che prevedeva un obbligo di diligenza generalizzato per le filiere all'estero di aziende multinazionali svizzere. La fase di avvicinamento a questa votazione è stata particolarmente intensa e si stima che sia stata la campagna di votazioni più costosa di sempre.<br />
Hanno dato luce verde al testo i cantoni di lingua francese (con l'eccezione del Vallese bilingue), Berna, Zurigo, Basilea Città e il Ticino. La maggioranza dei cantoni della Svizzera tedesca si è invece schierata in modo compatto contro l'iniziativa.</p>
<p><strong>La maggioranza del popolo che non basta</strong><br />
La maggioranza dei votanti (50,7%) ha dato il proprio sostegno all'iniziativa, che ha convinto soprattutto nelle città. Bisogna risalire al 1955 per ricordarsi come un'iniziativa popolare abbia ottenuto la maggioranza dei voti popolari ma sia stata respinta dalla maggioranza dei cantoni.</p>
<p><strong>Entra subito in vigore il controprogetto</strong><br />
L’argomentazione dei contrari all’iniziativa si è incentrata sul fatto che in caso di bocciatura il Parlamento aveva già concepito un controprogetto efficace e in linea con la prassi internazionale. Contrariamente all’iniziativa, il controprogetto è già elaborato a livello di legge e non disciplina esplicitamente la responsabilità della società madre per le aziende controllate all'estero. Non introduce nuovi standard, ma prevede nuovi obblighi. Le aziende interessate dovranno fare annualmente un rapporto sulle loro politiche in materia di diritti umani e di ambiente e sottostaranno a un obbligo di diligenza nei confronti del lavoro minorile e dei minerali estratti nelle zone di conflitto.</p>
<p><strong>Campagna lunga e costosa</strong><br />
L'iniziativa lanciata oltre 4 anni fa era sostenuta da 130 organizzazioni non governative, dai sindacati, dalle chiese e dai partiti di centro-sinistra. I promotori hanno lanciato l'offensiva molto prima della data di voto, creando quasi 450 comitati regionali. Su molti balconi, finestre e giardini, sono state appese bandiere arancioni in sostegno all'iniziativa. I sondaggi nella fase di avvicinamento al voto davano per diverso tempo l'iniziativa in vantaggio, anche se nelle settimane prima del voto indicavano un'erosione del soste</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/responsabilita-delle-imprese-il-popolo-dice-si-ma-la-spuntano-i-cantoni/">Responsabilità delle imprese: il popolo dice sì, ma la spuntano i cantoni</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Spostamenti tra Italia e Svizzera nella pandemia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/spostamenti-tra-italia-e-svizzera-nella-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Tamponi e quarantene: i nuovi obblighi del DPCM 3 dicembre 2020 Caro Avvocato, Alcuni mesi fa ricordo che si era occupato dei DPCM del governo Conte e delle varie restrizioni all’ingresso in Italia ed in Svizzera a causa della pandemia. Poi non mi pare abbia più pubblicato niente sull’argomento. Leggo ora che chi si recherà</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/spostamenti-tra-italia-e-svizzera-nella-pandemia/">Spostamenti tra Italia e Svizzera nella pandemia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-18045"  class="panel-layout" ><div id="pg-18045-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18045-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18045-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Tamponi e quarantene: i nuovi obblighi del DPCM 3 dicembre 2020</strong></p>
<p>Caro Avvocato,<br />
Alcuni mesi fa ricordo che si era occupato dei DPCM del governo Conte e delle varie restrizioni all’ingresso in Italia ed in Svizzera a causa della pandemia.<br />
Poi non mi pare abbia più pubblicato niente sull’argomento. Leggo ora che chi si recherà in Svizzera a dicembre ed a cavallo delle feste dovrà fare la “quarantena” al rientro in Italia.</p>
<p>Tutto questo a causa del fatto che la Svizzera vuole tenere aperti gli impianti sciistici, mentre come è noto in Italia si è deciso che tutto resterà fermo sino all’anno prossimo.</p>
<p>Sono un po' disorientato, lo confesso. Ho provato ad informarmi meglio ma ci ho capito ancora meno di prima.<br />
Capisco che vi siano delle serie preoccupazioni sanitarie per evitare “assembramenti”. Sembra però più una punizione per quelli che vanno a sciare o, peggio, che magari hanno un piccolo appartamentino come il sottoscritto, nel quale isolarsi dalla confusione natalizia e trascorrere serene (e sicure) festività. E Dio sa quanto ce n’è bisogno in questo periodo.<br />
E poi sono gli Svizzeri che non capiscono nulla e sono tutti incoscienti, o sono gli Italiani che non sono in grado di gestire “in sicurezza” i comprensori sciistici?<br />
Insomma, siamo di fronte alla ennesima limitazione di libertà, per di più con norme che non sono chiare e a rischio di sanzioni, se non di arresti domiciliari!<br />
Puoi aiutarmi Lei a capirci qualcosa? Altrimenti me ne starò a casa, buono buono.</p>
<p>Grazie anticipate se vorrà rispondermi, e anche e soprattutto per il suo impegno in questa rubrica e per le risposte sempre utili e comprensibili.<br />
(S.M – Milano)</p>
<hr />
<p>Carissimo Lettore,<br />
La ringrazio per la Sua lettera molto simpatica ma anche un po’ provocatoria. Speriamo di non far sorgere un caso diplomatico con la sua pubblicazione! Scherzi a parte, rispondo molto volentieri, perché il tema, o meglio, i temi sollevati sono caldi (nonostante la stagione…).<br />
Innanzitutto, non abbiamo più scritto riguardo agli ingressi e rientri nonostante il perdurare del Covid-19, un po’ perché non ve ne è stato bisogno e un po’ perché altri sono stati i quesiti dei nostri Lettori.</p>
<p>Inoltre il provvedimento al quale Lei fa riferimento è il DPCM del 3 dicembre 2020, e dunque recentissimo, e non vi è stata materialmente occasione di trattarne su queste pagine.</p>
<p>Ora la questione, in effetti, è divenuta improvvisamente di grande attualità. La affrontiamo, dunque, in questo numero, con l’avvertenza però che quando leggerete queste righe dicembre sarà già trascorso e, molto probabilmente, Lei (come molti altri nostri Lettori) avrà già preso una decisione e quindi, o sarà rimasto “buono buono” entro gli italici confini, o avrà già varcato le Alpi verso il Vallese, i Grigioni o altra località in Svizzera. Semmai potremo fornire qualche utile indicazione per il rientro.</p>
<p>Le nuove misure del DPCM per fronteggiare l’emergenza Covid-19, infatti, saranno valide dal 4 dicembre 2020 fino al 15 gennaio 2021.<br />
Vediamole insieme, cercando di fare un po’ di chiarezza – compito tutt’altro che facile – senza pretese di completezza, cercando quindi di focalizzarci sugli spostamenti e sulla Svizzera.</p>
<p><strong>Ingresso (e rientro) in Italia</strong><br />
Il DPCM 3.12.2020 distingue la disciplina applicabile agli spostamenti da e per l’estero, in base al periodo di riferimento ed al Paese come classificato negli elenchi previsti dall’Allegato 20 allo stesso provvedimento – tenendo presente che, tra il momento in cui scriviamo e la pubblicazione, sia l’allegato che il DPCM potrebbero subire variazioni.</p>
<p>Un primo arco temporale riguarda il periodo sino al 9 dicembre, un secondo il periodo dal 10 dicembre 2020 ed un terzo e quarto dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 e dal 7 al 15 gennaio 2021 (anche se non è chiara quest’ultima distinzione poiché la disciplina sembra essere uguale).<br />
Per quanto riguarda, dunque, la Svizzera, fino al 9 dicembre essa rientra nell’Elenco B di Stati (insieme ad Austria, Germania Svezia ed altri), mentre a far tempo dal 10 dicembre la Svizzera (così come l’Austria, la Germania e molti altri) rientra nell’Elenco C di Stati (insieme a Francia, Belgio, Spagna ed altri Stati a maggior rischio epidemiologico).</p>
<p><strong>In generale gli obblighi previsti per l’ingresso (o rientro) in Italia sono assai diversi e sono i seguenti:</strong><br />
- fino al 9 dicembre 2020: non è previsto obbligo alcuno per chi proviene dalla Svizzera, poiché essa rientra ancora nei Paesi di cui al summenzionato Elenco B di Stati. Al contrario, per i Paesi dell’Elenco C nel periodo ricompreso tra il 4 ed il 9 dicembre 2020, il DPCM in commento (art. 14, comma 3) rinvia al precedente DPCM del 3.11.2020, che prevede l’obbligo di autocertificazione nonché di sottoporsi a tampone (molecolare o antigenico);</p>
<p>- dal 10 dicembre 2020: per chi proviene dalla Svizzera in quanto ora inserita nell’Elenco C, autocertificazione e obbligo di tampone preventivo molecolare o antigenico con attestazione di risultato negativo nelle 48 ore antecedenti all'ingresso in Italia. Chi ne fosse sprovvisto dovrà sottoporsi a isolamento fiduciario di 14 giorni (art. 8, comma 6, lett. a);</p>
<p>- dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021: chi proviene da Stati di cui all’Elenco C, come la Svizzera<br />
a) se lo spostamento è avvenuto per i motivi consentiti, ha l’obbligo di autocertificazione e di tampone preventivo molecolare o antigenico con attestazione di risultato negativo nelle 48 ore antecedenti all'ingresso in Italia. Chi ne fosse sprovvisto dovrà sottoporsi a isolamento fiduciario di 14 giorni (art. 8, comma 6, lett. a);<br />
b) se lo spostamento è avvenuto per motivi diversi da quelli consentiti (p.es. per vacanze o turismo), ha l’obbligo di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria per un periodo di 14 giorni, nonchè l’obbligo di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia alla ASL competente per territorio (art. 8, comma 6, lett. b). Tale obbligo permane anche se è stato eseguito un tampone negativo.</p>
<p>- dal 7 al 15 gennaio 2021: chi ha comunque soggiornato o transitato in uno degli Stati di cui all’Elenco C (come la Svizzera) in uno o più giorni compresi nel periodo dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021, è soggetto alle stesse regole viste per tale periodo, a seconda che lo spostamento sia avvenuto per motivi consentiti o meno (art. 8, comma 7), e dunque autocertificazione e tampone preventivo nel primo caso, e isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria nel secondo caso.</p>
<p><strong>I motivi consentiti dall’art. 6, comma 1, per gli spostamenti in tali ultimi periodi sono solo i seguenti:</strong><br />
a) esigenze lavorative, assoluta urgenza, esigenze di salute e esigenze di studio;<br />
b) rientro presso il proprio domicilio, abitazione, residenza;<br />
c) ingresso nel territorio nazionale di cittadini e relativi familiari di Stati dell'Unione europea, area Schengen, Regno Unito di Gran Bretagna ed altri specificamente indicati;<br />
d) ingresso nel territorio nazionale di cittadini di Stati terzi soggiornanti di lungo periodo o aventi il diritto di residenza e dei loro familiari;<br />
e) per raggiungere il domicilio, l’abitazione o la residenza di una persona anche non convivente con la quale vi è una comprovata e stabile relazione affettiva.<br />
Anche in tali casi, tuttavia, permane l’obbligo del tampone.</p>
<p><strong>Eccezioni per l’ingresso in Italia</strong><br />
Sono previste alcune limitate eccezioni, che però non riguardano il caso di chi si trasferisce per vacanze ma che piuttosto possono interessare soggetti che dall’estero, anche dalla Svizzera, debbano entrare in Italia per esigenze temporanee e rientrare poi al loro Paese d’origine, ovvero lavoratori transfrontalieri. Le disposizioni relative all’obbligo di tampone, di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria quindi non si applicano:<br />
a) a chiunque (indipendentemente dalla nazionalità) fa ingresso in Italia per un periodo non superiore alle 120 ore per comprovate esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza;<br />
b) a chiunque (indipendentemente dalla nazionalità) transita, con mezzo privato, nel territorio italiano per un periodo non superiore a 36 ore;<br />
c) ai cittadini e ai residenti degli Stati e territori di cui agli Elenchi A, B, C e D che fanno ingresso in Italia per comprovati motivi di lavoro – salvo che nei 14 giorni precedenti l’ingresso in Italia ci sia stato un soggiorno o un transito dai Paesi dell’Elenco C, perché in tal caso il test molecolare o antigenico rimane d’obbligo;<br />
d) al personale sanitario in ingresso in Italia per l'esercizio di qualifiche professionali sanitarie;<br />
e) ai lavoratori transfrontalieri in ingresso e in uscita dal territorio nazionale per comprovati motivi di lavoro e per il conseguente rientro nella propria residenza, abitazione o dimora;<br />
f) al personale di imprese ed enti aventi sede legale o secondaria in Italia per spostamenti all'estero per comprovate esigenze lavorative di durata non superiore a 120 ore;<br />
g) ai funzionari e agli agenti dell'Unione europea o di organizzazioni internazionali, ai diplomatici e consoli ed altre categorie specifiche;<br />
h) agli alunni e agli studenti per la frequenza di un corso di studi in uno Stato diverso da quello di residenza, abitazione o dimora, nel quale ritornano ogni giorno o almeno una volta la settimana;<br />
i) agli ingressi con voli “Covid-tested”, di cui all’ordinanza Ministro della Salute 23.11.2020.</p>
<p><strong>Ingresso in Svizzera</strong><br />
Viceversa, attualmente non vi sono restrizioni all’ingresso in Svizzera, né in caso di ingresso dall’Italia, né dai Paesi UE e AELS.<br />
È, tuttavia, in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni per coloro che nei dieci giorni prima dell’ingresso in Svizzera abbiano soggiornato in uno Stato o in una regione considerata ad alto rischio di contagio (tra le regioni italiane, però, non rientra la Lombardia).</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
In definitiva, ci si può tranquillamente trasferire in Svizzera per le festività. Con riferimento, però, al rientro in Italia dalla Svizzera, nel periodo dal 10 al 20 dicembre, tutti coloro che, dopo avervi soggiornato o anche solo transitato nei 14 giorni precedenti, faranno rientro in Italia avranno l’obbligo di comunicare il proprio ingresso nel territorio italiano all’ASL di riferimento.<br />
Sarà, peraltro, necessario munirsi di autocertificazione e presentare un’attestazione di essersi sottoposti, nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nella Penisola, a tampone negativo. Coloro che ne fossero sprovvisti all’arrivo in Italia dovranno sottoporsi all’isolamento fiduciario per 14 giorni.<br />
Il tampone dovrà necessariamente essere effettuato prima della partenza e non più in alternativa all’arrivo in Italia.<br />
Invece, chi facesse rientro in Italia dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 e dal 7 al 15 gennaio per motivi consentiti, soggiace agli stessi obblighi previsti per il periodo dal 10 al 20 dicembre 2020, mentre se per motivi diversi da quelli consentiti ha l’obbligo di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria per un periodo di 14 giorni e di comunicare immediatamente il proprio ingresso in Italia alla ASL competente.<br />
* * *<br />
Come vede, da un lato anche la Svizzera impone misure come la quarantena, anche se leggermente più breve, e modulata rispetto alle Regioni italiane e non all’intero Stato italiano. Per completezza va aggiunto, però, che anche in Svizzera i 5 direttori dei principali ospedali elvetici hanno rivolto un accorato appello al Consigliere federale Berset per chiudere gli impianti sciistici.</p>
<p>Dall’altro lato le preoccupazioni in Italia sembrano essere molto maggiori, e dunque le misure molto più restrittive, anche se si fatica a vedere la regola e l’eccezione ed una chiara razionalità (p. es. perché una settimana dovrebbe essere più pericolosa di un’altra in Svizzera senza evidenze scientifiche e o epidemiologiche?). E poi anche sulle sanzioni dovremmo fare un discorso a parte. Ma tutto questo non è una novità.</p>
<p>Purtroppo, se è difficile trovare un giusto contemperamento delle varie esigenze, e pur tenendo conto che la tutela della salute è sicuramente prioritaria, in Italia la soluzione prescelta è sempre quella più drastica, che viene ammantata di una saggia prudenza ma che, tuttavia, risulta essere sempre quella più semplice da realizzare e gestire perché, di fatto, responsabilizza direttamente i cittadini.</p>
<p>Siccome si parla già di una “terza ondata” (e poi forse addirittura di una “quarta ondata”) di questo virus prima della campagna di vaccinazione e del raggiungimento di una sufficiente immunità di gregge, è lecito domandarsi sino a quando tutto ciò sarà sostenibile.<br />
Spero che Lei abbia fatto la scelta giusta. Un caro saluto a tutti con i migliori auguri di un buon inizio di anno ma soprattutto di un 2021 migliore dell’anno passato (che non nomino per scaramanzia)!</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">Pubblichiamo con piacere qui di seguito una email di ringraziamenti con cartolina di auguri, che estendiamo a tutti i nostri Lettori:</h3>
<div class="siteorigin-widget-tinymce textwidget">
	<p>Egr. Avv. Wiget<br />
Desidero ringraziarla per il suo articolo, che tenta di chiarire l’inchiaribile pasticcio della tassazione italiana del 2° pilastro, se pagato in Svizzera.<br />
Sono d’accordo con lei (anche se lei si é espresso in maniera più elegante di quanto farei io…): si tratta del gioco delle tre carte, del cambiare le regole del gioco in corso di partite e per me é un abuso bello e buono.</p>
<hr />
<p>Ancora grazie a lei ed alla Gazzetta, che leggo sempre con interesse ed attenzione; soprattutto perché siete i soli a segnalare queste problematiche.<br />
Per concludere, in accordo col finale del suo articolo, io ho smesso di credere a Babbo Natale da qualche annetto..: però le auguro un sereno Natale ed un 2021 migliore di quest’anno… e non credo che dovrà fare tanta fatica.!<br />
Mi permetto inviarle anche una copia della cartolina che ogni anno dipingo ed invio agli amici.<br />
Il tema di quest’anno é *Afloat in big waves (with a little help from my friend Hokusai)"…<br />
Cordialità<br />
P. P. (Savona)</p>
</div>
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		<item>
		<title>Posso rinunciare alla rendita AVS?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/posso-rinunciare-alla-rendita-avs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:42:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Previdenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/pexels-huy-phan-1377055-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Buongiorno, sono una cittadina italiana residente dal 2012 in Svizzera. Ricevo una pensione dall'Italia (INPS) e sono iscritta all'Assicurazione LAMAL. Quando sono arrivata in Svizzera ho dovuto pagare per 3 anni l'AVS (non avendo ancora raggiunto per la Svizzera l'età pensionabile). Ora mi è stato comunicato l'importo della rendita che andrei a percepire, circa 150</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/pexels-huy-phan-1377055-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18039"  class="panel-layout" ><div id="pg-18039-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18039-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18039-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Buongiorno,<br />
sono una cittadina italiana residente dal 2012 in Svizzera. Ricevo una pensione dall'Italia (INPS) e sono iscritta all'Assicurazione LAMAL. Quando sono arrivata in Svizzera ho dovuto pagare per 3 anni l'AVS (non avendo ancora raggiunto per la Svizzera l'età pensionabile). Ora mi è stato comunicato l'importo della rendita che andrei a percepire, circa 150 CHF. Vista l'esigua cifra vorrei rinunciare a tale rendita, mantenendo però l'Assicurazione LAMAL, la quale mi verrebbe tolta a fronte di un'iscrizione ad altra Cassa Malati più cara.</p>
<p>La domanda è come posso fare per rinunciare, sempre che sia possibile?<br />
Vi ringrazio anticipatamente e porgo distinti saluti.<br />
T. G.</p>
<hr />
<p>Gentile Signora,</p>
<p>Le nostre rubriche sono riservate ai lettori della Gazzetta Svizzera che contribuiscono mediante piccole donazioni a questa opera, condotta da un gruppo di volontari tra i quali i due sottoscritti.</p>
<p>Rispondiamo eccezionalmente alla sua domanda perché il problema è identico per cittadini svizzeri o doppi nazionali che si trovano nella stessa situazione: ritorno in Svizzera dall’Italia con una pensione INPS e con diritto anche ad una pensione AVS, avendo contribuito prima del, oppure come Lei, dopo il rientro in Svizzera. Per equità la invitiamo pertanto a farci avere un suo contributo sul conto corrente postale svizzero 69-7894-4, IBAN CH84 0900 0000 6900 7894 4, intestato ad Associazione Gazzetta Svizzera.</p>
<p><strong>L’ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali ci ha fornito le seguenti informazioni sulla situazione valida a partire dalla firma degli accordi bilaterali CE-Svizzera nel 2001:</strong><br />
In linea di principio i pensionati sono assicurati contro la malattia nello Stato dal quale ottengono una pensione (Art. 24 del regolamento CE 883/2004). Finché vivono in Svizzera e godono di una pensione italiana, ma non di una pensione svizzera, continuano ad essere assicurati contro la malattia grazie alla pensione italiana. Ottengono le stesse prestazioni come se fossero assicurati in Svizzera.<br />
I pensionati sono invece in linea di principio assicurati nello stato di residenza non appena godono di una pensione di questo stato (Art. 23 regolamento 883/2004). L’importo della pensione e la durata di contribuzione non importano, quindi anche pensioni molto modeste generano l’obbligo di assicurarsi nello stato di residenza.</p>
<p>Lei sa già tutto questo, l’abbiamo precisato per i lettori della Gazzetta Svizzera che invece spesso non sono al corrente di queste regole. In caso di pensioni svizzere modeste, infatti la pensione AVS può essere decisamente più bassa della del maggior costo dell’assicurazione malattia svizzera.<br />
Ecco che arriviamo al Suo problema. L’Ufficio Federale delle Assicurazioni Sociali ci dà le seguenti informazioni:<br />
Secondo l’art. 23 della parte generale della legge sulle assicurazioni sociali svizzera, la rinuncia all’AVS può realizzarsi soltanto se nessun diritto degno di protezione di altre persone o assicurazioni viene leso. Vanno considerati pure gli interessi degli enti assicuratori italiani. Una rinuncia deve essere presentata per iscritto alla propria Cassa di Compensazione e ha solo valore per il futuro. La rinuncia sarà solo concessa se gli enti di previdenza e l’assicurazione malattia italiana diano il loro benestare.</p>
<p>Pare che qui ci sia un problema: gli enti italiani preposti sono lentissimi a rispondere, e le pratiche rimangono spesso aperte per diversi anni.<br />
Determinante per generare l’obbligo di assicurazione in Svizzera è la riscossione effettiva della rendita AVS. Non è sufficiente semplicemente aver diritto ad una rendita. Questo fatto ha effetto per le persone che rinviano l’inizio della rendita fino ad un massimo di 5 anni: in questo caso si può restar assicurati in Italia per questa durata. Siccome la rendita AVS viene erogata soltanto su richiesta non c’è obbligo di assicurazione per chi ancora non la riceve.</p>
<p><strong>Ci sono quindi le seguenti possibilità:</strong><br />
– rinviare per un massimo di 5 anni l’inizio di erogazione della rendita AVS. Così, per 5 anni, si può continuar a usufruire dell’assicurazione più favorevole; nel contempo la rendita AVS crescerà del 31,5%. In questo caso la richiesta di rinvio deve arrivare alla Cassa di Compensazione competente per iscritto un anno prima del raggiungimento dell’età della pensione. Nel caso delle donne, attualmente prima del 65°, nel caso degli uomini prima del 66° compleanno.<br />
– chiedere, preferibilmente diversi mesi prima del raggiungimento dell’età di pensione, la rinuncia alla pensione AVS, come sopra descritto, e sollecitare di tanto in tanto una decisione<br />
– oppure un sistema, sul quale non possiamo dare garanzia, ma che dovrebbe normalmente funzionare: non chiedere mai la rendita AVS, neanche chiedere il rinvio dell’inizio né scrivere di rinunciare. Semplicemente non comunicare con la Cassa di Compensazione su questo tema e non rispondere ad un eventuale sollecito di presentare la domanda. Finché non incassa nulla, non scatta l’obbligo. Così potrebbe forse continuare a restar assicurata in Italia sino a quando non decida di chiedere la pensione AVS.</p>
<p><strong>Nel Suo caso</strong><br />
– se Lei già gode della rendita AVS, ha già presentato la domanda o ha chiesto un rinvio, non c’è più nulla da fare<br />
– Diversamente:<br />
– se Lei si trova in condizioni economiche agiate e sicure nel tempo, può scegliere tra le tre soluzioni<br />
– Altrimenti raccomandiamo la prima o la terza soluzione. Anche se una rendita AVS di Fr. 150 (o Fr. 200 dopo un rinvio di 5 anni) è poca cosa, almeno mantiene il suo valore. La pensione INPS, a causa del cambio, molto probabilmente continuerà a diminuire gradualmente a causa del cambio. Se invece Lei vive in condizioni economiche ristrette e con reddito modesto (se il premio supera del 6% il reddito lordo e il patrimonio è inferiore a CHF 100’000) potrà richiedere una riduzione del premio a LAMal. Modulo sotto https://www.kvg.org/api/rm/Q8KU46WU987Y633. Faccia molto bene i Suoi conti!</p>
<p>Le porgiamo i nostri migliori auguri</p>
<p><em>Robert Engeler</em><br />
<em>Avv. Andrea Pogliani</em></p>
</div>
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		<title>Un referendum sull’olio di palma: tema scottante</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-referendum-sullolio-di-palma-tema-scottante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=18030</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Ernte-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />L’importazione di olio di palma indonesiano in Svizzera si scontra con una tenace resistenza. L’accordo di libero scambio concluso con questo paese del Sud-Est asiatico è di conseguenza in fase di discussione. Il popolo dovrà presto pronunciarsi. Si tratta di una tappa importante: per la prima volta, l’importazione di olio di palma è direttamente legata</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Ernte-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18030"  class="panel-layout" ><div id="pg-18030-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18030-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18030-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’importazione di olio di palma indonesiano in Svizzera si scontra con una tenace resistenza. L’accordo di libero scambio concluso con questo paese del Sud-Est asiatico è di conseguenza in fase di discussione. Il popolo dovrà presto pronunciarsi.</p>
<p>Si tratta di una tappa importante: per la prima volta, l’importazione di olio di palma è direttamente legata a criteri vincolanti legati allo sviluppo sostenibile. È ciò che prevede una disposizione specifica dell’accordo commerciale stipulato tra l’Indonesia e gli Stati dell’AELS, ossia la Norvegia, l’Islanda, il Liechtenstein e la Svizzera, di cui la Svizzera è stata il principale negoziatore.<br />
Nel dicembre 2018 il Consiglio federale ha sottoscritto questo accordo – in principio di libero scambio. Un anno dopo esso è stato adottato dal Parlamento. L’olio di palma è tuttavia escluso dal libero scambio nell’accordo: delle riduzioni doganali si applicano a un certo volume di olio di palma indonesiano, ma soltanto per i prodotti sostenibili certificati. «Questo spinge i produttori indonesiani a promuovere l’olio di palma sostenibile», spiega Jan Atteslander, responsabile delle relazioni economiche estere dell’organizzazione mantello economiesuisse. Secondo lui, «questo accordo con l’Indonesia è quello che va più lontano in termini di sviluppo sostenibile».</p>
<p><strong>I contadini e i loro alleati reagiscono</strong><br />
Ma l’accordo non è ancora definitivo: il popolo svizzero dovrà pronunciarsi il 7 marzo 2021 su questo tema, dopo che lo scorso mese di giugno il viticoltore bio ginevrino Willy Cretegny e il sindacato agricolo Uniterre hanno lanciato un referendum, sostenuto da quasi 50 organizzazioni. «Per produrre olio di palma, si disbosca la foresta tropicale e si distrugge la natura», afferma Rudi Berli, produttore di ortaggi e vice-direttore di Uniterre. «L’olio di palma ha anche un impatto negativo sulla produzione svizzera di semi oleosi.»<br />
I contadini svizzeri temono di fatto una distorsione del mercato: l’olio di palma è decisamente meno caro, e domina il mercato mondiale. Nessun altro olio vegetale è coltivato così su grande scala. La sua produzione tra il 1990 e il 2010 è quadruplicata. L’olio di palma è presente in numerosi alimenti, prodotti cosmetici e detergenti. L’industria lo apprezza poiché esso è solido e stabile, resiste bene al calore e non ha né gusto né odore. L’olio di palma è inoltre uno dei principali beni d’esportazione dell’Indonesia, e permette la sopravvivenza di milioni di persone. Con la Malaisia, i due paesi producono l’85% dell’olio di palma utilizzato in tutto il mondo. Questo perché la palma da olio cresce esclusivamente nelle regioni tropicali. In alcuni luoghi, tuttavia, l'elevata domanda ha gravi conseguenze per l'ambiente, la biodiversità e le popolazioni indigene, come ripetutamente sottolineato dalle organizzazioni non governative: ad esempio, quando la foresta pluviale viene disboscata illegalmente per le monocolture e le persone vengono sfollate.</p>
<p><strong>Incentivi economici per lo sviluppo sostenibile</strong><br />
«Ci battiamo da tempo per una coltivazione sostenibile di olio di palma», afferma Damian Oettli, responsabile dei mercati presso WWF Svizzera. Nel 2004, il WWF ha riunito diversi produttori, istituti finanziari e rappresentanti della società civile, dell’industria e del commercio per fondare la Tavola rotonda per un olio di palma sostenibile (Round Table on Sustainable Palm Oil, RSPO). L’obiettivo è di limitare la distruzione delle foreste tropicali ricche di biodiversità attraverso un sistema di certificazione, lo standard RSPO, che pone delle esigenze per una produzione sostenibile di olio di palma. Tra queste ultime, il divieto di distruggere le foreste particolarmente degne di protezione per nuove piantagioni e il rispetto dei diritti delle popolazioni locali e dei lavoratori.<br />
Già da alcuni anni, le imprese svizzere importano principalmente olio di palma certificato RSPO. «È anche nell’interesse delle imprese, poiché chi desidererebbe acquistare prodotti per i quali sono state disboscate delle foreste?», sottolinea Stefan Kausch, coordinatore della Rete svizzera per l’olio di palma. Questa rete è stata fondata lo scorso mese di marzo allo scopo di promuovere lo sviluppo sostenibile della produzione di olio di palma. Tra i membri si contano, tra l’altro, Nestlé, Migros, Coop e Nutrisuisse. «Operiamo inoltre allo sviluppo dello standard RSPO», ribadisce Stefan Kausch.<br />
«Questo tipo di certificazione serve solo a dare una buona coscienza alle imprese», afferma avance Rudi Berli. «Sul posto non è cambiato nulla, si distrugge ancora la foresta tropicale.» Il comitato referendista rimette di conseguenza in discussione i criteri stabiliti nell’accordo, ribadendo che manca un meccanismo di sanzioni. Il WWF non sostiene più incondizionatamente questo accordo, ma opta comunque per un «sostegno prudente», spiega Damian Oettli. «Senza connessione al mercato, i problemi economici sarebbero difficili da risolvere.»<br />
Damian Oettli sottolinea che le certificazioni sono molto utili per il commercio, anche se non bastano: «Lo standard RSPO esiste già da 16 anni, tuttavia i piccoli produttori che non rientrano nel sistema devono rivolgersi verso mercati paralleli. L’olio di palma sostenibile è richiesto ovunque in Europa e negli Stati Uniti, ma la Cina e l’Asia del Sud-Est continuano ad acquistare in maggioranza olio di palma convenzionale.» Il WWF saluta tuttavia l’integrazione di criteri di sviluppo sostenibile nell’accordo rilevando che si tratta di un passo nella giusta direzione.</p>
<p><strong>Gli oli di colza e di girasole non sono dei validi sostituti</strong><br />
Sostituire tutto l’olio di palma con degli oli svizzeri, come auspica ad esempio Uniterre, non è una soluzione secondo Damian Oettli. Le palme da olio sono di gran lunga le piante con il miglior rendimento per bottiglia d’olio: esse permettono di produrre tre tonnellate di olio per ettaro, contro meno di una tonnellata per la soja, la colza e il girasole. Esse richiedono anche meno pesticidi rispetto ad altre coltivazioni, annota il WWF in un rapporto. Infine, la palma da olio è una pianta vivace, contrariamente alla soja, alla colza o al girasole.<br />
Fatto sorprendente: sebbene i dibattiti politici sull’accordo economico con l’Indonesia ruotino principalmente attorno all’olio di palma, quest’ultimo rappresenta solo una minima parte del volume degli scambi con l’Indonesia. La Svizzera importa ogni anno quasi 26 500 tonnellate di olio di palma, la cui massima parte proviene dalla Malaisia (22%): lo scorso anno essa ne ha acquistato dall’Indonesia solo 35 tonnellate. I beni d’esportazione che potrebbero essere venduti in Indonesia senza ostacoli doganali hanno molta più importanza per l’economia svizzera, e si tratta soprattutto dell’industria delle macchine e del settore farmaceutico.<br />
Questo accesso agevolato al mercato è, secondo Jan Atteslander, il principale vantaggio dell’accordo: «Secondo la Banca mondiale, l’Indonesia potrebbe diventare nel corso dei prossimi anni una delle principali economie mondiali. Grazie a questo accordo, saremmo favoriti rispetto ad altri paesi.» I criteri di sviluppo sostenibile fissati per l’olio di palma avrebbero, se non necessariamente a livello economico, un effetto di segnale: «L’AELS svolge così un ruolo pionieristico e potrebbe incitare altri paesi ad adottare simili criteri.» Damian Oettli deplora dal canto suo che queste condizioni ecologiste si applichino solo all’olio di palma e non, nell’accordo di libero scambio, al legno, ai gamberi o ad altre materie prime.</p>
<p>Sito web del comitato referendista:<br />
nein-zum-freihandel.ch/fr/home-2/<br />
La posizione di economiesuisse:<br />
ogy.de/palmoil</p>
</div>
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		><h3 class="widget-title">La Svizzera in cifre</h3>
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	<p><span style="color: #ff0000;"><strong>75</strong></span> Ebbene sì, vi sono anche buoni risultati, non impattati dal coronavirus! Un esempio: la quota di elettricità derivante da fonti rinnovabili aumenta. Nel 2019, il 75% dell’elettricità consumata in Svizzera proveniva da fonti rinnovabili. Si nota una progressione soprattutto dell’energia solare ed eolica, della biomassa e delle piccole centrali idroelettriche.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">369</span> </strong>Bottiglie, lattine, giornali, pile, rifiuti di cucina: gli Svizzeri sono buoni allievi in materia di riciclaggio. Pro capite ogni anno, vengono correttamente riciclati 369 chili di rifiuti. Siamo di fronte a un dilemma: o ci rallegriamo per questo proficuo riciclaggio, oppure ci sorprendiamo della quantità di rifiuti causata dal consumo degli Svizzeri.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>41</strong></span> Alla Svizzera non mancano certo i giornali regionali. Se li sfogliate, troverete molti contenuti identici. Stesso testo, stesso commento, stesso layout. La perdita di diversità dei media è riscontrabile soprattutto negli articoli sulla politica nazionale: il 41% degli articoli appaiono contemporaneamente in molti titoli. È questa la diversità?</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>58,6</strong> </span>Fatto rallegrante: la quota degli studenti nelle università svizzere aumenta. In quella di Zurigo, ad esempio, le donne rappresentano il 58,6% degli studenti. E la tendenza è al rialzo. Questo farebbe piacere a Marie Heim-Vögtlin: è stata la prima donna ad ottenere nel 1874 un dottorato in questa università zurighese e la sola svizzera a studiarvi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">160</span> </strong>Mese dopo mese, il numero di nuove automobili vendute in Svizzera è inferiore alle cifre dell’anno precedente. Soltanto i venditori di auto a propulsione elettrica hanno successo: in questo settore, le vendite hanno preso il volo e registrato una crescita del 160% e questo nel solo mese d’agosto 2020. A proposito di elettricità: si spera che tutte queste automobili utilizzino la loro energia da fonti rinnovabili.</p>
<p>Composizione MUL</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div></div></div><div id="pgc-18030-0-1"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18030-0-1-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="2" ><div
			
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	<p>In una piantagione a nord di Sumatra, i lavoratori indonesiani raccolgono i frutti maturi delle palme da olio, che possono raggiungere anche un peso di 50 chili. Photo Keystone</p>
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	<p>Jan Atteslander, sostenitore dell’accordo: <strong>“L’accordo con l’Indonesia è quello che va più lontano in materia di sviluppo sostenibile”.</strong></p>
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	<p>Rudi Berli, oppositore all’accordo: <strong>“Per produrre olio di palma, si disbosca la foresta tropicale e si distrugge la natura”.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-referendum-sullolio-di-palma-tema-scottante/">Un referendum sull’olio di palma: tema scottante</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>«Tempo per ambientarsi in una nuova città e nel contesto sociale&#8230;»</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/tempo-per-ambientarsi-in-una-nuova-citta-e-nel-contesto-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Charlotte-Magi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Charlotte Magi, quali sono stati i motivi che l’hanno spinta a intraprendere gli studi universitari in Svizzera? Sono cresciuta nelle Marche ma la famiglia di mia madre, svizzera, vive nel canton San Gallo. Crescendo mi sono sempre di</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/tempo-per-ambientarsi-in-una-nuova-citta-e-nel-contesto-sociale/">«Tempo per ambientarsi in una nuova città e nel contesto sociale&#8230;»</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Charlotte-Magi-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18023"  class="panel-layout" ><div id="pg-18023-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18023-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18023-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><strong>Charlotte Magi, quali sono stati i motivi che l’hanno spinta a intraprendere gli studi universitari in Svizzera?</strong><br />
Sono cresciuta nelle Marche ma la famiglia di mia madre, svizzera, vive nel canton San Gallo. Crescendo mi sono sempre di più identificata con la cultura svizzera che con quella italiana, e il mio sogno fin da piccola era quello di vivere in Svizzera. Così, concluso il liceo linguistico ho deciso di trasferirmi. Scelsi Zurigo perché volevo abitare nelle vicinanze dei miei parenti.</p>
<p><strong>Lei ha cominciato i suoi studi all’università di Zurigo in scienze delle comunicazioni (Publizistik und Kommunikationswissenschaften). Perché ha scelto proprio questo percorso di studi?</strong><br />
Per immatricolarmi all’Università di Zurigo, avendo un diploma di maturità italiana, mi bastava passare un’esame d’ammissione di tedesco. Mi iscrissi a un corso preparatorio estivo offerto dall’Università e una volta passato l’esame decisi di iscrivermi a scienze delle comunicazioni in quanto si tratta di un percorso di studi molto ampio, capace di offrire diverse aree di approfondimento che possono variare dal giornalismo al marketing.</p>
<p><strong>Poi ha deciso di cambiare università e adesso studia all’Università della Svizzera Italiana USI di Lugano. Come mai?</strong><br />
Il motivo scatenante fu quando nel terzo semestre non riuscì a passare tre esami per i quali mi sembrava di aver studiato molto. Il mio livello di tedesco a quel tempo non era probabilmente ancora sufficiente.<br />
All’Università di Zurigo, e in generale in Svizzera, gli esami si possono ripetere due o tre volte al massimo, se si viene bocciati all’ultimo tentativo si viene esclusi dal percorso degli studi in questione in tutta la Svizzera. Non volendo rischiare queste conseguenze decisi di iscrivermi all’USI di Lugano, dove mi avrebbero riconosciuto tutti i crediti acquisiti fino a quel momento.</p>
<p><strong>Ci può dire qualche cosa inerente i costi degli studi in Svizzera?</strong><br />
I costi per studiare in Svizzera sono alti. A Zurigo penso che uno studente possa arrivare a spendere mensilmente sui 2000 franchi.<br />
Tuttavia ci sono molte possibilità per mantenersi e riuscire a finanziarsi gli studi in maniera quasi autonoma. Non è difficile né insolito lavorare nel weekend o durante le vacanze, anzi è la normalità.<br />
Se poi si ha la fortuna di ricevere una borsa di studio, si possono coprire molti costi quali affitto, abbonamento per i mezzi di trasporto ecc. Prima di iniziare un percorso di studi in Svizzera consiglio tutti di informarsi attraverso il sito dell’università stessa e presso educationsuisse per le possibilità di ottenere una borsa di studio.</p>
<p><strong>Lei ha una sorella che studia a Venezia. Avete fatto un confronto tra lo studio universitario in Svizzera e in Italia?</strong><br />
Mia sorella Katharina studia Architettura all’Università IUAV di Venezia, un percorso di studi molto diverso dal mio. Confrontando le nostre esperienze ho potuto comunque notare che il sistema universitario svizzero, pur seguendo la riforma Bologna, si differenzia molto da quello italiano. Ogni Università, che sia in Svizzera o in Italia, ha le sue regole e consiglierei di leggerle attentamente prima di immatricolarsi. Una delle differenze più grandi è quella citata precedentemente: ovvero la possibilità di ripetere un esame solo due o tre volte.</p>
<p><strong>Come vive lo studio in questa particolare situazione del Covid?</strong><br />
Al momento tutte le lezioni e gli esami hanno luogo online. Dopo un primo periodo di assestamento, sono subito riuscita a trovare un nuovo equilibrio e a vivere la situazione in maniera abbastanza positiva. A livello di apprendimento non cambia nulla e i docenti si impegnano molto, mettendosi a piena disposizione dei loro studenti. Manca ovviamente il contatto diretto, i compagni e l’atmosfera del Campus.</p>
<p><strong>L’anno prossimo concluderà i suoi studi di Bachelor. Quali sono i suoi piani per il futuro?</strong><br />
Una volta concluso il Bachelor voglio iniziare uno stage nel settore del marketing digitale. In futuro mi piacerebbe sicuramente approfondire gli studi, ma al momento sento davvero il desiderio di mettere in pratica le conoscenze acquisite e di ampliarle in maniera pratica sul posto di lavoro.</p>
<p><strong>Quale consiglio si sente di dare ai giovani svizzeri all’estero che vorrebbero intraprendere gli studi universitari in Svizzera?</strong><br />
Consiglio di prendersi e darsi il tempo che serve. Tempo per ambientarsi in una nuova città e nel contesto sociale, tempo per stringere nuove amicizie, imparare o migliorare la lingua e capire bene cosa si vuole studiare. Inoltre si fa bene a informarsi su tutto ciò che ha a che fare col percorso di studi scelto: per esempio leggendosi i regolamenti online e partecipando agli open day.</p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p>Contatto<br />
<strong>educationsuisse</strong><br />
scuole svizzere all’estero - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04 - ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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		<title>Curriculum Vitae e dintorni&#8230;15</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/curriculum-vitae-e-dintorni-15/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Foto-con-Engeler-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />15 cose che abbiamo imparato con Beatrice Engeler Formatrice aziendale, in particolare in ambito di comunicazione, self-effectiveness e leadership, Beatrice Engeler ha lavorato per grandi aziende quali Die Post, UBS, assicurazioni e grande distribuzione, occupandosi anche di sviluppo del personale, per poi dedicarsi alla consulenza in sviluppo di carriera. Ecco le 15 cose che abbiamo</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/curriculum-vitae-e-dintorni-15/">Curriculum Vitae e dintorni&#8230;15</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Foto-con-Engeler-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18020"  class="panel-layout" ><div id="pg-18020-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18020-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18020-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>15 cose che abbiamo imparato con Beatrice Engeler</strong></p>
<p>Formatrice aziendale, in particolare in ambito di comunicazione, self-effectiveness e leadership, Beatrice Engeler ha lavorato per grandi aziende quali Die Post, UBS, assicurazioni e grande distribuzione, occupandosi anche di sviluppo del personale, per poi dedicarsi alla consulenza in sviluppo di carriera.</p>
<p><strong>Ecco le 15 cose che abbiamo imparato dal suo intervento al Congresso UGS lo scorso novembre.</strong></p>
<p><strong>1.</strong> Prima di iniziare a redigere il proprio curriculum vitae, è necessario porsi tre categorie di domande:<br />
- Chi sono io? Quali sono le mie ambizioni? Quali sono le mie competenze?<br />
- Qual è il mio target: a che mercato professionale voglio rivolgermi?<br />
- Quale strategia intendo perseguire per trovare lavoro? Come desidero approcciarmi al mercato target?</p>
<p><strong>2.</strong> A seconda del profilo è necessario scegliere il CV cronologico o il CV funzionale (o per competenze). Il primo, standard, si addice a coloro che hanno una carriera lineare e/o in un campo fortemente tradizionale, il secondo si addice invece a persone con una carriera movimentata, non lineare. Il focus di quest’ultimo curriculum non sono gli anni di esperienza lavorativa ma le competenze acquisite, siano esse scaturite da attività professionali o private.<br />
Occorrerà menzionare, in una seconda parte del curriculum, tramite classica struttura cronologica, in che contesto esse siano state acquisite.</p>
<p><strong>3.</strong> Il curriculum non è un confessionale del Grande Fratello, pertanto non occorre raccontare tutto di sé. Più importante dell’enumerare le mansioni svolte è l’elencare i risultati – qualitativi e quantitativi – ottenuti. Ciò perché questi sono la prova che si è in grado di avere successo e che i successi si potranno riprodurre nella nuova professione. Tali risultati sono più facili da leggere se citati in bullet points, includendone 3-5 per ogni professione riportata.</p>
<p><strong>4.</strong> È importante ovviamente includere non solo la formazione di base (liceale e universitaria) ma anche la formazione continua. Separarle formalmente dà maggior risalto a entrambe e instilla più facilmente l’idea che il soggetto del CV sia una persona che non si fermi e che dia costantemente importanza all’evoluzione personale.</p>
<p><strong>5.</strong> Per quanto concerne le competenze linguistiche, è utile fare riferimento al Portfolio europeo delle lingue o PEL nella valutazione della qualità di espressione e comprensione, in modo da offrire un contenuto quanto più standardizzato e immediatamente comprensibile e accessibile.</p>
<p><strong>6.</strong> Includere informazioni riguardanti i propri passatempi è utile, poiché permette di mostrare che si ha una vita al di fuori del lavoro, che si hanno interessi varî, che si tiene all’equilibrio tra lavoro e crescita personale. Inoltre, gli hobby possono essere all’origine di importanti competenze acquisite, e possono diventare una metafora del modus di lavorare.</p>
<p><strong>7.</strong> Nella sezione “Ulteriori informazioni”, è consigliabile includere quelle informazioni che potrebbero nostro malgrado risultare scomode (quali per esempio potrebbero essere l’età o il permesso di soggiorno), in modo da non distrarre da una lettura approfondita del resto del CV e da non causare una discriminazione a priori.</p>
<p><strong>8.</strong> L’occhio vuole la sua parte e per questo è importante adattare lo stile grafico del CV al settore lavorativo in cui ci si vuole inserire, classico, tradizionale o più innovativo o artistico. L’essenziale è che ci sia una concordanza tra il soggetto e il layout; quest’ultimo deve comunque esprimere il vero carattere della persona descritta nel CV, nonché la sua unicità. Il formato Europass, a meno che non ci si candidi per una posizione pubblica al livello europeo, non è consigliato. Si tratta di un buono strumento da cui partire per redigere il proprio primo CV, quando ancora non si sa che informazioni debbano essere incluse. In qualsiasi altro contesto, si rivela un formato estremamente poco flessibile e inadatto alla valorizzazione del profilo individuale di ogni soggetto.</p>
<p><strong>9.</strong> Il curriculum non deve superare le due pagine!</p>
<p><strong>10.</strong> Il CV da solo non basta più. Infatti, l’attività costante, l’interazione, la ricerca di contatti, la cura di un network e la condivisione di contenuti professionali attuali sulle piattaforme, quali LinkedIn e Xing ma anche Facebook e Instagram assumono un’importanza sempre maggiore, contribuendo a dare un’idea di professionalità a tutto campo.</p>
<p><strong>11.</strong> Una nuova forma di curriculum che comincia a prender piede è il video CV. Della durata massima di due minuti, è sempre più sovente richiesto dalle grandi aziende.</p>
<p><strong>12.</strong> Il CV non è uno solo. Ce ne vuole uno nuovo praticamente per ogni potenziale datore di lavoro. È quindi fondamentale preparare bene le informazioni in precedenza, per non dilungare inutilmente i tempi di redazione e costruzione.</p>
<p><strong>13.</strong> Per superare la selezione di un software Applicant Tracking System è importante prestare estrema attenzione nell’analisi dell’inserzione alla quale si risponde: bisogna scovare le parole chiave della posizione per la quale ci si candida, e reinserire le stesse, non dei sinonimi, nel CV. L’algoritmo, scansionando il testo, le noterà e le evidenzierà, massimizzando quindi le possibilità di passare al gradino successivo, ossia la lettura del documento da parte di un essere umano.</p>
<p><strong>14.</strong> È conveniente chiedere durante il colloquio quali saranno i prossimi passi per l’azienda e per i candidati, in modo da avere un’idea delle tempistiche associate a un’eventuale risposta. Il giorno stesso del colloquio, per e-mail, ringraziare per il tempo concesso, riconfermare – se è il caso – l’interesse, poi attendere con pazienza prima di prendere contatto. Nel caso in cui lo si faccia, è importante essere gentili e non limitarsi a chiedere il tempo di attesa rimanente, ma domandare anche se servano ulteriori informazioni, mostrando così proattività.</p>
<p><strong>15.</strong> La lettera di motivazione, che solitamente accompagna il CV, è uno strumento fondamentale, il cui contenuto deve riassumere e mettere in evidenza ciò che il candidato può concretamente apportare all’azienda. È consuetudine iniziare con una dichiarazione d’interesse verso la posizione, per poi raccontare le proprie esperienze personali e professionali pertinenti alla stessa, in modo conciso e focalizzato all’essenziale. Il messaggio che dev’essere trasmesso risponde idealmente alle domande: “Cosa posso offrire all’azienda? Come posso colmare il bisogno che motiva la loro inserzione? Cosa possiamo costruire insieme?”, senza eccedere i tre quarti di pagina.</p>
<p>Per approfondire, il Congresso è visionabile per intero sul canale YouTube - Unione Giovani Svizzeri.</p>
<p><em>A cura di Giuseppe Agrelli e Bianca Rubino</em><br />
<strong>Unione Giovani Svizzeri</strong><br />
unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
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		<title>Un nuovo vocabolario per meglio decifrare successo e fallimento</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-nuovo-vocabolario-per-meglio-decifrare-successo-e-fallimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 11:05:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Giovani Svizzeri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Foto-con-Corrado-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Ecco cosa abbiamo imparato con Francesca Corrado durante l’ultimo Congresso autunnale UGS Dottoressa Francesca Corrado, Laurea in Economia Politica, Dottorato di ricerca in Economia, Executive MBA dell’Università Bocconi, tuttavia, parte della sua biografia recita così: “ex-pallavolista, ex-docente universitaria, ex-vicepresidente di uno spin off”. La sua “seconda” vita inizia infatti nel 2015, come racconta, dalle ceneri</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-nuovo-vocabolario-per-meglio-decifrare-successo-e-fallimento/">Un nuovo vocabolario per meglio decifrare successo e fallimento</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/Foto-con-Corrado-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18015"  class="panel-layout" ><div id="pg-18015-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18015-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18015-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Ecco cosa abbiamo imparato con Francesca Corrado durante l’ultimo Congresso autunnale UGS</strong></p>
<p>Dottoressa Francesca Corrado, Laurea in Economia Politica, Dottorato di ricerca in Economia, Executive MBA dell’Università Bocconi, tuttavia, parte della sua biografia recita così: “ex-pallavolista, ex-docente universitaria, ex-vicepresidente di uno spin off”.<br />
La sua “seconda” vita inizia infatti nel 2015, come racconta, dalle ceneri delle difficoltà risorge con tanti progetti, perché, come afferma, non si può cadere dal pavimento, non si può andare più in basso, ma ci si può solo rialzare.<br />
In quell’anno diventa Presidente di una start up, Play Res, e nel 2017 fonda la Scuola di Fallimento. Su questa scia pubblica anche il libro “Il Fallimento è rivoluzione” Best seller Amazon. La Scuola di Fallimento, fra le altre cose, rivede o approfondisce i concetti di errore, fallimento, successo, insuccesso, vittoria e sconfitta, fornendo alle persone, potremmo ipotizzare, un nuovo vocabolario.</p>
<p><strong>Errore</strong><br />
L’errore, etimologicamente, deriva dal latino errare, esprime dunque l’idea di un divagare, una deviazione da un’aspettativa. Difatti, analizzare i propri errori porta a capire di più sugli stessi, nonché sulle proprie aspettative e sui propri desideri.</p>
<p>La reazione dell’introspezione, del lavorare su di sé e sulle proprie colpe comporta anche un rischio, ossia che si possa cadere in un’eccessiva responsabilizzazione, in una colpevolizzazione di sé, assumendo personalmente il peso di eventi fuori dal nostro controllo. Tutto ciò può causare una grave perdita di autostima.<br />
Il rischio di esternalizzazione del problema al “mondo fuori” ha invece come conseguenza spiacevole l’inserirsi di una deresponsabilizzazione: ci si rifiuta di considerare che, forse, si ha una parte importante nell’errore commesso, nel fallimento. Inoltre, un secondo risultato subottimale è uno scetticismo sistemico, il negarsi chances future perché ad ogni modo “il mondo” vuole sabotarci. A ciò segue una mancanza di stimoli a fare un passo avanti, a cogliere future opportunità.<br />
Un importante capacità risiede nel concedere seconde chances a se stessi e agli altri, evitando di sabotare se stessi o chi ci sta intorno, ma anche nel tollerare gli errori altrui. Questa tolleranza, quando presente, permette alle persone di rischiare, di mettersi in gioco. Sotto questo aspetto la Svizzera sembra essere alquanto encomiabile (eccezion fatta per il canton Ticino apparentemente), ma permane una certa tendenza all’aspettarsi una perfezione, il che riduce l’accettazione effettiva dell’errore.</p>
<p><strong>Fallimento</strong><br />
La parola “fallimento”, giuridicamente, assume il significato di “mancato raggiungimento di un obiettivo”. Se nel linguaggio comune tendiamo giustamente ad associare il fallimento al risultato di una serie di errori, la parola in sé deriva dal latino fallere, ossia ingannare. Fallire ci riporta dunque ad una dimensione illusoria, quella delle nostre aspettative non realizzatesi, forse poco realistiche, e che ci ingannavamo fossero assicurate, imperturbabili, fondamentali alla nostra esistenza, a una dura verità.<br />
Entrambi i concetti, errore e fallimento, hanno a che vedere con le aspettative, con il giudizio che abbiamo di noi stessi, con la difficoltà di contravvenire a tale opinione, e con la paura del giudizio altrui.</p>
<p><strong>Successo</strong><br />
Il concetto di successo è associato a una vittoria, al raggiungimento di un obiettivo, anche se si tratta di un concetto soggettivo e che dipende anche dalla propria reazione al risultato ottenuto.<br />
Importante è non lasciar dettare dagli altri ciò che possiamo individualmente percepire come un risultato valido, meritante di essere celebrato. Il successo deve quindi dipendere principalmente dal compimento delle aspettative personali che ognuno si deve porre in via indipendente.</p>
<p><strong>Apprendimento</strong><br />
La nozione di apprendimento è, de facto, e malgrado l’esistenza dei detti “Sbagliando s’impara” ed “Errare humanum est”, spesso associata esclusivamente al successo, a esperienze positive secondo i canoni della società, che vengono dunque esaltate. Al contrario, e conformemente ai proverbi summenzionati, l’errore è inevitabile.<br />
L’essere umano sbaglia naturalmente, è nella sua natura non essere infallibile. Per la sua struttura cognitiva, è costantemente soggetto a errori, e ciò non dovrebbe essere percepito come un problema, poiché l’errore è il primo gradino della conoscenza. L’umanità nel suo insieme e l’uomo nel suo piccolo imparano sbagliando, poiché è solo con un riscontro negativo che si può correggere una rotta sbagliata. Fintanto che non si incontra un ostacolo, è difficile sapere se si è veramente nel giusto, è difficile apprendere.</p>
<p>Vittoria e sconfitta, al contrario di ciò che siamo spinti a pensare, crescendo circondati da obiettivi e aspettative piuttosto standardizzati (avere una vita di coppia, tirare su famiglia, avere un lavoro stabile, andare bene a scuola, laurearsi, guadagnare il più possibile), sono concetti soggettivi. Occorre saper passare oltre ai giudizi altrui e definire in maniera indipendente quali siano gli scopi di vita che si vogliono perseguire. In fin dei conti, l’unico metro di misura adeguato al fine di valutare i propri (in)successi è il proprio, non quello della società.<br />
La Scuola di Fallimento fondata da Francesca Corrado si focalizza infatti anche sullo sviluppo del pensiero critico, utile per vedere il mondo da punti di vista differenti, e sull’allenamento dell’elasticità cognitiva, per smantellare una rigidità verso i preconcetti e per migliorare la reazione agli errori e la loro razionalizzazione.</p>
<p>E allora perché non iniziare a premiare i nostri errori, come suggerisce la stessa Francesca Corrado? Ciò permetterebbe al cervello di non associarli unicamente a emozioni negative. E l’esercitarsi da soli, il confrontarsi con se stessi, il capire le proprie aspettative, ciò che è andato storto e ciò che si può controllare, sono obiettivi tanto ambiziosi quanto fondamentali…<br />
E tu? Sei tollerante con i tuoi errori? Come reagisci di fronte ad un ostacolo? Ti piacciono le sfide?</p>
<p>Per approfondire, il Congresso è interamente disponibile sul canale YouTube - Unione Giovani Svizzeri.</p>
<p><em>A cura di Giuseppe Agrelli e Bianca Rubino</em><br />
<strong>Unione Giovani Svizzeri</strong><br />
unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
<p>Curriculum Vitae e dintorni...15<br />
15 cose che abbiamo imparato con Beatrice Engeler</p>
<p>Formatrice aziendale, in particolare in ambito di comunicazione, self-effectiveness e leadership, Beatrice Engeler ha lavorato per grandi aziende quali Die Post, UBS, assicurazioni e grande distribuzione, occupandosi anche di sviluppo del personale, per poi dedicarsi alla consulenza in sviluppo di carriera.</p>
<p>Ecco le 15 cose che abbiamo imparato dal suo intervento al Congresso UGS lo scorso novembre.</p>
<p>1. Prima di iniziare a redigere il proprio curriculum vitae, è necessario porsi tre categorie di domande:<br />
- Chi sono io? Quali sono le mie ambizioni? Quali sono le mie competenze?<br />
- Qual è il mio target: a che mercato professionale voglio rivolgermi?<br />
- Quale strategia intendo perseguire per trovare lavoro? Come desidero approcciarmi al mercato target?</p>
<p>2. A seconda del profilo è necessario scegliere il CV cronologico o il CV funzionale (o per competenze). Il primo, standard, si addice a coloro che hanno una carriera lineare e/o in un campo fortemente tradizionale, il secondo si addice invece a persone con una carriera movimentata, non lineare. Il focus di quest’ultimo curriculum non sono gli anni di esperienza lavorativa ma le competenze acquisite, siano esse scaturite da attività professionali o private.<br />
Occorrerà menzionare, in una seconda parte del curriculum, tramite classica struttura cronologica, in che contesto esse siano state acquisite.</p>
<p>3. Il curriculum non è un confessionale del Grande Fratello, pertanto non occorre raccontare tutto di sé. Più importante dell’enumerare le mansioni svolte è l’elencare i risultati – qualitativi e quantitativi – ottenuti. Ciò perché questi sono la prova che si è in grado di avere successo e che i successi si potranno riprodurre nella nuova professione. Tali risultati sono più facili da leggere se citati in bullet points, includendone 3-5 per ogni professione riportata.</p>
<p>4. È importante ovviamente includere non solo la formazione di base (liceale e universitaria) ma anche la formazione continua. Separarle formalmente dà maggior risalto a entrambe e instilla più facilmente l’idea che il soggetto del CV sia una persona che non si fermi e che dia costantemente importanza all’evoluzione personale.</p>
<p>5. Per quanto concerne le competenze linguistiche, è utile fare riferimento al Portfolio europeo delle lingue o PEL nella valutazione della qualità di espressione e comprensione, in modo da offrire un contenuto quanto più standardizzato e immediatamente comprensibile e accessibile.</p>
<p>6. Includere informazioni riguardanti i propri passatempi è utile, poiché permette di mostrare che si ha una vita al di fuori del lavoro, che si hanno interessi varî, che si tiene all’equilibrio tra lavoro e crescita personale. Inoltre, gli hobby possono essere all’origine di importanti competenze acquisite, e possono diventare una metafora del modus di lavorare.</p>
<p>7. Nella sezione “Ulteriori informazioni”, è consigliabile includere quelle informazioni che potrebbero nostro malgrado risultare scomode (quali per esempio potrebbero essere l’età o il permesso di soggiorno), in modo da non distrarre da una lettura approfondita del resto del CV e da non causare una discriminazione a priori.</p>
<p>8. L’occhio vuole la sua parte e per questo è importante adattare lo stile grafico del CV al settore lavorativo in cui ci si vuole inserire, classico, tradizionale o più innovativo o artistico. L’essenziale è che ci sia una concordanza tra il soggetto e il layout; quest’ultimo deve comunque esprimere il vero carattere della persona descritta nel CV, nonché la sua unicità. Il formato Europass, a meno che non ci si candidi per una posizione pubblica al livello europeo, non è consigliato. Si tratta di un buono strumento da cui partire per redigere il proprio primo CV, quando ancora non si sa che informazioni debbano essere incluse. In qualsiasi altro contesto, si rivela un formato estremamente poco flessibile e inadatto alla valorizzazione del profilo individuale di ogni soggetto.</p>
<p>9. Il curriculum non deve superare le due pagine!</p>
<p>10. Il CV da solo non basta più. Infatti, l’attività costante, l’interazione, la ricerca di contatti, la cura di un network e la condivisione di contenuti professionali attuali sulle piattaforme, quali LinkedIn e Xing ma anche Facebook e Instagram assumono un’importanza sempre maggiore, contribuendo a dare un’idea di professionalità a tutto campo.</p>
<p>11. Una nuova forma di curriculum che comincia a prender piede è il video CV. Della durata massima di due minuti, è sempre più sovente richiesto dalle grandi aziende.</p>
<p>12. Il CV non è uno solo. Ce ne vuole uno nuovo praticamente per ogni potenziale datore di lavoro. È quindi fondamentale preparare bene le informazioni in precedenza, per non dilungare inutilmente i tempi di redazione e costruzione.</p>
<p>13. Per superare la selezione di un software Applicant Tracking System è importante prestare estrema attenzione nell’analisi dell’inserzione alla quale si risponde: bisogna scovare le parole chiave della posizione per la quale ci si candida, e reinserire le stesse, non dei sinonimi, nel CV. L’algoritmo, scansionando il testo, le noterà e le evidenzierà, massimizzando quindi le possibilità di passare al gradino successivo, ossia la lettura del documento da parte di un essere umano.</p>
<p>14. È conveniente chiedere durante il colloquio quali saranno i prossimi passi per l’azienda e per i candidati, in modo da avere un’idea delle tempistiche associate a un’eventuale risposta. Il giorno stesso del colloquio, per e-mail, ringraziare per il tempo concesso, riconfermare – se è il caso – l’interesse, poi attendere con pazienza prima di prendere contatto. Nel caso in cui lo si faccia, è importante essere gentili e non limitarsi a chiedere il tempo di attesa rimanente, ma domandare anche se servano ulteriori informazioni, mostrando così proattività.</p>
<p>15. La lettera di motivazione, che solitamente accompagna il CV, è uno strumento fondamentale, il cui contenuto deve riassumere e mettere in evidenza ciò che il candidato può concretamente apportare all’azienda. È consuetudine iniziare con una dichiarazione d’interesse verso la posizione, per poi raccontare le proprie esperienze personali e professionali pertinenti alla stessa, in modo conciso e focalizzato all’essenziale. Il messaggio che dev’essere trasmesso risponde idealmente alle domande: “Cosa posso offrire all’azienda? Come posso colmare il bisogno che motiva la loro inserzione? Cosa possiamo costruire insieme?”, senza eccedere i tre quarti di pagina.</p>
<p>Per approfondire, il Congresso è visionabile per intero sul canale YouTube - Unione Giovani Svizzeri.</p>
<p>A cura di Giuseppe Agrelli e Bianca Rubino<br />
Unione Giovani Svizzeri<br />
unionegiovanisvizzeri@gmail.com</p>
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	<p>Swiss challenge, Yvonand, 2019. Foto OSE/ Servizio dei giovani</p>
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		<title>Il ritorno dei campi della gioventù</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-ritorno-dei-campi-della-gioventu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2020 09:49:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/RifferRafting-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Nel 2021, l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) organizzerà nuovamente i suoi tradizionali campi per i giovani Svizzeri all’estero. Il 2020 è iniziato con due magnifici campi di sci nelle Alpi vodesi e vallesane sotto un sole radioso. Purtroppo successivamente le cose sono state sospese a seguito della pandemia di coronavirus e l’OSE è stata costretta</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-ritorno-dei-campi-della-gioventu/">Il ritorno dei campi della gioventù</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/12/RifferRafting-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-18009"  class="panel-layout" ><div id="pg-18009-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18009-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18009-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel 2021, l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) organizzerà nuovamente i suoi tradizionali campi per i giovani Svizzeri all’estero. Il 2020 è iniziato con due magnifici campi di sci nelle Alpi vodesi e vallesane sotto un sole radioso. Purtroppo successivamente le cose sono state sospese a seguito della pandemia di coronavirus e l’OSE è stata costretta a rinunciare ai campi estivi. Certo, la situazione è ancora critica, ma, speriamo di poter contare su un miglioramento e sul ritorno di giorni più sereni. Abbiamo così il piacere di presentarvi le nostre nuove offerte.</p>
<p><strong>LE NOSTRE OFFERTE</strong></p>
<p>- 10.7.– 23.7.2021 Campo di sport e tempo libero a Château-d’Oex VD (15–18 anni)<br />
- 10.7.– 23.7.2021 Le Swiss Challenge (15–18 anni)<br />
- 24.7.–6.8.2021 Campo di sport e tempo libero a Gsteig BE (15–18 anni)<br />
- 7.8.– 22.8.2021 Campo di lingue, sport e cultura a Berna BE e Lugano TI (16–25 anni)<br />
- 27.12.– 5.1.2022 Campo di sci a Grächen VS (15–18 anni)<br />
- 27.12.– 5.1.2022 Campo di sci ad Anzère VS (18+)</p>
<p>Su richiesta, vi invieremo volentieri il nostro opuscolo informativo con tutte le nostre offerte. Le iscrizioni per i campi estivi e invernali saranno aperte a partire dall’11 gennaio 2021 sul sito ogy.de/ose-offerte. La data limite d’iscrizione è fissata al 15 marzo 2021.<br />
Ovviamente, terremo ben presente la situazione sanitaria. La salute e la sicurezza dei nostri partecipanti e monitori sono la nostra priorità assoluta ed è per questo che prenderemo le necessarie misure secondo l’evoluzione della situazione.</p>
<p><strong>Per ulteriori informazioni vogliate contattare:</strong><br />
<strong>Organizzazione degli Svizzeri all’estero OSE</strong><br />
Servizio dei giovani<br />
Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera<br />
Telefono +41 (0)31 356 61 24<br />
E-Mail: youth@aso.ch</p>
<p><strong>Campi estivi per ragazzi dagli 8 ai 14 anni</strong></p>
<p>Dalla fine di giugno alla fine di agosto 2021, i ragazzi svizzeri all’estero potranno trascorrere dei bei momenti nei campi estivi di due settimane con una quarantina di altri ragazzi di tutto il mondo e scoprire nel contempo la Svizzera e la sua cultura.<br />
L’iscrizione per i campi estivi aprirà l’11 gennaio 2021.</p>
<p>- da sa 26/06 a ve 09/07/2021<br />
- da sa 10/07 a ve 23/07/2021<br />
- da sa 24/07 a ve 06/08/2021<br />
- da sa 07/08 a ve 20/08/2021</p>
<p>Informazioni più dettagliate sulle varie offerte sono disponibili sul nostro sito web a partire da metà dicembre 2020: www.sjas.ch/fr. Su richiesta, invieremo volentieri per posta il nostro opuscolo informativo con tutte le nostre offerte. La chiusura delle iscrizioni è fissata al 15 marzo 2021.<br />
La Fondazione per i giovani svizzeri all’estero intende offrire la possibilità ad ogni giovane svizzero all’estero di scoprire la Svizzera almeno una volta in questa maniera. Una riduzione delle tariffe potrà così essere concessa in determinati casi giustificati. Potete richiedere il formulario di riduzione apponendo una crocetta nella casella corrispondente sul formulario d’iscrizione. Siamo a vostra disposizione per ogni ulteriore informazione. (LR)</p>
<p>Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE), Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 31 356 61 16, Fax +41 31 356 61 01, E-Mail: info@sjas.ch / www.sjas.ch</p>
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	<p>Swiss challenge, Yvonand, 2019. Foto OSE/ Servizio dei giovani</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-ritorno-dei-campi-della-gioventu/">Il ritorno dei campi della gioventù</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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