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	<title>Edizione Marzo 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Marzo 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Marzo 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 00:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori Si avvicina a grandi passi l’appuntamento del Congresso del Collegamento degli Svizzeri in Italia, che si terrà a Firenze i prossimi 16 e 17 maggio. Si tratta di un appuntamento di rilevo per gli Svizzeri in Italia, a cappello di numerosissimi appuntamenti che si tengono mese dopo mese nei vari circoli</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/editoriale-marzo-2020/">Editoriale Marzo 2020</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori</p>
<p>Si avvicina a grandi passi l’appuntamento del Congresso del Collegamento degli Svizzeri in Italia, che si terrà a Firenze i prossimi 16 e 17 maggio. Si tratta di un appuntamento di rilevo per gli Svizzeri in Italia, a cappello di numerosissimi appuntamenti che si tengono mese dopo mese nei vari circoli e di cui questa pubblicazione ha il piacere di riferire. E proprio del valore delle numerose iniziative per i confederati all’estero – la vera essenza della comunità – tratterà il tema del Collegamento: Circoli, Associazioni e Fondazioni Svizzeri in Italia - ieri, oggi e domani. Lo stesso fine settimana si trarranno anche dadi importanti nella politica svizzera. L’iniziativa per la limitazione sarà al vaglio dei cittadini, e determinerà le future relazioni tra la nostra nazione con l’Unione Europea. Avremo l’occasione per introdurre adeguatamente il tema nell’edizione di aprile di Gazzetta. Nel frattempo buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi </em><br />
<em>REDATTORE</em></p>
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		<title>No agli interventi nel mercato dell’alloggio da parte dello Stato</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/no-agli-interventi-nel-mercato-alloggi-da-parte-dello-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 00:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/pag-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14822"  class="panel-layout" ><div id="pg-14822-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14822-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14822-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Dalle urne esce una Svizzera liberale.</strong><br />
<strong>Rifiutato l’intervento dello Stato nel mercato immobiliare, mentre è stato accettato l’articolo per la protezione contro le discriminazioni e aggressioni basate sull’orientamento sessuale.</strong></p>
<p>Contrariamente ai sondaggi il popolo svizzero rifiuta abbastanza nettamente gli strumenti dell’associazione inquilini per “più abitazioni a prezzi moderati”.<br />
Con la sua iniziativa l’associazione svizzera degli inquilini chiedeva attraverso la modifica di un articolo costituzionale strumenti affinché di tutte le nuove costruzioni realizzate in futuro il 10% sia edificato da committenti di utilità pubblica. Se questo non sarà possibile ovunque – ad esempio in alcuni comuni o regioni – ecco che lo Stato (comuni e cantoni) avrebbe potuto intervenire, attraverso diritti di prelazione, direttamente sul mercato. E infine proponeva di vietare un aumento degli affitti nel caso in cui un proprietario risanasse la sua casa da un punto di vista energetico facendo capo a programmi in incentivi statali.</p>
<p>Già i primi sondaggi avevano previsto una certa simpatia degli svizzeri nei confronti degli obiettivi che l’iniziativa persegue. Come spesso nel caso di iniziative, il popolo ha ritenuto gli strumenti eccessivi o non sufficientemente mirati a risolvere l’obiettivo. In particolare, la Svizzera tedesca e il Ticino hanno rifiutato un intervento che da molti politici liberali è stato definito una “vera e propria ingerenza dello Stato nel libero mercato”.</p>
<p>Il cosiddetto “Röstigraben” si è palesato soprattutto dal momento che la Svizzera francese, sempre meno scettica nei confronti di un intervento statale, ha approvato l’iniziativa, seppure in molti cantoni di stretta maggioranza.</p>
<p>“Il popolo ha riconosciuto che l’attuale sistema di mercato funziona”, ha affermato il Consigliere federale Guy Parmelin – responsabile del dossier. Tuttavia, il ministro ha ammesso che in alcune regioni o città le possibilità di trovare appartamenti a prezzi sostenibili sono scarse. Per questa ragione il Parlamento aveva già votato un controprogetto indiretto che entra ora in vigore dopo il “no” all’iniziativa. Questo prevede uno stanziamento di 250 milioni di franchi per i prossimi 10 anni per favorire la costruzione di alloggi di pubblica utilità.</p>
<p>Gli oppositori hanno salutato sollevati il risultato delle urne che bocciava l’intervento nel mercato nazionale dell’alloggio. Anche secondo loro, che definivano “assurda” e non adeguata alla domanda reale la quota del 10% su scala nazionale, sono necessarie soluzioni su misura per i problemi locali di cantoni, città e comuni.</p>
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	<p>In Ticino e nei cantoni tedescofoni - ad eccezione di Basilea Città – nei cantoni bilingue Friburgo e Vallese non ha trovato ampi consensi. Nelle grandi città, dove il problema della penuria di alloggi a pigione moderata è molto sentito, l’iniziativa ha raccolto maggioranze favorevoli anche nella Svizzera tedesca. Oltre che a Basilea, i sì hanno nettamente prevalso nelle città di Zurigo, Winterthur, Berna, Lucerna, San Gallo e Sciaffusa. Con l’eccezione di Locarno, dove i sì hanno raggiunto il 54%, in Ticino nemmeno nelle città l’iniziativa ha avuto successo.</p>
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		<title>La protezione contro l’omofobia sarà iscritta nel Codice penale</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/protezione-contro-omofobia-sara-iscritta-nel-codice-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/protezione-contro-omofobia-sara-iscritta-nel-codice-penale/">La protezione contro l’omofobia sarà iscritta nel Codice penale</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/pag-4-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14768"  class="panel-layout" ><div id="pg-14768-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14768-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14768-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Discriminazioni e aggressioni basate sull’orientamento sessuale saranno punibili in Svizzera, alla stessa stregua del razzismo. Il 63% degli elettori ha approvato l’iscrizione dell’omofobia nel Codice penale svizzero.</p>
<p>Senza sorprese e come proposto dal governo e dalla maggioranza del parlamento, gli svizzeri si sono espressi a favore di una protezione del profilo penale contro le discriminazioni e le aggressioni legate all’omo-, etero- o bisessualità di una persona o di un gruppo di persone.</p>
<p>Nella fase parlamentare l’estensione della norma penale aveva ottenuto il benestare dalla maggior parte dei partiti: la legislazione svizzera segue l’esempio di paesi come la Francia, l’Austria, la Danimarca e i Paesi Bassi, i quali hanno già adottato leggi che consentono di intervenire da un punto di vista penale in caso di omofobia.</p>
<p>La modifica di legge è stata combattuta da un referendum lanciato dall’Unione Democratica Federale, un piccolo partito che fonda le sue posizioni politiche su principi biblici. L’UDF, che si era già opposta 15 anni fa all’unione domestica registrata di coppie omosessuali, era riuscita a raccogliere quasi da sola le 50 mila firme necessarie per il referendum.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>La proposta ha ottenuto un ampio consenso soprattutto nella Svizzera romanda e nel Canton Ticino, dove i due terzi dei votanti hanno approvato la modifica del Codice penale. I “sì” hanno superato il 70% nei Cantoni di Neuchâtel e del Giura e addirittura l’80% nel Canton Vaud. Da notare che nella Svizzera tedesca, l’estensione della norma penale è stata bocciata dai Cantoni di Uri, Svitto e Appenzello interno, tradizionalmente conservatori.</p>
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		<title>La «Quinta Svizzera» ha rafforzato l’ondata verde</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-quinta-svizzera-ha-rafforzato-l-ondata-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:44:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/grafico-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />L’analisi post-elettorale lo mostra chiaramente: la «Quinta Svizzera» ha votato in modo particolarmente verde alle elezioni del Consiglio nazionale nel 2019. Essa non ha inciso sul bilancio delle elezioni del Consiglio degli Stati. Per quanto concerne invece l’elezione del Consiglio federale, avvenuta in dicembre, i Verdi non sono riusciti a conquistare nessun seggio, nonostante il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/grafico-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14687"  class="panel-layout" ><div id="pg-14687-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14687-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14687-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’analisi post-elettorale lo mostra chiaramente: la «Quinta Svizzera» ha votato in modo particolarmente verde alle elezioni del Consiglio nazionale nel 2019. Essa non ha inciso sul bilancio delle elezioni del Consiglio degli Stati. Per quanto concerne invece l’elezione del Consiglio federale, avvenuta in dicembre, i Verdi non sono riusciti a conquistare nessun seggio, nonostante il successo registrato nell’ambito del Consiglio nazionale.</p>
<p>Più verde che mai, nettamente più femminile, un po’ più a sinistra, e anche un po’ più giovane: è questo il bilancio delle elezioni del Consiglio nazionale del 20 ottobre 2019. Dopo un secondo turno, anche il Consiglio degli Stati è stato completato. Il bilancio è quasi lo stesso: non si situa più a sinistra, ma è nettamente più verde, più femminile e più giovane. Donne politiche come Lisa Mazzone (GE, Verdi) e Johanna Gapany (FR, PLR), entrambe di 31 anni, o Céline Vara (NE, Verdi), 35 anni, fanno diminuire la media dell’età.</p>
<p>Per la «Quinta Svizzera», il secondo turno delle elezioni del Consiglio degli Stati è stata un’esperienza piuttosto frustrante. Poiché i documenti di voto sono stati inviati solo all’ultimo minuto o quasi – e in assenza del voto elettronico – un gran numero di cittadini dell’estero non ha potuto esprimersi per tempo. Essi hanno comunque avuto un certo peso nelle elezioni del Consiglio nazionale rafforzando la svolta politica presa dalla Svizzera. Un quarto dei voti provenienti dall’estero è andato a favore dei Verdi.</p>
<p>Così, la «Quinta Svizzera» ha votato molto più ecologista degli elettori che vivono nel paese. Certamente, l’analisi ha i propri limiti, dal momento che non tutti i cantoni rendono conto separatamente dei voti degli Svizzeri all’estero. Ma le cifre derivanti dai cantoni densamente popolati lo indicano chiaramente. A Zurigo, ad esempio, cantone più popoloso della Svizzera, gli elettori dell’estero hanno indiscutibilmente contribuito ad accentuare la svolta verde. I Verdi e i Verdi liberali (PVL) hanno riunito insieme quasi il 38% degli elettori al di fuori della Svizzera. E i due grandi partiti di destra e di sinistra come l’UDC e il PS sono stati relegati in 2a e 3a posizione:</p>
</div>
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	<p>Collaborazione alla ricerca dei dati: Stefanie Mathys-Zerfas</p>
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	<p>Lo schema si ripete in un buon numero di cantoni tedeschi. Perfino in quelli che votano maggioritariamente a destra, gli Svizzeri all’estero hanno fornito ai Verdi un sostegno più alto della media. Ciò è stato ad esempio il caso nel canton Argovia, dove i Verdi sono progrediti per raggiungere il 9,8% dei voti a livello del cantone, convincendo non meno del 21,7% degli Svizzeri all’estero.<br />
Una delle spiegazioni di questo ampio sostegno dei partiti ecologisti da parte degli elettori all’estero è evidente: il cambiamento climatico è senza dubbio la problematica più internazionale e, considerata la “Quinta Svizzera”, questo tema è più sentito del dibattito sulla riforma delle pensioni o altro.<br />
La Svizzera romanda ha votato più verde che mai nel 2019: a Ginevra e Neuchâtel, i Verdi e i Verdi liberali hanno più che raddoppiato il loro elettorato. I Verdi hanno fatto lo stesso nel canton Giura e, benché in maniera un po’ attenuata, in Vallese. Essi sono fortemente progrediti nel canton Vaud. Nei cantoni romandi, il comportamento elettorale degli Svizzeri all’estero si distingue dunque generalmente meno da quello dei cittadini residenti. Ginevra illustra bene questo fatto:</p>
<p>Marc Lettau</p>
</div>
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	<p>Collaborazione alla ricerca dei dati: Stefanie Mathys-Zerfas</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-quinta-svizzera-ha-rafforzato-l-ondata-verde/">La «Quinta Svizzera» ha rafforzato l’ondata verde</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Mario Botta</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-della-gazzetta-svizzera-a-mario-botta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:35:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/MarioBotta_foto-Nicola-Gnesi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />"L’opera di cui vado più fiero: la prossima" Come è cambiata la professione di un architetto negli ultimi decenni? Da un lato non è cambiata assolutamente poiché resta l’attività che organizza lo spazio di vita degli uomini, dall’altro è cambiata moltissimo in quanto gli strumenti della progettazione sono entrati anch’essi nel vortice della “immediatezza” per</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-della-gazzetta-svizzera-a-mario-botta/">Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Mario Botta</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/MarioBotta_foto-Nicola-Gnesi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14476"  class="panel-layout" ><div id="pg-14476-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14476-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14476-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>"L’opera di cui vado più fiero: la prossima"</strong></p>
<p><strong>Come è cambiata la professione di un architetto negli ultimi decenni?</strong><br />
Da un lato non è cambiata assolutamente poiché resta l’attività che organizza lo spazio di vita degli uomini, dall’altro è cambiata moltissimo in quanto gli strumenti della progettazione sono entrati anch’essi nel vortice della “immediatezza” per cui i tempi di progettazione e quindi di riflessione si sono ridotti drasticamente.</p>
<p><strong>Come si sente un architetto svizzero quando opera in Italia, alcuni secoli dopo i vari Francesco Borromini, Domenico Fontana o Carlo Maderno?</strong><br />
Si sente con l’eredità di un grande passato dove si evidenzia la pochezza e la fragilità della cultura del Moderno.</p>
<p><strong>Quale di questi architetti “suoi predecessori” ammira maggiormente e quale l’opera che la impressiona maggiormente?</strong><br />
Ognuno degli architetti che lei ha citato può essere interpretato come maestro. Ma per affinità elettive – territoriali citerei Borromini per la passione e la creatività che ha dimostrato nell’arco del suo lavoro. Basterebbe citare Sant’Ivo alla Sapienza o il San Carlo alle Quattro Fontane</p>
<p><strong>Come l’architettura italiana ha influenzato e influenza quella elvetica/ticinese e viceversa?</strong><br />
L’architettura del nostro territorio è ormai influenzata dalla mondializzazione per cui risulterebbe riduttivo segnalare l’Italia, la Francia, la Spagna o la Germania…<br />
L’Italia ci è più prossima per la particolare luce mediterranea che connota quel territorio, che in parte ritroviamo a sud delle Alpi.</p>
<p><strong>Quale è l’opera che ha realizzato di cui va più fiero?</strong><br />
La prossima.</p>
<p><strong>Quale secondo lei è l’opera al mondo che la impressiona più di tutte e perché.</strong><br />
Il Pantheon a Roma per l’essenzialità dell’impianto tipologico che vive della propria apertura e luce zenitale verso il cielo.</p>
<p><strong>L’Italia ci è più prossima per la particolare luce mediterranea che connota quel territorio.</strong></p>
</div>
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	<p>© Foto Enrico Cano</p>
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	<p>Fiore di pietra, Monte Generoso<br />
© Foto Enrico Cano</p>
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	<ul>
<li><strong>1943</strong> Nasce a Mendrisio e frequenta le scuole dell’obbligo. In seguito frequenta il liceo artistico di Milano</li>
<li><strong>1969</strong> Si laurea all’Istituto Universitario d’Architettura di Venezia.</li>
<li><strong>1970</strong> Apre il proprio studio a Lugano. Parallelamente insegna in occasione di conferenze, seminari e corsi presso scuole d’architettura in Europa, in Asia, negli Stati Uniti e in America Latina.</li>
<li><strong>1976</strong> viene chiamato come visiting professor presso il Politecnico di Losanna, l’anno dopo presso la Yale school of Architecture a New Haven, Stati Uniti.</li>
<li><strong>Dal 1983</strong> nominato professore titolare delle Scuole Politecniche Svizzere</li>
<li><strong>1996</strong> impegnato come ideatore dell’Accademia di architettura a Mendrisio nell’ambito della creazione dell’Università della Svizzera italiana.</li>
<li>Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Membro onorario di molte istituzioni culturali, è stato insignito del dottorato honoris causa in varie università in Argentina, Grecia, Romania, Bulgaria, Brasile e Svizzera.</li>
</ul>
</div>
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	<p>© Foto Nicola Gnesi</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/intervista-esclusiva-della-gazzetta-svizzera-a-mario-botta/">Intervista esclusiva della Gazzetta Svizzera a Mario Botta</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>10 domande a una giovane svizzera Cristina Coli</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/10-domande-a-una-giovane-svizzera-cristina-coli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:24:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Svizzeri all'Estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Foto-Cristina-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Cristina Coli, responsabile Regione Toscana e organizzatrice del Congresso di Firenze 2020 Cristina, sei legata alla Svizzera e se sì in che modo? Sì, sono molto legata alla Svizzera, nonostante non ci abbia mai abitato. Più che altro la ritengo il mio paese di vacanza per eccellenza, visto che ogni estate passo qualche settimana dai</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Foto-Cristina-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14417"  class="panel-layout" ><div id="pg-14417-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14417-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14417-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Cristina Coli, responsabile Regione Toscana e organizzatrice del Congresso di Firenze 2020</strong></p>
<p><strong>Cristina, sei legata alla Svizzera e se sì in che modo?</strong><br />
Sì, sono molto legata alla Svizzera, nonostante non ci abbia mai abitato. Più che altro la ritengo il mio paese di vacanza per eccellenza, visto che ogni estate passo qualche settimana dai miei zii e cugini. Inoltre, ho la fortuna di parlare lo svizzero tedesco, quindi mi sento molto a mio agio, quasi a casa, e riesco a fuggire senza rammarico da una Firenze caldissima e affollata.</p>
<p><strong>Cosa ti spinge ad impegnarti nell’ambito dell’UGS?</strong><br />
Ci sono vari motivi per il mio interesse verso l’UGS.<br />
È un ambiente molto propositivo e nuovo, che mi ha portato a conoscere tante persone diverse che altrimenti non avrei mai pensato di incontrare. Inoltre, è davvero impressionante vedere come siamo tutti stati caratterizzati da due culture vicine e così diverse fra loro. Infine, l’UGS ci sta offrendo tante possibilità di formazione e di divertimento, proponendo sempre temi nuovi per i congressi e grazie a questo ho anche la fortuna di vedere nuove città.</p>
<p><strong>Ti interessa la politica o lo sport svizzero e li segui in modo attivo?</strong><br />
No, devo dire che non sono particolarmente interessata a nessuno dei due ambiti. La politica svizzera mi è abbastanza estranea, ma il fatto che ogni mese ci arrivino buste zeppe di volantini e informazioni su referendum e votazioni varie, ci tiene abbastanza aggiornati su quello che avviene. Inoltre, ho iniziato ad ascoltare la radio svizzera, sia per curiosità generale che per migliorare il mio tedesco e paradossalmente ho ascoltato più notizie sulla politica italiana che su quella svizzera. Per quanto riguarda lo sport, sono “costretta” a seguire il calcio svizzero, soprattutto quando è in gioco la nazionale, data la passione di mio padre per il calcio; personalmente, sono più incuriosita dall’Ice Hockey, così amato in Svizzera e cosi poco conosciuto in Italia.</p>
<p><strong>Come è percepita la Svizzera dai tuoi amici e dai tuoi conoscenti?</strong><br />
Cioccolata e formaggio. Beh, devo dire che questa loro grande opinione della Svizzera è colpa soprattutto mia. Dopo i soggiorni dai miei parenti e le mie vacanze in Svizzera, al ritorno porto sempre dei pensierini per i miei amici, e spesso consistono in cioccolate di vario tipo oppure in un invito a casa nostra per una cena a base di Raclette originale.</p>
<p><strong>Cosa ti piace particolarmente della Svizzera...</strong><br />
Come ho già detto, la Svizzera è il mio posto di vacanza e quindi mi piace in generale. Una caratteristica che mi fa amare la Svizzera è il suo rapporto con la natura. Non bisogna mai allontanarsi più di una mezzora con i mezzi pubblici che siano un treno o semplicemente un tram, che già si è immersi in un bosco o ai piedi di una montagna, piena di sentieri ben segnati che portano a una vista mozzafiato.</p>
<p><strong>... e cosa invece ti disturba dell’Italia?</strong><br />
Una delle caratteristiche che più mi disturba dell’Italia è sicuramente la disorganizzazione costante e il ritardo cronico. Posso capire che ci siano imprevisti sempre e comunque, ma lasciare sempre troppe opzioni aperte e organizzare le attività all’ultimo fa sempre una brutta figura. Inoltre, per quanto riguarda l’educazione scolastica italiana sono abbastanza scettica. Ci sono tante opzioni per raggiungere differenti obiettivi, ma tutti si basano esclusivamente su un piano di studi preciso e senza una possibilità di differenziare e le attività fuori dal nostro percorso di carriera vengono spesso sottovalutate (impegni attivi in organizzazioni differenti, sport, volontariato...).</p>
<p><strong>Cosa pensi che potrebbe “copiare” invece la Svizzera dalla cultura italiana? E vice versa?</strong><br />
L’Italia dovrebbe iniziare a prendere spunto dall’organizzazione dei mezzi di trasporto svizzeri, che sono sempre efficienti e puntuali, oltre che puliti e affidabili. Inoltre, come già accennato prima, preferisco il percorso di studi vario e ampio che offre il sistema scolastico svizzero. A parte questo preferisco il senso dell’umorismo e il modo di fare amichevole dell’Italia. Non dico sia assente in Svizzera, ma è totalmente diverso da quello a cui sono abituata e mi ritrovo più in quello italiano.</p>
<p><strong>Hai qualche aneddoto divertente o situazione buffa da raccontare riguardo al tuo essere svizzero e italiano?</strong><br />
Non è esattamente divertente per me, ma spesso mi vedo “negata” l’essere italiana. Mi spiego: assomiglio molto a mia mamma, soprattutto per quello che riguarda i miei “colori” (ho i capelli e la carnagione molto chiari). Nei miei viaggi all’estero quindi, parlando con persone del posto o altri turisti, spesso si paragona il posto al proprio luogo d’origine e quando scoprono che sono italiana spesso o non mi credono oppure chiedono spiegazioni, e mi trovo quasi sempre obbligata a precisare che sono ANCHE svizzera...<br />
Quando avevo circa tredici anni ero ad un campo degli scout e, come di norma, ci cucinavamo da soli da mangiare sul fuoco, divisi in gruppetti di sei o sette ragazzi. La ragazza più grande di uno di questi gruppetti, chiese ad una compagna di passarle “la svizzera”, al che lei si voltò e a gran voce urlò il mio nome per tutto il campo. Arrivai a corsa e una volta lì, si chiari l’equivoco: volevano cucinare “la svizzera” altrimenti conosciuta come hamburger! Ancora oggi questa storia viene raccontata tutte le volte che si cucina una “svizzera”.</p>
<p><strong>Cosa saresti felice di ricevere dalla comunità dei giovani svizzeri in Italia e come pensi che potresti contribuire al meglio?</strong><br />
Attraverso l’UGS spero di poter rafforzare il mio legame con la Svizzera e ampliarlo anche verso “nuovi orizzonti”, così da non vederlo più solo come un tramite con la mia famiglia e i miei amici laggiù, ma anche come un possibile proseguimento e approfondimento dei miei studi e magari come trampolino di lancio nel mondo del lavoro.<br />
Sinceramente non so come potrei contribuire, se non con la mia partecipazione attiva e nell’organizzazione gli eventi dell’UGS. Credo molto in questa realtà che si è creata e che si sta espandendo e ci metterò sempre impegno ed entusiasmo.<br />
Qualche esempio? Sto organizzando, in qualità di membro del Comitato UGS e Responsabile della Regione Toscana il Congresso di Firenze di sabato 16 e domenica 17 maggio 2020 assieme al Circolo Svizzero di Firenze al quale siete tutti caldamente invitati!</p>
<p><strong>Infine, in quanto svizzeri di seconda generazione e portatori di un bagaglio multiculturale, cosa pensi che potreste apportare ai vostri stati di appartenenza?</strong><br />
L’essere cresciuti tra due culture molto diverse permette di guardare tutto con occhio critico, ma non gratuitamente polemico, proprio perché affezionati ad entrambe le realtà. Non si ha la tentazione di far primeggiare, per patriottismo, nessuna delle due culture sull’altra: se una questione ci risulta meno adatta, perché si è a conoscenza di un’altra variante più calzante o corretta, allora lo si fa notare, se invece si rimane positivamente stupiti o esterrefatti da qualcosa, non abbiamo problemi ad affermarlo. Ecco, forse quello che possiamo offrire è semplicemente la verità genuina su quello che viviamo ogni giorno nei due paesi.</p>
<p><strong>Cristina Coli</strong><br />
<strong>Membro del comitato UGS e Responsabile della regione Toscana</strong></p>
<p>Per info su UGS scrivere a unionegiovanisvizzeri@gmail.com o via whatsapp al +39 335 5331270.</p>
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		<title>Il mistero dei Re Merovingi, barbari fannulloni o esempi da imitare?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-mistero-dei-re-merovingi-barbari-fannulloni-o-esempi-da-imitare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 23:14:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/PRIMA-FOTO-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14281"  class="panel-layout" ><div id="pg-14281-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14281-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14281-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>L’arcana storia di una stirpe, presente nell’antica Svizzera occidentale, che andrebbe meglio divulgata anche per riflettere sui nostri giorni.</strong></p>
<p>Non tutti sanno che un tratto di antica storia svizzera è stato interessato dai Merovingi, un popolo studiato a scuola in modo marginale rispetto alle vicende più determinanti dei grandi imperi. Fu la prima dinastia a governare i Franchi del V secolo, in un territorio che includeva anche parte dell’attuale Svizzera occidentale e che lasciò in eredità la lingua dei Germani. Nel Canton Giura, all’interno del bellissimo borgo medievale di Saint-Ursanne, si trova il Museo del Lapidario che contiene sarcofagi merovingi e carolingi, mentre il Museo di Arte e Storia di Friburgo ha già preannunciato il grande evento “Un merovingio tra luce e ombra” da segnare in agenda per una gita di valore, da fine anno al febbraio 2021, che “Attraverso le numerose e ricche scoperte fatte nelle terre di Friburgo, racconta un vero merovingio del VII secolo, la sua esperienza durante questo periodo accattivante”.</p>
<p>I re Merovingi sono da sempre descritti, a livello di massa, come “i re fannulloni”, denigrati per il loro modo di agire ritenuto bizzarro, e fatti oggetto di sfottò. Lo dimostra anche una popolare canzone medievale francese, rintracciabile su YouTube, dedicata al re Merovingio Dagoberto I, della quale diamo soltanto una strofa: Il buon re Dagoberto cacciava nelle pianure di Anvers. Il gran santo Eligio gli disse: “Oh mio re! Vostra Maestà ha il fiatone.” – “È vero, gli disse il re, un coniglio mi inseguiva”… e così via, una lunga litania di strofe prendono in giro un re inetto e stupidotto.<br />
Oggi molti studi, tra cui quelli di Carlos Cagigal e Alfredo Ros riportati nel libro “Figli del sangue reale. I segreti della dinastia Merovingia” sostengono che la realtà sia stata un’altra.</p>
<p><strong>I re fannulloni</strong><br />
I Merovingi erano davvero una popolazione “incivile e ignorante”? Su questa stirpe c’è un mistero. Si è prodotta una cosiddetta “dannatio memoriae”, in quanto il racconto storico ne ha cancellato la memoria, basata su poche fonti che parlano di re che delegavano molto i loro poteri fin quasi ad esserne esautorati. I re fannulloni non si comportavano come ci si aspetta da un regnante, cioè avevano pochi lussi, atteggiamento semplice, aspetto scialbo. Portavano lunghi capelli, in quanto ritenuti “sede di potere magico e solare, cioè simbolo femminile associato al sole” come emerge dalle ricerche di Petra van Cronenburg. Pare che il maggior affronto che alcuni Merovingi (tra quelli meno illuminati) potessero fare ai loro nemici fosse quello di ottenere il loro scalpo…<br />
E sopratutto questi re amavano la contemplazione e trascorrevano volentieri il loro tempo in mezzo ai sudditi. Forse furono proprio tutte queste caratteristiche a fornire il fianco alla fama di nullafacenti.</p>
<p><strong>Re guaritori</strong><br />
Nuove ricerche degli ultimi decenni si focalizzano sulla consuetudine dei re Merovingi di apporre le mani per guarire i sudditi malati. Una taumaturgia considerata dalla Storia alla stregua di una leggenda, utilizzata per ridicolizzare ancor di più questi re. In realtà, questa pagina di storia dei Merovingi piena di misteri ci pone degli utili interrogativi. Chi sta indagando seriamente il tema si accorge che qualcosa è stato distorto per non dire occultato. Secondo documenti che però vengono contestati dalla storiografia ufficiale, i re Merovingi per discendenza (che si pretende derivi da Maria Maddalena e da Gesù) erano dei “re sacerdoti”.<br />
Secondo questa teoria, oltre ad esercitare il potere temporale, svolgevano soprattutto un compito di natura squisitamente spirituale: servireil popolo.<br />
Vi erano diversi regni merovingi suddivisi tra fratelli nelle diverse aree dei loro territorio, e in quelli più avanzati sembra che gli stessi re insegnassero ai sudditi a leggere e scrivere e che perciò non avessero analfabeti tra il popolo! Se ciò fosse vero, sarebbe un risultato mai raggiunto né prima né dopo i Merovingi, poiché anche ai nostri giorni si riscontra l’analfabetismo in molte centinaia di milioni di persone nel mondo.</p>
<p>Sembra incredibile tutto ciò, anche alla luce delle deboli giustificazioni che si danno riguardo a Carlo Magno – il quale non sapeva leggere né scrivere – “dato che all’epoca non era semplice apprendere soprattutto la scrittura”. Quello stesso Carlo Magno che, sbaragliati tutti i Merovingi, costituì il Sacro Romano Impero, nonostante il suo “handicap” culturale (cui provvide poi in qualche modo).</p>
<p><strong>Merovingi spirituali</strong><br />
Un altro “record” merovingio fu quello dei monasteri: ne edificarono una quantità tale mai raggiunta da altri regni o imperi nella nostra storia, in nessuna epoca.<br />
Si sostiene che mentre per i monasteri di Svizzera e Italia, nei secoli successivi iniziava il calo delle vocazioni e spesso facevano fatica a mantenersi, quelli dei Merovingi ebbero sempre molti devoti desiderosi di farne parte; non solo, ma diversi re Merovingi lasciarono il trono per abbracciare la vita monacale. Perché?<br />
È su questa domanda che si avvalora la convinzione che questi re non fossero degli inetti, bensì fossero re molto spirituali e che vivessero il loro “ruolo terreno di re” come un servizio per il bene del popolo e non del potere. Un servizio faticoso così come dovrebbe essere. Una storia merovingia da rispolverare per i nostri giorni? Il vero politico quando viene eletto, non dovrebbe spudoratamente festeggiare, ma iniziare a non dormire la notte consapevole di dover onorare onestamente e incorruttibilmente il mandato che il popolo gli ha conferito… Non dovrebbe forse temere con orrore l’eventualità di non poter lavorare solo ed esclusivamente per il bene dei cittadini?</p>
<p>Se le fonti sui Merovingi sono state distorte o censurate, gli studiosi sperano che proprio dalle cronache seppellite in alcuni loro monasteri si potrà ricavare la parte nascosta della storia merovingia. Comprendere e divulgare, a cominciare dalle scuole, questa storia nascosta potrebbe rendere più consapevole l’umanità sul senso del potere, del servizio, del sacro.<br />
Per ora la duplicità della storiografia persiste: quella più diffusa che descrive i Merovingi cattivi amministratori e quella nuova che li tratta come stirpe elevata e importante per la storia medievale. A questo proposito, così asseriva lo scrittore Honoré de Balzac: “La storia ha due volti: quello ufficiale, mendace, e quello segreto e imbarazzante, in cui però sono da ricercarsi le vere cause degli avvenimenti occorsi".</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Re Merovingi con i loro lunghi capelli.</p>
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	<p>Regnanti Merovingi, privi degli sfarzi che il ruolo imporrebbe.</p>
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	<p>Cofanetto merovingio proveniente dal Tesoro dell’abbazia di San Maurizio, in Vallese.<br />
(© Glassey Jean-y-ves, Martinez Michel) Fonte Swiss Info.</p>
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		<title>Firenze 16-17 maggio 2020</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/firenze-16-17-maggio-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 22:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/01/Pieghevole-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Tra poco l’82° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia Tra i relatori al Congresso anche Rita Adam (Ambasciatrice Svizzera in Italia), Filippo Lombardi (Vicepresidente dell’OSE), Johannes Matyassy (Direttore del Servizio Consolare dell’EDA), Alex Hauenstein (Presidente della Fondazione della Piazza degli Svizzeri a Brunnen). Si svolgerà il prossimo 16-17 maggio l’82mo Congresso del Collegamento Svizzero in</p>
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	<p><strong>Tra poco l’82° Congresso del Collegamento Svizzero in Italia</strong><br />
Tra i relatori al Congresso anche Rita Adam (Ambasciatrice Svizzera in Italia), Filippo Lombardi (Vicepresidente dell’OSE), Johannes Matyassy (Direttore del Servizio Consolare dell’EDA), Alex Hauenstein (Presidente della Fondazione della Piazza degli Svizzeri a Brunnen).</p>
<p>Si svolgerà il prossimo 16-17 maggio l’82mo Congresso del Collegamento Svizzero in Italia. Si tratta di un avvenimento doppiamente importante per il Circolo Svizzero di Firenze, che torna a organizzare il Congresso a distanza di oltre 30 anni dall’ultima edizione tenutasi a Firenze e anche perché nel 2020 il Circolo festeggia i 160 anni dalla fondazione. Questo anniversario collima alla perfezione col tema scelto per l’edizione 2020 del Congresso, dal titolo “Circoli, associazioni e fondazioni svizzeri in Italia – ieri, oggi e domani”. Prossimamente forniremo anche i dettagli dei vari interventi tematici che potrete ascoltare nel corso dell’avvenimento. Fra i gli argomenti trattati vi saranno alcuni risvolti storici, come un approfondimento sulle vicende dell’industria della paglia, un fenomeno che fino al XX secolo inoltrato caratterizzò i rapporti economici e sociali tra Svizzera e Firenze. A questo proposito, il Circolo Svizzero ha già promosso in passato diversi studi e ricerche per ricostruire le ragioni che hanno portato tanti Svizzeri a trasferirsi a Firenze e dintorni per continuare l’attività di produzione di oggetti in paglia, un materiale estremamente popolare nel passato. Non mancheranno poi alcuni approfondimenti storici a proposito delle principali istituzioni elvetiche a Firenze, che nel corso dei decenni hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo culturale e sociale della città. Il Circolo Svizzero, come detto, festeggia i 160 anni, e sono stati centosessanta anni vissuti senza soluzione di continuità. Anche nei periodi più difficili delle due guerre mondiali, ad esempio, il Circolo Svizzero ha proseguito la sua attività non facendo mai mancare un aiuto nei confronti della città ospitante. Il Congresso fiorentino sarà all’insegna della concretezza e della speranza in una possibile continuità, speranza alimentata anche dalla brillante attività dell’Unione Giovani Svizzeri che darà il proprio prezioso contributo alla riuscita dell’evento.</p>
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	<p>Scarica il volantino dell'evento cliccando sull'immagine</p>
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		<title>I giovani e il servizio militare in Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-giovani-e-il-servizio-militare-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 22:39:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/06/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Se uno svizzero all’estero ritorna da una qualsiasi parte del mondo in Svizzera, è in linea di massima soggetto all’obbligo militare conformemente alla sua età e all’idoneità. Ma questo vale anche per un cittadino svizzero o cittadino binazionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-giovani-e-il-servizio-militare-in-svizzera/">I giovani e il servizio militare in Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/06/VON-GUNTEN-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14194"  class="panel-layout" ><div id="pg-14194-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14194-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14194-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">Se uno svizzero all’estero ritorna da una qualsiasi parte del mondo in Svizzera, è in linea di massima soggetto all’obbligo militare conformemente alla sua età e all’idoneità. Ma questo vale anche per un cittadino svizzero o cittadino binazionale italo-svizzero che proviene dall’Italia? Lo abbiamo chiesto a Stefano Fedele, Comandante di circondario, Capo del Servizio degli affari militari e del comando di circondario del Cantone del Ticino.</span></p>
<p><strong>Innanzitutto siamo curiosi di sapere se ci sono svizzeri che vengono dall’estero di proposito in Svizzera per fare il servizio militare?</strong><br />
Sì, ce ne sono parecchi che si interessano e chiedono di svolgere il servizio militare in Svizzera. Alcuni di loro lo fanno per tradizione famigliare, altri per mettersi in gioco, altri ancora per conoscere nuove persone o migliorare la conoscenza delle lingue nazionali.</p>
<p><strong>Se da giovane svizzero in Italia voglio fare il servizio militare in Svizzera, come devo procedere? La legislazione è diversa per i binazionali rispetto ai mononazionali?</strong><br />
In effetti vi sono due differenze sostanziali: i mononazionali sono tenuti a svolgere il servizio militare in Svizzera dal momento in cui vi si stabiliscono definitivamente (fino a 24 anni, dai 25 fino ai 30 sono obbligati a svolgere il servizio di protezione civile); i binazionali che desiderano svolgere il proprio servizio militare in Svizzera invece devono annunciarsi al nostro Servizio entro 6 mesi dal compimento del 18° compleanno. Se non vi è alcun annuncio entro questo termine non sarà più possibile svolgere il servizio militare.</p>
<p><strong>Anche le ragazze devono (o possono) fare il servizio militare in Svizzera?</strong><br />
Per le donne il servizio militare è volontario. Se scelgono di farlo avranno, dal momento in cui saranno reclutate, gli stessi diritti e doveri dei ragazzi. Vorrei sottolineare che nell’esercito le donne sono equiparate agli uomini e possono accedere a tutte le funzioni.</p>
<p><strong>Come si svolge il servizio militare? Quanto dura? E il soldo in che cosa consiste?</strong><br />
Prima di tutto bisogna essere dichiarati abili a prestare servizio in occasione della visita di reclutamento, che si svolge sull’arco di due giorni, durante la quale i giovani sono sottoposti ad accertamenti di carattere medico, psicologico e sportivo. In seguito, in base alle competenze personali e ai risultati di queste selezioni, viene attribuita una funzione nell’esercito. A questo punto si potrà svolgere la scuola reclute che dura di regola 18 settimane. Ogni anno vi sono due scuole reclute che iniziano rispettivamente in inverno e in estate. Importante sottolineare che il reclutamento deve essere svolto tra i 3 e i 12 mesi prima di iniziare la scuola reclute.<br />
L’indennità finanziaria dei militari che prestano servizio è costituita dal soldo, dai supplementi di soldo (nei servizi di avanzamento ad un grado superiore) e dall’indennità per perdita di guadagno. Per chi svolge la scuola reclute il soldo ammonta a fr. 4.- al giorno mentre l’indennità per perdita di guadagno a fr. 62.- al giorno. Una recluta percepisce quindi fr. 66.- per ogni giorno di scuola reclute.</p>
<p><strong>Se sono già in Svizzera (proveniente dall’Italia) e studio all’università oppure sono apprendista, sono obbligato a fare il servizio militare?</strong><br />
Dipende se si è mononazionali o binazionali. Per i mononazionali, dal momento in cui si risiede stabilmente in Svizzera (con domicilio) si è obbligati di principio a prestare servizio, mentre per i binazionali fa stato la regola espressa in precedenza (v. sopra).</p>
<p><strong>Il servizio militare è considerato anche una formazione con un diploma riconosciuto?</strong><br />
Nei corsi di avanzamento ad un grado superiore si ha la possibilità di ricevere certificazioni (ad esempio corsi di condotta) e crediti ECTS per alcuni istituti superiori a seconda della facoltà scelta.</p>
<p><strong>Che consiglio vorrebbe dare ai giovani svizzeri in Italia?</strong><br />
Informatevi per tempo delle possibilità di svolgere servizio, ma attenzione ai termini. Studiate le lingue, in particolare tedesco e francese: sono la chiave sia per il servizio militare che per il futuro professionale in Svizzera!<br />
Il nostro Servizio degli affari militari e del comando di circondario a Bellinzona è sempre a disposizione per eventuali domande (di-militare@ti.ch , www.ti.ch/militare).</p>
<p>Informiamo tutti gli interessati che una nostra collaboratrice sarà a vostra disposizione per qualsiasi informazione o esigenza durante il Congresso del Collegamento Svizzero in Italia il prossimo 16 – 17 maggio a Firenze.</p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www. educationsuisse.ch</p>
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		<title>Donazioni ed esportazioni di opere d’arte</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/donazioni-ed-esportazioni-di-opere-d-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 22:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=14150</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Disciplina in caso di trasferimento all’estero ed in Svizzera Carissimo Avvocato, innanzitutto La ringrazio per la Sua Rubrica Legale che leggo sempre con attenzione che per noi Svizzeri in Italia è sempre un punto di riferimento utilissimo. In questo caso Le scrivo per una mia questione personale un po’ complicata (almeno per me) ma spero</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/donazioni-ed-esportazioni-di-opere-d-arte/">Donazioni ed esportazioni di opere d’arte</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14150"  class="panel-layout" ><div id="pg-14150-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14150-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14150-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Disciplina in caso di trasferimento all’estero ed in Svizzera</strong></p>
<p>Carissimo Avvocato,<br />
innanzitutto La ringrazio per la Sua Rubrica Legale che leggo sempre con attenzione che per noi Svizzeri in Italia è sempre un punto di riferimento utilissimo.<br />
In questo caso Le scrivo per una mia questione personale un po’ complicata (almeno per me) ma spero non per Lei.</p>
<p>Mio marito ed io nel corso della nostra oramai lunga ed avventurosa vita abbiamo acquistato e raccolto quadri e sculture di un certo valore, tanto che abbiamo ora una piccola collezione.</p>
<p>Noi viviamo in Italia ed abbiamo una figlia che abita anche Lei in Italia, mentre nostro figlio è tornato a vivere in Svizzera.<br />
A questo punto noi vorremmo trasferirci a godere gli ultimi anni della nostra vita all’estero in un paese caldo ma non sappiamo cosa fare delle nostre opere d’arte.<br />
Inizialmente pensavamo di portarle con noi, poi abbiamo pensato di fare una donazione ai nostri figli, per non spostarle.</p>
<p>Cosa ci conviene fare? Lei può darci un consiglio su cosa è meglio?<br />
Un grosso ringraziamento in anticipo e complimenti.<br />
<em>L.B. (Roma)</em></p>
<hr />
<p>Gentilissima Lettrice,<br />
un grazie sincero va a Lei, come a tutti i nostri Lettori che ci sostengono con generosità e costanza, e ci stimolano a continuare questa opera di informazione che speriamo, sinceramente, sia di vero aiuto per tanti.</p>
<p>Ciò non tanto per risolvere un problema (non abbiamo una tale presunzione) ma per dare qualche buon suggerimento, anche solamente pratico, o quantomeno per imparare semplicemente ad individuare una complicazione che magari non si conosceva, al fine di porvi rimedio e non incappare in guai più grossi.<br />
Ma ora, bando ai convenevoli e vediamo di rispondere in concreto ai suoi dubbi specifici.</p>
<p>Infatti, trovo la Sua preoccupazione del tutto legittima, e d’altronde i problemi, se è possibile, è meglio risolverli prima che lasciarli “in eredità” (in tutti i sensi).<br />
Il tema che ci propone ha qualche affinità con quello del mese scorso, se non altro per la fonte della disciplina, anche se l’oggetto è completamente diverso perché riguarda le opere d’arte. In effetti ne avevamo anche già parlato in passato ma nel frattempo molte cose sono cambiate dal punto di vista della legislazione vigente.<br />
Ovviamente la risposta non può essere univoca per i pochi particolari che la lettera ci fornisce. Essa poi muta anche a seconda delle soluzioni alternative da Lei prospettate.<br />
Analizziamole partitamente.</p>
<p><strong>Le opere d’arte e la disciplina attuale</strong><br />
Innanzitutto, bisogna distinguere le opere d’arte ed occorrerebbe sapere se dipinti e sculture sono di un artista vivente o già passato a miglior vita, e quando essi sono stati realizzati.<br />
Infatti, secondo la disciplina del D.Lgs n. 42/2004 (e succ. modifiche), il noto Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (CBCP), sono beni culturali per legge – ai fini che ci interessano (art. 10 CBCP):<br />
• le opere che presentano interesse artistico, storico, archeologico e etnologico che appartengono allo Stato ed alle sue emanazioni;<br />
• le opere raccolte in musei, pinacoteche ed altri spazi dello Stato e sue emanazioni.</p>
<p>Rientrano poi nella medesima categoria di beni culturali le suddette opere, anche se di privati, purché però sulle stesse sia intervenuta la notifica di una formale dichiarazione di interesse culturale (art. 13 CBCP).</p>
<p>Inoltre, se l’autore non è più vivente e si tratta di opera d’arte realizzata da più di 70 anni, vige una particolare disciplina (art. 12 CBCP). In tal caso è infatti prevista la verifica dell’interesse culturale dell’opera (artistico, storico, archeologico e etnoantropologico) da parte del Ministero, sia d’ufficio, sia su richiesta del soggetto cui appartengono.</p>
<p>Per tutte le altre opere, dipinti, sculture, grafiche e oggetti d’arte non rientranti nella suddetta disciplina è prevista una specifica regolamentazione (art. 11 CBCP). Infatti, tali opere entro certi limiti non soggiacciono a restrizioni per l’uscita dall’Italia, anche se occorre adeguata dimostrazione all’ufficio competente.<br />
In realtà la casistica è assai più dettagliata ed a seconda dei casi diversa è la disciplina del divieto di uscita dei beni culturali, dell’autorizzazione all’uscita definitiva di talune opere e della libera uscita di altri beni.</p>
<p>Segnalo che in precedenza l’opera, per essere considerata bene culturale, doveva essere stata eseguita più di 50 anni fa, ma tale termine è stato innalzato a 70 anni dalla Legge 4 agosto 2017 n. 124 (il c.d. “DDL Concorrenza”), cui ha fatto seguito il successivo Decreto attuativo del Ministero dei Beni Culturali n. 246 del 17 maggio 2018 (ma con effetto dal 20 giugno 2018).</p>
<p>Le altre principali novità portate dalla modifica legislativa sono le seguenti:<br />
• la previsione di una soglia di valore pari ad euro 13.500, al di sotto della quale l’opera realizzata oltre 70 anni prima è esportabile con una semplice “autocertificazione”;<br />
• la introduzione del “passaporto elettronico” a partire da fine 2019 per le opere d’arte;<br />
• una procedura semplificata per l’importazione temporanea di opere d’arte in Italia.<br />
Chiarito quanto sopra vediamo la regolamentazione dell’esportazione delle opere d’arte.</p>
<p><strong>Trasferimento di beni culturali all’estero</strong><br />
La Sua lettera non svela in quale “paese caldo” Lei e Suo marito intendiate trasferirvi, e ciò rileva anche per rispondere al dubbio se esportare le opere al seguito oppure no.</p>
<p>Innanzitutto, l’art. 65 CBCP disciplina la c.d. uscita definitiva dallo Stato, imponendo ai commi 1 e 2 un divieto di circolazione su una serie determinata di beni.<br />
I successivi commi fanno, invece, una distinzione.</p>
<p>Una serie di beni, indicati sono soggetti ad autorizzazione da parte del Ministero:<br />
a) cose che presentino interesse culturale, siano opere di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 70 anni, il cui valore, (fatta eccezione per alcune cose specificamente elencate), sia superiore a 13.500 euro;<br />
b) archivi e singoli documenti, appartenenti a privati, che presentino interesse culturale;<br />
c) cose rientranti nelle categorie di cui all’art. 11 CBCP, comma 1, lettere f), g) ed h), a chiunque appartengano (fotografie di più di 25 anni fa, mezzi di trasporto più di 75 anni, beni e strumenti di interesse storico-tecnico con più di 50 anni).</p>
<p><strong>Attestato di libera circolazione</strong><br />
Ciò posto, la circolazione all’interno dell’Unione Europea richiede solo un’autorizzazione specifica (art. 68 CBCP). Si tratta del c.d. attestato di libera circolazione, che il soggetto deve richiedere presentando l’opera all’ufficio esportazione e indicando il valore venale. L’autorizzazione, dopo le opportune verifiche dei requisiti, viene concessa o negata con giudizio motivato entro 40 giorni dalla presentazione.</p>
<p>Gli uffici accertano se i beni presentano interesse artistico, storico, archeologico, ecc., secondo criteri stabiliti dal Ministero con apposito decreto, in base a:<br />
• qualità artistica dell’opera;<br />
• rarità della stessa, qualitativamente e quantitativamente;<br />
• rilevanza della rappresentazione o appartenenza a un complesso e/o contesto storico, artistico o archeologico;<br />
• testimonianza significativa per la storia del collezionismo o di relazioni tra diverse aree culturali.</p>
<p>L’attestato vale 5 anni. Il diniego invece comporta l’avvio del procedimento per la dichiarazione di interesse.<br />
Non è invece prevista nessuna autorizzazione per:<br />
a) i beni indicati nell’art. 11 CBCP, comma 1 lett. d) e cioè di autore vivente o realizzati meno di 70 anni fa;<br />
b) i beni che presentino interesse culturale, che siano opera di artista non più in vita e la cui esecuzione risalga a più di settanta anni fa ed il cui valore sia inferiore a 13.500 euro.</p>
<p>In queste due ipotesi sarà sufficiente la già menzionata “autocertificazione”. La prova del valore potrò essere fornita:<br />
• con fattura d’acquisto dell’opera ad un’asta o da gallerista o mercante d’arte negli ultimi 3 anni;<br />
• con contratto o dichiarazione congiunta di venditore ed acquirente a pubblico ufficiale in caso di compravendita tra privati entro 3 anni;<br />
• in caso di prevista vendita all’estero, la prova della stima (catalogo d’asta o mandato a vendere);<br />
• infine, negli altri casi la stima di un perito iscritto all’albo del Tribunale o d’ufficio.<br />
Lo Stato mantiene le facoltà comunque di “notifica”, anche per beni sotto la soglia di 13.500 euro se aventi interesse culturale (artistico, storico, ecc.).</p>
<p><strong>Licenza di esportazione</strong><br />
Viceversa l’esportazione in un Paese non facente parte dell’Unione Europea di opere che ricadano nella definizione di beni culturali vista sopra e nel rispetto dell’art. 65 CBCP, è condizionata anche all’ottenimento – oltre che del suddetto attestato di libera circolazione – di una apposita licenza all’esportazione, che viene rilasciata dalla specifica autorità competente di ciascuno Stato membro su domanda del soggetto interessato.</p>
<p>L’autorizzazione ad esportare l’opera ha validità annuale ed è rilasciata in Italia dal Ministero dei Beni Culturali, e non è infrequente che si attendano vari mesi per ottenerla. Essa può essere però rifiutata se i beni in oggetto sono tutelati come patrimonio nazionale avente valore artistico, storico o archeologico. La licenza di esportazione è valida in tutta l’Unione Europea.</p>
<p>La disciplina suddetta è contenuta all’art. 74 CBCP che richiama il Reg. n. 116/09/CE.<br />
Nell’ipotesi fatta di donazione, nel caso di uno dei due figli beneficiari della ipotetica liberalità si pone questo problema per via della residenza in Svizzera di Suo figlio, e dunque al di fuori dell’Unione Europea. In questo caso sarebbero operanti le restrizioni viste sopra.</p>
<p><strong>Il trasferimento di proprietà dell’opera d’arte</strong><br />
In base all’art. 59 CBCP, tutti gli atti che trasferiscono in tutto o in parte a qualsiasi titolo la proprietà o la detenzione di beni mobili, costituenti beni culturali devono essere denunciati al Ministero.</p>
<p>La denuncia in oggetto deve essere effettuata entro 30 giorni:<br />
• dall’alienante o dal cedente la detenzione, se si tratta di alienazione a titolo oneroso o gratuito, o di passaggio di detenzione;<br />
• dall’acquirente, se il titolo di proprietà sorge da una procedura di esecuzione forzata o di una sentenza;<br />
• dall’erede o dal legatario in caso di successione, in quest’ultimo caso il termine decorre dall’accettazione dell’eredità.<br />
La denuncia, che deve contenere tutta una serie di requisiti richiesti dalla norma, va presentata alla Soprintendenza del luogo in cui si trova il bene culturale, affinché lo Stato e le sue emanazioni possano esercitare il diritto di prelazione ai sensi degli artt. 60 ss. CBCP allo stesso prezzo stabilito nell’atto di vendita.</p>
<p>Se il bene è oggetto di vendita insieme ad altre opere ad un prezzo globale, ovvero è ceduto senza un corrispettivo, ovvero ancora dato in permuta, il valore economico è determinato d’ufficio dal soggetto pubblico che esercita la facoltà di prelazione.</p>
<p>Se però tale determinazione è contestata da chi cede il bene culturale, il valore economico viene fissato da un terzo designato dalle parti, ovvero dal presidente del Tribunale competente.</p>
<p>In ogni caso la facoltà di prelazione deve essere stata esercita entro 60 giorni dalla denuncia, salvo che la denuncia sia stata omessa, sia tardiva o incompleta. In queste ultime ipotesi, infatti, il termine per esercizio della prelazione aumenta a 180 giorni.</p>
<p><strong>La donazione</strong><br />
La donazione è notoriamente un contratto a titolo gratuito con il quale un soggetto per spirito di liberalità arricchisce un’altra parte, ed è disciplinato in Italia dall’art. 769 c.c. e seguenti. Essa trasferisce la proprietà del bene in capo al donatario, e dunque rientra nelle ipotesi definitorie delle alienazioni ai fini del potenziale esercizio della prelazione da parte dello Stato.</p>
<p>La donazione, ricordo poi, richiede l’atto pubblico a pena di nullità, e la stessa deve essere accettata dal donatario. Sono esentate dalla forma solenne solo talune donazioni particolari:<br />
• quelle c.d. remuneratorie, per servizi resi o in conformità agli usi,<br />
• quelle c.d. d’uso, di beni mobili di modico valore (in rapporto alle condizioni economiche di chi effettua la donazione), purché questi ultimi siano effettivamente passati di mano.</p>
<p>Peraltro, anche qui nessuna indicazione del valore delle opere si ricava dalla Sua lettera. Tale dato è rilevante, in quanto le donazioni – così come l’eredità – sono soggette ad un’imposta, fatta salva una franchigia per quelle in linea retta (nel Suo caso da ogni genitore ai figli).<br />
Dispone infatti il TU n. 346/1990 (e succ. mod.) che per tali lasciti opera una franchigia sino a 1 milione di euro per ogni erede o donatario, e poi un’imposta del 4% sull’eccedenza.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong><br />
Posto tutto quanto sopra, in estrema sintesi possiamo riassumere le risposte ai Suoi quesiti come segue.<br />
1) Se le opere d’arte di Vostra proprietà sono di un autore vivente ma realizzate meno di 70 anni fa (e quindi dopo il 1950), oppure di autore defunto ma eseguite più di 70 anni fa, purché di valore sotto i 13.500 euro, le stesse sono tendenzialmente liberamente alienabili e trasferibili senza autorizzazione.<br />
2) In caso di trasferimento all’estero tali opere potranno di norma essere esportate al seguito all’interno dell’Unione Europea con la sola autocertificazione, ovvero negli altri Paesi con licenza di esportazione, purché nel rispetto delle leggi doganali e fiscali vigenti.<br />
3) Se le opere d’arte sono di autore non più vivente e risalenti a più di 70 anni fa, nonché di valore superiore a 13.500 euro, occorrerà in ogni caso anche l’attestato di libera circolazione per l’Unione Europea, al quale si dovrà aggiungere la licenza di esportazione per Paesi extra-UE.<br />
4) Tutte le Vostre opere potranno essere oggetto di alienazione a titolo gratuito, sia in via ereditaria, sia per donazione ma per quanto riguarda le opere il cui beneficiario fosse residente in Svizzera, fatti salvi i casi di divieto di uscita, occorrerebbe comunque la licenza di esportazione per portarle in Svizzere.<br />
5) Laddove invece le opere e sculture possano essere considerate beni culturali ai sensi della normativa sopra descritta (di autore non più vivente e realizzata più di 70 anni fa, quindi prima del 1950) le medesime saranno soggette a restrizioni ed autorizzazioni, con riguardo sia al loro spostamento, sia alla loro esportazione, sia infine alla loro alienazione a qualsiasi titolo, sempre che di valore superiore alla soglia di 13.500 euro, e potranno costituire oggetto di prelazione da parte dello Stato Italiano.</p>
<p>Vede anche Lei che la normativa è estremamente complessa e di difficile lettura a causa dei molteplici rimandi e posso capire che sia un bel rebus.<br />
Spero tuttavia con questo di averle fornito indicazioni quanto più utili possibili per tutte le valutazioni del caso e per ponderare le scelte Sue e di Suo marito. Un cordialissimo saluto a Voi e, come di consueto, a tutti nostri Lettori.</p>
<p><em>(Avv. Markus W. Wiget)</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Steuererklärung für AHV-Rente, Pension und Vermögen in der Schweiz</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/steuererklarung-fur-ahv-rente-pension-und-vermogen-in-der-schweiz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 22:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Sehr geehrter Herr Engeler Auf Ratschlag habe ich mich beim Circolo Svizzero di …. über meine Steuerpflichten in Italien informiert, doch sind mir meine Pflichten immer noch nicht ganz klar. Nachdem ich verschiedentlich erfahren musste, dass viele der Dottores einfach schlicht und einfach keine Ahnung haben (Anagrafe/Motorizzazione), dass zwischen der CH und Italien spezielle Abkommen</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/steuererklarung-fur-ahv-rente-pension-und-vermogen-in-der-schweiz/">Steuererklärung für AHV-Rente, Pension und Vermögen in der Schweiz</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p>Sehr geehrter Herr Engeler</p>
<p>Auf Ratschlag habe ich mich beim Circolo Svizzero di …. über meine Steuerpflichten in Italien informiert, doch sind mir meine Pflichten immer noch nicht ganz klar.<br />
Nachdem ich verschiedentlich erfahren musste, dass viele der Dottores einfach schlicht und einfach keine Ahnung haben (Anagrafe/Motorizzazione), dass zwischen der CH und Italien spezielle Abkommen herrschen, und sie dann irgendwas entscheiden, habe ich berechtigte Zweifel irgendeinen Commercialista hier in der Gegend zu beauftragen, zumal sowohl meine Pension wie unsere AHV mit der Quellensteuer bereits abgegolten sind. Es sind alleine die Ersparnisse in der CH, die zum Problem werden könnten. Aber werden sie denn effektiv zu einem Problem, wenn man sich still verhält? Wir haben ansonsten ja keinerlei Einkünfte! Herzlichen Dank für eine allfällige Antwort.</p>
<p>Mit freundlichen Grüssen<br />
M.S.</p>
<hr />
<p>Lieber Leser</p>
<p>Wenn Sie seit August 2018 in Italien wohnhaft sind, sind Sie und Ihre Frau seit dem Frühjahr 2019 verpflichtet, in Italien eine Steuererklärung abzugeben.<br />
Wenn Ihre Angaben über Pensionskasse und AHV korrekt sind, ist die Steuererklärung ausschliesslich für Ihre Vermögenswerte in der Schweiz notwendig, sofern diese €15’000 erreichen oder übersteigen. Die Vermögenswerte müssen im Abschnitt RW ausgewiesen werden, die Einkünfte aus Vermögen deklariert und in Italien abzüglich eines Anteiles der Schweizer Verrechnungssteuer versteuert werden. Meistens bezahlt man nur ganz kleine oder gar keine Steuern. Die grösseren Kosten betreffen oft das Ausfüllen der Steuererklärung.</p>
<p>Die Steuererklärung für Vermögenswerte im Ausland nicht einzusenden bringt hingegen ganz empfindliche Strafen; nach 5-6 Jahren können diese den Wert des ganzen Vermögens im Ausland erreichen, und der italienische Staat kann diese Beträge auf ihrem Geld in Italien eintreiben. Meine Kollegen und ich raten auf diesen Seiten seit 20 Jahren dringend, die Vermögenswerte im Ausland in der italienischen Steuererklärung anzugeben. Bis vor zwei Jahren konnten Schlaumeier hoffen, nicht erwischt zu werden. Nun liefert die Schweiz sämtliche Daten über Vermögenswerte in der Schweiz in fast 50 Länder, auch nach Italien. Der italienische Fiskus kennt also alle Bankkonten, Wertschriftendepots, Immobilien, welche in Italien ansässige Personen in der Schweiz (oder in den fast 50 Ländern) halten.<br />
Sie sollten also rasch herauszufinden, wie Sie die vergessene Steuererklärung von 2019 nachholen können. Vor kurzem gab es eine Möglichkeit, dies innert einem Jahr mit einer relativ bescheidenen Zusatzzahlung zu nachzuholen. Ich weiss nicht, ob diese Möglichkeit noch besteht. Von nun an müssen Sie dies rechtzeitig in jedem Frühjahr erledigen. Wie fast alle Italiener sind Sie nicht in der Lage, die Steuererklärungen selber auszufüllen, noch zu berechnen, wie viel Sie zahlen müssen.</p>
<p>In Italien gibt es zahlreiche CAF, staatlich anerkannte Büros, die Steuererklärungen ausfüllen. Ich gehe davon aus, dass diese nun überall wissen, wie man den Abschnitt RW korrekt ausfüllt, die Zinsen und Verrechnungssteuer einsetzt und die eventuell geschuldete Steuer berechnet. Sind Ihre Vermögenswerte in der Schweiz relativ bescheiden, würde ich einer CAF die Situation schildern und fragen, ob sie in der Lage sind, dies korrekt zu tun. In A. gibt es z.B. die CAF der Gewerkschaft ….. Diese wird wahrscheinlich von Ihnen verlangen, dass sie sich bei der Gewerkschaft einschreiben müssen, aber zusammen mit der Gebühr für die Steuererklärung ist dies immer noch günstiger als ein den Beizug eines dottore commercialista.</p>
<p>Sind Ihre Vermögenswerte aber recht beträchtlich, würde ich aus Diskretionsgründen einen dottore commercialista aufsuchen, der Sie überzeugt. Im Telefonverzeichnis von A. habe ich 13 commercialisti gefunden.</p>
<p>Noch etwas: sind Ihre Vermögenswerte in der Schweiz relativ bescheiden, würde ich mir die Schliessung aller Konti dort überlegen und das Geld auf ein Konto bei einer seriösen Bank in Italien überweisen lassen. Vom folgenden Jahr an müssten Sie in Italien keine Steuererklärung mehr abgeben, da es hier keine Vermögenssteuer gibt und die Steuern auf Zinsen und Dividenden an der Quelle abgezogen werden. Zusammen mit den spürbaren Schweizer Bankspesen für im Ausland wohnhafte Personen ergibt ich so eine deutliche Ersparnis und vor allem den jährlichen Ärger der Steuererklärung weniger. Wenn man einen Notbatzen in Schweizer Franken behalten möchte: Für grössere Beträge eröffnen die grösseren Banken Italiens auch Konti in CHF (sich vorher informieren), für kleinere Beträge gibt es Schliessfächer (aber in Italien) oder die Matratze.</p>
<p>Mit freundlichen Grüssen<br />
<em>Robert Engeler</em></p>
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		<title>Jacquerie Neuchâteloise</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/jacquerie-neuchateloise/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 21:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/1600x1200_jacquerie-neuchateloise-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14068"  class="panel-layout" ><div id="pg-14068-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14068-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14068-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il termine francese “Jacquerie” viene usato per indicare un’insurrezione popolare, di solito contadina, priva di una preparazione politica e che spesso sfociava nel compimento di azioni di ritorsione violenta. Cosa abbia a che fare questo termine con la gastronomia del Cantone non è chiaro: la jacquerie neuchâteloise tuttavia è un piatto che una volta veniva preparato con le lumache, il cibo dei poveri, e che spesso ha contribuito ad alleviare la fame dei contadini durante le carestie. Questo grande classico della cucina di Neuchâtel è poi caduto in disuso. Per fortuna, diversi ristoranti del cantone lo onorano ancora nei loro menu “terroir”. Qui viene proposto con l’alternativa del pollo.</p>
<p><strong>In collaborazione con gutekueche.ch</strong></p>
<p>Il Canton Neuchâtel viene comunemente diviso in tre regioni. La regione della Vignoble, che deve il suo nome ai molti vigneti che si affacciano sul lago di Neuchâtel, l’unico lago completamente svizzero del paese. La regione chiamata Les Vallées, più a nord, in cui si trovano appunto le due valli più grandi del cantone, la Valle del Ruz e la Val de Travers. Ed infine la regione delle Montagne del Neuchâtelois, composta da una lunga valle che ospita La Chaux-de-Fonds, Le Locle e La Brévine, divenute celebri rispettivamente per l’industria orologiera e per essere tra le regioni più fredde dell’intera Svizzera!</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 100 min  </strong><br />
1. Scaldare un po’ d’olio nella padella e friggere i cubetti di pancetta. Sbucciare la cipolla e tritarla, aggiungere alla pancetta e mescolare. Aggiungere i crauti e cuocerli al vapore. Scottare gli ingredienti con vino e acqua, coprire e lasciar sobbollire a fuoco lento per circa 45 minuti. Sbucciare la patata e lasciarla bollire per circa 15 minuti, dopodiché grattugiarla e condirla con sale e pepe.<br />
2. Tagliare il pollo a cubetti di circa 2 cm. Sbucciare e tritare lo scalogno, bollirlo con il vino in una pentola. Aggiungere il pollo e stufarlo a fuoco lento per circa 5 minuti. Togliere la carne e metterla da parte in una pentola, coperta. Bollire il brodo rimanente e versarlo attraverso un setaccio in un’altra pentola.<br />
3. Sbucciare e tritare l’aglio. Lavare e tagliare il prezzemolo. Tritare le acciughe. Riscaldare il burro in una padella adatta e cuocere gli ingredienti tagliati al vapore, poi spegnere con il brodo. Aggiungere la salsa Worcester e la panna e ridurre la temperatura. Separare il tuorlo d’uovo dall’albume e aggiungerlo alla salsa mescolando.<br />
4. Aggiungere la carne, lasciar sobbollire brevemente e condire con sale e pepe.<br />
5. Disporre i crauti su piatti insieme alla carne e al sugo e decorare con prezzemolo.</p>
<p><strong>Ingredienti per 4 persone</strong><br />
1 patata piccola<br />
150 ml vino bianco di Neuchâtel<br />
pepe macinato<br />
olio vegetale<br />
1 presa di sale<br />
400 g crauti crudi<br />
50 g cubetti di pancetta<br />
150 ml acqua<br />
1 cipolla grande</p>
<p><strong>Ingredienti per il pollo</strong><br />
1 C burro<br />
1 uovo<br />
1 spicchio d’aglio<br />
250 ml vino bianco di Neuchâtel<br />
4 c prezzemolo fresco<br />
pepe macinato<br />
350 g petto di pollo<br />
1 presa di sale<br />
2 filetti di acciughe<br />
1 scalogno<br />
50 ml panna intera<br />
1 c salsa Worcestershire</p>
</div>
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		<title>Il Servizio dei giovani lancia un nuovo campo di vacanze</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-servizio-dei-giovani-lancia-un-nuovo-campo-di-vacanze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 21:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/4_Koepfe-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Oltre ai campi di sport e per il tempo libero, sempre più apprezzati, e allo «Swiss Challenge» dai molteplici aspetti, il Servizio dei giovani propone nel 2020 un nuovo campo di vacanze per coloro che desiderano approfondire le loro conoscenze linguistiche in tedesco e francese. Novità: lingua, sport e cultura Quest’estate, il Servizio dei giovani</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-servizio-dei-giovani-lancia-un-nuovo-campo-di-vacanze/">Il Servizio dei giovani lancia un nuovo campo di vacanze</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/4_Koepfe-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14037"  class="panel-layout" ><div id="pg-14037-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14037-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14037-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Oltre ai campi di sport e per il tempo libero, sempre più apprezzati, e allo «Swiss Challenge» dai molteplici aspetti, il Servizio dei giovani propone nel 2020 un nuovo campo di vacanze per coloro che desiderano approfondire le loro conoscenze linguistiche in tedesco e francese.</p>
<p><strong>Novità: lingua, sport e cultura<br />
</strong>Quest’estate, il Servizio dei giovani propone un nuovo campo di lingua, sport e cultura nella Svizzera tedesca e italiana. Ogni giorno, i partecipanti seguiranno dei corsi di tedesco o francese impartiti da insegnanti specializzati. Il pomeriggio e il week-end, essi praticheranno dello sport e scopriranno la Svizzera. In occasione dell’ultimo week-end, essi avranno il piacere di assistere al 98° Congresso degli Svizzeri all’estero a Lugano.</p>
<p><em><strong>Luogo e date del campo:</strong></em><br />
- Berna (BE) e Lugano (TI) dall’8 al 23 agosto 2020<br />
- Gruppo d’età da 16 a 25 anni</p>
<p><strong>Campi di sport e tempo libero</strong><br />
I giovani Svizzeri all’estero che partecipano ai nostri campi di sport e tempo libero trascorrono un’estate ricca di escursioni interessanti, passeggiate, attività sportive e conoscono nuovi amici giunti dai quattro angoli del mondo. Per due settimane, essi possono godere del loro paese d’origine in un ambiente piacevole. Il campo di base per scoprire insieme la ragione, nonché la cultura svizzera offre un alloggio confortevole. Questi campi di vacanze si rivolgono ai giovani che amano le attività sportive.</p>
<p><em><strong>Luogo e date dei campi di vacanze:</strong></em><br />
- Château d’Œx (VD) dall’11 al 24 luglio 2020<br />
- Fiesch (VS) dal 25 luglio al 7 agosto 2020<br />
- Gruppo d’età da 15 a 18 anni</p>
<p><strong>«Swiss Challenge»</strong><br />
Durante le due settimane dello «Swiss Challenge», i partecipanti imparano a conoscere la grande diversità della Svizzera, visitano insieme le principali città del Paese e fanno l’esperienza della coesistenza di quattro lingue su uno stesso territorio. Lo «Swiss Challenge» comprende visite, viaggi, passeggiate in montagna, sport e cultura.</p>
<p><em><strong>Luogo e date del campo di vacanza:</strong> </em><br />
- Tutta la Svizzera dall’11 al 24 luglio 2020<br />
- Gruppo d’età da 15 a 18 anni</p>
<p>Troverete informazioni più dettagliate su queste offerte e le modalità d’iscrizione sul nostro sito web: www.swisscommunity.org/fr/jeunesse/offres-pour-la-jeunesse Coordinate del Servizio dei giovani: Servizio dei giovani dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera, tel. +41 31 356 61 24, fax +41 31 356 61 01, e-mail: youth@aso.ch.</p>
<h5>
<strong>Campi di vacanza per i ragazzi dagli 8 ai 14 anni</strong></h5>
<p>Dalla fine giugno a fine agosto 2020, i ragazzi svizzeri all’estero potranno partecipare ai campi di vacanze di due settimane. Essi impareranno a conoscere la Svizzera e la sua cultura divertendosi.</p>
<p>Nei campi di vacanze della Fondazione per i giovani svizzeri all’estero (FGSE), i ragazzi fanno delle passeggiate nel corso delle quali scoprono i paesaggi variati della Svizzera. Essi visitano luoghi turistici e città. Alcune giornate sono dedicate ai giochi, agli sport o ad altre attività. Questi campi sono l’occasione per scoprire molte cose interessanti: i ragazzi imparano canzoni e ricette di cucina, giochi e sport tipicamente svizzeri. Dal momento che le persone interessate dalla nostra offerta «Viaggio in Svizzera» sono sempre più numerose ogni anno, abbiamo il piacere di annunciare che proporremo dunque due «Viaggi in Svizzera» ogni anno.</p>
<p>Tutti i nostri campi di vacanze hanno un punto comune: riuniscono ragazzi della stessa età provenienti da paesi diversi favorendo così gli scambi oltre le frontiere linguistiche, culturali e nazionali. Essi permettono di stringere nuove amicizie e vivere esperienze indimenticabili.</p>
<p>Restano dei posti liberi nei nostri campi di vacanze. Troverete le date di questi ultimi, informazioni dettagliate e il formulario d’iscrizione su www.sjas.ch/fr/ camps/. È inoltre possibile ricevere la nostra offerta completa per posta. La FGSE vuole offrire la possibilità ad ogni giovane svizzero all’estero di recarsi almeno una volta in Svizzera. Per questo, in casi giustificati, può essere concessa una riduzione dei costi. La domanda dev’essere presentata con il formulario d’iscrizione. Siamo a vostra disposizione per ulteriori informazioni.<br />
(LR)</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il «Parlamento» degli Svizzeri all’estero si riunisce il 14 marzo 2020 a Berna</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-degli-svizzeri-allestero-si-riunisce-il-14-marzo-2020-a-berna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 21:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Sprecher-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La prossima seduta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) avrà luogo sabato 14 marzo 2020 presso il Municipio di Berna, come vuole la tradizione. L’ordine del giorno sarà disponibile circa tre settimane prima della seduta sul sito www.aso.ch. La seduta è aperta al pubblico e ritrasmessa in diretta sul sito dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE).</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-parlamento-degli-svizzeri-allestero-si-riunisce-il-14-marzo-2020-a-berna/">Il «Parlamento» degli Svizzeri all’estero si riunisce il 14 marzo 2020 a Berna</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Sprecher-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-14013"  class="panel-layout" ><div id="pg-14013-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-14013-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-14013-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>La prossima seduta del Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE) avrà luogo sabato 14 marzo 2020 presso il Municipio di Berna, come vuole la tradizione. L’ordine del giorno sarà disponibile circa tre settimane prima della seduta sul sito www.aso.ch. La seduta è aperta al pubblico e ritrasmessa in diretta sul sito dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE).</p>
<p>Il Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), organo rappresentativo della «Quinta Svizzera», conta 140 delegati. 120 di essi rappresentano la comunità svizzera all’estero e 20 sono cittadini svizzeri provenienti dal mondo politico, economico, da gruppi di difesa di interessi o dalla cultura. Tutti si impegnano per i 760 000 concittadini che vivono all’estero.</p>
<p>Il CSE si riunisce due volte l’anno per esprimersi su argomenti legati direttamente con gli Svizzeri all’estero e per difendere così i loro interessi. La seduta primaverile si svolge a Berna in marzo e quella autunnale in agosto nell’ambito del Congresso degli Svizzeri all’estero. I delegati si impegnano benevolmente e per una durata di quattro anni (2017–2021). Essi sono eletti dalle comunità svizzere all’estero. Durante le sue sedute, il CSE può adottare risoluzioni e raccomandazioni all’attenzione delle autorità, delle istituzioni o dell’opinione pubblica. (JF)</p>
<hr />
<p>Quali sfide per la nostra democrazia? Congresso annuale dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. La migrazione, la protezione dei dati, le sfide digitali, l’esercizio dei diritti politici: come risponde il sistema democratico svizzero alle sfide attuali? Qual è il suo bisogno di riforma? Come possiamo garantire il rispetto dei principi democratici della Svizzera, unici al mondo? A queste e a molte altre domande i partecipanti del congresso 2020 tenteranno di fornire una risposta. Riservate già ora il week-end del 22– 23 agosto 2020 nella vostra agenda e raggiungeteci a Lugano! (JF)</p>
<hr />
<p><strong>Costituire una nuova associazione svizzera: come fare?</strong></p>
<p>L’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) ha quale obiettivo quello di promuovere le relazioni degli Svizzeri all’estero con la Svizzera. Essa è sostenuta, a tale scopo, dalle associazioni svizzere all’estero che riconosce. Ma quali sono i punti da rispettare affinché un’associazione sia riconosciuta dall’OSE? Ecco tutte le condizioni da adempiere:</p>
<p>- Lo scopo dell’associazione è di promuovere le relazioni degli Svizzeri all’estero tra loro e con il loro paese d’origine.<br />
- Oltre il 50% dei membri attivi dell’associazione possiedono la cittadinanza svizzera.<br />
- La maggioranza dei membri del comitato possiede la cittadinanza svizzera.<br />
- La presidenza è garantita da una Svizzera o da uno Svizzero.<br />
- Almeno sette cittadini svizzeri sono membri dell’associazione.<br />
- L’associazione convoca un’assemblea dei suoi membri almeno una volta all’anno e dispone di un comitato periodicamente rieletto.<br />
- L’associazione è affiliata all’organizzazione mantello responsabile per il suo paese, se esiste una simile organizzazione (Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, Spagna-Portogallo, Austria-Liechtenstein-Slovenia, Olanda, Canada, Argentina).<br />
- L’associazione si impegna espressamente ad informare l’OSE quando una condizione non è più assolta.</p>
<p>Essendo riconosciute dall’OSE, le associazioni si integrano nella rete mondiale delle società ed istituzioni degli Svizzeri all’estero. Esse ricevono automaticamente i comunicati e le newsletter dell’OSE e sono elencate sul sito web www.swisscommunity.org. Le associazioni che non adempiono tutte le condizioni citate sopra possono essere riconosciute come gruppi associati. In questo modo, esse possono anche approfittare delle informazioni e dei servizi dell’OSE. Le associazioni riconosciute da parte dell’OSE possono compilare il formulario di candidatura, disponibile sul sito web www.aso.ch o cliccando sul link diretto ogy.de/reconnaissance-ose. (OSE)</p>
<p>Il servizio giuridico dell’OSE fornisce informazioni generali sul diritto svizzero nei settori che concernono specificatamente gli Svizzeri all’estero. Esso non fornisce invece informazioni sul diritto straniero e non interviene nei contenziosi che oppongono delle parti private.</p>
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	<p>Il Parlamento della «Quinta Svizzera» si tiene regolarmente a Berna. Nella foto: una scena di un dibattito durante una seduta del CSE nel marzo 2018. Foto: Marc Lettau</p>
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		<title>Amo particolarmente i progetti pratici</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/amo-particolarmente-i-progetti-pratici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 21:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Marzo 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Scanu_3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lo Svizzero all’estero Savian Scanu, cresciuto in Sardegna, ci racconta le sue impressioni in occasione dei suoi studi in Svizzera e le sfide che ha dovuto affrontare. Savian Scanu, lei è uno Svizzero all’estero cresciuto in un paesino della Sardegna. Cosa l’ha spinta a venire in Svizzera a studiare? Ho deciso di studiare in Svizzera</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/amo-particolarmente-i-progetti-pratici/">Amo particolarmente i progetti pratici</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/02/Scanu_3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-13986"  class="panel-layout" ><div id="pg-13986-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-13986-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-13986-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Lo Svizzero all’estero Savian Scanu, cresciuto in Sardegna, ci racconta le sue impressioni in occasione dei suoi studi in Svizzera e le sfide che ha dovuto affrontare.</strong></p>
<p><strong>Savian Scanu, lei è uno Svizzero all’estero cresciuto in un paesino della Sardegna. Cosa l’ha spinta a venire in Svizzera a studiare?</strong><br />
Ho deciso di studiare in Svizzera per la qualità della formazione. Desideravo inoltre imparare il tedesco poiché parlo solo lo svizzero tedesco. Infine, il desiderio di vedere il mondo da un punto di vista diverso è stata un’altra ragione per abitare a Zurigo dopo aver ottenuto il mio diploma di maturità in Italia.</p>
<p><strong>Lei si è iscritto in ingegneria meccanica al Politecnico federale di Zurigo. Quali sono state le sue principali sfide all’inizio?</strong><br />
Seguire i corsi di tedesco e il livello generalmente elevato della formazione: sono state queste le due maggiori sfide. Per essere ammesso al Politecnico federale di Zurigo, ho dovuto presentare il certificato di lingua C1. Dopo alcuni mesi, ho realizzato che la facoltà non rispondeva alle mie aspettative. Ho abbandonato i miei studi e ho lavorato in seguito in Svizzera come giardiniere, imparando a conoscere meglio il mondo del lavoro e a risparmiare per i miei studi. Ho infine deciso di seguire un Bachelor in tecnologia ambientale presso l’Alta scuola delle scienze applicate di Zurigo.</p>
<p><strong>Quali sono i principali obiettivi di questo programma?</strong><br />
Le questioni ambientali mi hanno sempre affascinato. Mi hanno attirato l’attualità del tema, la rilevanza pratica e la grande scelta di corsi. Il programma degli studi del primo anno comprende materie di base come la matematica, la climatologia e la biologia. In seguito, è stato possibile scegliere una specializzazione. Nella mia specializzazione, mi occupo principalmente di turismo sostenibile.</p>
<p><strong>Cosa le piace particolarmente dei suoi studi in questo momento?</strong><br />
Amo particolarmente i progetti pratici che realizziamo in collaborazione con le comunità e le destinazioni turistiche. Lavoro attualmente su un concetto di sviluppo sostenibile dell’offerta turistica di Scuol (GR). Riflettiamo ad esempio sulle seguenti questioni: come preservare il paesaggio alpino tradizionale? Come creare degli incentivi all’utilizzo dei trasporti pubblici?</p>
<p><strong>Com’è la vita da studente in Svizzera in generale?</strong><br />
La vita di studente in Svizzera è formidabile. Zurigo offre un ampio ventaglio di attività gratuite per gli studenti, come lo sport. In estate, è particolarmente bello il lago.</p>
<p><strong>Quali sono i suoi progetti per il futuro?</strong><br />
Se tutto va bene, terminerò i miei studi nel dicembre del 2020. E sarà la mia priorità entrare nel mondo del lavoro. Dapprima, dovrò probabilmente svolgere qualche stage. In generale, essi non sono molto ben retribuiti, ma sono importanti per entrare nel mondo del lavoro.</p>
<p><strong>Quali consigli darebbe ai giovani Svizzeri all’estero che desiderano studiare in Svizzera?</strong><br />
Il più importante è di trovare un appartamento, soprattutto a Zurigo. Si può eventualmente condividere un appartamento con altri studenti. Bisogna inoltre informarsi bene a proposito dell’assicurazione malattia. Considerati i prezzi elevati in Svizzera, una borsa di studi può essere utile. In occasione della mia richiesta per una borsa di studio presso il mio cantone d’origine, sono stato sostenuto da educationsuisse.<br />
(RG)</p>
<p>educationsuisse, Formazione in Svizzera,<br />
Alpenstrasse 26, 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 31 356 61 04<br />
info@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch</p>
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	<p>Savian Scanu. (Photo: ZVG)</p>
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