Terme libere per tutti, benefico punto d’incontro tra Italia e Svizzera

Le storiche vasche dei bagni di Craveggia, una surreale gita tra Piemonte e Canton Ticino

Craveggia (Piemonte) - I Bagni di Craveggia rappresentano uno dei rari esempi di terme libere. Sono una frazione di Craveggia, comune italiano della Val Vigezzo, ma si ritrovano posizionati in Svizzera, precisamente in Ticino nella Alta Valle Onsernone sopra Locarno: per questo sono anche considerati una “enclave” italiana in territorio svizzero.

Una storia travagliata
Come per altre enclave, questa si venne a creare in tempi remoti per le solite questioni di rivalità nel contendersi un territorio ricco di pascoli soleggiati ai quali ambivano gli abitanti dei vari villaggi situati in basso, all’ombra, nelle valli italiane e svizzere.

Un contenzioso infinito portato avanti anche a suon di legnate tra le parti, e di cui si occupò infine una apposita commissione nel 1806 che assegnò definitivamente questo lembo di terra all’Italia. Durante la seconda guerra mondiale qui si verificarono alcune dolorose vicende partigiane legate alla “Repubblica dell’Ossola”.

Quivi agivano molte famose brigate partigiane in attesa degli alleati, nella speranza che  intervenissero presto su questo territorio strategico per la presenza del tunnel del Sempione. Viceversa i nazisti non tolleravano l’esistenza di una zona piccola ma libera nella vasta regione da loro conquistata.

L’aiuto sperato venne invece da parte dei ticinesi e dei vallesi fortemente interessati a preservare questo luogo. Nel 1944 circa 250 civili, oltre ai partigiani feriti, cercarono rifugio nell’albergo dei Bagni di Craveggia, anche durante la Battaglia della Frontiera in corso tra forze della Resistenza e armate nazifasciste. L’Ossola ridivenne definitivamente libera nella primavera del ’45.

Un albergo sfortunato
La frazione “Bagni di Craveggia” è così denominata per la presenza degli antichi bagni, le cui acque erano conosciute nel Medioevo e documentate ufficialmente nel 1352. L’acqua salino-termale dei bagni fuoriesce ad una temperatura di 28 gradi e presenta elementi minerali e proprietà “jodo-ferro-magnetiche” utilizzate, come declamava una réclame dell’epoca,“per cure interne ed esterne”.

La loro efficacia è descritta come utile nelle gastralgie, nelle malattie linfatico-ghiandolari e della pelle. Un’acqua che si può anche bere, pur se a volte non gradevole, lasciandola raffreddare.

Sono definite acque semi-termali e restano in un certo senso un mistero in quanto nella storia si ebbero molte guarigioni definite miracolose, pur senza avere le caratteristiche delle acque termali più quotate.

Le acque curative di questa piccola area iniziarono ad essere impiegate all’inizio del 1600, per cui i Bagni furono molto frequentati tra il 1800 e il 1900. L’arrivo di forestieri, specie dalla Svizzera, fece sorgere nel 1818 un albergo che portò lavoro e un certo benessere nell’Alta Valle Onsernone.

All’edificio furono fatte migliorie e ampliamenti per cinque anni, ma nel 1881 fu quasi completamente distrutto da un incendio, forse doloso.

La ditta italiana vigezzina di Giuseppe Magetti ricostruì l’edificio con la speranza di portare i Bagni all’epoca d’oro precedente. Purtroppo la cattiva stella non abbandonò quel sito e diede anzi il suo colpo finale: una valanga rovinò sulla frazione di Craveggia nel 1951… per la mini-enclave fu la fine. Il luogo rimase disabitato e quasi inselvatichito per decenni.

Solo escursionisti di passaggio hanno potuto continuare ad immergersi nelle vecchie vasche colme d’acqua, in uno scenario a volte quasi tetro, se pur affascinante, di una ambientazione spoglia tra i resti di ciò che la frana aveva lasciato.

Molti i confederati che visitavano questo angolo remoto “italo-svizzero” facendo l’esperienza di stare nelle vasche antiche di questo sfortunato luogo termale, rivivendo, così, l’epoca ottocentesca in cui con le loro carrozze o sulle spalle di robusti contadini arrivavano i nobili per fare i benefici bagni.

Negli ultimi anni, invece, un progetto interreg Italia-Svizzera chiamato “Frontiera di acqua e pace” ha ripristinato finalmente tutto il luogo e ci si può immergere nelle nuove vasche.

Aggiornamenti positivi
Anche le due nuove vasche in granito sono aperte al pubblico. Semplicemente aprendo i rispettivi rubinetti, una si riempie di acqua termale temperata originata dalla sorgente, mentre l’altra di acqua fredda proveniente dall’adiacente fiume.

Si può quindi ottenere un effetto benefico ad imitazione del metodo “kneipp” come cura idroterapica di alcuni disturbi fisici e assai utile anche come antistress. Le due vasche sono accessibili da aprile a novembre.

Un ottimo passo per rivalorizzare questo luogo dove, come detto, fino a pochi anni fa ci si bagnava alla maniera antica, con vasche lasciate nell’incuria e nella vecchia “piscina”, ancora oggi scomoda riguardo l’entrare e l’uscire da essa per persone poco agili.

L’acqua pare funzionare contro le verruche, come afferma qualche visitatore, che altresì lamenta la difficoltà di pernottamento per chi volesse rimanere qualche giorno in loco, a meno che di arrangiarsi con il sacco a pelo nell’area stessa.

Dal versante italiano occorrono 4 o 5 ore di una faticosa salita in montagna per raggiungere i Bagni di Craveggia, mentre la via più semplice è quella dalla Svizzera, con l’auto o i mezzi pubblici fino all’ultimo paesino della Val Onsernone, Spruga, dal quale si arriva alle terme in 40 minuti a piedi sulla comoda strada chiusa al traffico.

Essendo un luogo libero possono accedervi tutti, anche chi non si è sottoposto alle cure preventive per l’influenza in atto, con la raccomandazione di rispettare le regole di comportamento ecologico nei confronti della selvaggia e bellissima Natura circostante.

lorefice.annamaria@gmail.com

Bagni di Craveggia, a 986 m sul livello del mare, sono facilmente raggiungibili solo dalla Svizzera dalla ticinese valle Onsernone. Una ristrutturazione, realizzata in comunione tra Svizzera e Italia ha rivalorizzato questo storico sito.

Le vecchie vasche.

Le nuove vasche.

Un antico vascone-piscina ancora utilizzato.

Il vecchio albergo “sfortunato” definitivamente distrutto da una slavina