Il popolo si esprimerà l’8 marzo su 4 temi, tra cui alcuni molto controversi.
Da diverso tempo non era in programma una “superdomenica” come quella del prossimo 8 marzo. I cittadini elvetici sono chiamati alle urne per decidere su 4 temi, tra cui l’iniziativa che chiede di limitare il canone radiotelevisivo a 200 franchi e quella sull’imposizione individuale. Entrambe le proposte sono da tempo al centro di un ampio dibattito e c’è da aspettarsi che i toni rimangano accesi anche nei prossimi mesi. Al momento del termine di redazione della presente Gazzetta (12 gennaio) non erano ancora disponibili sondaggi.
Iniziativa “Il denaro contante è libertà”»: una proposta per salvare monete e banconote
Il Movimento svizzero per la libertà ha depositato nel febbraio 2023, oltre 100'000 firme per un’iniziativa popolare denominata “Sì a una valuta svizzera indipendente e libera con monete o banconote”, chiamata anche “Il denaro contante è libertà”. L’iniziativa propone due nuove disposizioni nell’articolo 99 della Costituzione federale.
In primo luogo, la Confederazione deve assicurare che monete e banconote siano disponibili in ogni tempo in quantità sufficiente per soddisfare il bisogno della popolazione e dell’economia. Come secondo punto chiede che la sostituzione del franco svizzero con un’altra valuta sia soggetta a un voto obbligatorio del Popolo e dei Cantoni (referendum obbligatorio).
Controprogetto di Consiglio federale e Parlamento
Nell’ambito delle discussioni sull’iniziativa, il Parlamento, su spunto del Consiglio federale, ha elaborato un controprogetto diretto che si pone obiettivi simili all’iniziativa ma con una formulazione più precisa. Il testo non cambia sostanzialmente le regole già previste nelle leggi in vigore, ma le trascrive in forma costituzionale, dando più peso legale ai principi enunciati nell’iniziativa. In particolare, viene inserito espressamente nella Costituzione federale che la valuta svizzera è il franco. Inoltre, la Banca nazionale svizzera (BNS) è incaricata di garantire l’approvvigionamento di contante.
Per i favorevoli è una questione di libertà
Per i favorevoli della proposta si tratta di tutelare il contante e la libertà individuale. Infatti, il contante è visto come simbolo di libertà e autonomia e può essere usato senza tracciamento elettronico o dipendenza da servizi digitali. Inoltre, si fa riferimento all’indipendenza monetaria e all’obbligo di una votazione popolare in caso di cambio di valuta o su scelte monetarie fondamentali. Per gli iniziativisti il vantaggio del contante è la possibilità di utilizzo anche in assenza di tecnologia (es. blackout, guasti tecnici), oltre alla rilevanza per persone vulnerabili o escluse dal sistema digitale. Negli ultimi mesi sono sempre di più le notizie che rimbalzano nei media per le quali vi sono imprese e istituzioni che non accettano più contanti.
Per i contrari la via da seguire è quella del controprogetto
I contrari all’iniziativa, tra cui Consiglio federale e Parlamento, mettono in evidenza come la formulazione sia imprecisa, con espressioni giuridiche vaghe che potrebbero portare a insicurezza legale o interpretazioni contrastanti. Inoltre, le garanzie che l’iniziativa chiede sono già previste dalle leggi attuali, mentre a livello pratico le rivendicazioni proposte non avrebbero effetti. Infatti, non si creerebbe un obbligo all’accettazione del contante nei pagamenti quotidiani né si impedirebbe completamente un’evoluzione verso pagamenti digitali.
In linea di principio, come anticipato, Governo e Parlamento condividono l’idea di garantire il contante e la sovranità monetaria, ma propongono di trasporre i principi con una formulazione più chiara e in linea alla struttura giuridica in essere. Per questa ragione hanno elaborato un controprogetto diretto.
Controprogetto diretto e domanda risolutiva
Alla votazione sull’iniziativa popolare “Il denaro contante è libertà” e sul suo controprogetto diretto si applica una procedura supplementare, con una domanda risolutiva. Infatti, i cittadini si esprimeranno separatamente sull’iniziativa popolare e sul relativo controprogetto, potendo approvare o respingere i due testi e, nella domanda risolutiva, indicando a quale dei due va la loro preferenza nel caso in cui il Popolo e i Cantoni li accettino entrambi. Nell’opuscolo accompagnante il materiale di voto si trovano tutte le informazioni necessarie in merito a questa procedura.
200 franchi bastano? La radiotelevisione pubblica (di nuovo) al banco di prova
L’iniziativa popolare federale “200 franchi bastano!” (in tedesco nota come “Halbierungsinitiative”) da tempo divide gli animi tra coloro che difendono la radiotelevisione di Stato e chi ritiene ormai superato il modello. La SRG SSR (Società svizzera di radiodiffusione e televisione) è quindi attesa ad un nuovo banco di prova, esattamente 8 anni dopo aver superato indenne l’iniziativa “No Billag”. Allora il testo in votazione era più drastico e chiedeva l’abolizione del canone radiotelevisivo. La popolazione svizzera si era opposta con oltre il 70% dei voti.
Il testo sottoposto a votazione propone di ridurre il canone per le economie domestiche da CHF 335 a CHF 200. Parallelamente riprende una rivendicazione di lunga data dell’economia e mira a esentare completamente tutte le aziende dal pagamento del canone. Oggi, anche queste ultime, al di sopra di un certo fatturato, sono chiamate a contribuire al finanziamento della radiotelevisione pubblica.
Favorevoli alla “riduzione di una SSR sempre più invadente”
I sostenitori dell’iniziativa, tra cui spiccano l’Unione Democratica di Centro (UDC), l’Unione Svizzera delle Arti e Mestieri (usam) e i Giovani Liberali-Radicali, ritengono che l’attuale canone sia eccessivo, soprattutto in un’epoca in cui molte persone consumano media tramite internet e piattaforme private. Una riduzione a CHF 200 all’anno allevierebbe dunque le spese per famiglie e piccole e medie imprese. Inoltre, chiedono che l’attuale sistema di finanziamento della SSR venga aggiornato al passo con i tempi dell’era digitale. In particolare, le cerchie di centro-destra, imputano da tempo alla SRG SSR una mentalità “arraffona” che si spingerebbe ben oltre quello che è il mandato pubblico. Troppi canali, troppa presenza web e troppa concorrenza con i media privati non si giustificherebbero e, dunque, secondo gli iniziativisti è necessario ridurre le risorse a disposizione.
Il fronte del No preoccupato per l’offerta mediatica
Il fronte del No è composto da un ampio schieramento politico (PS, Verdi, PLR, Centro, Verdi liberali) e da organizzazioni che difendono il servizio pubblico. Queste ritengono che la riduzione del canone e, dunque, delle risorse di SRG SSR porti a possibili tagli ai programmi, soprattutto nelle regioni linguistiche più piccole. In più, le risorse ridotte mettono in discussione l’indipendenza dell’informazione, la qualità dei contenuti e la capacità di offrire reportage approfonditi su tutto il territorio nazionale. Questo farebbe della SSR un collante culturale e linguistico fra le varie regioni della Svizzera: un suo indebolimento diminuirebbe la coesione nazionale.
Il Consiglio federale e il Parlamento si oppongono all’iniziativa e propongono, invece, una riduzione graduale del canone a CHF 300 per il 2029 e l’aumento della soglia di esenzione per le imprese, per attenuare l’impatto sulla SSR senza tagli così drastici.
La SRG SSR: sovradimensionata o un collante tra le regioni linguistiche?
Di fronte a piattaforme di streaming e servizi privati, che ruolo deve avere la radiotelevisione pubblica?
La Svizzera creerà un fondo per il clima?
Che la questione ambientale sia particolarmente sentita nel mondo occidentale, e dunque anche in Svizzera, è fuori discussione. Malgrado i risultati elettorali dei partiti verdi siano negli ultimi periodi piuttosto modesti, le proposte all’ordine del giorno delle votazioni federali riprendono quasi sistematicamente il tema climatico. Sono passati pochi mesi da quando gli Svizzeri si sono espressi su una proposta che chiedeva di tassare le grandi eredità e devolvere il ricavato a favore della lotta contro il cambiamento climatico. L’iniziativa “Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)”, al voto in marzo, vuole modificare la Costituzione introducendo l’obbligo per la Confederazione, i Cantoni e i Comuni di combattere il cambiamento climatico in modo socialmente equo attraverso un fondo federale per il clima permanente. Questo andrebbe finanziato dalla Confederazione attraverso una quota compresa tra lo 0,5 % e l’1 % del PIL. Secondo le stime del Parlamento questo equivale a circa 3,9 – 7,7 miliardi di franchi all’anno fino al 2050. I progetti finanziati riguarderebbero i temi di decarbonizzazione, efficienza energetica, potenziamento delle energie rinnovabili ma anche questioni come la conservazione della biodiversità e la formazione professionale per accompagnare il cambiamento climatico. Riassumendo, gli iniziativisti, appartenenti in gran parte al fronte di sinistra, chiedono che lo Stato metta più risorse pubbliche e stabili investimenti strutturali per accelerare la transizione ecologica ed energetica del paese.
I favorevoli puntano su ecologia, economia e giustizia sociale
Per i favorevoli all’iniziativa si tratta di indirizzare la Svizzera verso la strada giusta per raggiungere gli obiettivi climatici. Gli strumenti attuali non basterebbero per ridurre in modo efficace le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici: servono investimenti strutturali maggiori e prevedibili. Attraverso gli investimenti previsti, inoltre, si favorirebbe la creazione di posti di lavoro “verdi” e stabili, incluse formazione e riqualificazione professionale, e si promuoverebbe al contempo anche una transizione climatica socialmente equa. Non da ultimo, l’obiettivo è quello di rafforzare l’indipendenza energetica rispettivamente di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili estere, ciò che – sempre secondo i fautori dell’iniziativa – aumenterebbe la sicurezza energetica nazionale e la sovranità del paese.
I contrari denunciano costi fuori controllo e inefficienza
Il fronte dei contrari – che include il Consiglio federale, la maggioranza del Parlamento e partiti di centro e destra – ritiene che l’iniziativa generi un forte rischio per le finanze pubbliche già in difficoltà. Infatti, stanziare ogni anno fino a 7 miliardi di franchi per il fondo climatico significherebbe un impegno finanziario molto grande e rischierebbe di indebitare lo Stato nel caso in cui il finanziamento non fosse soggetto al freno all’indebitamento.
Nella sua linea argomentativa, il Consiglio federale afferma che la Svizzera sta già investendo miliardi ogni anno in misure climatiche ed energetiche, che gli obiettivi possono essere raggiunti con strumenti attuali e che un fondo strutturato come proposto dall’iniziativa non è necessario. Inoltre, i contrari credono che gli investimenti del fondo rischierebbero di “soffocare” quelli privati oppure di essere impiegati in modo inefficiente, senza reale innovazione o impatto climatico.
Un ampio fondo per il clima aiuterà a promuovere la transizione energetica o la ostacolerà?
Un cambio di sistema fiscale “epocale” attraverso l’imposizione individuale?
Non è un tema nuovo sulla scena politica nazionale ma questa volta i fautori l’hanno spuntata, seppure di pochissimo, a livello parlamentare. L’imposizione individuale divide la Svizzera e non nella solita logica “destra-sinistra”. A livello pratico, con imposizione individuale si intende un sistema fiscale in cui ogni persona paga le imposte separatamente, indipendentemente dal suo stato civile (sposata/o o meno). Oggi, single e conviventi non sposati sono già tassati individualmente, mentre le coppie sposate (o in unione registrata) sono tassate congiuntamente, sommando i redditi e applicando un’unica imposta progressiva.
La legge federale sull’imposizione individuale approvata dal Parlamento nel giugno 2025 propone di eliminare la tassazione congiunta per le coppie sposate, facendo compilare due dichiarazioni fiscali separate per ogni coniuge. Questo modificherebbe anche le aliquote di imposizione e richiederebbe un maggior onere per l’evasione delle decisioni di tassazione, che aumenterebbero in modo repentino. La popolazione è chiamata ad esprimersi sul tema poiché è stato lanciato il referendum sia da parte dei cantoni che da parte della popolazione. Entrambi i referendum hanno ottenuto l’adesione minima.
Cos’è il referendum dei Cantoni?
Il referendum dei Cantoni è una forma di referendum facoltativo prevista dalla Costituzione svizzera. Secondo questa norma, una legge federale o altri atti legislativi approvati dal Parlamento possono essere sottoposti a votazione popolare se:
- almeno 50‘000 cittadini aventi diritto di voto lo richiedono entro 100 giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’atto, oppure
- almeno otto Cantoni presentano una richiesta formale entro lo stesso termine.
Quando almeno otto Cantoni esercitano questo diritto, si parla appunto di referendum dei Cantoni. Nel caso dell’imposizione individuale, i cantoni aderenti al facoltativo sono stati dieci: San Gallo, Obvaldo, Vallese, Appenzello Interno, Svitto, Argovia, Uri, Nidvaldo, Turgovia e Appenzello Esterno.
Chi pagherà di più, chi di meno: l’imposizione individuale crea vincitori e vinti
“Parità fiscale, uguaglianza e incentivi al lavoro”
I sostenitori della modifica di sistema, principalmente rappresentanti di PLR, PS, Verdi e diversi movimenti femminili, ritengono che l’attuale sistema penalizzi le coppie sposate, soprattutto quando entrambi i partner lavorano, perché la somma dei redditi può far ricadere la coppia in categorie di contribuenti più elevati con una tassazione superiore. L’imposizione individuale elimina questa “penalizzazione matrimoniale” rendendo uguale il trattamento fiscale di tutte le persone a prescindere dallo stato civile. Sempre secondo i favorevoli, la riforma può incentivare i secondi redditi, spesso quelli delle donne, a partecipare maggiormente al mercato del lavoro, poiché il loro reddito non verrebbe più sommato e soggetto a una tassazione più alta.
In generale, il sistema attuale viene criticato come obsoleto e superato rispetto alle strutture familiari di oggi, in cui sempre più coppie hanno entrambi i partner occupati.
Troppi penalizzati, troppa burocrazia e nuove diseguaglianze per i contrari
I critici, composti in particolare da rappresentati del Centro e dell’UDC, affermano che con il nuovo sistema, le coppie sposate con un solo reddito o con redditi molto diversi pagherebbero di più rispetto al sistema attuale, svantaggiando in particolare famiglie tradizionali e coppie con un partner che non lavora o lavora poco. Inoltre, il cambiamento porterebbe a un aumento delle dichiarazioni fiscali da evadere (circa 1,7 milioni in più all’anno), con un significativo carico amministrativo e costi per le autorità tributarie. In generale, chi si oppone ritiene che la riforma non eliminerà tutte le disuguaglianze e ne creerebbe di nuove che colpirebbero la classe media. Inoltre, alcuni studi indicano costi per le casse pubbliche, ciò che ha indotto i cantoni a ricorrere allo strumento del referendum dei Cantoni.
Angelo Geninazzi
Tassando separatamente i coniugi si incentiverebbe il secondo reddito a lavorare di più? Per i favorevoli si.
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