Il dibattito attorno alla tragedia di Crans-Montana mette in luce due modalità di dibattito, specchio di due culture diverse
Il dramma di Crans-Montana, di cui Gazzetta ha ampiamente riportato nella sua edizione di gennaio/febbraio, ha rappresentato un momento di forte impatto emotivo. Le 41 persone morte nell’incendio il primo giorno del 2026 e i numerosi feriti hanno toccato da vicino non solo l’opinione pubblica svizzera, ma anche quella italiana. La forte commozione e il dolore dei primi giorni si sono tramutati in un dibattito a distanza che ha riportato al centro dell’attenzione le relazioni storiche, complesse e profondamente interconnesse tra Svizzera e Italia. Tragedie di questo tipo, soprattutto quando coinvolgono cittadini stranieri, agiscono un po’ da cartine tornasole della solidità dei rapporti tra Stati confinanti, mettendo alla prova meccanismi di cooperazione, comunicazione diplomatica e gestione condivisa delle emergenze.
Svizzera e Italia intrattengono da decenni relazioni intense, fondate su una fitta rete di legami economici, sociali e culturali. La presenza di una numerosa comunità italiana in Svizzera, il ruolo dei lavoratori frontalieri e l’interdipendenza tra i sistemi produttivi dei due Paesi rendono il rapporto bilaterale un po’ più sensibile a episodi critici. In questo contesto, il dramma di Crans-Montana ha assunto un valore che va oltre il singolo evento, trasformandosi in un banco di prova per la capacità delle istituzioni di rispondere in modo coordinato e responsabile.
Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, la collaborazione tra le autorità svizzere e quelle italiane si è manifestata attraverso canali diplomatici consolidati, con scambi rapidi di informazioni, assistenza consolare e un costante coordinamento nella gestione delle conseguenze umane e amministrative dell’accaduto. Questo aspetto ha contribuito a rafforzare l’immagine di una relazione matura, basata sulla fiducia reciproca e su procedure condivise, in grado di funzionare anche sotto grande pressione emotiva e mediatica. Alla cerimonia in ricordo delle vittime, svoltasi il 9 gennaio a Martigny, ha presenziato anche il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.
Svizzera e Italia: due culture mediatiche a confronto
Se dal punto di vista politico l’episodio ha favorito un clima di solidarietà istituzionale, il dibattito pubblico e mediatico ha invece illustrato come i due paesi siano figli di due culture molto differenti.
Fin dalle prime ore dopo l’incendio nel bar Le Constellation, i media italiani hanno coperto ampiamente i fatti. Rispetto ai media svizzeri, però, le testate e le emittenti italiane si sono spinte oltre nelle informazioni sull’identità delle vittime italiane, le condizioni dei feriti, i dettagli dell’incendio e gli aggiornamenti sulle indagini. Il distintivo dei media italiani è stato l’accento sul coinvolgimento nazionale, con tanto di elenco e aggiornamenti sui connazionali coinvolti, nomi, età e luoghi di residenza come pure notizie dettagliate sul trasferimento e rientro delle salme in patria e sull’assistenza sanitaria per i feriti italiani. Questo approccio, fortemente incentrato sulle vittime, ha contribuito a mantenere alta l’attenzione del pubblico italiano anche oltre i primi giorni di cronaca.
I media italiani hanno concesso grande spazio alla reazione delle autorità italiane, in particolare in relazione alla condanna del rilascio sotto cauzione del co-proprietario imputato, Jacques Moretti, definendola un «oltraggio alla memoria delle vittime».
Successivamente, come gesto diplomatico, è stato richiamato in patria l’ambasciatore italiano a Berna, mentre le dichiarazioni ufficiali critiche di esponenti come il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto di persona a Crans-Montana, sono state ampiamente enfatizzate dai media. Questa dimensione politico-diplomatica è stata spesso presentata come parte di una “narrazione italiana” della tragedia, sottolineando l’esigenza di giustizia e trasparenza.
Svizzera e Italia: dolore istituzionale vs pubblico
Il dramma di Crans-Montana, inutile girarci intorno, ha allontanato l’opinione pubblica italiana e quella svizzera. Questo non sorprende, anche alla luce di una logica mediatica completamente agli antipodi. I media italiani tendono a mettere al centro le vittime come persone, con nomi, storie, foto e interviste ai familiari, utilizzando un linguaggio più partecipativo e drammatico. Inoltre, nell’esposizione dei fatti non esitano a costruire un racconto in chiave morale («serve giustizia», «una tragedia evitabile»). La tragedia diventa così una storia umana collettiva, che coinvolge l’opinione pubblica.
I media svizzeri, traducendo un approccio più “protestante” e conservatore – ma non evitando critiche a quelle che sono state le indagini della magistratura vallesana – hanno mantenuto un tono più misurato e tecnico, concedendo piuttosto attenzione alla procedura giudiziaria, alle responsabilità legali e agli aspetti amministrativi. In linea generale, vi è stata una minore esposizione mediatica dei familiari, mentre la tragedia è stata trattata principalmente come evento di cronaca giudiziaria e istituzionale, non come dramma identitario nazionale.
Ciò traduce una differenza culturale evidente: in Italia il dolore diventa pubblico, mentre in Svizzera resta più istituzionalizzato.
Svizzera e Italia: diversa attenzione alla dimensione politica
Come anticipato, la copertura italiana ha concesso molto spazio alle dichiarazioni dei ministri, alla dimensione diplomatica e a giudizi politici sulle decisioni della magistratura svizzera (ad esempio il rilascio di Jacques Moretti). Ciò riflette una cultura mediatica dove la politica interviene più rapidamente e la richiesta di responsabilità viene amplificata.
In Svizzera si è assistito ad una forte enfasi sull’indipendenza della magistratura e a una minore personalizzazione del conflitto politico. Come in altre occasioni, i media elvetici hanno utilizzato cautela nel commentare decisioni giudiziarie in corso. In altre parole, in Italia il dibattito pubblico è spesso immediato e conflittuale, mentre in Svizzera è più procedurale e orientato al rispetto delle istituzioni.
Svizzera e Italia: moderazione comunicativa vs sensazionalismo
Il dramma di Cras-Montana ha colpito la comunità svizzera e italiana in modo simile. La reazione dei media italiana è tuttavia stata, in particolare dopo il giorno del lutto nazionale il 9 febbraio, più accentuata ed emotiva. L’ampia copertura è stata rafforzata da numerosi talk show, approfondimenti, editoriali. A questi hanno talvolta partecipato anche politici svizzeri, tra cui a più riprese Filippo Lombardi (anche Presidente dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero). L’emotività, che ha fatto breccia anche sui social media, raramente ha permesso di rendere giustizia ai fatti e spesso non ha permesso una discussione oggettiva sull’accaduto.
I media elvetici, compresi i giornali “boulevard” hanno scelto una copertura meno spettacolarizzata. Di fatto, non vi sono stati talk show polarizzati, a beneficio di una comunicazione più lineare e sobria. Nulla come i fatti di Crans-Montanna ha mai messo in luce come la cultura mediatica italiana fosse narrativa e drammatica mentre quella svizzera più informativa.
Svizzera e Italia: a caccia di responsabilità
In linea generale, in particolare nei dibattiti di “approfondimento”, il racconto mediatico italiano tende a cercare un “responsabile”, eventuali negligenze e una dimensione morale dell’accaduto. L’accento dei media elvetici viene invece posto sull’Iter investigativo, l’accertamento tecnico e la prudenza nel formulare accuse. Anche in questo caso, non si tratta che di un’ampia differenza culturale: l’Italia affronta la giustizia (anche) come questione pubblica e simbolica, mentre la Svizzera come processo formale e tecnico.
Crans-Montana rimette al centro la necessità di conoscersi per capirsi
Crans-Montana ha illustrato in modo evidente come le tragedie non siano solo eventi oggettivi, ma vengono interpretate attraverso la cultura di un paese. I media e la politica riflettono valori come il rapporto con l’autorità, con il dolore, con la giustizia. Nessuno dei due modelli è “superiore”: rispondono a storie istituzionali e tradizioni civiche diverse. Riscoprire vicendevolmente la propria storia certamente aiuterebbe il dialogo in momenti concitati e tribolati. È una di molte lezioni da trarre dall’inenarrabile dolore del dramma di Crans-Montana.
Angelo Geninazzi
Dopo il cordoglio e il lutto, la Svizzera è tornata lentamente alla quotidianità
Il dramma di Crans-Montana ha suscitato forte commozione, in Svizzera come in Italia
I media italiani traducono un approccio al lutto, alla politica e alla giustizia differente rispetto a quello svizzero.
Filippo Lombardi a “Lo Stato delle Cose” su Rai3 lo scorso 9 febbraio. Uno dei numerosi talk-show italiani
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