Dopo il capitolo sui cambiamenti climatici e le sfide condivise dall’Emilia Romagna e la Svizzera, l’attenzione degli oltre 120 partecipanti al Congresso si è spostata sulla promozione territoriale e le produzioni cinematografiche, introdotte da Fossati come «uno degli strumenti più belli per fare condivisione».
Ivana Sambo, conoscitrice delle realtà cinematografiche e moderatrice del confronto sul tema, ha introdotto il cinema come motore dell’economia, turismo e cooperazione internazionale. Sempre più territori investono in produzioni cinematografiche per attirare investimenti e indotto.
Il presidente della Ticino Film Commission, Claudio Franscella ha spiegato orgogliosamente come il Ticino abbia accolto negli ultimi 10 anni più di 300 produzioni, generando oltre 26 milioni di indotto sul territorio del cantone meridionale della Svizzera. Ma, secondo Franscella, il vero valore è costituto dalle relazioni instaurate, in particolare con l’Italia. Il “Sesso degli Angeli” di Pieraccioni è stato girato in parte a Lugano. “Bambine” di Valentina e Nicole Bertani, a Mendrisio. Le coproduzioni e collaborazione tra Svizzera e Italia funzionano molto bene secondo il presidente della prima Film Commission in Svizzera, che ha messo in luce anche il valore del Festival del Film di Locarno, città di cui è vicesindaco. «Non dobbiamo collaborare solo quando capita, dobbiamo volerlo e pianificarlo. Così possiamo raccontare storie che attraversano i confini», ha concluso Franscella.
Nel dialogo con Ivana Sambo, Fabio Abagnato (Emilia-Romagna Film Commission) e Lisa Barzaghi (direttrice della Ticino Film Commission) hanno riflettuto sullo strumento del cinema sotto l’aspetto sia economico che culturale. Già oggi “Elisa” e “Le Bambine” sono oggetto di una collaborazione tra Svizzera ed Emilia-Romagna. Barzaghi ha illustrato come le collaborazioni tra Italia e Svizzera siano state facilitate grazie ad un fondo dell’Ufficio federale della cultura. L’Italia è uno dei paesi con cui la Svizzera coproduce di più.
Abagnato ha evidenziato il forte legame con il territorio del cinema, che i vari fondi possono sviluppare in forma di cooperazione. In Svizzera, rispetto all’Italia, le Film Commission sono arrivate molto dopo. Il Ticino è stato precursore nel 2014, attualmente le Film Commission sono (solo) quattro. Barzaghi ha illustrato come la sua sia diventata nel frattempo un centro di competenze per l’audiovisivo.
In Italia al centro la qualità cultura, in Svizzera le ricadute economiche
In Italia, ha spiegato Abagnato, vi sono Film Commission in tutte le regioni, ed erano già nate negli anni ‘90 per facilitare l’accoglienza delle produzioni e concorrendo ad aumentare la qualità delle opere, malgrado la politica racconti delle ricadute sul territorio degli Euro investiti. Questo, però, è solo un corollario poiché prima di tutto viene valutata la qualità delle opere sottoposte.
In Ticino, per contro, la Film Commission è nata come spunto economico, più che culturale. Di conseguenza, le considerazioni di Barzaghi vertono sull’indotto economico e sulla “prima missione” della sua commissione. Su un tema tutti convergono: il cinema è in grado di unire politiche (della formazione, dell’economia e della cultura), territori e persone. Un vero valore aggiunto.
Dove si vedono i responsabili delle Film Commission tra 10 anni? Secondo Barzaghi il tema dell’intelligenza artificiale toccherà certamente anche l’industria cinematografica, ma a dominare sarà sempre l’autenticità. Dello stesso parere è Abagnato, che ritiene che l’intelligenza artificiale necessiterà sempre di umanità, emozioni e verità. Il cinema vero è frutto di riprese su 15 giorni in cui una troupe gira su un territorio, lavorando giorno e notte, mangiando insieme e respirando il clima di un set. Questo rimane insostituibile nonostante le nuove tecnologie.
«L’audiovisivo è identità e racconto, un territorio fertile per la messa in relazione di territori»
Ivana Sambo (a sinistra) in dialogo con Fabio Abagnato e Lisa Barzaghi
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