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Federigo e Mario Gebendinger: due generazioni di ingegneri di origine Svizzera al lavoro in Italia

A seguito della firma di un trattato italo-svizzero del 1868, che garantiva ai cittadini svizzeri libertà di domicilio e di commercio, l’emigrazione tradizionale, legata ai cantoni confinanti con l’Italia (Ticino e Grigioni), ovvero quella strettamente militare, venne affiancata – oltre a semplici artigiani e commercianti – da forme più evolute e complesse di migranti. La presenza elvetica diventò rilevante in molti campi e imprenditori svizzeri si assicurarono il controllo d’importanti attività bancarie, nel commercio agroalimentare e nell’alberghiero oltre a quadri tecnici di ogni livello.

A fine Ottocento, tantissimi opifici e industrie italiane utilizzavano ancora l’energia dell’acqua come forza motrice per azionare i macchinari impiegati nella produzione manifatturiera. Per secoli, l’energia idraulica era stata sfruttata attraverso ruote idrauliche ad asse orizzontale o verticale, caratterizzate da un’efficienza relativamente modesta. Con l’avvento di profonde trasformazioni tecnologiche, economiche e di mercato che stavano ridefinendo il mondo manifatturiero, molti imprenditori e industriali iniziarono così a far progettare e installare turbine idrauliche moderne, capaci di garantire una maggiore e più costante potenza meccanica, nonché prestazioni più sicure e adeguate alle esigenze dei processi produttivi continui.

Fu così che ai primi del Novecento anche lo zurighese Federigo Gebendinger (nato a Winterthur nel 1878 con un diploma professionale dove conseguì la qualifica professionale di “Masch. Techniker”) decise di emigrare in Toscana in cerca di migliori occasioni lavorative. Si inserì immediatamente nel campo degli impianti idro-motori e idro-elettrici con competenza e capacità, lavorando per alcuni anni alle dipendenze di altri due imprenditori svizzeri, anch’essi emigrati in Toscana nella seconda metà dell’Ottocento, che avevano impianto un'officina meccanica per la progettazione, costruzione e installazione di pompe, turbine e altri congegni meccanici. Poco dopo, Gebendinger decise di aprire uno studio tecnico e una sua officina a Firenze, dove svolse la sua attività di progettista, costruttore e installatore di turbine idrauliche e altri macchinari fino ai primi anni ’50 e di cui resta testimonianza in circa 300 faldoni, custoditi presso l’Università di Siena, contenenti tutti i progetti di impianti idro-motori e idro-elettrici realizzati soprattutto in Toscana e nel nord Italia tra il 1907 e il 1950. Federigo Gebendinger muore a Firenze nel 1954.

Il figlio Mario Gebendinger, nato a Firenze nel 1925, seguì le orme del padre, formandosi in Svizzera presso il Politecnico di Zurigo (ETH), e dove ottenne nel 1947 il diploma di “Masch. Ing.”. A cavallo degli anni ’50 ereditò lo studio tecnico e l’officina meccanica del padre. Alla fine degli anni ’60, con lo sfruttamento ormai quasi completo dei bacini idro-elettrici, si specializzò nella parte elettromeccanica e di controllo e automazione degli impianti già esistenti. Le sue attività progettuali e costruttive sono documentate in circa 200 faldoni che riguardano impianti non solo in Italia, ma anche all’estero. Mario Gebendinger muore a Firenze nel 2018.

Nelle loro memorie orali e scritte, padre e figlio raccontano che la famiglia Gebendinger si riuniva volentieri a Firenze e, talvolta, a Winterthur, per mantenere vivo il legame con la patria d’origine. Un legame inevitabilmente indebolito dalla decisione coraggiosa e di successo di Federigo di emigrare per lavoro in Italia. La vicenda italiana di questi due ingegneri di origine svizzera si intrecciò quindi con le grandi trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche del XX secolo, alle quali contribuirono insieme a numerosi altri professionisti, tecnici, ingegneri e imprenditori svizzeri emigrati, protagonisti della modernizzazione delle infrastrutture e dell’industria idro-elettrica e metalmeccanica italiana.

Ing. Ph.D. Vladimiro Pelliciardi
CURATORE DEL FONDO GEBENDINGER

F.G. accanto a una turbina Francis appena costruita.

Disegno della sezione di una turbina Francis.

F.G. con una squadra di operai nella sua officina a Firenze nel 1921.

M.G. accanto ad un quadro elettrico.

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