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	<title>Edizione Maggio 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Maggio 2019 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<item>
		<title>Il voto dall’estero, un’opportunità sotto pressione</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/il-voto-dall-estero-un-opportunita-sotto-pressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 16:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Si alzano voci contro i diritti politici per gli Svizzeri all’estero. Ma solo poco più di uno su cinque ne fa utilizzo. Care lettrici, cari lettori l’immagine di copertina della Landsgemeinde di Trogen, nel Canton Appenzello è datata 1814. Ma anche oggi in Svizzera le Landsgemeinden celebrate nel Canton Appenzello interno e Glarona – in</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/il-voto-dall-estero-un-opportunita-sotto-pressione/">Il voto dall’estero, un’opportunità sotto pressione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7428"  class="panel-layout" ><div id="pg-7428-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7428-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7428-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Si alzano voci contro i diritti politici per gli Svizzeri all’estero. Ma solo poco più di uno su cinque ne fa utilizzo.</p>
<p>Care lettrici,<br />
cari lettori</p>
<p>l’immagine di copertina della Landsgemeinde di Trogen, nel Canton Appenzello è datata 1814. Ma anche oggi in Svizzera le Landsgemeinden celebrate nel Canton Appenzello interno e Glarona – in cui tutti i cittadini che godono del diritto di voto si riuniscono in assemblea in piazza e votano per alzata di mano – sono l’emblema di una democrazia diretta a cui tutti hanno accesso. Questo numero della Gazzetta svizzera dedica ampio spazio ai diritti concessi agli Svizzeri all’estero – che sono regolarmente in discussione – e come ottenerli e vuole essere al contempo un invito a farne richiesta iscrivendosi agli enti preposti (<a href="https://gazzettasvizzera.org/iscrizione-al-registro-elettorale-un-gioco-da-ragazzi/">clicca qui per visualizza l'articolo</a>). Parallelamente incontriamo in questa edizione <a href="https://gazzettasvizzera.org/maurizio-canetta-direttore-radiotelevisione-svizzera/">Maurizio Canetta</a>, Direttore della Radiotelevisione Svizzera italiana (RSI), uno dei diversi strumenti per restare in contatto con la realtà elvetica.</p>
<p>Vi auguro buona lettura.</p>
<p>Angelo Geninazzi<br />
Redattore Gazzetta Svizzera</p>
</div>
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		<item>
		<title>Servizio militare in Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/servizio-militare-in-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 16:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" />Gli obblighi dei doppi cittadini italo-svizzeri Egr. Avvocato, sono un doppio cittadino italo-svizzero e come me anche i miei figli, residenti in Italia. Il più grande è stato appena accettato per un Master di due anni all’Università di San Gallen. Avrei bisogno del suo stimato aiuto per conoscere le incombenze che lo riguardano. In particolare:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/servizio-militare-in-svizzera/">Servizio militare in Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" /><div id="pl-7377"  class="panel-layout" ><div id="pg-7377-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7377-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7377-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Gli obblighi dei doppi cittadini italo-svizzeri</strong></p>
<p>Egr. Avvocato,<br />
sono un doppio cittadino italo-svizzero e come me anche i miei figli, residenti in Italia. Il più grande è stato appena accettato per un Master di due anni all’Università di San Gallen. Avrei bisogno del suo stimato aiuto per conoscere le incombenze che lo riguardano.<br />
In particolare: deve assolvere gli obblighi militari in Svizzera e in che misura?<br />
Andando a studiare per due anni in Svizzera, perderebbe il diritto all’assistenza sanitaria italiana ed eventualmente come può supplire?<br />
Ringraziandola anticipatamente per i consigli che potrà darci, Le invio i miei più distinti saluti.<br />
V.P. (Firenze)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Caro Lettore,</p>
<p>La ringrazio per la Sua lettera. Affronto con estremo piacere per la prima volta su queste pagine la questione del servizio militare dei doppi nazionali italo-svizzeri.</p>
<p>Si tratta di un tema a me particolarmente caro per due ragioni. Innanzitutto, perché ha riguardato anche me nel lontano passato ed è stata la prima occasione di incontro concreto con delle problematiche giuridiche che già mi affascinavano.</p>
<p>In secondo luogo, perché è stato anche il motivo del mio primo incontro con il compianto Avvocato Ugo Guidi, cui mi ero rivolto per un consulto e che poi mi offrì subito al primo anno di università la possibilità di fare “pratica” presso il suo Studio.</p>
<p>Da allora molto tempo è passato e molte cose sono cambiate ma ricordo sempre con gratitudine quell’opportunità, che tanto mi ha dato in seguito.</p>
<p>Venendo ora a noi, cercherò di illustrarle la situazione normativa in maniera sintetica, per poi rispondere al Suo quesito in maniera puntuale.<br />
Il principio generale è che anche i doppi nazionali sono tenuti a prestare il servizio militare ma la materia è complessa.</p>
<p><strong>La disciplina svizzera</strong><br />
In base alla Legge Federale sull’esercito e sull’amministrazione militare del 3.2.1995 (in breve Legge Militare – LM) ogni Svizzero è tenuto a prestare il servizio militare, fatte salve le discipline speciali sul servizio civile sostitutivo e sulla tassa d’esenzione (art. 2).</p>
<p>L’obbligo di leva sorge all’inizio dell’anno in cui si compiono 18 anni, ed in tale momento occorre annunciarsi presso le autorità militare competenti per la registrazione (art. 7), mentre per il reclutamento dal 19° anno di età (art. 9). L’obbligo di annunciarsi cessa con il 29° anno d’età.<br />
Per gli Svizzeri all’estero, invece, è espressamente previsto l’esonero in tempo di pace dal reclutamento e dall’obbligo di prestare il servizio militare (art. 4).<br />
Infine, anche gli Svizzeri con doppia cittadinanza sono esentati dall’obbligo di leva in Svizzera, purché abbiamo adempiuto nell’altro Stato al servizio militare, ovvero un servizio sostitutivo (art. 5).<br />
Secondo la stessa norma permangono, però, l’obbligo di notificazione alle autorità e di pagamento della tassa di esenzione. Ma è anche prevista la possibilità del Consiglio Federale di stipulare accordi con altri Stati in materia di reciproco riconoscimento del servizio militare per i doppi cittadini – cosa avvenuta con l’Italia nel 2007.</p>
<p>Se poi uno Svizzero fa ritorno nella Confederazione, di norma è soggetto all’obbligo del servizio militare, tenuto conto dell’età e dell’idoneità alla leva. Non va, infatti, dimenticato che si tratta di un obbligo previsto anche dalla Costituzione Federale (art. 59) quantomeno per gli uomini, mentre per le donne il servizio è volontario.<br />
Ai nostri fini non interessa approfondire ulteriormente la disciplina (che poi è integrata anche dall’Ordinanza concernente l’obbligo di prestare servizio militare del 22.11.2017 – OOPSM)<br />
Vediamo piuttosto cosa prevede la Convenzione bilaterale Italia-Svizzera.</p>
<p><strong>Convenzione Italia-Svizzera del 26.2.2007</strong><br />
La Convenzione italo-svizzera in parola, relativa al servizio militare dei doppi cittadini, è entrata in vigore il 1° settembre 2008.<br />
Essa sancisce il principio – ovvio e sacrosanto – che il doppio cittadino è sottoposto all’obbligo militare solo in uno dei due Stati cui appartiene (art. 3, comma 1 Conv.).<br />
Inoltre, si stabilisce (art. 3, comma 2 Conv.) che il soggetto doppio cittadino è soggetto all’obbligo militare nello Stato in cui ha la residenza abituale alla data del 1° gennaio dell’anno in cui compie il 18° anno di età, salvo che dichiari di voler adempiere detto obblighi nell’altro Stato contraente (entro 6 mesi).</p>
<p>Tuttavia, il doppio cittadino che eserciti la facoltà di opzione non può avvalersi dell’eventuale dispensa dal servizio militare per essere residente all’estero.<br />
Ed infatti, tale facoltà è data solo a condizione che lo Stato nel quale il doppio cittadino decida di adempiere gli obblighi militari preveda un servizio militare obbligatorio o un servizio civile.<br />
Analoga disciplina a quella descritta sopra vale per i doppi cittadini italo-svizzeri residenti in un terzo Paese (art. 3, comma 3 Conv.).<br />
L’autorità militare competente dello Stato di residenza fornisce all’interessato un’attestazione di residenza in conformità al Modello A allegato alla Convenzione, ed altro esemplare è inviata alla Rappresentanza diplomatica o consolare dell’altro Stato (art. 3, comma 4 Conv.).</p>
<p>In base all’art. 3, comma 6 Conv., poi, l’adempimento in conformità ai commi 2 e 3, è riconosciuto anche dall’altro Stato.<br />
Infine, è previsto che, qualora il servizio militare obbligatorio venga sospeso in uno dei due Stati, il doppio cittadino resti comunque sottoposto alla legislazione dello Stato nel quale è residente abitualmente al 1° gennaio dell’anno in cui compie il 18° anno d’età (art. 3, comma 7 Conv.).</p>
<p>Ebbene, questo è proprio quanto avvenuto in Italia, che dal 1° gennaio 2005 ha sospeso il servizio di leva obbligatorio.<br />
E, dunque, in tal caso (e sempre che il doppio cittadino residente in Italia non abbia optato per il servizio in Svizzera) l’obbligo si considererà assolto comunque.<br />
Naturalmente, le esenzioni, dispense o esclusioni (ad es. riforma per inidoneità o esubero) di uno Stato valgono come assolvimenti dell’obbligo anche nell’altro Stato, salvo sempre in caso di opzione, nella quale ipotesi occorre la previsione in entrambe le legislazioni (art. 5 Conv.).</p>
<p>Da ultimo, è estremamente importante richiamare la previsione dell’Art. 6 Conv. che concerne la certificazione degli obblighi militari.<br />
Ebbene, tale certificazione prevista come Modello D allegato alla Convenzione, è rilasciata dalle autorità militari competenti dello Stato di residenza (o di opzione) a richiesta del doppio cittadino interessato, affinché possa comprovare la propria posizione militare nei confronti dell’altro Stato.</p>
<p><strong>Trasferimento della residenza in Svizzera </strong><br />
Venendo all’ultimo profilo di interesse della questione, il doppio cittadino residente in Italia (e perciò esentato) che intendesse trasferire la residenza in Svizzera prima del compimento del 29° anno d’età, dovrà prestare attenzione affinché l’esonero degli obblighi militari abbia riconoscimento anche in Svizzera.<br />
Abbiamo, infatti, già visto che l’obbligo di leva sussisterebbe in generale. Per evitarlo, è indispensabile presentare alle competenti autorità militari di circoscrizione cantonali la documentazione prevista dalla Convenzione italo-svizzera del 2007 e cioè:<br />
– sia l’attestazione di residenza in Italia (Modello A)<br />
– sia la certificazione sulla posizione militare (Modello D)<br />
In difetto, il doppio cittadino sarà chiamato a prestare il servizio di leva obbligatorio in Svizzera, se d’età ricompresa tra i 18 e i 25 anni.<br />
Dal 26° sino a 29° anno d’età si applicherà una tassa militare pari al 3% dello stipendio annuale.</p>
<p>La tassa d’esenzione dell’obbligo militare (TEO) prevista da Legge Federale del 12.6.1959 si applica infatti a tutti i cittadini svizzeri che non adempiono agli obblighi militari o civili.<br />
Tutti i Modelli citati sono anche reperibili su internet ai siti specifici della nostra Ambasciata o dei ministeri competenti, italiani ed elvetici.</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Riassumendo con riferimento alla sua vicenda possiamo dire quanto segue:<br />
– suo figlio sarebbe astrattamente soggetto al servizio militare in Italia, supponendo che al compimento del 18° anno di età fosse quivi residente e che non avesse formalmente dichiarato di optare per il servizio in Svizzera;<br />
– se avesse invece esercitato la facoltà di opzione non potrebbe avvalersi dell’eventuale dispensa del servizio per essere residente all’estero;<br />
– in caso di residenza in Italia, dovrebbe quindi avere ottenuto copia dall’Ufficio leva o dal Distretto Militare competente italiano un’attestazione di residenza conforme al “Modello A” allegato alla Convenzione, e altro esemplare dovrebbe essere stato inviato all’Ambasciata o al Consolato Svizzeri;<br />
– conseguentemente, pur essendo in Italia il servizio di leva non più obbligatorio, avendo adempiuto alle norme della Convenzione l’obbligo dovrebbe comunque ritenersi soddisfatto anche per la Svizzera;<br />
– suo figlio (del quale non sappiamo l’età), divenendo residente in Svizzera prima dei 29 anni, sarebbe in teoria soggetto all’obbligo nella Confederazione ma a quel punto non lo sarà più;<br />
– ciò purché presentati il citato “Modello A” per l’attestazione della residenza, in aggiunta al “Modello D” per la certificazione della sua posizione militare;<br />
– in compenso, però, potrebbe essere tenuto al versamento della tassa di esenzione dall’obbligo militare (TEO) se non ha prestato servizio civile in Italia.</p>
<p>Spero così di aver chiarito i suoi dubbi in maniera esauriente. Purtroppo per ovvie ragioni non posso rispondere anche alla domanda sull’assistenza sanitaria – che da sola occuperebbe tutte queste pagine. Continui, però, a seguirci che presto ne riparleremo.</p>
<p>A Lei ed a tutti i Lettori, i miei migliori saluti.<br />
(Avv. Markus W. Wiget)</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Imposte italiane sull’AVS – effetti su pensione di reversibilità – Pensione INPS con soli 4 anni di contribuzione</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/imposte-italiane-sullavs-effetti-su-pensione-di-reversibilita-pensione-inps-con-soli-4-anni-di-contribuzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 16:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Imposte italiane sull’AVS – effetti su pensione di reversibilità – Pensione INPS con soli 4 anni di contribuzione Buongiorno signor Engeler, Mi permetto di sottoporle alcune domande, per le quali ho dapprima tentato di telefonare alla Cassa di Compensazione Svizzera a Ginevra, ma senza successo. 1. La Cassa di Compensazione di Ginevra mi ha spedito,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/imposte-italiane-sullavs-effetti-su-pensione-di-reversibilita-pensione-inps-con-soli-4-anni-di-contribuzione/">Imposte italiane sull’AVS – effetti su pensione di reversibilità – Pensione INPS con soli 4 anni di contribuzione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/assicurazioni-sociali-AVS-AI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7328"  class="panel-layout" ><div id="pg-7328-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7328-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7328-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Imposte italiane sull’AVS – effetti su pensione di reversibilità – Pensione INPS con soli 4 anni di contribuzione</strong></p>
<p>Buongiorno signor Engeler,</p>
<p>Mi permetto di sottoporle alcune domande, per le quali ho dapprima tentato di telefonare alla Cassa di Compensazione Svizzera a Ginevra, ma senza successo.</p>
<p>1. La Cassa di Compensazione di Ginevra mi ha spedito, per la prima volta, una conferma dell’importo della rendita versatami nel 2018 (CHF 18’252) come documentazione da allegare alla dichiarazione di reddito nel mio paese di residenza. Visto che mi viene dedotta la ritenuta del 5%, devo ora fare una dichiarazione di reddito in Italia?</p>
<p>2. Dopo il decesso di mio marito mi è stata concessa una pensione di reversibilità di €12’224 annui lordi, dalla quale mi vengono trattenute le imposte italiane. Non ho altri redditi né proprietà immobiliari. Ho sentito dire che a partire da una certa somma di pensione estere o altri redditi, l’INPS riduce la pensione di reversibilità. È il mio caso? Devo informare l’INPS?</p>
<p>3. Per quanto concerne l’INPS, avevo lavorato come dipendente per circa quattro anni in Italia. Non avevo chiesto una pensione perché non ho raggiunto i 20 anni minimi di contribuzione.</p>
<p>Grazie per la Sua informazione.<br />
D.G.</p>
<p>Gentile lettrice,</p>
<p>Grazie per la Sua fiducia e per le indicazioni precise. Rispondiamo con altrettanta brevità:</p>
<p>1 È sempre in vigore la vecchia pratica: sulle pensioni AVS e AI la Banca Popolare di Sondrio, incaricata dalla Cassa Svizzera di Compensazione, trattiene il 5% di cedolare secca. Queste pensioni non vanno quindi più dichiarate al fisco italiano. Ginevra spedisce questo modulo a tutti i percipienti di pensioni all’estero, perché quasi dappertutto vanno dichiarato al fisco. Lei può tenere questa dichiarazione oppure cestinarla.</p>
<p>2. Effettivamente, le pensioni godute non in virtù di contributi propri vengono ridotte in presenza di altri introiti. Per le pensioni di reversibilità (cioè le pensioni basate su contributo del coniuge) e le pensioni indirette (sono pensioni di reversibilità di un coniuge deceduto non ancora pensionato) le riduzioni sono le seguenti:</p>
<table width="726">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="6" width="726">La Riduzione della Pensione ai Superstiti</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="4" width="484">Ammontare dei redditi del beneficiario</td>
<td style="text-align: center;" width="121">%</td>
<td rowspan="3" width="121">Importo spettante alla/al vedova/o della pensione maturata dal defunto</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="2" width="242">Anno 2018</td>
<td style="text-align: center;" colspan="2" width="242">Anno 2019*</td>
<td style="text-align: center;" width="121">di riduzione</td>
</tr>
<tr>
<td width="121">Da</td>
<td width="121">a</td>
<td width="121">Da</td>
<td width="121">a</td>
<td width="121"></td>
</tr>
<tr>
<td width="121">0</td>
<td width="121">€ 19.789,38</td>
<td width="121">0</td>
<td width="121">€ 20.007,39</td>
<td width="121">nessuna</td>
<td width="121">60%</td>
</tr>
<tr>
<td width="121">€ 19.789,38</td>
<td width="121">€ 26.385,84</td>
<td width="121">€ 20.007,40</td>
<td width="121">€ 26.676,52</td>
<td width="121">25%</td>
<td width="121">45%</td>
</tr>
<tr>
<td width="121">€ 26.385,85</td>
<td width="121">€ 32.982,30</td>
<td width="121">€ 26.676,53</td>
<td width="121">€ 33.345,65</td>
<td width="121">40%</td>
<td width="121">36%</td>
</tr>
<tr>
<td width="121">€ 32.982,31</td>
<td width="121">-</td>
<td width="121">€ 33.345,66</td>
<td width="121">-</td>
<td width="121">50%</td>
<td width="121">30%</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="6" width="726">PensioniOggi.it</td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: center;" colspan="6" width="726">*Importo provvisorio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La Sua rendita AVS (ca. €16‘150) è ancora troppo bassa per rientrare nella 1° fascia di riduzione (€20‘007.39); Lei quindi può star tranquilla. L’INPS di tanto in tanto manda dei moduli alle persone che godono di queste pensioni per sapere se godono di altri introiti. Lei ovviamente non lo ha ancora ricevuto, quando Le arriverà un giorno, lo compili senza problemi né pensieri.</p>
<p>3. Le consiglio di chiedere la pensione di vecchiaia INPS, anche se con parecchio ritardo. Ai Suoi 4 anni di contribuzione INPS Lei può aggiungere gli anni di versamenti all’AVS (obbligatoria in Svizzera e facoltativa quando risiedeva in Italia) purché non siano contemporanei ai versamenti INPS. Visti i tanti anni di contribuzione AVS Lei raggiungerà facilmente i 20 anni minimi. Dato i soli 4 anni di contribuzione la Sua pensione INPS sarà molto modesta – ma tutto fa brodo! Visto il grande ritardo; Le consiglio di affidarsi ad un patronato, p.es. ACLI oppure un sindacato. Si informi se Lei può richiedere gli arretrati. Mi tenga informato su quanto riesce ad ottenere! Anche con la modesta pensione INPS, Lei non rientrerà nella fascia di riduzione della pensione di reversibilità, almeno fin quando il franco svizzero non salirà fino alla parità con l’Euro. Salvo eventualmente l’anno in cui riceve arretrati.</p>
<p>Con i migliori auguri.<br />
Dr. Robert Engeler<br />
Avv. Andrea Pogliani</p>
</div>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/imposte-italiane-sullavs-effetti-su-pensione-di-reversibilita-pensione-inps-con-soli-4-anni-di-contribuzione/">Imposte italiane sull’AVS – effetti su pensione di reversibilità – Pensione INPS con soli 4 anni di contribuzione</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un cambio generazionale si annuncia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-cambio-generazionale-si-annuncia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 15:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AVS/AI Assicurazioni Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=7307</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/Engeler-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Dr. Robert Engeler Avv. Andrea Pogliani Cari lettori, Trent’anni fa, l’avv. Ugo Guidi mi disse: “Roberto, ricevo settimanalmente richieste sull’AVS, alle quali non posso rispondere sulla mia rubrica legale. Come avvocato svizzero a Milano le assicurazioni sociali svizzere non fanno parte della mia esperienza professionale, e non ho tempo per approfondire questo argomento abbastanza complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-cambio-generazionale-si-annuncia/">Un cambio generazionale si annuncia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/Engeler-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7307"  class="panel-layout" ><div id="pg-7307-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7307-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7307-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dr. Robert Engeler<br />
Avv. Andrea Pogliani</p>
<p>Cari lettori,</p>
<p>Trent’anni fa, l’avv. Ugo Guidi mi disse: “Roberto, ricevo settimanalmente richieste sull’AVS, alle quali non posso rispondere sulla mia rubrica legale. Come avvocato svizzero a Milano le assicurazioni sociali svizzere non fanno parte della mia esperienza professionale, e non ho tempo per approfondire questo argomento abbastanza complesso. Non potresti occupartene Tu?” Essendo mia moglie giurista specializzata in AVS e con esperienza professionale anche nel 2° pilastro, ho accettato la sfida, e con l’aiuto per molti anni di mia moglie, di un mentore alla Cassa Svizzera di Compensazione a Ginevra e di un avvocato specializzato nell’AI (assicurazione invalidità) ho approfondito man mano la mia esperienza nel settore. Già nel 1992 abbiamo potuto trattare l’argomento AVS nel Congresso del Collegamento a Palermo. Un approfondimento di altro tipo è seguito nella seconda metà degli anni novanta, con il progetto dell’allora consigliere federale Ruth Dreifuss di abolire l’AVS facoltativa con l’entrata in forza degli accordi bilaterali con l’UE a metà 2001. In seno al comitato dell’OSE (Organizzazione degli Svizzeri all’Estero) sono stato nominato referente della battaglia contro questo progetto – purtroppo una delle poche battaglie dell’OSE non vinte! Con molta fatica abbiamo tuttavia raggiunto importanti modifiche: la continuazione dell’assicurazione facoltativa per gli Svizzeri al di fuori dell’UE e continuazione della contribuzione per vari anni per i contribuenti nell’UE già iscritti. Nel 2010/2011 gli ultimi contribuenti in Italia sono stati pensionati, e uno dei grandi argomenti veniva meno. È stato sostituito da problemi fiscali, ma anche quelli man mano sono di-minuiti, per cui dal 2017 da rubrica mensile quasi copiosa come quella legale degli avvocati Guidi e Wiget è diventata rubrica occasionale.</p>
<p>Un anno fa, l’avvocato Andrea Pogliani, Presidente dell’Associazione Gazzetta Svizzera, si è offerto di riprendere questa mia rubrica. Abbiamo deciso di dar effetto a questo passaggio con la nuova impostazione della Gazzetta, in un primo tempo redigendo e firmando gli articoli in due, dopo un certo periodo di affiancamento passando le consegne definitivamente. Sono molto grato ad Andrea per sua disponibilità e orgoglioso di poter presentare un successore così qualificato.</p>
<p>Ringrazio i lettori per la fiducia quasi trentennale.<br />
Dr. Robert Engeler</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo spegnimento del “digitale terreste” oscurerà i programmi RSI nelle regioni di confine con la Svizzera. L’alternativa è il satellite.</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/spegnimento-digitale-terreste-programmi-rsi-nelle-regioni-di-confine-svizzero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 15:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/I-programmi-RSI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Più vicini alla Svizzera grazie ai programmi RSI Addio digitale terrestre Dalla prossima estate non si potrà più guardare la televisione con una semplice antenna, né in Svizzera, né nelle regioni di confine. Per motivi di risparmio, la SSR ha infatti deciso di disattivare il digitale terrestre (DVB-T) il prossimo 3 giugno. Questo non sorprende:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/spegnimento-digitale-terreste-programmi-rsi-nelle-regioni-di-confine-svizzero/">Lo spegnimento del “digitale terreste” oscurerà i programmi RSI nelle regioni di confine con la Svizzera. L’alternativa è il satellite.</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/I-programmi-RSI-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7233"  class="panel-layout" ><div id="pg-7233-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7233-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7233-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Più vicini alla Svizzera grazie ai programmi RSI</p>
<p><strong>Addio digitale terrestre</strong><br />
Dalla prossima estate non si potrà più guardare la televisione con una semplice antenna, né in Svizzera, né nelle regioni di confine. Per motivi di risparmio, la SSR ha infatti deciso di disattivare il digitale terrestre (DVB-T) il prossimo 3 giugno. Questo non sorprende: le cifre sull‘utilizzo del DVB-T erano già modeste ai suoi inizi nel 2009 (7% delle economie domestiche) e sono calate di anno in anno. Attualmente solo l‘1,9% delle economie domestiche ricorre a questa tecnologia.</p>
<p>Nell’abbandono del DVB-T da parte della SSR ha dunque giocato un ruolo importante la sostenibilità economica. Questo tocca anche diversi Svizzeri che abitano su suolo italiano, proprio a confine con la Svizzera, e che ricevono il segnale del digitale terreste e dunque l’accesso ai programmi televisivi di RSI. A partire da giugno questo non sarà più possibile.</p>
<p><strong>Ricevere i programmi RSI? Necessaria antenna, decoder e scheda Sat-Access</strong><br />
Gli Svizzeri all‘estero – nelle regioni di confine o meno – potranno continuare a vedere i programmi RSI in diretta via satellite. Come fare? Si trovano tutte le informazioni dettagliate al seguente indirizzo https://www.broadcast.ch/it/televisione/satellite-dvb-s/<br />
Occorre montare un‘antenna parabolica all‘esterno dell‘edificio in direzione sud. Orientando l’antenna parabolica secondo le indicazioni che si trovano nel sito, è possibile ricevere le reti della SSR in ottima qualità. La ricezione satellitare garantisce una copertura praticamente in tutta Europa. Per decodificare i segnali digitali ricevuti dall’antenna ed elaborarli per il televisore è necessario un decoder o un televisore moderno con sintonizzatore integrato.<br />
La diffusione delle reti della SRG SSR è criptata a tutela dei diritti d‘autore. I diritti di diffusione di molte trasmissioni – anche di RSI – valgono solo per la Svizzera, ma non solo: anche gli Svizzeri all‘estero che sono in possesso di una scheda Sat Access possono captare le reti di SRG SSR in Italia e in Europa. Per il rilascio della scheda è necessario pagare una tassa una tantum, in base alle tariffe vigenti. Per gli Svizzeri all’estero i costi sono di CHF 60.– una tantum +CHF 120.– contributo annuo ai costi di distribuzione per ogni scheda + l’IVA applicata nel Paese in cui è utilizzata la scheda.<br />
Insomma, ovunque abitiate le possibilità di seguire i programmi SRG SSR, rispettivamente di RSI è data: politica, intrattenimento e sport svizzeri direttamente nel vostro salotto.</p>
<p>Trovate tutte le informazioni dettagliate sul sito broadcast.ch<br />
Necessaria una scheda SAT-access.</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Temperature e temperamenti</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/temperature-e-temperamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 14:46:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/libro-copertina-il-peggio-non-3D-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />“Il peggio (non) è passato: aneddoti di una mamma italiana in Svizzera” di Linda Fallea Buscemi – Islandbooks Finalmente, stando al calendario, questo inverno volge al termine; un inverno che però, a dire il vero, non è sembrato affatto degno del suo nome. Dopo tanti giorni di sole, che hanno indotto le piante – e</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/temperature-e-temperamenti/">Temperature e temperamenti</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/libro-copertina-il-peggio-non-3D-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7182"  class="panel-layout" ><div id="pg-7182-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7182-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7182-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>“Il peggio (non) è passato: aneddoti di una mamma italiana in Svizzera” di Linda Fallea Buscemi – Islandbooks</strong></p>
<p>Finalmente, stando al calendario, questo inverno volge al termine; un inverno che però, a dire il vero, non è sembrato affatto degno del suo nome. Dopo tanti giorni di sole, che hanno indotto le piante – e non solo – a credere che fosse arrivata davvero la primavera, qualche giorno fa la colonnina di mercurio è letteralmente precipitata. Mi riferisco ad un fine settimana in cui (con l’occhio lacrimoso per la rinite allergica dovuta ai pollini, che dove abito io impazzano) sono rimasta a casa con la voglia di fare solo quelle piccole cose rinviate nel tempo. Insomma, in realtà … tisane, plaid e casa! Ogni tanto ci vuole e il cambio di stagione, quando fa brutto fuori, sembra proprio invitare a rintanarsi un po’ tra le proprie cose e i propri pensieri. Mi aggiro un po’ stralunata per casa: le risate di mia figlia giungono dal piano di sopra, dove gioca con un’amichetta; le due si stanno sganasciando letteralmente dalle ristate e solo a sentirle, dopo poco, comincio a ridere anch’io e con me il mio cuore (trovo che, come genitore, il suono più bello che si possa udire sia quello pieno delle risate di cuore dei propri figli!). Dopo alcuni minuti, le risate sembrano provenire dal bagno grande, quello pieno di specchi, dove un cassetto, fino ad oggi usato solo ed esclusivamente da me, trabocca di trucchi e belletti. Certo, prima o poi doveva succedere che la mia bambina, sempre più grande, cominciasse a giocare con i miei trucchi. Mi chiede se può usare la mia macchina fotografica – quella buona – per fare un photoshooting, un vero servizio fotografico con la sua amica. Anche se in bagno sembra siano entrati i ladri, non voglio rimproverarla, anche perché ripenso a quando alla sua età (insieme alla mia inseparabile cuginetta) adoravo anche io usare i trucchi di mia zia e indossare, appena possibile, gli abiti di mia madre, borse e scarpe comprese. Prendo la mia macchina fotografica, le ricordo le funzioni principali e improvviso per loro uno sfondo con un pareo leopardato, di discutibile gusto ma senz’altro più simpatico del muro scelto da loro: sono contentissime! In tutto questo da fare, guardo la finestra e non riesco a credere ai miei occhi: nevica! Ma in fondo si sa … marzo è pazzo; ciononostante, non riesco a trattenere lo stupore e gridacchiando piena di meraviglia cerco di coinvolgere le due signorinelle … Macché?! Calma piatta! Le due sono evidentemente stupite, i loro occhi sono sgranati (non per la neve in primavera) e sembrano dire … ma questa che ha? Ciononostante, la loro reazione al mio entusiasmo è pressoché nulla: avverto a malapena un timido yuppie di mia figlia e (come al rallentatore) un tristissimo yeeesss della sua amica. Avete presente quando per errore si ascoltava un 45 giri alla velocità del 33 e la voce usciva leeeenta, cuuupa? Bene. Non posso fare a meno di ridere e dire loro che entusiasmo! Yeeeesss. Questa mia osservazione, fatta un po’ sul serio e un po’ per spirito, sortisce effetti ben più sorprendenti della neve in primavera: scoppiano a ridere, dandosi, di lì a poco, a manifestazioni di entusiasmo che mi trasmettono finalmente un po’ più di soddisfazione. Mi accorgo, per l’ennesima volta, di quanto diversi siano i modi di esternare i propri sentimenti, già tra connazionali e a maggior ragione tra appartenenti a culture diverse. Non esiste giusto o sbagliato, meglio o peggio, il più delle volte si tratta solo di diverse abitudini … a diverse latitudini; temperamenti che si fanno più focosi man mano che le temperature si fanno meno rigide. E che risate, quando mi rivolgo alla piccola ospite complimentandomi con lei per il fatto che … già un’oretta a casa mia e il tuo temperamento ne risente! Mi ritiro nel mio studio, riflettendo su quanto l’ambiente esterno possa influire sul carattere delle persone. Questa, del resto, non è solo una mia idea; esiste, infatti, una disciplina ben precisa, la Antropologia culturale, che studia i diversi tipi di comportamenti sociali degli uomini, le rispettive modalità, tipiche di ogni diversa cultura, nonché il pensiero che regola i comportamenti stessi. Ho letto che gli antropologi concordano prevalentemente sul fatto che emozioni e sentimenti non sono al cento per cento universali, o per lo meno – cosa evidente a tutti – non vengono espressi ovunque allo stesso modo. Dunque, anche gli stati d’animo più sentiti (gioia, dolore, paura, …) non si manifestano in uguali comportamenti nei diversi contesti sociali e in un luogo piuttosto che in un altro. Determinanti, infatti, risultano i modelli culturali recepiti durante l’infanzia e poi, naturalmente, nel corso della vita. Ci sono sensazioni provate in ogni angolo del pianeta, ma le modalità con cui vengono fuori sono distanti anni luce. Si pensi al modo in cui avverte e riesce ad esprimere il senso della “nostalgia di casa” uno scandinavo o un brasiliano (saudade …) oppure ancora -senza andare tanto lontano- un italiano del sud o uno svizzero-tedesco. L’amichetta di mia figlia, con il suo tono da 45 giri messo a 33 per esprimere la meraviglia, ha risvegliato il mio puntuale stupore di fronte al così tanto variegato ventaglio di comportamenti sociali che ho modo di osservare, per lo più da quando ho lasciato il mio “Bel Paese” per trasferirmi a Zurigo. Seduta alla mia scrivania mi sento bene e la giornata uggiosa m’invita a riflettere sul fatto che, giro girando, per fortuna non siamo tutti uguali …</p>
<p><em>lindafallea.buscemi@hotmail.com </em><br />
<em>Per acquistare il libro: www.islandbooks.ch</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Rimesso in discussione il diritto di voto degli Svizzeri all’estero</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/rimesso-in-discussione-il-diritto-di-voto-degli-svizzeri-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 14:34:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/image002-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I detentori di un passaporto svizzero che vivono all’estero possono votare in Svizzera, e perfino candidarsi ad un seggio nel Parlamento. Ma all’interno del paese si levano voci contro i diritti politici estesi a ciò che viene definita la “Quinta Svizzera”. Dopo la fondazione dello Stato federale nel 1848, le Svizzere e gli Svizzeri all’estero</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/image002-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7116"  class="panel-layout" ><div id="pg-7116-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7116-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7116-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I detentori di un passaporto svizzero che vivono all’estero possono votare in Svizzera, e perfino candidarsi ad un seggio nel Parlamento. Ma all’interno del paese si levano voci contro i diritti politici estesi a ciò che viene definita la “Quinta Svizzera”.</strong></p>
<p>Dopo la fondazione dello Stato federale nel 1848, le Svizzere e gli Svizzeri all’estero hanno dovuto attendere esattamente 167 anni prima che uno di loro fosse eletto per la prima volta in Consiglio nazionale. Ciò è avvenuto nel 2015: l’ex diplomatico Tim Guldimann (PS), domiciliato a Berlino, è stato il primo «vero» Svizzero all’estero ad entrare in Parlamento. Vi sono delle ragioni che spiegano questa magra presenza della «Quinta Svizzera» nell’Assemblea federale: contrariamente a Tim Guldimann, che godeva di una certa popolarità nella Svizzera tedesca, la maggior parte dei candidati sono praticamente sconosciuti sia in Svizzera che all’estero. Nonostante questo ostacolo, l’interesse degli Svizzeri all’estero a svolgere un mandato in Parlamento sta crescendo. Nel 1995, solo tre Svizzeri all’estero si erano candidati; nel 2015, il loro numero era di 56. Ci si interessa inoltre sempre più alle elezioni e alle votazioni del proprio paese d’origine: nel 2018 i votanti iscritti sono passati da 172 000 a 174 000 su una popolazione totale di 752 000 espatriati.</p>
<p><strong>Problemi dopo l’elezione</strong><br />
In quanto cittadine o cittadini svizzeri all’estero, vi sono alcuni problemi da risolvere una volta che si viene eletti in Consiglio nazionale. Questi iniziano con l’articolo 10 della legge sul Parlamento: «I deputati sono tenuti a partecipare alle sedute delle Camere e delle Commissioni.» E ciò, personalmente e fisicamente. Impossibile partecipare ai dibattiti dell’Assemblea o a una seduta di commissione attraverso Skype, anche se si abita in Australia. Le spese di viaggio sono a carico dello Stato, che rimborsa a tutti i membri del Consiglio nazionale il viaggio a Berna, indipendentemente dal loro luogo di domicilio, anche se si tratta dell’America latina. Il tragitto è rimborsato fino alla frontiera svizzera. Nel paese, tutti i membri del Parlamento beneficiano in ogni caso dell’abbonamento generale. Vi è tuttavia ancora un altro problema quando si desidera svolgere un mandato parlamentare in Svizzera dall’estero: non è semplice vivere in un paese e fare politica in un altro. Tim Guldimann riassume così il dilemma: «Non si viaggia allo stesso modo in un tram a Zurigo o in un metro a Berlino.» Anch’egli afferma di essere solo parzialmente riuscito ad essere presente nella sua circoscrizione elettorale zurighese, anche se ha lasciato il seggio solo due anni dopo la sua elezione nel 2015.</p>
<p><strong>Dei seggi fissi per gli Svizzeri all’estero?</strong><br />
Tuttavia, si osservano regolarmente dei tentativi tendenti per garantire in maniera istituzionale la presenza della «Quinta Svizzera» in Parlamento. Quasi dieci anni fa due parlamentari hanno proposto senza successo di garantire dei seggi agli Svizzeri all’estero in Consiglio nazionale e in Consiglio degli Stati. A livello europeo, questa soluzione è piuttosto rara: soltanto la Francia, l’Italia, la Croazia, il Portogallo e la Romania possiedono dei seggi parlamentari fissi per i loro cittadini all’estero. Se sia lecito riservare un determinato numero garantito di seggi in Parlamento per i cittadini all’estero è un argomento che prima o poi si ripresenterà. Secondo Ariane Rustichelli, direttrice dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), un gruppo di lavoro si sta occupando del tema. Il suo rapporto, contenente bilancio e raccomandazioni, dovrebbe essere pronto ancora quest’anno.</p>
<p><strong>Alcuni politici vogliono limitare il diritto di voto dei cittadini espatriati</strong><br />
Nel sistema politico svizzero, alcuni vorrebbero piuttosto limitare il diritto di voto dei cittadini svizzeri all’estero invece di ampliarlo. Il consigliere agli Stati PLR Andrea Caroni ha dichiarato a Swissinfo che non ritiene «normale che delle persone che non hanno mai vissuto in Svizzera e non hanno l’intenzione di ritornare un giorno abbiano il diritto di votare, mentre uno straniero molto ben integrato in Svizzera non abbia voce in capitolo su questioni che lo riguardano». Il consigliere nazionale UDC Peter Keller parla dei privilegi di coloro che possiedono il doppio passaporto: questi dovrebbero, secondo il suo parere, decidere dove e come intendono votare. «Questo vale sia per gli Svizzeri che hanno la doppia nazionalità e che vivono qui, sia per gli Svizzeri all’estero che possiedono due passaporti: anche questi dovrebbero poter votare in un solo paese», ha ribadito l’anno scorso nell’ambito di un’interpellanza.</p>
<p>Anche la questione della doppia cittadinanza occupa la Commissione federale delle migrazioni (CFM) che, in uno studio del dicembre 2018, sottolinea il fatto che quasi tre quarti delle Svizzere e degli Svizzeri che vivono all’estero possiedono anche un’altra nazionalità: «Dal punto di vista della politica democratica, si può ritenere come particolarmente problematico che il riconoscimento della doppia nazionalità contribuisca al fatto che un numero crescente di persone siano formalmente cittadine di un paese con il quale esse non hanno o hanno solo pochi legami oltre alla nazionalità. Questo problema è particolarmente importante in Svizzera, poiché gli Svizzeri all’estero dispongono per principio dell’integralità dei diritti di codecisione. Sarebbe opportuno discutere a proposito della durata nell’ambito della quale la nazionalità svizzera può essere trasmessa dagli Svizzeri all’estero alle generazioni successive». Ciò non significa che i diritti civici debbano essere ritirati agli Svizzeri all’estero, come ha dichiarato ai media uno degli autori dello studio. Ma bisognerebbe discutere del diritto di voto che ne deriva automaticamente. Per gli Svizzeri all’estero della prima generazione, il diritto di voto è legittimo. Ma a partire dalla terza generazione al più tardi, non vi sono «più argomenti a favore del diritto di voto.»</p>
<p>In casi estremi, questo gruppo di popolazione potrebbe persino decidere di votare in Svizzera senza aver mai vissuto qui.</p>
<p><strong>La direttrice dell’OSE difende i diritti degli Svizzeri all’estero</strong><br />
La direttrice dell’OSE, Ariane Rustichelli, rifiuta categoricamente ogni limitazione dei diritti politici per gli Svizzeri all’estero. Una limitazione nel tempo priverebbe una parte della popolazione svizzera dalle sue prerogative: «Di fatto, questo significherebbe creare diverse categorie di cittadini.» Inoltre, un gran numero di progetti sottoposti al popolo sono importanti per gli Svizzeri all’estero, indipendentemente dalla durata del loro soggiorno fuori dal paese, in particolare le questioni concernenti l’AVS, le convenzioni internazionali o le relazioni con l’UE. Da notare che la maggioranza dei 752 000 Svizzeri all’estero (oltre 482 000) vivono in un paese europeo, e numerosi di loro tornano regolarmente in Svizzera. Inoltre, il punto di vista esterno di questi cittadini svizzeri all’estero costituisce, secondo Ariane Rustichelli, una ricchezza.</p>
<p>La Svizzera non è la sola ad applicare le regole in vigore, anzi: da un rapporto del Consiglio federale del 2016 risulta a tal proposito che la maggioranza degli Stati europei «non fissino alcuna condizione particolare alla concessione dei diritti politici ai loro cittadini espatriati». Le stesse condizioni si applicano dunque ai votanti residenti in Svizzera. La Germania, la Svezia e la Gran Bretagna stabiliscono condizioni supplementari al diritto di voto degli espatriati. In Svezia, questi ultimi ottengono il diritto di voto solo se hanno abitato in precedenza nel paese. In Gran Bretagna, gli espatriati devono essere stati registrati come elettori nel loro circolo elettorale britannico nel corso degli ultimi 15 anni. La Germania richiede ai suoi espatriati di aver soggiornato nel paese per almeno tre mesi dopo il loro 14. compleanno e che questo soggiorno superi i 25 anni.</p>
<p>Jürg Müller</p>
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	<p>Tim Guldimann, primo «vero» Svizzero all’estero in Consiglio nazionale, riassume il suo dilemma: «Non si viaggia allo stesso modo in un tram a Zurigo o in un metro a Berlino.» Photo Keystone</p>
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	<p>Andrea Caroni, consigliere agli Stati PLR (AR), critica il fatto che una persona che non ha mai vissuto in Svizzera possa votare, mentre uno straniero ben integrato nel paese non abbia voce in capitolo. Photo Keystone</p>
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	<p>Peter Keller, consigliere nazionale UDC (NW), è del parere che gli Svizzeri che possiedono due passaporti «dovrebbero votare in un unico paese», indipendentemente dal fatto se vivano o meno in Svizzera. Photo Keystone</p>
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	<p>Ariane Rustichelli, direttrice dell’OSE, ritiene al contrario che ogni limitazione dei diritti politici significhi «creare diverse categorie di cittadini.» Photo OSE</p>
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		<title>I diritti politici degli Svizzeri all’estero: ultima chiamata per i “ticinesi”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/i-diritti-politici-degli-svizzeri-all-estero-ultima-chiamata-per-i-ticinesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 14:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il 10 febbraio 2019 i cittadini del Canton Ticino hanno approvato una nuova legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici. Tra gli ultimi Cantoni anche il Ticino ha ancorato nella legge che il cittadino all’estero che in precedenza ha avuto un domicilio in Svizzera beneficerà dei diritti politici in Ticino a condizione di avere l’attinenza di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-7087"  class="panel-layout" ><div id="pg-7087-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-7087-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-7087-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Il 10 febbraio 2019 i cittadini del Canton Ticino hanno approvato una nuova legge cantonale sull’esercizio dei diritti politici.</strong></p>
<p>Tra gli ultimi Cantoni anche il Ticino ha ancorato nella legge che il cittadino all’estero che in precedenza ha avuto un domicilio in Svizzera beneficerà dei diritti politici in Ticino a condizione di avere l’attinenza di un Comune ticinese, di essersi annunciato alla rappresentanza svizzera e di avere avuto quale ultimo domicilio in Svizzera un Comune ticinese. I ticinesi che non hanno avuto un domicilio nel Cantone prima di recarsi all’estero hanno la possibilità di iscriversi al registro elettorale entro la fine del 2020 e votare a livello comunale e cantonale.</p>
<p><strong>I motivi del cambiamento della legge</strong><br />
I diritti politici in materia cantonale e comunale dei Ticinesi all’estero sono conferiti sulla base di criteri diversi da quelli stabiliti dal diritto federale per gli Svizzeri all’estero. Questa ha reso sempre più problematica la tenuta del catalogo elettorale per i cittadini ticinesi all’estero. Lo scopo della modificazione costituzionale approvata dai ticinesi in febbraio è stato quello di avvicinare le disposizioni cantonali a quelle federali. Secondo la nuova legge beneficerà dei diritti politici in materia cantonale e comunale “ogni cittadino ticinese all’estero di diciotto anni compiuti il cui Comune di voto ai sensi della legislazione federale è nel Cantone”.</p>
<p><strong>Concretamente il cittadino all’estero che...</strong></p>
<p><strong>...ha avuto un domicilio in Svizzera</strong><br />
beneficerà dei diritti politici in Ticino a condizione di avere l’attinenza di un Comune ticinese, di essersi annunciato alla rappresentanza svizzera e di avere avuto quale ultimo domicilio in Svizzera un Comune ticinese. Egli eserciterà i diritti politici nel Comune dell’ultimo domicilio (che potrà essere diverso dal Comune di attinenza).<br />
<strong>…non ha mai avuto un domicilio in Svizzera</strong><br />
beneficerà dei diritti politici a condizione di essersi annunciato alla rappresentanza svizzera all’estero e li eserciterà nel Comune di attinenza (Comune d’origine). Il cittadino con attinenza in un Comune ticinese, eserciterà pertanto i diritti politici in quel Comune del Cantone Ticino.</p>
<p><strong>Termine ultimo: 31.12.2020</strong><br />
I cittadini ticinesi che non hanno avuto un comune ticinese quale ultimo domicilio prima della partenza all’estero residenti all’estero, hanno tempo fino al 31.12.2020 per completare la procedura per beneficiare dei diritti politici in materia comunale e cantonale. Dopo questa data, il cittadino ticinese che si trova già all’estero potrà chiedere di godere dei diritti di voto in materia cantonale e comunale solo se avrà avuto un comune ticinese quale ultimo domicilio prima della partenza. Se non iscritti, a partire dal 2021 i cittadini ticinesi che sono partiti per l’estero da un altro Cantone perderanno il diritto di voto in Ticino sia a livello comunale sia cantonale. L’invito è dunque quello di non lasciar scadere questo importante termine.<br />
Come annunciarsi e iscriversi al registro elettorale? <a href="https://gazzettasvizzera.org/rimesso-in-discussione-il-diritto-di-voto-degli-svizzeri-allestero/">La risposta viene fornita leggendo questo articolo</a>.</p>
<p>Angelo Geninazzi<br />
Redattore</p>
</div>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/i-diritti-politici-degli-svizzeri-all-estero-ultima-chiamata-per-i-ticinesi/">I diritti politici degli Svizzeri all’estero: ultima chiamata per i “ticinesi”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Henry Dunant, un grande Svizzero &#8230;da Solferino alla Croce Rossa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/henry-dunant-un-grande-svizzero-da-solferino-alla-croce-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 14:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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	<p><strong>L’8 maggio festeggiato il filantropo fondatore della più grande istituzione umanitaria al mondo</strong></p>
<p>Lugano - Nel 1859, il ginevrino Henry Dunant si ritrovò ad assistere alla cruenta battaglia di Solferino e, sopraffatto emotivamente dalle migliaia di soldati lasciati a terra agonizzanti, riportò le sue impressioni in un libro che in seguito diede il via alla nota istituzione della Croce Rossa svizzera, conosciuta in tutto il mondo. Nel 1901 fu il primo vincitore del Premio Nobel per la Pace, appena istituito.<br />
Dal 1948, Henry Dunant, viene festeggiato ogni anno l’8 maggio, giorno della sua nascita, così come la “Giornata mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa”, il movimento umanitario più grande al mondo.</p>
<p><strong>L’esempio</strong><br />
Henry Dunant nacque l’8 maggio 1828 a Ginevra. La sua nota, agiata e religiosa famiglia calvinista gli trasmise il sentimento umanitario che lo pervase profondamente per tutta la vita. Fu grazie alla madre se si potenziò il suo innato amore per il prossimo. La madre, Anne-Antoinette Colladon detta Nancy, discendente diretta di nobili di Francia, organizzava incessanti attività in favore degli indigenti che visitava regolarmente portando con sé il piccolo Henry.<br />
Ella voleva che fosse consapevole di come era composta la società, mostrando anche gli aspetti brutti della vita quali la malattia e la povertà. Fu da esempio nell’intervenire in prima persona per donare conforto spirituale e ogni possibile aiuto concreto. Nel libro “Neutralità e Croce Rossa”, Dunant disse della madre: «Era l’amore in persona. Sempre entusiasta per tutto ciò che era nobile e buono». Il padre Jean Jacques era un patrizio benestante di Ginevra, attivo nella tutela degli orfani.</p>
<p><strong>Profonda umanità</strong><br />
In questa sua infanzia già cosciente dell’infelicità degli altri, invece di giocare con i coetanei, Henry si recava la domenica nel carcere di Ginevra a leggere libri ai reclusi. Giovinetto, amava aiutare malati e anziani abbandonati. A scuola non dette le soddisfazioni sperate dalla madre, ma eccelleva in religione e aveva carisma nel comunicare la sua visione di fratellanza agli altri. Essendo convinto che solo la partecipazione di un grande numero di persone avrebbe potuto eliminare tutta quella sofferenza che egli vedeva intorno a sé, iniziò a riunire a casa sua giovani di tutte le tendenze. Le riunioni si trasformarono in una associazione che si diffuse poi in tutta Europa. Oltre alla “Società delle elemosine” si occupò anche della lotta alla schiavitù e fondò a Parigi l’Alleanza delle Unioni Cristiane dei Giovani (YMCA). Su spinta del padre, divenne impiegato diligente per imprese bancarie e infine uomo d’affari per la Compagnia delle Colonie svizzere di Séfit.<br />
Nel 1853 partì per l’Africa del Nord dove s’imbarcò in un affare grandioso in Algeria. Per mancate concessioni sull’acquisto di terreni, chiese aiuto a svariati pezzi grossi svizzeri, francesi e algerini, ma senza successo, perciò, per scongiurare il fallimento, pensò di rivolgersi al più potente di tutti, l’imperatore Napoleone III, in quel mentre impegnato in guerra nell’Italia Settentrionale.</p>
<p><strong>Il macello di Solferino</strong><br />
Il 24 giugno 1859 avvenne che, proprio come in un mattatoio degli animali di oggi, uno dopo l’altro 40.000 soldati erano restati a terra morti o ancora agonizzanti, sui 300mila uomini coinvolti nella nota battaglia di Solferino. Lo scontro tra truppe francesi e austriache in un sol giorno aveva prodotto quel macello umano. Solo per un puro caso Henry Dunant ebbe sotto gli occhi quell’orrido spettacolo. Dunant, per evitare la bancarotta del suo affare in Africa, aveva seguito Napoleone in Lombardia per donargli un libro elogiativo da lui scritto, nel tentativo di ottenerne i favori. Non solo non ottenne le concessioni per i terreni algerini, ma l’imperatore non gradì nemmeno l’iniziativa del libro. Intanto, però, Dunant aveva assistito, suo malgrado, alla battaglia di quel 24 giugno. Non poté sopportare la visione di tanto sangue e subito scrisse il suo libro più famoso “Souvenir de Solferino”.</p>
<p><strong>Croce Rossa e il Nobel</strong><br />
Il libro su Solferino, pubblicato nel 1862, non fu scritto invano. Descriveva bene sia la battaglia, sia le conseguenze, cioè i soldati lasciati sul campo senza cure. Raccontò come egli stesso aveva organizzato gli aiuti con le donne del luogo e pregando gli abitanti di non guardare alle divise, proclamando a gran voce: «Siamo tutti fratelli!».<br />
Nelle chiese di Castiglione delle Stiviere furono ammassati austriaci, francesi, tedeschi e slavi. Scrive Dunant: «... essi non riposano e, nella loro sventura, implorano il soccorso dei medici e si rotolano disperati nelle convulsioni che termineranno con il tetano e la morte...». Il racconto fu così vivido che riuscì a smuovere le coscienze di molte persone e portò alla creazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) nel 1863 a Ginevra.</p>
<p><strong>Il femminismo e il Nobel</strong><br />
Sciovinismo, ignoranza, tradizionalismo, questi i miserevoli principi ispiratori della guerra, che Dunant (così come il pensiero femminista) attribuiva al genere maschile. Nei suoi scritti, come in “Souvenir de Solferino”, esaltò l’intelligenza, la compassione, la saggezza delle donne, auspicando che avessero il ruolo di civilizzatrici delle nazioni per scongiurare guerre e violenze. Con importanti personalità femminili collaborò, come figura di spicco, al movimento pacifista. Nel 1901 ebbe inizio la cerimonia dei premi Nobel, e il primo premio Nobel per la Pace venne assegnato allo svizzero Henry Dunant, quale “Fondatore della Croce Rossa e ideatore delle convenzioni di Ginevra per i diritti umani”.</p>
<p><strong>Guerre per sempre?</strong><br />
Dunant, non concepiva la legittimazione della guerra, ma auspicava almeno l’umanizzazione della guerra, consapevole della contraddizione in termini: la guerra per quanto possa essere “controllata” provoca carneficine certe, anche nelle cosiddette “guerre di pace”. Tutte le guerre non sono altro che l’espressione della follia umana. Dunant era conscio che nella sua epoca non sarebbe stato possibile sradicare dalla mentalità collettiva “l’inesorabilità” della guerra, altro concetto folle e pretestuoso, dato che nessuna guerra scoppia alla stregua di un fenomeno naturale come un temporale, ma sempre per una decisione a tavolino. Dopo aver tanto lottato e nonostante il riconoscimento del Nobel, egli presagì che l’uomo, specie il sesso maschile come sosteneva Henry Dunant, non avrebbe bandito dal proprio ordinario pensiero la “normalità” della guerra, anche nella moderna epoca. Infatti, purtroppo indovinando, prefigurò: «Un’atmosfera di diffidenza o di odio si spande sempre più sui popoli e si trasforma in una cristianità ben lungi dall’avere lo spirito di Cristo. […] Assisteremo, ma senza poter determinare l’ordine degli eventi, a: rivoluzioni ispirate dall’anarchia, seguite da nuove tirannidi mascherate, una rivincita dall’esito imprevedibile nel duello tra latini e germani, un combattimento gigantesco che probabilmente si rinnoverà per sfortuna di tutti. […] Il riassunto è il seguente: sangue, sangue e ancora sangue, sangue ovunque». Ormai anziano, ricevette una piccola rendita annuale dall’Imperatrice madre Maria Feodorowna di Russia. Il denaro del premio Nobel lo diede in beneficenza e morI nel 1910 povero e malato in una stanza d’albergo a Heiden, dove ha sede il museo a lui dedicato.</p>
<p>Annamaria Lorefice<br />
lorefice.annamaria@gmail.com</p>
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	<p>Jean Henri Dunant, noto come Henry Dunant (1828-1910), vincitore del premio Nobel per la Pace per aver fondato la Croce Rossa. Grande filantropo e pacifista ginevrino, auspicava una società non violenta con il contributo della saggezza delle donne.</p>
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	<p>Nella foto di un collezionista inglese, parte delle migliaia di morti della battaglia di Solferino. (Foto dal sito Guerra sulle Alpi).</p>
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		<title>Maurizio Canetta &#8211; Direttore Radiotelevisione Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/maurizio-canetta-direttore-radiotelevisione-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 13:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/maurizio-canetta-direttore-radiotelevisione-svizzera/">Maurizio Canetta &#8211; Direttore Radiotelevisione Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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	<p><strong>Intervista: Gazzetta svizzera</strong></p>
<p><strong>Maurizio Canetta, quale è la sfida principale del direttore della RSI?</strong><br />
Riuscire a gestire un’azienda di quasi mille impiegati con un budget di 230 milioni che produce e diffonde contenuti audiovideo, audio e digitali in modalità 24/7- ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette - nel rispetto della concessione federale di servizio pubblico e sempre attenti a rispondere alle esigenze e aspettative del pubblico, in un periodo storico di grandi cambiamenti, rivoluzioni e innovazioni. Ogni scelta o decisione è complessa e, spesso, il compromesso è d’obbligo.</p>
<p><strong>Quali sono secondo lei i principali obiettivi della radiotelevisione pubblica in Svizzera (SSR) e quali quelli specifici di RSI nel contesto svizzero?</strong><br />
Abbiamo una concessione che ci attribuisce dei compiti: dal contributo alla coesione nazionale alla promozione di musica, letteratura e produzione audiovisiva svizzera, al contributo alla libera formazione delle opinioni del pubblico, tema particolarmente sensibile in una democrazia diretta. Sono compiti non semplici, ma il fatto che siano scritti e fissati nella concessione è per noi una garanzia importante: quella del senso profondo della nostra presenza e della chiara definizione dei nostri principi e valori.</p>
<p>La RSI vive una situazione di privilegio. Grazie al federalismo, che la SSR pratica con assoluta convinzione, la Svizzera italiana benificia del 22% del totale dei proventi del canone SSR – contributo finanziario e servizi forniti dalla centrale – a fronte del 4% delle entrate che genera attraverso il canone e gli introiti pubblicitari.</p>
<p>La RSI deve sempre riuscire a mantenere il giusto equilibrio tra tre diverse dimensioni: quella regionale della Svizzera italiana, quella nazionale, con la capacità di raccontare il resto della Svizzera a tutti coloro che parlano italiano nel paese, e la dimensione internazionale che ci consente di raccontare il mondo con il filtro svizzero.</p>
<p><strong>L’anno scorso un’iniziativa chiedeva di abolire il canone radiotelevisivo e dunque privare la SSR della sua base esistenziale. Il popolo ha nettamente rifiutato questa proposta. Per quali ragioni secondo lei?</strong><br />
Penso che il fattore decisivo sia stato il desiderio della maggioranza degli svizzeri di conservare un sistema autorevole e indipendente in grado di assicurare voce e presenza a tutte le diverse componenti del paese. L’iniziativa No Billag chiedeva l’abolizione del servizio pubblico e la totale privatizzazione dell’etere. Per gli svizzeri il rischio di cedere ad entità estere il controllo dell’informazione svizzera e sulla Svizzera è insostenibile.</p>
<p><strong>Perché gli Svizzeri all’estero dovrebbero seguire i programmi di RSI e quale programma specifico consiglierebbe?</strong><br />
Per mantenere un legame con le proprie radici e con l’italianità vissuta da un osservatorio molto particolare, che cerca di conciliare l’attenzione alla propria regione con l’apertura sul mondo. E ne abbiamo una testimonianza quotidiana ad esempio grazie alla rubrica dedicata agli espatriati nel programma mattutino di Rete Uno, Alba Chiara. In quei minuti di una telefonata in diretta poco radiofonica si mescolano storie di esperienze che hanno cambiato la vita delle persone, a volte anche radicalmente, ma che non hanno mai dimenticato le proprie radici, il proprio paese e la propria cultura. Quando si è lontani, guardare Il Quotidiano o ascoltare le cronache della Svizzera italiana è un’occasione per cogliere i cambiamenti che il paese sta vivendo, essere informati su quanto succede a casa. Con il sito rsi.ch e l’applicazione Play RSI, poi tutto è ormai s portata di clic a qualsiasi ora.</p>
<p><strong>E quale è il suo programma radiofonico e televisivo preferito?</strong><br />
Sono un consumatore accanito di serie televisive, perché a mio parere rappresentano il vero racconto della società, ne interpretano gli umori e le passioni. Negli ultimi anni è cresciuta molto anche la produzione seriale svizzera con esempi di successo come Der Bestatter (Il Becchino) di SRF o Quartier des banques di RTS. E questa è una delle più importanti future sfide per noi di RSI: riuscire a produrre una serie fiction svizzero-italiana che segua queste orme e che possa essere diffusa in prima serata in tutta la Svizzera. Ci vorrà tempo, perché in quest’ambito produttivo di fondamentale importanza non è solo l’idea iniziale bensì la capacità di saperla sviluppare e scrivere. È un processo che richiederà tempo ma so che nella Svizzera- italiana sono molti i giovani creativi e di talento che potranno proporci le loro idee. E la RSI ben volentieri li aiuterà a svilupparle e a scriverle, offrendo anche la consulenza e l’aiuto di esperti del settore e l’opportunità di confrontarsi con professionisti nazionali e internazionali.</p>
<p>Con i nostri programmi gli Svizzeri all’estero mantengono un legame con le proprie radici e con l’italianità.</p>
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<p><strong>Biografia:</strong> Maurizio Canetta, classe 1956, è sposato e padre di due figli adulti.</p>
<p><strong>Gli studi:</strong> studia lettere e filosofia all’Università di Pavia</p>
<p><strong>Gli inizi:</strong> entra in RSI nel 1980. Dopo il praticantato giornalistico nella redazione del «Telegiornale» a Zurigo, è redattore, presentatore, inviato e capo edizione del «Telegiornale» fino al 1987.</p>
<p><strong>Politica – Sport – Attualità:</strong> In seguito diventa corrispondente da Palazzo federale, produttore della «Domenica Sportiva» e del «Telegiornale». Nel 1993 assume la responsabilità del Dipartimento Sport, nel 2000 quella del «Telegiornale».</p>
<p><strong>Gli approfondimenti e la cultura:</strong> Nel 2007 si occupa di «Falò» e dei magazine di approfondimento dell‘informazione. Nel 2008 assume la responsabilità del settore Cultura TV; a dicembre 2010 quella del Dipartimento Cultura. Dal 2012 al 2014 è responsabile del Dipartimento Informazione.</p>
<p><strong>Al top:</strong> dal 1. giugno 2014 è Direttore dalla RSI e membro del consiglio di direzione della SSR. È presidente del Consiglio di fondazione della “Fondazione Patrimonio culturale” e presidente della Comunità Radiotelevisiva Italofona.</p>
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		<title>L’apprendistato: la formazione professionale diventata modello di successo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/apprendistato-la-formazione-professionale-diventata-modello-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 13:45:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/12/educationsuisse-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Il sistema svizzero di formazione professionale duale che si caratterizza per la combinazione tra pratica e teoria, è considerato un modello di successo. Infatti, la disoccupazione giovanile è bassissima, con una media di 2,4%. Evidentemente questo è merito</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2018/12/educationsuisse-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-6835"  class="panel-layout" ><div id="pg-6835-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-6835-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-6835-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</h3>
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	<p>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</p>
<p><em>Il sistema svizzero di formazione professionale duale che si caratterizza per la combinazione tra pratica e teoria, è considerato un modello di successo. Infatti, la disoccupazione giovanile è bassissima, con una media di 2,4%. Evidentemente questo è merito non solo dell’ottimo sistema di formazione ma anche di vari fattori dell’economia.</em></p>
<p><strong>Preparazione alla scelta della formazione</strong><br />
In Svizzera due giovani su tre optano per una formazione professionale duale, cioè un apprendistato o tirocinio (chiamato così soprattutto in Ticino) che si può intraprendere in oltre 230 professioni.<br />
Già durante la scuola dell’obbligo come anche durante l’anno di transizione (v. Gazzetta di aprile) i giovani affrontano la scelta della formazione post-obbligatoria in modo approfondito. Le scuole e il servizio ufficiale di orientamento professionale, universitario e di carriera sostengono i giovani offrendo vari servizi come colloqui specifici, test attitudinali, biblioteche e infoteche ed altro ancora. Poi tocca ai giovani!</p>
<p><strong>Apprendistato in azienda</strong><br />
L’apprendistato in azienda, privata o pubblica, combinato con la frequenza di una scuola professionale è il tipo di formazione più diffuso. Una volta individuato il proprio campo di interesse bisogna trovare un posto di apprendista e inoltrare la domanda. La candidatura va preparata con cura, allegando i documenti richiesti come pagelle e a volte anche un test come il “multicheck”. Il sito ufficiale www.orientamento.ch dispone di un tool per individuare i posti liberi e offre molti suggerimenti come preparare la domanda.<br />
L’apprendistato dura a seconda della professione dai tre ai quattro anni e, a superamento dell’esame finale, si ottiene l’Attestato Federal di Capacità AFC.<br />
I giovani meno portati allo studio hanno la possibilità di fare in alcune professioni una formazione di solo due anni che si conclude con il Certificato Federale di formazione Pratica CFP. Questo certificato permette comunque di continuare l‘apprendistato fino al diploma AFC.<br />
I giovani ricevono durante l’apprendistato un piccolo salario che tuttavia non permette di essere finanziariamente indipendenti.</p>
<p><strong>Scuole professionali a tempo pieno</strong><br />
Queste scuole, più diffuse nella Svizzera francese e italiana rispetto alla Svizzera tedesca, prevedono vari indirizzi come, ad esempio, scuole d’arti e mestieri, di commercio e sociosanitarie. Esse sono organizzate a livello cantonale per cui le condizioni d’ammissione come pure il numero dei posti disponibili possono variare. Di regola non si riceve nessun salario durante la formazione, che si conclude con gli esami finali e conseguente diploma AFC.</p>
<p><strong>Maturità professionale</strong><br />
Durante l’apprendistato è possibile prepararsi, con più lezioni a scuola, agli esami di maturità professionale. Esiste anche la possibilità di frequentare una scuola a tempo pieno o a tempo parziale dopo l’apprendistato. Il diploma di maturità professionale è offerto in diversi orientamenti e permette l’accesso a una Scuola Universitaria Professionale SUP. Inoltre, consente di accedere ai corsi “passerella” per l’ammissione ad altri studi universitari.</p>
<p><strong>Carriera professionale</strong><br />
Oggi nell’era digitale il mondo del lavoro è in continua evoluzione. È importante continuare ad aggiornarsi e formarsi. In Svizzera anche il settore della formazione professionale superiore offre molteplici possibilità con scuole specializzate superiori oppure con gli esami federali professionali superiori.</p>
<p>Sul sito www.educationsuisse.ch è consultabile un grafico del sistema di formazione svizzero con le relative spiegazioni. Ulteriori domande possono essere rivolte direttamente alle collaboratrici di educationsuisse.</p>
<p>Ruth von Gunten</p>
<p><strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www. educationsuisse.ch</p>
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		<title>Svizzeri all&#8217;estero su instagram</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/svizzeri-all-estero-su-instagram/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 11:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/04/Swissinfo-Portrait-Swissinfo-Albertin-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Le nostre tradizioni ci uniscono La Svizzera all’estero Heidi Amstalden Albertin vive in una colonia creata dagli Svizzeri in Brasile. Questa giurista di 27 anni è fiera di far parte delle famiglie fondatrici. Il mio lavoro: Ho studiato diritto e ho lavorato per un certo periodo come avvocato. Oggi sono una funzionaria, più esattamente assisto</p>
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	<h3>Le nostre tradizioni ci uniscono</h3>
<p><strong>La Svizzera all’estero Heidi Amstalden Albertin vive in una colonia creata dagli Svizzeri in Brasile. Questa giurista di 27 anni è fiera di far parte delle famiglie fondatrici.</strong></p>
<p><strong>Il mio lavoro:</strong> Ho studiato diritto e ho lavorato per un certo periodo come avvocato. Oggi sono una funzionaria, più esattamente assisto un giudice del Tribunale di giustizia dello Stato di São Paulo e sono molto felice di questo lavoro.</p>
<p><strong>Il mio Brasile:</strong> Vivo all’interno di Helvetia, una colonia svizzera fondata in Brasile nel 1888 da quattro famiglie immigrate. Le nostre tradizioni ci uniscono e ci definiscono, ed è la ragione per la quale continuiamo a coltivarle. La tradizione figura perfino nel nome della nostra festa più importante, con la quale celebriamo la festa nazionale svizzera: «Festa da Tradição», ciò che significa «Festa della Tradizione».</p>
<p><strong>La mia Svizzera:</strong> Da quando avevo 4 anni, faccio parte di un gruppo di danza popolare svizzera (il gruppo di danza Helvetia). Nel 2010, abbiamo partecipato alla Festa federale dei costumi a Svitto. Le principali differenze con la Svizzera sono la mancanza di sicurezza e l’instabilità economica.</p>
<p><strong>Il mio cuore:</strong> Il mio ex-ex-nonno Benedicto Amstalden, un Borghese svizzero di Sarnen, nel canton Obvaldo, è uno dei fondatori della colonia. Portare il suo nome è per me fonte di fierezza e un modo di preservare la sua eredità, il suo eroismo e le sue conquiste. Per questo cerco di mantenere vive le tradizioni da lui apportate.</p>
<p>L’intervista completa è stata pubblicata su swissinfo.ch, il servizio online della Società svizzera di radiodiffusione e televisione SSR/SRG, disponibile in dieci lingue. Vivete anche voi all’estero? Allora inviate le vostre foto Instagram dall’hashtag #WeAreSwissAbroad.</p>
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		<title>L’iscrizione al registro elettorale: un gioco da ragazzi!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/iscrizione-al-registro-elettorale-un-gioco-da-ragazzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 11:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Maggio 2019]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Vivere all’estero votando in Svizzera: questo porta ad intrattenere legami particolarmente stretti con la vecchia patria. Ogni persona che desidera avere voce in politica deve però iscriversi preliminarmente in un catalogo elettorale. Oggi vivono all’estero 752’000 Svizzere e Svizzeri. Una gran parte di essi – quasi 600’000 – hanno più di 18 anni e sono</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><div id="pl-6730"  class="panel-layout" ><div id="pg-6730-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-6730-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-6730-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Vivere all’estero votando in Svizzera: questo porta ad intrattenere legami particolarmente stretti con la vecchia patria. </strong><strong>Ogni persona che desidera avere voce in politica deve però iscriversi preliminarmente in un catalogo elettorale.</strong></p>
<p>Oggi vivono all’estero 752’000 Svizzere e Svizzeri. Una gran parte di essi – quasi 600’000 – hanno più di 18 anni e sono dunque autorizzati a votare secondo la legge svizzera. Ma non tutti esercitano i diritti politici che il paese accorda ai suoi cittadini residenti al di fuori delle frontiere. L’anno scorso erano solo 174’000 gli Svizzeri all’estero che erano iscritti in un catalogo elettorale. Coloro che finora non hanno votato potrebbero però richiedere di farlo – in questo inizio di anno elettorale – registrandosi in un catalogo elettorale.</p>
<p><strong>Le condizioni</strong><br />
La procedura è relativamente semplice e dev’essere eseguita solo una volta: chiunque sia iscritto al catalogo elettorale riceverebbe per posta, senza nemmeno chiederlo, il necessario materiale di voto. Le condizioni legali richieste sono semplici: per farsi iscrivere in un catalogo elettorale, bisogna avere almeno 18 anni e un domicilio fisso all’estero, essere annunciati presso la rappresentanza svizzera del paese di residenza e non essere sotto tutela. Questo è tutto. Per l’iscrizione al catalogo non viene percepita nessuna tassa. Inoltre, il voto non costa nulla o quasi ai votanti stessi: soltanto coloro che non possono votare per via elettronica dovranno affrancare la loro busta di voto prima di spedirla.</p>
<p><strong>La procedura</strong><br />
Votare in Svizzera contribuisce ad intrattenere un legame supplementare ed intenso con il proprio paese d’origine. La regola che vuole che le Svizzere e gli Svizzeri all’estero siano sempre iscritti nel catalogo elettorale dell’ultimo comune svizzero in cui hanno abitato rafforza ulteriormente questo legame. Per coloro che non hanno mai vissuto in Svizzera, è il comune svizzero d’origine ad essere competente. Il nome di questo comune costituisce una delle informazioni indispensabili della procedura concreta e semplice per iscriversi nel catalogo: la “Domanda d’esercizio dei diritti politici” è un formulario che si può scaricare online, compilare a mano ed inviare alla rappresentanza svizzera del proprio paese di residenza.</p>
<p><strong>Voce in vari capitoli</strong><br />
Le Svizzere e gli Svizzeri che vivono in Svizzera hanno numerose possibilità per far sentire la loro voce. Essi possono influenzare la vita politica a livello comunale, cantonale e federale con il loro voto. I diritti degli Svizzeri all’estero non sono così estesi, ma questi possono far sentire la propria voce a livello nazionale. Oltre al diritto di voto, essi hanno anche il diritto di firmare le iniziative popolari nazionali e i referendum e candidarsi al Consiglio nazionale, la Camera bassa. Dieci cantoni concedono il diritto di voto ai loro cittadini che vivono all’estero a livello cantonale. Si tratta dei cantoni di Berna, Basilea Campagna, Friburgo, Giura, Ginevra, Grigioni, Neuchâtel, Soletta, Svitto e Ticino.</p>
<p>Come indicato in precedenza, l’iscrizione al catalogo avviene una tantum e non deve essere rinnovata. Essa è valida per tutta la durata del soggiorno all’estero. Su richiesta, le Svizzere e gli Svizzeri all’estero possono però radiare la loro iscrizione. Questa volontà è da indirizzare per iscritto alla rappresentanza del paese di residenza. Sono inoltre radiate le iscrizioni per le quali il materiale di voto non ha potuto essere fornito tre volte di seguito. Tuttavia, anche dopo una radiazione, è possibile farsi iscrivere nuovamente senza difficoltà nel catalogo elettorale.<br />
In Svizzera, le schede di voto e le schede elettorali sono molto spesso spedite fiscamente o inserite tradizionalmente nell’urna. Lo sviluppo del voto elettronico continua comunque ad essere oggetto di un vivace dibattito nel paese. L’e-voting è particolarmente prezioso per le Svizzere e gli Svizzeri all’estero che ricevono spesso il loro materiale di voto per posta troppo tardi, ciò che complica – e talvolta compromette – il loro voto entro i termini stabiliti. Per questo motivo l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero ha chiesto al Consiglio federale e al Parlamento, in una petizione depositata alla fine del 2018, di permettere a tutte le Svizzere e a tutti gli Svizzeri all’estero di votare per via elettronica il più rapidamente possibile.<br />
(MUL)</p>
<p>Domanda d’esercizio dei diritti politici (Multilingue: Tedesco, francese, italiano, inglese) http://ogy.de/register</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Il dietro le quinte della politica e tutte le sfaccettature della cultura in occasione di vacanze su misura</h4>
<p>La politica svizzera ti interessa e desideri partecipare a un programma culturale e sportivo appassionante nel tuo paese d’origine? Allora il nostro campo “Politica e cultura” fa per te.</p>
<p>Alla vigilia del Congresso degli Svizzeri all’estero di Montreux, viene proposto quest’estate per i giovani un campo di vacanze di due settimane, con un programma politico e culturale dedicato al tema “Quale mondo per domani?” e alle elezioni parlamentari del 2019. Questo campo ti permetterà di scoprire il dietro le quinte della politica svizzera attraverso spiegazioni semplici, succinte e neutre. Farai pure conoscenza con il tuo paese d’origine e le sue ricchezze: paesaggi di montagne imponenti, città turistiche fantastiche e culturali diversificate.<br />
Per due settimane viaggerai con altri giovani Svizzeri e Svizzere all’estero trascorrendo la notte in ostelli della gioventù, campeggi, fattorie o sotto le stelle, attorno ad un fuoco. In treno, in bici o a piedi su sentieri di montagna, sarà in ogni caso un’esperienza indimenticabile.<br />
Il campo costa 1030 franchi (programma, pernottamenti, pasti, escursioni e tragitti compresi). Esso avrà luogo dal 3 al 18 agosto 2019 ed è rivolto alle giovani Svizzere e ai giovani Svizzeri all’estero in età tra i 15 e i 21 anni. Sei pronto a trascorrere un’estate appassionante in Svizzera? Allora iscriviti subito! (DB)</p>
<p><strong>Informazioni ed iscrizioni</strong><br />
Troverai informazioni complementari nonché i formulari d’iscrizione per questo campo di vacanze e per altri all’indirizzo www.swisscommunity. org/youth o su www.aso.ch. Il campo «Politica e cultura» è organizzato dal servizio dei giovani dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE), Alpenstrasse 26, 3006 Berna; tel. +41 (0)31 356 61 00, e-mail: youth@aso.ch</p>
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