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	<title>Cose belle dalla Svizzera Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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		<title>Un&#8217;estate per scoprire i luoghi di Guglielmo Tell</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<category><![CDATA[Edizione Luglio Agosto 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/06/Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" />Storia e mito s’intrecciano nella vicenda di Guglielmo Tell, vissuto a cavallo tra XIII e XIV secolo. Non ci sono prove dell’esistenza di Guglielmo Tell ma la sua figura ha segnato l’immaginario e costuitisce uno dei miti fondativi della Confederazione. Simbolo della lotta contro i soprusi del potere, ha ispirato opere teatrali e artistiche che</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/guglielmo-tell-itinerari-svizzera-lucerna-rutli/">Un&#8217;estate per scoprire i luoghi di Guglielmo Tell</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		><h3 class="widget-title">Una apprezzata lingua artificiale da conoscere. Si è appena svolto il 91° Congresso Italiano di esperantisti</h3>
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	<p>Storia e mito s’intrecciano nella vicenda di Guglielmo Tell, vissuto a cavallo tra XIII e XIV secolo. Non ci sono prove dell’esistenza di Guglielmo Tell ma la sua figura ha segnato l’immaginario e costuitisce uno dei miti fondativi della Confederazione. Simbolo della lotta contro i soprusi del potere, ha ispirato opere teatrali e artistiche che inneggiano alla libertà, soprattutto in epoca romantica.</p>
<p>Si narra che Guglielmo Tell, di passaggio ad Altdorf, si rifiutò di rendere omaggio al cappello imperiale e suscitò l’ira del balivo Gessler, il feudatario locale. In cambio della libertà, Gessler impose a Tell di colpire con la balestra la mela sulla testa del figlioletto. Tell centrò il bersaglio e in seguito uccise il balivo a Küssnacht dove era stato condotto prigioniero. Da quel momento Tell decise di opporsi con tutte le forze agli Asburgo e partecipò – sempre secondo la leggenda – alle battaglie decisive di Morgarten, Sempach e Näfels a fianco dei Confederati.</p>
<p>Nei Cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo, che nel 1291 stipularono il giuramento di alleanza (il Patto Federale) sul prato Rütli per estromettere gli Asburgo dai loro territori, si possono rivivere le gesta dell’eroe svizzero visitando i luoghi del mito come la Cappella di Tell a Sisikon con gli affreschi a lui dedicati, il monumento con la balestra ad Altdorf o il Museo Tell a Bürglen.</p>
<p>Chi è interessato a Guglielmo Tell e alla storia della Confederazione può intrapprendere uno degli itinerari tematici che si sviluppano nella Regione del Lago di Lucerna. A piedi o in bici, a bordo di battelli storici e trenini permettono di esplorare le cittadine e le aree boschive che attorniano il Lago di Lucerna e altri laghetti alpini.</p>
<h3>Tell-Trail: 156 km nel cuore della Svizzera</h3>
<p>L’escursione a tappe parte da Altdorf e giunge al Brienzer Rothorn dopo aver attraversato la pittoresca regione del Lago di Lucerna. Durante otto tappe si incontrano laghi montani scintillanti, villaggi ricchi di storia e città di fama mondiale, oltre alle “Big 6” delle montagne della Svizzera centrale: Fronalpstock (Stoos), Rigi, Pilatus, Stanserhorn, Titlis e Brienzer Rothorn. La varietà di flora e fauna e lo spettacolare panorama montano accompagnano l'escursionista lungo tutto il tragitto: <a href="https://gazzetta.link/tell">gazzetta.link/tell</a>.</p>
<h3>Route 1291: tour “storico” per e-bike.</h3>
<p>La Route 1291, un impegnativo percorso circolare di 385 km per bici o e-bike che inizia e finisce a Lucerna. Suddiviso in sette tappe, si può intraprendere sia via Brunnen in direzione Altdorf, sia attraverso la Seetal in direzione Sursee. Tocca località significative per la storia della Confederazione, come il Museo dei Patti federali a Svitto o il monumento a Guglielmo Tell ad Altdorf, e costeggia ben 7 laghi alpini: <a href="https://gazzetta.link/1291">gazzetta.link/1291</a></p>
<h3>ViaSvizzera: a piedi nel mito</h3>
<p>La Via Svizzera è un'escursione che passa in rassegna le radici storiche della Confederazione, attraversando una regione suggestiva e variegata. Lunga 35 km, può essere suddivisa in tappe e percorsa in parte a bordo dei battelli che solcano il Lago di Lucerna: <a href="https://gazzetta.link/viasvizzera">gazzetta.link/viasvizzera</a>.</p>
<p><em>In collaborazione con Svizzera turismo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una fondazione attiva nei valori e nel cuore della Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/fondazione-sasso-san-gottardo-storia-mito-scienza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2025 15:24:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/04/1Senza-nome-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-25077"  class="panel-layout" ><div id="pg-25077-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-25077-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-25077-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Sasso San Gottardo: una fondazione che racconta la Svizzera tra storia, mito e scienza</h3>
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	<p><strong>La Fondazione Sasso San Gottardo valorizza e promuove il patrimonio storico, culturale e naturale della zona, con particolare attenzione alla storia del traforo del San Gottardo e alla tradizione alpina. Un gioiello poco conosciuto. Ne abbiamo parlato con la sua vicepresidente, Ivana Sambo.</strong></p>
<p>Chi non conosce il San Gottardo? Oggi spesso al centro dell’attualità a causa delle lunghe colonne di turisti che si recano da Nord a Sud dell’Europa e viceversa, il Gottardo è da sempre uno dei punti di attraversamento più antichi e strategici delle Alpi. Per secoli è stato un'importante via di transito, un luogo ricco di storia, di miti e di leggende che oggi ispirano quotidianamente le attività della Fondazione Sasso San Gottardo.</p>
<p><em>«Da molti anni sono qui, sfidando ogni tempesta, custodendo segreti e osservando ciò che accade del mondo. Eppure, un tempo ero uno dei segreti meglio custoditi sulla Svizzera. Ho dovuto mantenere il segreto sulla mia esistenza fino al 2001. Il mito del Gottardo» (video di entrata su sasso-sangottardo.ch)</em></p>
<p>La fondazione gestisce dal 2012 a 300 metri dalla fermata dell’autopostale Passhöhe un centro che ospita mostre, eventi e attività educative legate alla storia della regione, alle Alpi e alla Svizzera in generale. La Gazzetta ha visitato la “perla poco conosciuta” e ne ha parlato con Ivana Sambo, vicepresidente della Fondazione.</p>
<p><strong>Signora Sambo, perché una Fondazione “Sasso San Gottardo”? </strong></p>
<p>La Fondazione Sasso San Gottardo, un'organizzazione privata senza scopo di lucro, mira a preservare a lungo termine la fortezza del Gottardo, che è estremamente preziosa in termini di storia culturale.</p>
<p><strong>Come si sono sviluppate le attività negli ultimi 13 anni? </strong></p>
<p>«<em>Abbiamo ampliato in modo massiccio l'area espositiva e ora copriamo tutti gli aspetti del “mito del Gottardo”: dallo spartiacque con i suoi quattro fiumi che scorrono in tutte le direzioni e ai tre viaggi di Goethe sul Gottardo, che a suo tempo hanno dato origine al primo mito del Gottardo e hanno lasciato profonde tracce nella storia, ai cristalli, il tesoro della regione del Gottardo, e alla storia militare del Gottardo. Continuiamo anche a sviluppare eventi culturali. Ogni anno organizziamo il “General Guisan Event” e, insieme ad Andermatt Music, abbiamo lanciato le “Giornate di Goethe”. E non da ultimo Sasso San Gottardo è stato teatro di numerose produzioni cinematografiche (documentari, fiction), servizi fotografici di prodotti, sfilate di moda e concerti.</em>»</p>
<p><strong>E poi ci sono anche collaborazione, come ad esempio con il Politecnico di Losanna (EPFL)…</strong></p>
<p>«<em>Sì, perché la fortezza è un luogo straordinario, ideale per progetti non convenzionali. Come il progetto che portiamo avanti assieme all’EPFL: </em><em>Infatti, in collaborazione con il Centro Spaziale dell'EPFL di Losanna e le università associate, ogni estate viene effettuata la simulazione della base lunare “Mission Asclepios” in una caverna dismessa della fortezza. Tra l’altro, durante questo periodo il centro di controllo è allestito nell'auditorium del museo ed è aperto anche ai visitatori del museo.</em>»</p>
<p><strong>Le attività si indirizzano più a bambini o adulti? </strong><strong>Avete anche scuole? </strong></p>
<p>«<em>Le attività vanno benissimo per ogni età. Molte scuole e famiglie visitano Sasso San Gottardo, così come molti viaggi di gruppo (gite di club e aziendali, viaggi culturali). L’anno scorso abbiamo avuto in visita anche la già Consigliera Federale Viola Amherd assieme agli ambasciatori dei Paesi esteri in Svizzera.»</em></p>
<p><strong>Chi finanzia la Fondazione e come è possibile sostenerla? </strong></p>
<p>«<em>La </em><em>Fondazione è senza scopo di lucro ma con costi di gestione durante 12 mesi e con entrate solo per 4 mesi e mezzo poiché il Passo del Gottardo rimane chiuso tra la fine di ottobre e fino maggio. Ciò comporta una grande sfida per la conservazione dei beni culturali storici e la gestione del museo. Riceviamo dei contributi dai Cantoni Ticino e Uri, mentro lo sponsor principale della nostra mostra perenne su Goethe è la Fondazione Dätwyler.</em></p>
<p><em>E poi ci sono numerosi donatori privati di “Stollenmeter”: per ogni 100 franchi svizzeri donati, ricevono un metro di Stollen con il loro nome o con la dicitura da loro indicata. Anche le istituzioni e le aziende possono aggiungere il loro logo a 5 metri di stollen. Tra l’altro, i Stollenmeter possono essere acquistati/donati online (https://www.sasso-sangottardo.ch/stollenmeter).»</em></p>
<p><strong>Raccomanderebbe agli svizzeri all’estero una visita al Sasso San Gottardo, e perché? </strong></p>
<p>«<em>Assolutamente sì, è un pezzo di storia che ci appartiene e chi vuole conoscere la Svizzera deve conoscere il Mito del Gottardo.</em>»</p>
</div>
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	<p><em>Una vista dal “Sasso”, a pochi passi dal culmine del Passo del San Gottardo</em></p>
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	<p><em>Tra i finanziatori vi sono anche i Comuni di Uri e Ticino che si congiungono in cima al Passo del Gottardo.</em></p>
</div>
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	<p><em>All’interno del Sasso si trova una mostra perenne su Goethe.</em></p>
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	<p>Ivana Sambo è stata molti anni attiva presso Swisscom in varie posizioni, tra cui punto di contatto unico per Fastweb, società affiliata di Swisscom in Italia, nonché delegata agli affari istituzionali per diversi Cantoni e alle relazioni con i media per il Canton Ticino. Oggi la vicepresidente della Fondazione Sasso San Gottardo risiede a Nimis (Friuli).</p>
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		<item>
		<title>Elegante e sobrio come la Svizzera. Così è nato il font più famoso al mondo</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/helvetica-font-storia-evoluzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 19:55:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Aprile 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lugano - I grafici di tutto il mondo lo hanno amato alla sua prima apparizione nel secolo scorso, innovando l’editoria degli anni Sessanta. È il più digitato quando scriviamo con i nostri computer, ma soprattutto troneggia nei loghi di grandi aziende internazionali oltre che nella segnaletica di metropoli europee e statunitensi. Si chiama “Helvetica”, una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/helvetica-font-storia-evoluzione/">Elegante e sobrio come la Svizzera. Così è nato il font più famoso al mondo</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2025/03/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24941"  class="panel-layout" ><div id="pg-24941-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24941-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24941-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Che carattere quella Helvetica! </h3>
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	<p><strong>Lugano - </strong>I grafici di tutto il mondo lo hanno amato alla sua prima apparizione nel secolo scorso, innovando l’editoria degli anni Sessanta.</p>
<p>È il più digitato quando scriviamo con i nostri computer, ma soprattutto troneggia nei loghi di grandi aziende internazionali oltre che nella segnaletica di metropoli europee e statunitensi.</p>
<p>Si chiama “<strong>Helvetica</strong>”, <strong>una icona grafica</strong> ideata nella piccola Svizzera.</p>
<p>Perché proprio questo carattere tipografico, di fronte alla amplissima scelta disponibile, continua ad essere così richiesto? Accenniamo alla sua storia.</p>
<p>Le premesse che portano alla ideazione dell’Helvetica si ebbero in Germania, dato che negli anni Cinquanta la stamperia <strong>H. Berthold AG</strong> creò un <strong>carattere senza grazie</strong>, cioè privo di quegli orpelli grafici che avevano caratterizzato tutti i precedenti tipi di scrittura da quella comune a mano, passando per l’arte amanuense dei copisti di manoscritti, fino a quella stampata.</p>
<p><strong>IL FONT DELLA SALVEZZA</strong></p>
<p>Nel 1957 mentre la ditta germanica guadagnava in prestigio, nel Canton Basilea <strong>Eduard Hoffmann,</strong> direttore della fonderia tipografica <strong>Haas</strong> di Münchenstein, sta rischiando di chiudere i battenti.</p>
<p>Per scongiurare il fallimento commissionò al disegnatore e grafico zurighese <strong>Max Miedinger</strong> un set di caratteri lineari e “puliti”, come quelli della concorrente germanica.</p>
<p>Detto fatto, ne scaturì il carattere Neue Haas Grotesk, in seguito ribattezzato Helvetica.</p>
<p>Il riscontro positivo fu immediato.</p>
<p>Un carattere semplice che <strong>si legge con estrema facilità</strong> e senza equivoci, anche da lontano. Si presta a tutti gli usi, tra i quali gli annunci pubblicitari.</p>
<p>Fu massiccio il suo utilizzo nella cartellonistica, ma anche nella segnaletica urbana: nel 1964 al grafico olandese <strong>Bob Noorda</strong> viene commissionata la <strong>segnaletica della Metropolitana di Milano</strong>. Noorda ritenne che un’Helvetica modificata fosse il carattere migliore per essere letto anche in velocità.</p>
<p><strong>NEGLI USA TUTTI LO VOGLIONO</strong></p>
<p>Nei primi anni Sessanta negli Stati Uniti c’è fermento in ambito tipografico, grazie a <strong>Mike Parker.</strong> Assunto dalla<strong> Mergenthaler Linotype Company</strong>, Parker nel 1961 inserì il carattere svizzero Neue Haas Grotesk (che verrà usato anche per le scritture ebraiche e greche) tra gli oltre 1’000 caratteri tipografici associati all’uso della <strong>innovativa macchina tipografica </strong><strong>Linotype</strong>, diffusasi in tutto il mondo.</p>
<p>Fu lui a ridisegnare e ribattezzare “Helvetica” il carattere ideato a Basilea, dal latino Helvetia ossia Svizzera.</p>
<p>Sulle strade statunitensi spiccano i cartelloni delle réclame che si fanno leggere forte e chiaro. Le agenzie pubblicitarie, dalle più piccole a quelle più importanti, consigliano caldamente ai loro clienti questo font. Un successo che si diffonderà rapidamente nel mondo occidentale.</p>
<p>Nel 1989 il grafico e designer italiano <strong>Massimo Vignelli </strong>si occupò di risolvere problemi di sovrapposizioni e confusione nella redazione di vie e fermate per la metropolitana di New York e delle relative mappe. Sostituì il carattere Standard con un Helvetica modificata quale <strong>carattere tipografico ufficiale</strong>, rendendo chiara la comunicazione ai cittadini facilitando i loro spostamenti.</p>
<p>Mike Parker e Massimo Vignelli sono apparsi nel film “Helvetica”, una pellicola che descrive la storia della tipografia, il design grafico e la cultura visiva.</p>
<p><strong>NELL’ERA DIGITALE È SEMPRE HELVETICA </strong></p>
<p>Siamo nel 1984, ed Helvetica entra a gamba tesa nella grafica dell’era digitale. Quale, tra i caratteri moderni, può superarlo in essenzialità?</p>
<p>Il primo a scegliere di inserire questo font come il principale nella libreria di caratteri disponibili è niente meno che <strong>Steve Jobs</strong> per il suo <strong>Macintosh</strong>.</p>
<p>La scrittura e la lettura scorrono veloci sui monitor di Apple. Poi, a seguire, anche per <strong>Windows</strong> l’Helvetica se la batte e supera il font Arial.</p>
<p>Insomma, il mondo digitale adotta Helvetica proprio a partire da Apple e Microsoft, che lo scelgono anche per caratterizzare i loro brand e la comunicazione al pubblico dei consumatori.</p>
<p><strong>TRA CRITICHE E IMMORTALITÀ</strong></p>
<p>Essenziale, lineare, pulito ma anche elegante: sì, lo confermano anche i designer più critici, aggiungendo però che in tutti questi decenni, Helvetica è stato strautilizzato! Sono trascorsi 68 anni dalla sua nascita e <strong>ancora oggi lo vediamo dappertutto</strong>.</p>
<p>Ci sono molti grafici che detestano Helvetica non solo per la sua onnipresenza ma per ritenerlo un carattere <strong>freddo e noioso</strong>.</p>
<p>Helvetica sulla via del tramonto? Niente affatto, è impressionante la lista di marchi di multinazionali e industrie più note al mondo che continuano ad avvalersene, come Harley-Davidson, Panasonic, Tetra Pak, Kappa, Toyota, American Airlines, BMW, …</p>
<p>Il designer <strong>Wim Crouwel</strong> fu da subito entusiasta di questo font che catapultò la grafica tipografica nell’era moderna: <em>«Helvetica fu un grande salto dal XIX secolo... Ci impressionò molto per la sua neutralità, parola che amavamo molto. Perché in alcuni casi il carattere deve essere neutrale, non deve portare un significato intrinseco nel suo aspetto. Il significato deve uscire dal testo, non dal carattere tipografico».</em> Proprio per la sua neutralità e versatilità lo vedremo in circolazione forse per sempre.</p>
<p>Helvetica ebbe la sua celebrazione al <strong>MOMA di New York</strong> nel 2007, per dei 50 anni della sua nascita, entrando così a pieno titolo nella storia dell’arte contemporanea.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
</div>
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	<p>«<em>Non mi interessa cosa dice, purché sia in Helvetica</em>» (foto Information with clarity).</p>
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	<p>Nella segnaletica urbanistica della metropolitana di New York, un carattere leggibile anche in velocità.</p>
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	<p>Il font Helvetica è entrato nella storia dell’arte contemporanea con la mostra al MOMA di New York nel 2007. Il film “Helvetica”, descrive la storia della tipografia, il design grafico e la cultura visiva.</p>
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	<p>Impressionante la lista di multinazionali e industrie prestigiose che continuano ad utilizzare Helvetica per il loro brand (foto Information with clarity).</p>
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		<title>Eiger, brividi di panico sulla celebre parete nord</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/eiger-brividi-di-panico-sulla-celebre-parete-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 17:16:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2024]]></category>
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		><h3 class="widget-title">Definita l’orco, il mostro, il gigante oscuro… Storia di una montagna bernese che si volle conquistare a costo di molte vite</h3>
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	<p><strong>Lugano –</strong> Tra le alpi più particolari della Svizzera si erge fiera l’<strong>Eiger</strong>: una montagna che ha attirato gli arrampicatori duri e puri di tutti i tempi.</p>
<p>Esattamente 100 anni fa, nel 1924, vi si svolse la prima salita di sci alpino, e tanti altri traguardi, come raggiungere la cima si erano susseguiti fin dal 1800 in una gara a chi arrivava prima. Ma si trattava di gareggiare sui lati sud est ovest, quelli più affrontabili della maestosa montagna.</p>
<p>Tutt’altra storia fu cercare di <strong>affrontare il versante nord</strong>, impresa in cui <strong>si cimentarono gli alpinisti più arditi</strong> fin dai primi decenni del 1900. E non sempre finì bene. Sulle loro storie vi sono libri e film, oltre al documentario disponibile sul web <strong>“L’eco del silenzio”</strong>.</p>
<p><strong>L’INACCESSIBILE PARETE NORD</strong></p>
<p>L'Eiger, alta 3'967 metri, insieme alle sorelle Mönch e Jungfrau situate nell’Oberland Bernese, sono da sempre meta dei più appassionati alpinisti. Ma <strong>l’Eiger è famosa per la sua parete Nord</strong>: talmente problematica da divenire uno dei principali grattacapi per molti alpinisti degli anni Trenta provenienti da tutta Europa. È descritta come una parete “himalayana” per i suoi oltre1’800 metri praticamente in verticale!</p>
<p>Essendo assai poco baciata dal sole è costellata da zone di neve perenne e ghiaccio, con la possibilità di franamenti. Una sfida ardua e rischiosa anche per i più esperti arrampicatori.</p>
<p>Da qualunque punto si iniziasse, alla ricerca di un percorso di arrampicata favorevole, non si riusciva a salire.</p>
<p><strong>LA TRAGICA ODISSEA DI TONI KURTZ</strong></p>
<p>In quell’epoca l’equipaggiamento era quello che era, non esistevano certo tutti gli accessori e i materiali termici odierni che proteggono il corpo e che tengono caldi, ammesso che possano servire nelle circostanze più estreme e sfortunate.</p>
<p>I tentativi di scalata erano infruttuosi, ma <strong>si continuò a provarci a rischio della vita</strong>.</p>
<p><strong>Toni Kurtz</strong> e i suoi compagni <strong>Andreas Hinterstoisser</strong>, <strong>Edi Rainer</strong> e <strong>Willi Angerer</strong> morirono sull'Eiger nel luglio del 1936, provando a scalare la parete Nord.</p>
<p>Si erano formate due cordate separate, quella tedesca con Kurtz e Hinterstoisser e quella austriaca con Rainer e Angerer. Incontratisi sulla parete decisero di unirsi e proseguire insieme, quando una caduta di pietre ferì alla testa Angerer. Dopo quattro giorni, le condizioni dell’austriaco e il peggioramento del tempo fecero desistere il gruppo dal proseguire e iniziarono la discesa. Dovettero prendere una via diversa dall’andata, molto più rischiosa. Investiti da una valanga, tre morirono presto violentemente, mentre Toni Kurtz sopravvisse. Rimase appeso alla corda tra due compagni morti, gridando aiuto. Fu sentito da un guardiano della ferrovia che chiamò i soccorsi.</p>
<p><strong>A POCHI METRI DALLA SALVEZZA</strong></p>
<p>Tre soccorritori arrivarono a circa 100 metri da Kurtz ma non riuscirono a raggiungerlo a causa del tempo inclemente.</p>
<p>Dissero a Kurtz che sarebbero tornati all’alba del giorno seguente, mentre l’alpinista disperato continuava a gridare di aiutarlo.</p>
<p>Il giorno dopo i soccorritori si avvicinarono a 40 metri da Kurtz, miracolosamente scampato alla gelida nottata. Perduto il guanto sinistro, aveva il braccio completamente congelato e quindi bloccato.</p>
<p>La squadra <strong>non poteva salire fino a lui</strong> perché la parete verticale era una lastra di ghiaccio, perciò dissero a lui di scendere. Egli riuscì con sforzo sovrumano, durato 5 ore, a tagliare la corda troppo corta legando insieme dei pezzi recisi in modo da allungarla.</p>
<p>Dopo infinite manovre <strong>nel vuoto e nel gelo</strong>, assistito dai soccorritori che lo incoraggiavano a resistere, Toni Kurtz si fermò definitivamente e disse: «<em>Non ne posso più!</em>». Morì poco dopo.</p>
<p><strong>VITTORIE E FALLIMENTI FATALI</strong></p>
<p>Quello accennato sopra è il caso più eclatante, più ricordato e raccontato, ma altri ne seguirono.</p>
<p>Prima degli anni Trenta la parete Nord non fu mai affrontata proprio perché pericolosissima. Poi, forse per l’arrivo di nuovi materiali con funi un poco più robuste unitamente allo spirito maschile di padroneggiare ad ogni costo anche sulla più inaccessibile Natura, iniziarono le scalate.</p>
<p>Nel 1934 si ebbe la prima cordata, tedesca, arrivata a quota di 2’900 metri dovette arrendersi e tornare indietro. L’anno dopo altra cordata di due tedeschi che a 3’300 metri trovarono la morte e il posto dove furono costretti a fermarsi venne chiamato “bivacco della morte”.</p>
<p>Dopo la tragedia di Toni Kurtz e compagni del ’35, <strong>persero la vita altri alpinisti</strong> tra cui gli italiani Bortolo Sandri e Mario Menti, nel 1938.</p>
<p>Tuttavia, in quell’anno, si registrò il <strong>primo faticosissimo successo</strong>: una cordata austro-tedesca raggiunse la cima e l’impresa fu ben sfruttata nella propaganda nazista.</p>
<p>Negli anni seguenti la scalata fu ripetuta tra vittorie e fallimenti mortali come quello occorso nel 1957 dove perirono italiani e tedeschi in vari punti della parete Nord.</p>
<p><strong>DIVIETI INASCOLTATI</strong></p>
<p>La parete Nord fu cosi conquistata anche se a caro prezzo. All’inizio, fu raccomandato da varie autorità di <strong>non provare la scalata</strong>. In particolare, il comandante militare (esperto alpinista) di Kurz e Hinterstoisser <strong>inviò loro un preciso divieto</strong>, ma i due si erano già avviati sulla parete.</p>
<p>Come riportato da fonti storiche: «<em>La parete veniva considerata talmente pericolosa che un comunicato del Comitato Centrale del Club Alpino Svizzero riferiva che le guide non dovevano sentirsi obbligate ad andare in soccorso di chi si fosse trovato in condizioni critiche sulla parete</em>».</p>
<p>Come non essere d’accordo? Con il dovuto rispetto e provando sincera pena per le vittime, le passioni per gli sport estremi sono lecite con un “ma” più gigantesco dell'Eiger: esse non giustificano il mettere a repentaglio la vita altrui.</p>
<p>I soccorritori dovrebbero essere chiamati in situazioni di emergenza comune, invece succede che si feriscano o decedano per aiutare chi si diletta in amene attività dichiaratamente pericolose.</p>
<p>L’avventura è bella, ma anche di più il lieto fine.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Bellissima e maestosa, forse la montagna Eiger è un simbolo della Natura che avrebbe diritto a mantenere inaccessibili all’uomo alcune sue parti, semplicemente da ammirare in silenzioso rispetto. Sulla sua pericolosa parete Nord sono avvenuti molti incidenti fatali a partire dagli anni Trenta del secolo scorso. Molti alpinisti europei hanno voluto sfidare la sua verticalità che presenta zone di neve perenne, ghiaccio e frequenti frane. Con le attrezzature più moderne cominciarono i primi successi. La prima salita femminile avvenne nel 1964 con l'alpinista tedesca Daisy Voog, mentre la francese Catherine Destivelle salì in solitaria invernale nel 1992. Foto Esquire</p>
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	<p>La vicenda di Toni Kurz è descritta nel libro di Heinrich Harrer “Il ragno bianco” di Heinrich Harrer del 1959. Da un secondo libro, “The Beckoning Silence” (2003) di Joe Simpson, è scaturito il documentario “L’eco del silenzio” della regista Louise Osmond, vedibile gratuitamente sul web. Il film tedesco North Face – Una storia vera (2008) del regista Philipp Stölzl è dedicato alla stessa vicenda. Il “castigo dell'Eiger”, storia thriller, basata su una scalata dell'Eiger, dal quale nel 1975 Clint Eastwood trasse e diresse il film “Assassinio sull'Eiger”, dove lui è anche l’attore protagonista.</p>
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	<p>Luglio 1936. Il povero alpinista tedesco Toni Kurz appeso e semi-congelato in attesa dei soccorsi.</p>
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		<title>1985, nasce a Ginevra la storia dei profumi e degli aromi svizzeri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/1985-nasce-a-ginevra-la-storia-dei-profumi-e-degli-aromi-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 15:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/09/foto-paesaggio-oggi--300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lugano - A riguardo della bella città di Ginevra non tutti sanno che è stata definita la “Silicon Valley delle fragranze e degli aromi”. E precisamente è la terra madre di due importanti realtà nel comparto degli aromi e profumi, le multinazionali Firmenich e Givaudan. I loro marchi, conosciuti in tutto il mondo, hanno una</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/1985-nasce-a-ginevra-la-storia-dei-profumi-e-degli-aromi-svizzeri/">1985, nasce a Ginevra la storia dei profumi e degli aromi svizzeri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2024/09/foto-paesaggio-oggi--300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-24315"  class="panel-layout" ><div id="pg-24315-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-24315-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-24315-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Nel Varesotto una ventina di posti di lavoro saranno assegnati dalla multinazionale svizzera delle essenze Givaudan. </h3>
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	<p><strong>Lugano -</strong> A riguardo della bella città di Ginevra non tutti sanno che è stata definita la “<em>Silicon Valley delle fragranze e degli aromi</em>”. E precisamente è la terra madre di due importanti realtà nel comparto degli aromi e profumi, le multinazionali Firmenich e Givaudan.</p>
<p>I loro marchi, conosciuti in tutto il mondo, hanno una grande storia aziendale che vale la pena conoscere.</p>
<p>Moderne alchimiste, queste due aziende si sono assicurate un <strong>granitico successo</strong> con la creazione di nuove sostanze chimiche o estratti definiti naturali. Le loro molecole, rivendute anche a terzi, sono impiegate per prodotti da profumeria, alimentari e per la casa, utilizzati da milioni di consumatori nel mondo.</p>
<p><strong>FIRMENICH E IL NOBEL</strong></p>
<p>Nel 1895, la futura Firmenich apre i battenti quale azienda chimica e più tardi anche di prodotti di profumeria, sotto la targa “Chuit &amp; Naef” a Ginevra.</p>
<p>Uno dei due soci fondatori, il chimico Philippe Chuit Chuit, assunse un suo parente, il ginevrino Fred Firmenich, che divenne un capace direttore aprendo filiali in Usa e in Francia. Nel 1939, il direttore della sezione ricerca e sviluppo dell'azienda, il croato naturalizzato svizzero Lavoslav Ružička, vince il premio Nobel per la chimica.</p>
<p><strong>L’INGREDIENTE “SEGRETO” DELLA FRESCHEZZA</strong></p>
<p>L’odierna Firmenich SA è la più grande società privata in questo settore. È riuscita a creare tante sostanze vendute sul mercato da diventare la seconda al mondo nel 2017. Nella profumeria, scopre un importante elemento chimico, l’<strong>hedione</strong>, che sebbene non abbia un suo proprio odore è in grado di rendere “fresche” le profumazioni, ad esempio unendolo alle fragranze di agrumi. È con questo ingrediente che, tra altri prodotti in cui è inserito, il famoso profumo maschile ck1 ha riscosso un alto gradimento.</p>
<p><strong>GIVAUDAN, SUCCESSO INTERNAZIONALE</strong></p>
<p>La Givaudan è un'azienda svizzera quotata in borsa, ritenuta a livello internazionale la più grande nel comparto aromi e profumi.</p>
<p>Fondata a Zurigo a metà ‘800, si trasferisce a Ginevra nel 1898. Il suo primo profumo è del 1937, <em>Schocking for Schiaparelli</em>. Ha vissuto una serie articolata di fusioni, ha acquisito numerosi marchi statunitensi, è stata rilevata dalla Roche e poi scorporata come Givaudan.</p>
<p><strong>TRA GRANDEZZE E PROBLEMI</strong></p>
<p>Con le sue acquisizioni in vari Paesi la Givaudan raggiunse proporzioni enormi, quando, nel 1976, qualcosa le sfugge di mano. Nelle Industrie Chimiche Meda Società Azionaria, impresa controllata dalla Givaudan, si <strong>verifica una avaria</strong> con fuga di diossina che provoca danni incalcolabili all’ambiente e alle persone: il disastro Seveso in Lombardia.</p>
<p>Nel campo dell’innovazione <strong>è all’avanguardia</strong>: un’altra meta che intende raggiungere la multinazionale, insieme ad altri due attori imprenditoriali elvetici, Migros e Bühler, sono gli <strong>alimenti coltivati in laboratorio</strong> come pesce e carne a partire da cellule prelevate da animali (anche la Firmenich SA è attiva in questi campi). Una questione assai controversa, di cui si sapranno risvolti ed esiti nel prossimo futuro.</p>
<p>Intanto, Givaudan in Italia ha annunciato lo scorso mese l’ampliamento e l’<strong>assunzione di 20 persone</strong> nello stabilimento di Caronno Pertusella in provincia di Varese, attivo nella produzione di estratti vegetali specialmente per il florido mercato degli integratori. Verrà realizzato un reparto per creare nuove formule di prodotti naturali.</p>
<p><strong>LA QUALITÀ SVIZZERA È TUTTO</strong></p>
<p>Due società Firmenich e Givaudan per le quali <strong>ricerca e sviluppo</strong> e la <strong>garanzia della qualità</strong> dei prodotti hanno consentito il loro costante sviluppo a livello internazionale.</p>
<p>Firmenich ha filiali in 64 Paesi, Givaudan in 45. Firmenich nel 2019 ha ricevuto il premio di World Finance quale società più sostenibile nel settore Flavour&amp;Fragrances.</p>
<p>Nel 2023 la multinazionale olandese DSM attiva nei settori scienza della vita e dei materiali, si è fusa con Firmenich. Insieme, operando con altissima tecnologia, innoveranno ulteriormente la creazione di fragranze e sapori. Ecco perché Ginevra è famosa non solo come sede della diplomazia internazionale e per l’arte orologiera, ma anche come centro creativo e tecnologico mondiale nell’importante settore delle essenze aromatiche.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Sito di Givaudan a Vernier (Archivi di Givaudan)</p>
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	<p>Sito di Givaudan a Vernier, intorno al 1935, fotografato da Charles Edouard Boesch (Archivi di Givaudan).</p>
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	<p>Nel 2018 il fornitore globale di aromi Firmenich, annuncia il fico come "Gusto dell'anno" sulla base del crescente appeal per questo sapore sano e fruttato in tutto il mondo (foto dal sito Prepared foods).</p>
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	<p>Il primo profumo prodotto da Givaudan nel 1937, Schocking for Schiaparelli, creato per la famosa ditta moda italiana.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/1985-nasce-a-ginevra-la-storia-dei-profumi-e-degli-aromi-svizzeri/">1985, nasce a Ginevra la storia dei profumi e degli aromi svizzeri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo spirito e le profezie di Ida Hofmann: è possibile vivere fuori dagli schemi?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lo-spirito-e-le-profezie-di-ida-hofmann-e-possibile-vivere-fuori-dagli-schemi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 18:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2024]]></category>
		<category><![CDATA[Anarchia costruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Monte Verità]]></category>
		<category><![CDATA[Henri Oedenkoven]]></category>
		<category><![CDATA[Ida Hofmann]]></category>
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		<category><![CDATA[Utopia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Vita alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Vita senza schemi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Ascona - Nella massa, in ogni epoca, si distingue sempre una nicchia di persone positivamente differente da tutti gli altri, in grado – consapevolmente o meno – di indicare strade diverse e migliori da seguire. Ostacolate, schernite e ritenute utopiche, esse, in circostanze favorevoli, si rivelano possibili e praticabili. Nel 1900, un gruppo di spiriti</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lo-spirito-e-le-profezie-di-ida-hofmann-e-possibile-vivere-fuori-dagli-schemi/">Lo spirito e le profezie di Ida Hofmann: è possibile vivere fuori dagli schemi?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/12/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-23418"  class="panel-layout" ><div id="pg-23418-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-23418-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-23418-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Molti i significati attuali nel modello di vita alternativo sul Monte Verità che fece scandalo agli inizi del Novecento. Ne parla un libro appena uscito </h3>
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	<p><strong>Ascona -</strong> Nella massa, in ogni epoca, si distingue sempre una <strong>nicchia di persone</strong> positivamente differente da tutti gli altri, in grado – consapevolmente o meno – di indicare <strong>strade diverse e migliori</strong> da seguire. Ostacolate, schernite e ritenute utopiche, esse, in circostanze favorevoli, si rivelano possibili e praticabili.</p>
<p>Nel 1900, un gruppo di <strong>spiriti liberi</strong>, composto da idealisti, artisti, vegetariani e anarchici provenienti da vari Paesi europei, sceglie un colle svizzero del Lago Maggiore per realizzare il sogno vivere <strong>senza condizionamenti esterni</strong> e in modo più salubre per la psiche e il corpo.</p>
<p>Il colle, situato sopra la bella cittadina di Ascona, si chiamava Monte Monescia che il gruppo ribattezzò <strong>Monte Verità</strong>.</p>
<p><strong>Ida Hofmann</strong> – una fondatrice di questa comunità insieme alla sorella <strong>Jenny</strong>, al compagno <strong>Henri Oedenkoven</strong> e ai fratelli <strong>Gräser</strong> – ci ha lasciato una <strong>importante testimonianza</strong> di cosa furono–- tra vicende tribolate e risvolti ironici e gioiosi – i primi anni di quella entusiasmante esperienza.</p>
<p>Il fortissimo e sincero ideale di allora, dopo 123 anni, permea le odierne attività del Monte Verità, visitato da moltissime persone provenienti anche dall’Italia.</p>
<p>«<em>Desidero raccontare </em>– scrive – <em>la vita di alcune persone che, pur essendo cresciute in un tessuto sociale basato per lo più su egoismo e lusso, su apparenza e inganni, sono approdate attraverso malattie del corpo o dell’anima a una nuova consapevolezza e hanno compiuto una svolta per dare alla loro vita un orientamento più sano e naturale. Verità e libertà nel pensiero e nell’azione dovrebbero accompagnare d’ora in avanti ogni loro aspirazione come le più preziose stelle polari</em>».</p>
<p>Nel suo pamphlet “<strong>Monte Verità – Verità senza poesia</strong>” in libreria appena uscito per la Edizioni Casagrande, Ida Hofmann narra di questa “squadra” di utopisti alle prese con un singolare cantiere dove si intendeva costruire un po’ di mondo migliore.</p>
<p>Ella <strong>chiarisce la motivazione</strong> per creare un’isola felice dove abitare, pensare, fare arte, coltivare i prodotti della terra, accogliere liberi pensatori, ospitare in un sanatorio e applicare la Naturoterapia a chi desiderasse cure alternative alla medicina classica: «<em>All’interno delle strutture sociali vigenti, che soffocano ogni sentimento e piegano al servizio dei potenti la forza e le predisposizioni naturali degli individui, è impossibile per questi ultimi raggiungere la libertà. Tale impresa dovrebbe quindi essere tentata su un nuovo terreno, su un appezzamento da acquistare proprio a tal fine</em>».</p>
<p>Il suo compagno venticinquenne Henri<strong>,</strong> benché figlio di un magnate belga, era  profondamente contrario al capitalismo, agognava da tempo quel progetto e trovò in Ida la compagna di vita perfetta: lui ci mise il cuore e il capitale, lei la mente organizzativa e partecipò anche alla parte economica. Subito si formò un piccolo gruppo di amici con gli stessi ideali e pronti a cambiare vita. Separatamente, da Monaco si avviarono a cercare un grande terreno verso i laghi a Sud della Svizzera.</p>
<p>Ida e la sua amica <strong>Lotte</strong> (altra idealista di famiglia benestante e tradizionalista) avevano girovagato sul confine italo-svizzero, dal Comasco al Malcantone. Lungo il loro tranquillo procedere <strong>attirarono l’attenzione di tutti</strong> a causa dell’abbigliamento informale, la pettinatura sciolta, l’essere prive di capello e di calzature.</p>
<p>Subirono con fiera pazienza la curiosità della gente e l’arroganza delle autorità.</p>
<p>A <strong>Porto Ceresio</strong>, sulla sponda italica del Lago di Lugano, solo l’intervento di una postina che si trovò lì per caso <strong>scongiurò l’arresto delle due</strong>!</p>
<p>In merito ai pregiudizi dovuti all’aspetto esteriore, Ida Hofmann scrive: «<em>… non posso esimermi dal notare quanti criminali pericolosissimi per la comunità si muovano in società in abiti eleganti (…) e di fronte a queste mere apparenze le autorità non richiedano mai di vedere i loro “documenti” né li privino della libertà</em>».</p>
<p>Raggiunsero Locarno, finalmente percependo un ambiente più congeniale, e dove si era già trovata l’area giusta per il loro progetto, sopra Ascona.</p>
<p>Su quel colle assolato, con sublime vista sul Lago Maggiore, partirono da zero con la loro nuova vita: «<em>Grazie all’adesione di spiriti affini e al loro sostegno, talvolta anche economico, sarebbero sorte una o più colonie dove il terreno sarebbe stato condiviso, ma sarebbe restato in vigore il diritto di proprietà privata, fondato sui bisogni individuali e sulla produzione il più possibile autonoma di alimenti e oggetti d’uso quotidiano</em>». Nei loro obiettivi c’era la costruzione di scuole, ove non si inculcassero programmi prestabiliti ma, invece, far affiorare <strong>talenti e</strong> <strong>spirito critico</strong>, e poi mulini, fabbriche tessili: «.. <em>non allo scopo </em>– però –<em> di accumulare capitali e vivere nel lusso</em>».</p>
<p>Molte le difficoltà dovute a questioni personali, diversità di intenti e caratteriali, la cui descrizione è assai efficace nelle analisi “psicologiche” dei vari personaggi.</p>
<p>Tra alti e bassi e <strong>tra entusiasmi ed inesperienza</strong>, si costruirono le prime capanne fino ad ottenere in un primo tempo, cinque abitazioni e una stanza di lettura. Soci di levatura e altri con fini poco elevati si alternarono nei primi 2 anni. <strong>I benestanti non erano avvezzi al lavoro</strong>, si dovette ricorrere alla manodopera locale.</p>
<p>C’era chi si allontanava, e <strong>chi fu allontanato</strong> per conclamati difetti di pigrizia, fanatismo o un atteggiamento di anarchia fuorviata. Tuttavia, sempre nuovi soggetti si candidavano per fa parte del Monte Verità. E sempre più affluivano ospiti e visitatori a vario titolo: capitalisti, intellettuali, grandi nomi della cultura internazionale, artisti, naturopati e medici.</p>
<p>Alcuni, dalla mente chiusa, giungevano per mero sfizio di curiosità e per contrastare caparbiamente quei principi, tutti di pari importanza, manifestati sul Monte Verità tra cui: libertà dai dogmi sociali e religiosi, femminismo, veganesimo e le unioni libere tra coppie: «<em>L’amore era per noi l’unione tra due esseri che si realizza “liberamente” in natura e per questo rifiutavamo sia la benedizione della Chiesa sia il riconoscimento dello Stato</em>». Uno<strong> scandalo sociale</strong> che portò pure a un grave sdegno da parte dei genitori di Ida e Henri.</p>
<p>I medici avveduti <strong>sperimentarono su loro stessi</strong> il sanatorio, le cure naturali, il cibo vegano crudo, il nudismo, l’elioterapia, la calma indotta dall’osservazione della natura…</p>
<p>Chiunque veniva accolto: «<em>Un nuovo ospite trascorse con noi l’intero inverno: si trattava di un uomo di ottantotto anni che per la prima volta in vita sua cercò con successo di vivere e mangiare seguendo i principi del vegetabilismo</em> (stile di vita e cibo vegetale ndr.)».</p>
<p>Giornalisti prevenuti personalmente o “spinti” a raccontare le attività della comune attraverso gli occhiali del pregiudizio, facevano da megafono a quanti <strong>non sopportavano tanta libertà</strong>. Alla comune ci si vestiva con pochi indumenti ariosi in estate e, per chi voleva, anche in inverno, ma si poteva anche stare nudi a lavorare, leggere e giocare beneficiando del terapeutico sole e della benefica, profumata aria pura: una vera e propria cura medica naturale a tutti gli effetti. Ma allora, come oggi, la gente non si scandalizzava di tante abitudini e azioni dannose per l’essere umano (come le interminabili ore di lavoro in schiavitù nelle fabbriche e nei campi, dove lavoravano anche i ragazzini), bensì di un corpo nudo per fini curativi che circolava nell’ambito di una proprietà privata quale era il Monte Verità.</p>
<p>Quello di Ida Hofmann <strong>è un libro attualissimo</strong>, ricco di riflessioni pratiche e <strong>profetiche</strong>, di una idealista con i piedi per terra, che conforta e dona speranza, sicuramente da leggere e approfondire ma anche da regalare.</p>
<p>Sul web i nostri lettori troveranno tutte le informazioni per una visita al luogo descritto.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Ida Hofmann nata in Germania nel 1864, fu pianista e insegnante di musica. Abitò 20 anni in Ticino, morì a San Paolo nel nel 1926.<br />
Cofondatrice della comunità Monte Verità, parlando di questo luogo con sguardo profetico ebbe a dire: «… è forse un rifugio per i tempi a venire, quando nel mondo dei fenomeni il contrasto tra idealismo e materialismo, tra amico e nemico, tra vita sana e vita malata, tra menzogna e verità o tra bene e male sarà diventato troppo grande e la battaglia per l’esistenza ne deciderà la scomparsa o la salvezza». </p>
</div>
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	<p>Sei anni dopo l’inizio dell’esperienza della comune, Ida Hofmann, descrive vicende e personaggi tra idealismo, veganesimo e femminismo. Utopisti alle prese con un singolare cantiere dove si intendeva costruire un po’ di mondo migliore.<br />
Il libro “Monte Verità – Verità senza poesia” in libreria dallo scorso ottobre per le Edizioni Casagrande, comprende una prefazione dello scrittore Edgardo Franzosini, una postfazione di Nicoletta Mongini, direttrice Cultura della Fondazione Monte Verità, e un inserto fotografico. </p>
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	<p>La Casa Centrale, 1904 circa.</p>
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		<title>Castello di Trevano una meraviglia storica demolita nel ’61, chissà perché</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/castello-di-trevano-una-meraviglia-storica-demolita-nel-61-chissa-perche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 16:51:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2023]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/04/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Andrebbero meditate le ragioni di una demolizione che lascia interdetti, per non sbagliare più. LUGANO - La testatina di questa rubrica “Cose belle dalla Svizzera” purtroppo questa volta è contraddetta dalla narrazione, in sintesi, dall’amara vicenda, avvenuta nel 1961 nel Luganese, della distruzione di uno spettacolare edificio dell’Ottocento: il “Castello di Trevano”. Un fatto molto</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/castello-di-trevano-una-meraviglia-storica-demolita-nel-61-chissa-perche/">Castello di Trevano una meraviglia storica demolita nel ’61, chissà perché</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2023/04/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-22438"  class="panel-layout" ><div id="pg-22438-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-22438-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-22438-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Andrebbero meditate le ragioni di una demolizione che lascia interdetti, per non sbagliare più</strong>.</p>
<p><strong>LUGANO - </strong>La testatina di questa rubrica “Cose belle dalla Svizzera” purtroppo questa volta è contraddetta dalla narrazione, in sintesi, dall’amara vicenda, avvenuta nel 1961 nel Luganese, della <strong>distruzione di uno spettacolare edificio dell’Ottocento</strong>: il “<strong>Castello di Trevano”</strong>. Un fatto molto brutto, inspiegabile e condannabile.</p>
<p>C’è poi il curioso caso che tale edificio era sorto sulle spoglie di un vero castello medievale, anch’esso, andato distrutto in altra epoca.</p>
<p>Sono struggenti i racconti <strong>di chi lo frequentava nella giovinezza</strong> e descrive le meraviglie dell’ottocentesca villa in stile barocco denominata “Castello”.</p>
<p>Ascoltando questi ricordi trasmessi più volte dalla Televisione Svizzera, e guardando le foto e i video in bianco e nero delle degli ambienti di questa magnifica costruzione, si è assaliti da una sola legittima domanda: <strong>perché? </strong></p>
<p>Di fronte al video del Tg della RSI (5 novembre 1961) risuona terribile l’ignobile boato prodotto dalle 230 cariche di dinamite che in pochi minuti distrussero tutto: un’opera <strong>costruita in 6 anni</strong> e costata, al valore odierno, ben<strong> 12 milioni di franchi</strong>.</p>
<p>E sorge un’indignazione profonda: come è stato possibile cancellare dalla Storia del Canton Ticino una simile <strong>particolarissima opera</strong> che era <strong>conosciuta in tutto il mondo</strong>? Chi lo ha deciso? E chi lo ha permesso?</p>
<p>Per l’immaginario di chi, nato dopo il ’61, non lo ha potuto vedere e godere ma lo ha sempre sentito nominare, il Castello di Trevano è percepito come una assenza sempre presente.</p>
<p>Una vicenda che andrebbe indagata, sia che si sia trattato di “pura ignoranza culturale” per non aver compreso l’importanza di un simile edificio – che avrebbe fruttato economicamente con il turismo e i molti eventi che avrebbe potuto ospitare – sia che si sia trattato di qualche altro<strong> scellerato motivo</strong>, di oscura natura. Tra l’altro, il proprietario del Castello di Trevano morì nel 1881 in <em>circostanze misteriose</em> come riportato dal giornalista e saggista <strong>Giorgio Appolonia</strong>.</p>
<p>Il romantico nome di “Castello” denominò questa principesca villa la cui costruzione, iniziata nel 1871, fu commissionata dal <strong>barone russo Paul von Derwies</strong>, segretario particolare dello zar di Russia, persona di cultura, compositore, nonché magnate immobiliare e delle ferrovie in Patria.</p>
<p>Fu un’opera stupefacente: la costruzione risulta <strong>una delle più prestigiose residenze della Svizzera</strong> e sicuramente un unicum in territorio elvetico. Essa conteneva un teatro privato, la sala da concerti, il più grande atrio mai visto in Svizzera, come anche le indescrivibili <strong>balaustre in cristallo</strong> mai viste prima in Occidente. Interamente decorata con “<em>marmi policromi a mosaico, stucchi, cristalli di Boemia, arazzi ed arredi provenienti dalle collezioni degli ultimi Valois di Francia</em>”. Chiunque visitasse la villa rimaneva a bocca aperta.</p>
<p>Godeva di <strong>un parco di 300 mila metri quadrat</strong>i con piante rare di tutto il mondo, il quale ospitava la fontana più grande del Canton Ticino e con un getto alto 10 metri che anticipò quello famoso del lago di Ginevra. Vi erano, inoltre due laghetti, con una <strong>“terme” romana </strong>provvista di ampia vasca, caldarium e sudario.</p>
<p>“<em>L’unico grande acquario, con sette vasche rappresentanti un’idea romantica dei sette mari –</em> così è scritto in un documento cantonale ufficiale del 2013 – <em>come pure la sola grande serra riscaldata, contenete le ninfee della specie più grandi del mondo … si trovava a Trevano. Un anfiteatro naturale con vista su un curatissimo galoppatoio, una fattoria modello con nevera e caseificio, cascate, grotte in tufo e molti altri elementi, tra i quali una romantica torre finto medioevale e un tempietto della musica giustificavano pienamente quanto si leggeva sulle guide: “<strong>Non esiste un parco più grandioso in tutta la regione dei laghi lombardi</strong>”</em>. Uno dei più grandi parchi della Svizzera.</p>
<p>In queste poche righe è impossibile descrivere la villa nelle sue complete particolarità architettoniche e funzionali, dei materiali pregiati utilizzati, l’espressione della bellezza esterna e interna e degli arredi che la riempivano. Oltre alla villa principale, dotata di cappella, vi erano alcune dépendances tra cui l’ancora esistente “Villaggio svizzero” residenza del numeroso personale, quella per i lavori di ebanisteria e quella del maniscalco collegata alla selleria, alle scuderie e alla rimessa per le carrozze.</p>
<p>Impossibile descrivere anche la bellezza del parco illuminato da <strong>400 lampioni cesellati</strong> funzionanti a gas, con tutte le sue rarità botaniche indigene ed esotiche, con <strong>serre riscaldate</strong>, giardini, orti, un vigneto con uva tipo Merlot, un <strong>pescheto sperimentale</strong> le cui varietà sono oggi presenti in Italia, piscine, statue, grotte, <strong>gallerie sotterranee</strong>, un tempietto per la musica da suonare all’aperto nella bella stagione…</p>
<p>Il barone Paul von Derwis amava l’arte, e nel suo teatro privato come nella sala concerti, tutto l’anno si susseguivano in un <strong>programma senza sosta</strong> gli spettacoli con gli attori della <strong>sua compagnia teatrale</strong> e le esibizioni della sua orchestra privata russa composta da<strong> 60 musicisti più i cantori</strong>.</p>
<p>Pensare ai concerti di musica classica che oggi si sarebbero potuti svolgere in un tale ambiente di <strong>aulica bellezza</strong> come il Castello di Trevano… avrebbero espresso certamente esecuzioni di una più alta vibrazione.</p>
<p>Il barone morì non si sa bene come e dove nel 1881, dopo la morte, nello stesso, anno dell’adorata e prediletta figlia Barbara per una caduta da cavallo. La famiglia torna in Russia e il Castello resta disabitato per 9 anni. Nel 1900 lo acquista il musicista e finanziere franco-americano <strong>Louis Lombard</strong>. Egli proseguì l’attività musicale del barone con musicisti della Scala di Milano. Divenne vice console americano in Svizzera e il Castello ne ospitò la sede. Alla morte di Lombard la famiglia si trasferì in Europa e il Castello fu di nuovo chiuso. Per debiti di tasse non pagate, la proprietà diventa dello Stato del Cantone Ticino nel 1934.</p>
<p>I politici di allora decisero con approvazione del Gran Consiglio di utilizzare l’area per la costruzione delle Scuole professionali di Trevano (Supsi). Così, in quel fatidico giorno del 31 ottobre del ’61, una esplosione controllata demoliva uno dei <strong>maggiori gioielli architettonici, culturali e della storia musicale</strong> del Canton Ticino, per far posto, come se non vi fossero altre aree liberi edificabili (!), ad un grigio complesso scolastico in cemento.</p>
<p>Non è la prima né l'unica distruzione di edifici che, più o meno importanti che fossero, erano comunque parte del paesaggio e della storia ticinese. Evidentemente, il Castello di Trevano non è servito da monito per non sbagliare più.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>1961, al posto del prestigioso Castello di Trevano, demolito da 230 cariche di esplosivo, fu eretto un complesso scolastico in cemento (Foto Supsi).</p>
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	<p>La sala concerti, simbolo importante della storia della musica classica ticinese (Archivio Nadir Sutter).</p>
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	<p>Il teatro dove si esibiva la sua compagnia professionista.</p>
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	<p>Il barone russo Paul von Derwis (1826-1881) eminente personalità in patria, magnate delle ferrovie, mecenate, compositore, ricchissimo, costruì il “Castello di Trevano” che costò oltre 12 milioni di franchi. Fu molto amato dai ticinesi del Luganese: dagli indigenti per le sue molte beneficenze, dai benestanti per i frequenti inviti agli intrattenimenti culturali da lui continuamente offerti. Fece godere l’enorme e bellissimo parco della sua principesca villa alle scolaresche con giochi e distribuzione di dolci e frutta. Alla sua tragica scomparsa gli abitanti di Lugano, accompagnarono commossi il feretro e furono eseguite musiche da lui stesso composte.</p>
</div>
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	<p>L’atrio d’entrata della villa, il più grande realizzato in un edificio in Svizzera.</p>
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		<title>Ristorazione vegana svizzera &#8211; Da zurigo, una lunga storia</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ristorazione-vegana-svizzera-da-zurigo-una-lunga-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 16:19:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2022]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=21533</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/10/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lugano - La Giornata Mondiale Vegana del 1o novembre viene celebrata, oltre che con iniziative culturali-divulgative, anche a tavola con piatti puri, etici, cruelty free, cioè privi di sofferenza animale, 100% vegetali. Ognuno mangi ciò che vuole, un plauso comunque va alla sensibilità di chi ama e rispetta nei fatti la vita degli animali. In</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ristorazione-vegana-svizzera-da-zurigo-una-lunga-storia/">Ristorazione vegana svizzera &#8211; Da zurigo, una lunga storia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/10/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21533"  class="panel-layout" ><div id="pg-21533-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21533-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21533-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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		><h3 class="widget-title">Giornata mondiale vegana, in giro per ristoranti cruelty free svizzeri </h3>
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	<p><strong>Lugano - </strong>La Giornata Mondiale Vegana del 1<sup>o</sup> novembre viene celebrata, oltre che con iniziative culturali-divulgative, anche a tavola con piatti puri, etici, cruelty free, cioè privi di sofferenza animale, 100% vegetali. Ognuno mangi ciò che vuole, un plauso comunque va alla sensibilità di chi ama e rispetta nei fatti la vita degli animali.</p>
<p>In giro per la Svizzera si può trovare una ristorazione vegana degna anche dell’<strong>assegnazione stellata</strong>, per la prima volta, della <strong>Guida Michelin</strong> ad un ristorante al 100% vegano: si tratta del KLE di Zurigo.</p>
<p>Il discorso vegano, fondato sul principio etico di non uccidere né provocare sofferenza agli animali è profondamente connesso con quello del km 0, del biologico e della sostenibilità ambientale dei prodotti alimentari.</p>
<p><strong>Si è veganizzato praticamente tutto! </strong></p>
<p>Nella Svizzera che fonda la sua gastronomia in carne e formaggi, lo spazio conquistato dalla gastronomia cruelty free è davvero notevole, considerato che più a Nord si va, meno è presente la varietà di prodotti orticoli tipica delle aree più calde, con ovvia ricaduta su piatti composti da elementi animali in forma diretta o derivata.</p>
<p>A livello casalingo come si può vedere su youtube, si è veganizzato praticamente tutto dai formaggi e tutti i prodotti caseari, dalla “carne”, al pesce (caviale e sushi compresi), salumeria e affini d’ogni tipo, per non parlare del reparto dolciario…</p>
<p>E naturalmente si sono poi scatenati gli chef, molti dei quali negli ultimi anni sono diventati chef vegani.</p>
<p><strong>1898, il coraggio degli zurighesi</strong></p>
<p>Ebbene sì, il Guinness dei Primati ha stabilito che il primo ristorante vegetariano del mondo è nato in Svizzera.</p>
<p>Certo che ce ne volle di coraggio nel 1898 ad aprire un ristorante vegetariano in pieno centro a Zurigo!</p>
<p>Chi era quell’avventore che invece di mangiarsi le zuppe a casa sua non desiderasse “andare al ristorante” proprio per gustare ben altri manicaretti? Qualcuno fuori di testa.</p>
<p>Cento anni fa, la carne animale era considerata un plusvalore assoluto in termini di nutrizione, idea, peraltro, che ancora permane nella mentalità collettiva odierna, seppure studi approfonditi smentirono in seguito tale concetto, come la famosa <strong>ricerca di Cambridge del 2010</strong>.</p>
<p>Dunque, la storia: un giovane tedesco, <strong>Ambrosius Hiltl</strong>, divenne vegetariano per curare la gotta che lo avrebbe portato presto alla morte secondo i suoi medici curanti. Giunto a Zurigo, volle rilevare il locale ristorante vegetariano, incurante delle reticenze di parenti ed amici su questo azzardo commerciale che lo avrebbe portato a un sicuro fallimento.</p>
<p>Esiste tutt’oggi <strong>la porta secondaria</strong> da dove i primi clienti con alimentazione kosher e altri estimatori passavano, felici di tale iniziativa, ma <strong>timorosi di essere visti</strong> entrare dalla porta principale.</p>
<p>Non mangiare carne, ricordiamolo, in quel tempo come fino a qualche decennio fa, dimostrava che un individuo fosse povero non certo che adottasse, per scelta, <strong>uno stile di vita sano</strong>.</p>
<p>Non solo il ristorante non fallì, ma<strong> ebbe un successo tale</strong> che passò per quattro generazioni della famiglia Hiltl, tuttora felicemente titolare, e offre piatti vegani al 100% cruelty free.</p>
<p>L’Hiltl ha fatto da apripista in Europa, e Zurigo vanta ristoranti di gran nome conosciuti a livello internazionale.</p>
<p><strong>Straordinario canton ticino</strong></p>
<p>Se Zurigo è la città con la popolazione più amante dei ristoranti vegani e vegetariani, l’intero Canton Ticino nel giro di un decennio ha visto <strong>proliferare locali vegani</strong> un po’ ovunque.</p>
<p>«<em>Piatti vegani? Purtroppo non siamo attrezzati per queste novità…</em> » Era il 2011 e le risposte ad un sondaggio sul ristoratore medio erano di questo tipo.</p>
<p>«<em>Non possiamo specializzarci in preparazioni che richiederebbe solo un cliente su 1000… Da noi non capitano i vegani, casomai qualche vegetariano…</em>».</p>
<p>All’osservazione di come un minestrone, la pasta o gli gnocchi al pomodoro e basilico, la pizza con le verdure, e via elencando una quantità di <strong>piatti della cucina più semplice e tradizionale fossero di per sé vegani</strong>, c’era chi restava spiazzato.</p>
<p>Una certa chiusura mentale impediva loro di comprendere che evitando di aggiungere l’elemento animale, ogni piatto è “giocoforza” vegano. Senza contare, inoltre, che pietanze 100% vegetali sono richieste anche da perfetti carnivori, vuoi per alleggerire il pasto di mezzogiorno per affrontare meglio il lavoro pomeridiano, o per assaporare verdure preparate in modo inusuale secondo l’estro dello chef. Queste le argomentazioni che si portavano per convincere i ristoratori ticinesi ad aprire le loro vedute. Altri tempi.</p>
<p>Oggi, soprattutto nel Luganese, Bellinzonese e Locarnese fino al Mendrisiotto, si può dire che con estrema facilità indigeni e turisti possono accedere a piatti vegetali semplici o più elaborati in quasi tutti i locali ricettivi. Nei centri cittadini si possono fare colazioni vegane, e via a seguire con pizze e altre preparazioni da asporto, fino a pranzi e cene di<strong> alta gastronomia</strong> nei vari ristoranti vegani, segnalati anche sul web.</p>
<p><strong>Alla fine, basta che sia vegan</strong></p>
<p>In conclusione, nei locali di ristorazione di qualsiasi ordine e grado dal Grand Hotel alla mensa per camionisti, se c’è un minimo di professionalità, mangiare 100% vegetale non è più un problema, specie se si attinge alla <strong>buona cucina mediterranea di un tempo</strong> quella a base di legumi e verdure ad accompagnare pasta, gnocchi, riso …</p>
<p>Altra cosa è inoltrarsi, come detto, nel <strong>magico mondo della ristorazione vegan</strong> vera e propria, con i loro chef strettamente vegani che con la loro creatività stuzzicano i palati dei <strong>buongustai etici</strong>, con i piatti più sfiziosi e conturbanti che la cucina possa sfornare. Alla fine, basta che sia vegan.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em></p>
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	<p>Zurigo, fine Ottocento/primi Novecento: alcune delle famigliari con Ambrosius Hiltl, davanti al primo ristorante vegetariano al Mondo</p>
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	<p>Oggi, sempre nella sede storica vicino alla Bahnhofstrasse lo Haus Hiltl, offre un menù à la carte, ma anche il famoso “Hiltl Buffet”, con oltre 100 prelibatezze fresche fatte al momento comprensive di salutari succhi di frutta. </p>
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	<p>La famiglia Hiltl capostipite, per 4 generazioni, dell’Haus Hiltl, che ha oggi una catena di locali in Svizzera e in Inghilterra.</p>
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	<p>Piatto dello chef Simone Salvini</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/ristorazione-vegana-svizzera-da-zurigo-una-lunga-storia/">Ristorazione vegana svizzera &#8211; Da zurigo, una lunga storia</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lugano bella e sconosciuta: dalla statua della libertà allo sfregio degli stemmi nobiliari</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lugano-bella-e-sconosciuta-dalla-statua-della-liberta-allo-sfregio-degli-stemmi-nobiliari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2022 21:06:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Settembre 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/08/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Un libro-guida alla scoperta di una cittadina carica di storie curiose e misteriose, scritto da Jonas Marti È sempre interessante scoprire fatti curiosi e sconosciuti dei luoghi in cui si vive o che si ama visitare. Lugano è la cittadina di origine di molti svizzeri all’estero o anche tappa di passaggio per raggiungere la Svizzera</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lugano-bella-e-sconosciuta-dalla-statua-della-liberta-allo-sfregio-degli-stemmi-nobiliari/">Lugano bella e sconosciuta: dalla statua della libertà allo sfregio degli stemmi nobiliari</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/08/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-21263"  class="panel-layout" ><div id="pg-21263-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-21263-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-21263-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Un libro-guida alla scoperta di una cittadina carica di storie curiose e misteriose, scritto da Jonas Marti</strong></p>
<p>È sempre interessante scoprire fatti curiosi e sconosciuti dei luoghi in cui si vive o che si ama visitare. Lugano è la cittadina di origine di molti svizzeri all’estero o anche tappa di passaggio per raggiungere la Svizzera interna dall’Italia, o, ancora, una meta vacanziera importante del Canton Ticino, insieme con Locarno.</p>
<p><strong>Jonas Marti</strong>, giornalista luganese, nel suo libro “<strong>Lugano, la bella sconosciuta</strong>”, scandaglia con dovizia storico-curiosistica la cittadina posta sull’omonimo lago (detto anche Lago Ceresio), facendoci scoprire <strong>particolari singolari e misteriosi</strong>, ignorati anche agli stessi luganesi.</p>
<p>Il libro è ricco di fatti, episodi e personaggi, da cui traiamo qualche brano, per invitare ad osservare la cittàcon più calma e attenzione… con occhi diversi, meravigliati.</p>
<p><strong>La statua della libertà costruita prima di quella di new york</strong></p>
<p>Lugano costruì “<strong>la sua statua della Libertà</strong>” nel 1844, ad opera dello scultore <strong>Francesco Somaini</strong>, ben qurant’anni prima di quella di New York conosciuta tutto il mondo. “<em>Ma la sorprendente somiglianza con la sorella americana</em> - narra il libro - <em>nasconde un trabocchetto. La statua luganese, che da quasi due secoli domina la città dall’alto ben salda alla sinistra del frontone che decora la facciata di Palazzo Civico, non rappresenta la Libertà, bensì la Religione</em>”.</p>
<p>Infatti i simboli che scorgiamo in essa sono i raggi che circondano il capo, il globo con una croce posto nella mano destra e un calice nella mano sinistra, a simboleggiare i raggi della luce contro le tenebre, la vittoria di Cristo e il culto eucaristico dei devoti.</p>
<p>La vera “statua della Libertà” di Lugano è situata al lato opposto del frontone, quello destro.</p>
<p><strong>Lo storico Palazzo Civico</strong>, sede del municipio, è tutto un brulicare di statue e decori allegorici “<em>… espressione della forte carica ideale ed etica del pensiero repubblicano laico che a metà Ottocento regnava a Lugano</em>”.</p>
<p><strong>La prima fontana d’acqua potabile in centro a lugano</strong></p>
<p>Turisti e residenti ci passano davanti distrattamente, ne usufruiscono per qualche occasionale bevuta estiva, ignorando che questa fontana ha una sua storia.</p>
<p>“<em>Chissà cosa pensarono i luganesi di fine Ottocento, quando per la prima volta bevvero l’acqua fresca  che scorreva dalla fontana di Piazza Dante. La fontana è una delle prime tre istallate  Lugano nel 1895, costruita per festeggiare l’arrivo della prima condotta di acqua potabile in città</em>”.</p>
<p>Annota l’Autore che la popolazione dell’epoca considerò l’evento un’impresa eccezionale oltreché fondamentale per<strong> il benessere e la qualità della vita delle persone</strong>, benché l’acqua potabile fosse, per ora disponibile solo dalle fontane e non ancora nelle proprie case.</p>
<p>Fu comunque un enorme miglioramento poiché fino ad allora gli ottomila residenti prendevano l’acqua da pozze sotterranee con qualche rischio dal punto di vista igienico.</p>
<p>Questa fontana la si può definire “errante” per essere stata spostata, durante oltre un secolo, in vari punti della piazza, come si può vedere dalle foto, finendo addirittura in un magazzino comunale per essere poi posta in un altro punto della città.  Nel 1967, <strong>fu ricollocata in Piazza Dante</strong> prima davanti a un porticato, rivolta verso la piazza, e infine nell’attuale posizione.</p>
<p><strong>La nobiltà vietata, lo sfregio degli stemmi</strong></p>
<p>Dove s’e mai visto lo sgarbo di eliminare i decori nobiliari posti sulle facciate degli antichi palazzi? A Lugano è accaduto. “<em>In via Cattedrale ci sono due palazzi che nascondono una storia curiosa…</em>”. Osservando le cornici in pietra dei due portoni, si vede chiaramente la <strong>“cancellazione“ con scalpello dei simboli degli stemmi nobiliari</strong> posti in cima all’arcata. “<em>Chi è stato a rimuoverli? Quando? E perché? Per rispondere dobbiamo tornare indietro al 1798, quando a Lugano, sotto la spinta della libertà e dell’uguaglianza portate in giro per l’Europa da Napoleone, le autorità decisero clamorosamente di bandire la nobiltà. «Le distinzioni di nobiltà, e feudalità, gli emblemi gentilizi e simili sono le odiate insegne del fasto Aristocratico. La Democrazia non conosce altro distintivo, che quello del merito, e de’ talenti»</em>”.</p>
<p>Nessuno prese la cosa sottogamba, dato il<strong> ferreo Proclama del 14 marzo</strong> da attuarsi rapidamente secondo quanto deciso dal Consiglio provvisorio di Lugano: «<em>… tutti gli stemmi, ed armi gentilizie, lavorini di livrea, ed altri distintivi di nobiltà dovranno essere levati nel termine di otto giorni…</em>», e chi non avesse attuato tali misure sarebbe stato considerato un nemico del popolo. Fu un mese di marzo all’insegna della eliminazione delle tracce nobiliari per ogni via ospitante i palazzi aristocratici. <strong>I nobili e i patrizi vennero assimilati al popolo </strong>quali comuni cittadini. Durante la Restaurazione, riacquisirono gli antichi privilegi, ma questi vennero poi definitivamente aboliti (di fatto in gran parte e almeno sulla carta) nel 1848 dalla Costituzione federale.</p>
<p><strong>Il sasso delle streghe</strong></p>
<p>“<em>Una mappa celeste, con le posizioni degli astri? Una cartina geografica? Confini di proprietà? Oppure segnali di antichi pastori? I curiosi segni incisi sull’enigmatico Sasso della Predescia, in incantevole posizione a strapiombo sul lago nei boschi sopra Gandria, sono ancora aggi avvolti dal mistero e non si contano le ipotesi sul loro significato. Le incisioni sono numerose e di diverso tipo</em>”. Questo strabiliante masso erratico trasportato dai remoti scioglimenti dei ghiacciai, presenta da un lato <strong>un profilo di volto umano</strong> e dall’atro lato un profilo animalesco. Sulla sua superficie vi sono incisioni protostoriche, canalaletti, croci ma soprattutto “coppelle” ossia conche circolari o, a volte, quadrate, che probabilmente <strong>testimoniano lo svolgimento di riti pagani</strong> di vario tipo sopra la “testa” nel masso.</p>
<p>Probabilmente le croci furono realizzate più tardi quando il cristianesimo andava esorcizzando i luoghi di ritualità pagana.</p>
<p>Solo lo<strong> spettacolare paesaggio</strong> che si manifesta sotto il masso vale la pena di una visita in questo affascinante e bellissimo sito naturale.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Jonas Marti giornalista, ha scritto il suo primo libro-guida Lugano la bella sconosciuta, ricco di fatti curiosi e sconosciuti agli stessi abitanti di Lugano e dintorni (Fontana Edizioni). In copertina, “la statua della Libertà” (in realtà della Religione) costruita ben quarant’’anni prima della omonima statua di New York.</p>
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	<p>La prima fontana che diede accesso all’acqua potabile alla cittadinanza luganese nel 1895 in una illustrazione dell’epoca. Oggi è in altra posizione sempre in Piazza Dante.</p>
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	<p>La testimonianza della cancellazione degli stemmi nobiliari dovuta al Proclama del 14 marzo del 1798.</p>
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	<p>Il misterioso masso erratico “il Sasso delle streghe”, usato nei tempi antichi per riti pagani.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lugano-bella-e-sconosciuta-dalla-statua-della-liberta-allo-sfregio-degli-stemmi-nobiliari/">Lugano bella e sconosciuta: dalla statua della libertà allo sfregio degli stemmi nobiliari</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Terme libere per tutti, benefico punto d’incontro tra Italia e Svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/terme-libere-per-tutti-benefico-punto-dincontro-tra-italia-e-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Apr 2022 18:38:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Maggio 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/04/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Le storiche vasche dei bagni di Craveggia, una surreale gita tra Piemonte e Canton Ticino Craveggia (Piemonte) - I Bagni di Craveggia rappresentano uno dei rari esempi di terme libere. Sono una frazione di Craveggia, comune italiano della Val Vigezzo, ma si ritrovano posizionati in Svizzera, precisamente in Ticino nella Alta Valle Onsernone sopra Locarno:</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/terme-libere-per-tutti-benefico-punto-dincontro-tra-italia-e-svizzera/">Terme libere per tutti, benefico punto d’incontro tra Italia e Svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/04/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-20788"  class="panel-layout" ><div id="pg-20788-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20788-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20788-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Le storiche vasche dei bagni di Craveggia, una surreale gita tra Piemonte e Canton Ticino</strong></p>
<p><strong>Craveggia (Piemonte) -</strong> I Bagni di Craveggia rappresentano uno dei rari esempi di terme libere. Sono una frazione di Craveggia, comune italiano della Val Vigezzo, ma si ritrovano posizionati in Svizzera, precisamente in Ticino nella Alta Valle Onsernone sopra Locarno: per questo sono anche considerati una “enclave” italiana in territorio svizzero.</p>
<p><strong>Una storia travagliata<br />
</strong>Come per altre enclave, questa si venne a creare in tempi remoti per le solite questioni di rivalità nel contendersi un territorio ricco di pascoli soleggiati ai quali ambivano gli abitanti dei vari villaggi situati in basso, all’ombra, nelle valli italiane e svizzere.</p>
<p>Un contenzioso infinito portato avanti anche a suon di legnate tra le parti, e di cui si occupò infine una apposita commissione nel 1806 che assegnò definitivamente questo lembo di terra all’Italia. Durante la seconda guerra mondiale qui si verificarono alcune dolorose vicende partigiane legate alla “Repubblica dell’Ossola”.</p>
<p>Quivi agivano molte famose brigate partigiane in attesa degli alleati, nella speranza che  intervenissero presto su questo territorio strategico per la presenza del tunnel del Sempione. Viceversa i nazisti non tolleravano l’esistenza di una zona piccola ma libera nella vasta regione da loro conquistata.</p>
<p>L’aiuto sperato venne invece da parte dei ticinesi e dei vallesi fortemente interessati a preservare questo luogo. Nel 1944 circa 250 civili, oltre ai partigiani feriti, cercarono rifugio nell’albergo dei Bagni di Craveggia, anche durante la Battaglia della Frontiera in corso tra forze della Resistenza e armate nazifasciste. L’Ossola ridivenne definitivamente libera nella primavera del ’45.</p>
<p><strong>Un albergo sfortunato<br />
</strong>La frazione “Bagni di Craveggia” è così denominata per la presenza degli antichi bagni, le cui acque erano conosciute nel Medioevo e documentate ufficialmente nel 1352. L’acqua salino-termale dei bagni fuoriesce ad una temperatura di 28 gradi e presenta elementi minerali e proprietà “jodo-ferro-magnetiche” utilizzate, come declamava una réclame dell’epoca,“per cure interne ed esterne”.</p>
<p>La loro efficacia è descritta come utile nelle gastralgie, nelle malattie linfatico-ghiandolari e della pelle. Un’acqua che si può anche bere, pur se a volte non gradevole, lasciandola raffreddare.</p>
<p>Sono definite acque semi-termali e restano in un certo senso un mistero in quanto nella storia si ebbero molte guarigioni definite miracolose, pur senza avere le caratteristiche delle acque termali più quotate.</p>
<p>Le acque curative di questa piccola area iniziarono ad essere impiegate all’inizio del 1600, per cui i Bagni furono molto frequentati tra il 1800 e il 1900. L’arrivo di forestieri, specie dalla Svizzera, fece sorgere nel 1818 un albergo che portò lavoro e un certo benessere nell’Alta Valle Onsernone.</p>
<p>All’edificio furono fatte migliorie e ampliamenti per cinque anni, ma nel 1881 fu quasi completamente distrutto da un incendio, forse doloso.</p>
<p>La ditta italiana vigezzina di Giuseppe Magetti ricostruì l’edificio con la speranza di portare i Bagni all’epoca d’oro precedente. Purtroppo la cattiva stella non abbandonò quel sito e diede anzi il suo colpo finale: una valanga rovinò sulla frazione di Craveggia nel 1951… per la mini-enclave fu la fine. Il luogo rimase disabitato e quasi inselvatichito per decenni.</p>
<p>Solo escursionisti di passaggio hanno potuto continuare ad immergersi nelle vecchie vasche colme d’acqua, in uno scenario a volte quasi tetro, se pur affascinante, di una ambientazione spoglia tra i resti di ciò che la frana aveva lasciato.</p>
<p>Molti i confederati che visitavano questo angolo remoto “italo-svizzero” facendo l’esperienza di stare nelle vasche antiche di questo sfortunato luogo termale, rivivendo, così, l’epoca ottocentesca in cui con le loro carrozze o sulle spalle di robusti contadini arrivavano i nobili per fare i benefici bagni.</p>
<p>Negli ultimi anni, invece, un progetto interreg Italia-Svizzera chiamato “Frontiera di acqua e pace” ha ripristinato finalmente tutto il luogo e ci si può immergere nelle nuove vasche.</p>
<p><strong>Aggiornamenti positivi<br />
</strong>Anche le due nuove vasche in granito sono aperte al pubblico. Semplicemente aprendo i rispettivi rubinetti, una si riempie di acqua termale temperata originata dalla sorgente, mentre l’altra di acqua fredda proveniente dall’adiacente fiume.</p>
<p>Si può quindi ottenere un effetto benefico ad imitazione del metodo “kneipp” come cura idroterapica di alcuni disturbi fisici e assai utile anche come antistress. Le due vasche sono accessibili da aprile a novembre.</p>
<p>Un ottimo passo per rivalorizzare questo luogo dove, come detto, fino a pochi anni fa ci si bagnava alla maniera antica, con vasche lasciate nell’incuria e nella vecchia “piscina”, ancora oggi scomoda riguardo l’entrare e l’uscire da essa per persone poco agili.</p>
<p>L’acqua pare funzionare contro le verruche, come afferma qualche visitatore, che altresì lamenta la difficoltà di pernottamento per chi volesse rimanere qualche giorno in loco, a meno che di arrangiarsi con il sacco a pelo nell’area stessa.</p>
<p>Dal versante italiano occorrono 4 o 5 ore di una faticosa salita in montagna per raggiungere i Bagni di Craveggia, mentre la via più semplice è quella dalla Svizzera, con l’auto o i mezzi pubblici fino all’ultimo paesino della Val Onsernone, Spruga, dal quale si arriva alle terme in 40 minuti a piedi sulla comoda strada chiusa al traffico.</p>
<p>Essendo un luogo libero possono accedervi tutti, anche chi non si è sottoposto alle cure preventive per l’influenza in atto, con la raccomandazione di rispettare le regole di comportamento ecologico nei confronti della selvaggia e bellissima Natura circostante.</p>
<p><em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Bagni di Craveggia, a 986 m sul livello del mare, sono facilmente raggiungibili solo dalla Svizzera dalla ticinese valle Onsernone. Una ristrutturazione, realizzata in comunione tra Svizzera e Italia ha rivalorizzato questo storico sito.</p>
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	<p>Le vecchie vasche.</p>
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	<p>Le nuove vasche.</p>
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	<p>Un antico vascone-piscina ancora utilizzato.</p>
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	<p>Il vecchio albergo “sfortunato” definitivamente distrutto da una slavina</p>
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		<title>Rudolf Steiner, la concretezza  delle cose spirituali</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/rudolf-steiner-la-concretezza-delle-cose-spirituali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 20:43:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Febbraio 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/01/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Cento anni fa un incendio doloso a Dornach distrusse il primo Goetheanum ideato dal noto esoterista, le cui visioni sono arrivate fino ai nostri giorni Lugano - Mai come in questo ultimo periodo storico, figure intellettuali poco frequentate dalla massa stanno facendo capolino, grazie esclusivamente, bisogna dirlo, alla grande immediatezza di accesso che offre internet</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/rudolf-steiner-la-concretezza-delle-cose-spirituali/">Rudolf Steiner, la concretezza  delle cose spirituali</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2022/01/FOTO-1-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-20269"  class="panel-layout" ><div id="pg-20269-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20269-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20269-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Cento anni fa un incendio doloso a Dornach distrusse il primo Goetheanum ideato dal noto esoterista, le cui visioni sono arrivate fino ai nostri giorni</p>
<p><strong>Lugano</strong> - Mai come in questo ultimo periodo storico, figure intellettuali poco frequentate dalla massa stanno facendo capolino, grazie esclusivamente, bisogna dirlo, alla grande immediatezza di accesso che offre internet a tutti gli argomenti culturali, approccio che può invogliare a maggiori approfondimenti attraverso i libri.</p>
<p>Rudolf Steiner è una di queste figure misconosciute ai più, il quale in questi ultimi anni viene “visitato” da sempre nuovi curiosi per le sue interessanti teorie sul destino dell’umanità. Nato nell’impero austro-ungarico nel 1861, studiò filosofia, matematica, scienza, teosofia e fece parte di circoli iniziatici, svolgendo conferenze in tutto il mondo, al ritmo anche di tenerne 70 in 14 giorni.<br />
Risiedette anche in Svizzera dove progettò nei pressi di Basilea l’edificio monumentale Goetheanum.</p>
<p>Per rendere meno ostica la spiegazione della sua enorme attività, sintetizziamo dicendo che l’Antroposofia, dottrina da lui fondata, afferma che il corpo, l’anima e lo spirito sono i tre elementi essenziali che compongono l’essere umano incarnato sulla Terra.</p>
<p>Si tratta di una visione che conferisce all’uomo (anthropos) la capacità/ saggezza (sophìa) di poter conoscere se stesso e l’universo, indagando il piano fisico connesso a quello spirituale: la Scienza dello Spirito.</p>
<p>La presenza di Rudolf Steiner in Svizzera ha contributo al fatto che, rispetto all’Italia, da molti decenni, la gran parte della popolazione elvetica sia a conoscenza delle Scuole Steiner e abbia confidenza con preparati curativi alternativi assunti, quando è il caso, anche in collaborazione con medici allopatici (della medicina ufficiale).</p>
<p><strong>Steiner in Svizzera</strong><br />
Cento anni fa, nel 1922, Rudolf Steiner vide andare completamente distrutto da un incendio doloso il suo primo Goetheanum, una costruzione realizzata interamente in legno a Dornach, vicino a Basilea, che lui aveva progettato quale edificio monumentale in onore dello scrittore e filosofo tedesco Goethe.<br />
Il secondo Goetheanum, sempre da lui progettato, fu costruito in cemento armato e venne completato dopo la sua morte.<br />
Visitato sia da architetti di tutto il mondo sia da semplici visitatori attirati dalla particolare forma dell’opera, esso è un esempio di “architettura organica vivente” che integra un edificio nell’ambiente in cui si trova, senza che prevalga la mera ricerca estetica sulla Natura.<br />
Persone impegnate spiritualmente, in una rete attiva a livello mondiale, arrivano al Goetheanum, quale sede della Libera Università di Scienza dello Spirito e della Società Antroposofica Universale.<br />
Qui si svolgono conferenze, seminari, esposizioni, rappresentazioni teatrali su temi di carattere spirituale e scientifico. Cambiare il nostro modo di pensare è il fine di questa libera Università dato che, per Steiner: «il mondo diventa come noi lo pensiamo».</p>
<p><strong>Critiche</strong><br />
Le critiche, da parte di svariate personalità del mondo accademico, piovvero copiose sul lavoro di Steiner che oltre alle conferenze in tutto il mondo produsse innumerevoli testi antroposofici, molto letti fino ai nostri giorni.<br />
Entrò nel 1899 nella Società Teosofica fondata dalla famosa Helena Blavatsky (i cui testi sono imprescindibili per chi si interessa alla materia), dalla quale poi si allontanò per dissensi interni, fondando la propria Società Antroposofica nel 1913. Fondò anche un rito di Massoneria esoterica e qualche autore scrive altresì che fosse un iniziato dei Rosacroce,<br />
Le critiche sull’affrontare temi come quello su Dio, «… senza veruna prova di sorta» vennero anche dallo psicanalista svizzero C.G. Jung, sebbene anch’egli praticasse l’esoterismo, terreno che si scontra con la dimostrabilità e la ripetibilità dei fenomeni, principio basilare per la scienza ufficiale. Probabilmente Steiner volava troppo alto per i parametri più contenuti di Jung.</p>
<p><strong>La Scienza dello Spirito</strong><br />
Nonostante le obiezioni e i detrattori, Rudolf Steiner è considerato un genio. Uno di quegli esseri a cui si manifesta subito l’esistenza di una dimensione parallela, infatti a 7 anni: «… distinguevo cioè esseri e cose che si vedono, ed esseri e cose “che non si vedono”… ».<br />
La comunità scientifica considerava (e considera) l’antroposofia, in quanto scienza spirituale o scienza occulta, una pseudoscienza poiché i suoi elementi, come detto, non possono essere oggetto d’indagine e quindi non sono comprovabili.<br />
Steiner ribatteva che è proprio il metodo scientifico della ripetibilità e dimostrabilità a non essere attendibile, poiché è un metodo zoppo in quanto riconosce solo il piano materiale, non considerando quello spirituale. Solo stabilendo l’interconnessione di questi due piani, per Steiner, si pratica la corretta via scientifica per giungere alla verità.<br />
Gli insegnamenti di Rudolf Steiner sono stati di una tale importanza che l’antroposofia viene applicata nelle coltivazioni con l’agricoltura biodinamica, nella pedagogia attraverso le note scuole steineriane (1182 scuole nel mondo, circa 30 in Svizzera e 65 in Italia) che non prevedono voti e giudizi agli alunni, e anche nel campo della salute.</p>
<p><strong>Medicina Antrosopofica</strong><br />
Se l’individuo è composto da corpo, anima e spirito non può essere considerato solo il primo elemento, anche se il malanno lì si manifesta.<br />
Si tratta di una visione, questa come altre presenti in tutta la storia umana, offuscata da un sistema di pensiero pragmatico, funzionale a certe logiche improntate sulla materia. Tuttavia, la scienza più recente conferma che l’uomo è un sistema interconnesso: le scoperte della fisica quantistica ci ricollegano a ciò che dicevano i medici/filosofi antichi, da Ippocrate allo svizzero Paracelso, tanto per fare un paio di esempi.<br />
Un sapere scientifico-spirituale che, dopo essere stato sconfessato, sta ora ritrovando un suo senso ben concreto.</p>
<p><strong>Gli uomini locusta, la terribile verità</strong><br />
Tra i temi trattati da Steiner sta emergendo il suo concetto di “uomini locusta”, definito da lui stesso «una terribile verità» che gli attirò molte aggressioni verbali e che non attira simpatie nemmeno oggi.<br />
Egli sostenne che non tutti gli uomini sono umani, e che molti sarebbero nati senza un io. Per cui vi sono uomini che compiono le azioni più spietate senza avere alcuno scrupolo.<br />
Previde che il materialismo avrebbe provocato la morte spirituale di un terzo dell’umanità. Il richiamo di questa condizione umana si rifà alla piaga delle cavallette della quinta tromba dell’Apocalisse.<br />
Molti, tutt’oggi, affermano che rivelare alla massa certe cose è pericoloso dato che le persone sono per lo più digiune di esoterismo, tuttavia, coloro che divulgano l’esoterismo ritengono invece come: «… la verità non sia mai “pericolosa”. Se mai lo è il suo contrario, la menzogna. O l’omissione» (cit. Piero Cammerinesi, giornalista e ricercatore italiano).<br />
Rudolf Steiner ebbe il merito di voler portare alla luce, a disposizione di tutti, conoscenze esoteriche appannaggio degli “iniziati” delle confraternite occulte. A certi livelli queste conoscenze sono sempre servite per dominare le comunità e i popoli. Egli parlò degli uomini locusta e dei “custodi delle rivelazioni” nei cicli di conferenze svolte in diversi Paesi, nonostante il pubblico non fosse sempre in grado di comprendere.<br />
La volontà di Steiner di portare a conoscenza di tutti certe realtà era precisa, e così ordinò pubblicamente al Convegno di Natale in Svizzera: «I cicli devono quindi nel futuro essere venduti al pubblico, tutti, senza eccezioni, proprio come altri libri» (Rudolf Steiner, Convegno di Natale, Dornach 1924).<br />
Morì pochi mesi dopo, a 64 anni, il 30 marzo 1925 a Dornach, dove è sepolto. Le cause della morte restano dubbie.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>La rappresentazione fisica della presenza di Rudolf Steiner in Svizzera: il  Goetheanum. Lo studioso visse molti anni a Dornach (Basilea) dove morì in circostanze non del tutto chiarite nel 1925 (Foto Anthroposophy.ch).</p>
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	<p>Il modello del primo Goetheanum, realizzato in legno, andato distrutto in un incendio doloso.</p>
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	<p>Rudolf Steiner, i suoi insegnamenti riguardano la concretezza delle cose spirituali.</p>
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	<p>Rudolf Steiner ebbe il merito di voler portare alla luce, a disposizione di tutti, conoscenze esoteriche anche scabrose, come il concetto di "uomo locusta", frutto del materialismo e riferito ad un brano dell’Apocalisse.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/rudolf-steiner-la-concretezza-delle-cose-spirituali/">Rudolf Steiner, la concretezza  delle cose spirituali</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Sublimi acque svizzere,  Un dono per il corpo e la mente</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/sublimi-acque-svizzere-un-dono-per-il-corpo-e-la-mente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 21:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Gennaio 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/2-Nelle-calde-acque-termali-del-Tamina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Lugano - Iniziare il nuovo anno scegliendo di ritemprarsi, tenere alto il sistema immunitario e godere degli stupendi paesaggi elvetici… non c’è dubbio che soggiornare d’inverno, stagione problematica per molte persone, in una stazione termale è il migliore regalo che ci si possa fare. In questa quarta tappa del nostro tour delle terme, visitiamo due</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sublimi-acque-svizzere-un-dono-per-il-corpo-e-la-mente/">Sublimi acque svizzere,  Un dono per il corpo e la mente</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/12/2-Nelle-calde-acque-termali-del-Tamina-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-20071"  class="panel-layout" ><div id="pg-20071-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-20071-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-20071-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Lugano -</strong> Iniziare il nuovo anno scegliendo di ritemprarsi, tenere alto il sistema immunitario e godere degli stupendi paesaggi elvetici… non c’è dubbio che soggiornare d’inverno, stagione problematica per molte persone, in una stazione termale è <strong>il migliore regalo</strong> che ci si possa fare.</p>
<p>In questa quarta tappa del nostro tour delle terme, <em>visitiamo</em> due località che hanno tanto da offrire, quali esempio di eccellenza nel campo del “wellness”, ossia del benessere.</p>
<p><strong><br />
Dirompenti acque curative a Bad Ragaz </strong></p>
<p><strong>Bad Ragaz</strong> è un comune termale del <strong>Canton San Gallo</strong> le cui acque, scoperte per caso nel Medioevo, sono di aiuto per varie patologie comprese quelle neurologiche, ortopediche, respiratorie e dermatologiche.</p>
<p>La sorgente risiede nella <strong>Gola della Tamina</strong>, distante pochi chilometri, e alimenta una piscina all'aperto, due al coperto e varie vasche per idromassaggi del Tamina Therme a Bad Ragaz.</p>
<p>La <em>mistica</em> gola del fiume Tamina presenta una grotta che offre la visione unica della <strong>forza dirompente dell’acqua</strong>, calda 37gradi, proveniente dalle più profonde viscere della montagna.</p>
<p>Si tratta della fonte termale <strong>più ricca d'acqua d'Europa</strong>.</p>
<p>Per chi pratica gli sport invernali e le escursioni, l’ideale è approfittare dei massaggi, in acqua o anche sul classico lettino, per distendere i muscoli a fine giornata.</p>
<p>Il Tamina Therme è un <strong>edificio storico pubblico</strong> costruito nel 1866 e che ai nostri giorni il Cantone ha arricchito con un’area destinata al mondo del benessere naturale <em>totale</em> - quindi non solo per il corpo - molto in voga negli ultimi decenni.</p>
<p>Il bisogno di <em>mitigare lo stress e l’ansia,</em> condizioni assai diffuse nella nostra epoca, rientra nell’ambito della <strong>salute psicofisica</strong> ed è diventato una primaria necessità per la maggior parte delle persone. Le sedute di massaggi svolti con varie tecniche da mani esperte possono agire in modo profondo.</p>
<p>A Bad Ragaz c’è anche chi ha pensato al totale relax della coppia, offrendo un lungo bagno nelle acque curative seguito da una cena in privato, a lume di candela, realizzando in tal modo una serata salutistica, intima e magica.</p>
<p>Per il resto, Bad Ragaz è godibile in varie forme <strong>da tutta la famiglia</strong>, grazie alle attività da svolgere all’aperto fruendo di uno straordinario paesaggio in cui inoltrarsi con leggere passeggiate o impegnative escursioni. Chi pratica lo sci avrà a disposizione 40 chilometri di piste e 12 impianti di risalita.</p>
<p>Tante sono le curiosità storiche e culturali del posto, come la Gola della Tamina i cui meandri erano impraticabili nei tempi addietro, e perciò i bisognosi di cure venivano <strong>imbracati con una corda</strong> e calati per una settantina di metri fino ad entrare nelle acque dove, a seconda dei casi, restavano anche per più giorni prima di risalire. Ciò avveniva prima del 1840, quando l’acqua della Gola venne canalizzata per quattro chilometri fino al villaggio di Ragaz per il nuovo e accessibile centro termale.</p>
<p>Interessante è la visione dei <strong>bagni vecchi di Pfäfers</strong>, l’antica terme di cui sono conservate le vasche da bagno, e la cucina del ristorante dello storico Hotel con tanto di sala da pranzo nello stile lussuoso e barocco dell’epoca. Inoltre, sempre nei dintorni, si può vedere il monumento commemorativo al grande medico-filosofo <strong>Paracelso</strong> e accedere al Museo dedicato alla storia dei Benedettini di Pfäfers.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Baden, le terme dei legionari romani</strong></p>
<p>Da <strong>Zurigo</strong> con poche fermate di treno si arriva alle <strong>Terme di Baden</strong>, sicché, se avete in programma un soggiorno nella più grande città finanziaria della Confederazione, fate un salto a <strong>Baden</strong>…meglio ancora è andarci direttamente per una vacanza che permetterà di godere tutti i benefici delle sue preziose acque.</p>
<p>I legionari romani vi <strong>soggiornavano volentieri  2000 anni fa</strong> e le diedero il nome di "Aquae Helveticae”; come abbiamo già ricordato in questa rubrica dedicata alle terme, di tale pratica salutare i romani erano dei veri esperti.</p>
<p>L’acqua termale di Baden, in <strong>Canton Argovia</strong>, è la <strong>più ricca di sali minerali della Svizzera</strong>.</p>
<p>Ben 18 sorgenti sulfuree con temperature di 47 gradi, l’hanno resa famosa fin dall’antichità per cui iniziarono subito le edificazioni per ospitare soprattutto i sofferenti di reumatismi e di problemi al sistema circolatorio.</p>
<p>Sulle sponde del bellissimo fiume <strong>Limmat, </strong>avranno probabilmente passeggiato, oltre a tante personalità e varie teste coronate europee, anche <strong>Dürrenmatt</strong>, <strong>Goethe</strong> e <strong>Nietzsche</strong> mentre erano a Baden per curare i loro malanni o semplicemente per riposarsi nella pace delle terme e del paesaggio intorno.</p>
<p>Come quasi in ogni luogo termale anche a Baden troviamo <strong>terme pubbliche e strutture private, </strong>raggruppate in un unico quartiere, con hotel di varie tipologie e prezzi ma sempre al top della professionalità.</p>
<p>Ogni struttura offre l’immersione nelle acque e molte cure per il corpo, dai massaggi alle  terapie mirate a lenire i dolori reumatici, a curare le disfunzioni del metabolismo, i disturbi cardiovascolari e della pelle. Immancabili anche a Baden i trattamenti volti a rilassare la mente tramite tecniche specifiche nelle aree di relax.</p>
<p>Alla doccia Kneipp, sauna, bagno turco, idromassaggio si aggiunge una tecnica dolce  e speciale svolta da un esperto che lievemente sostiene la <strong>persona distesa sull’acqua</strong> e al contempo esegue movimenti delicati di vario tipo al suono dell’acqua, per un abbandono completo di mente e corpo.</p>
<p>Per la sua vasta offerta di trattamenti per il benessere di alto livello, la Federazione svizzera del turismo ha attribuito alla città di Baden il <em>sigillo di qualità Wellness Destination</em>.</p>
<p>Dopo le terapie e il relax, il piacere continua fuori dalle terme ammirando le particolari palazzine storiche di Baden, percorrendo le sue <strong>pittoresche strade strette</strong> e attraversando nel centro città magnifici parchi, fino a giungere alle due attrattive da non perdere: l’<strong>Holzbrucke, </strong>un ponte di legno coperto, lungo 39 metri, sul fiume Limmat, costruito nel 1810 su pilastri risalenti al 1600, e poi un tripudio d’arte alla <strong>Fondazione Langmatt</strong> che possiede la più grande collezione di quadri impressionisti di tutta la Svizzera.</p>
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	<p>Gola della Tamina, le sue acque curative, scoperte per caso nel Medioevo, arrivano nel centro termale di Bad Ragaz. Informazioni online sulle aperture attuali.  (foto postauto.ch)</p>
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	<p>Nelle calde acque termali del Tamina Therme</p>
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	<p>Nelle acque curative di Baden per un benessere totale.</p>
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	<p>Baden in inverno.</p>
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	<p>Pittoresche strade innevate nel centro di Baden.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/sublimi-acque-svizzere-un-dono-per-il-corpo-e-la-mente/">Sublimi acque svizzere,  Un dono per il corpo e la mente</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Due SPA svizzere da non perdere: Andeer e Les Bains de Lavey</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/due-spa-svizzere-da-non-perdere-andeer-e-les-bains-de-lavey/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 20:52:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Luglio-Agosto 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/06/Andeer-Schermata-2021-06-20-alle-18.17.06-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Farsi un regalo fermandosi per qualche giorno o anche per poche ore nelle oasi del benessere Le terme di Andeer Nel Canton Grigioni c’è il villaggio di Andeer, dove pian piano la locale lingua romancia sta perdendo terreno a favore dello svizzero tedesco; territorio di passaggio dei romani che conoscevano le acque del luogo, ben</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/due-spa-svizzere-da-non-perdere-andeer-e-les-bains-de-lavey/">Due SPA svizzere da non perdere: Andeer e Les Bains de Lavey</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/06/Andeer-Schermata-2021-06-20-alle-18.17.06-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-19047"  class="panel-layout" ><div id="pg-19047-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-19047-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-19047-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Farsi un regalo fermandosi per qualche giorno o anche per poche ore nelle oasi del benessere</strong></p>
<h3><strong>Le terme di Andeer</strong></h3>
<p>Nel Canton Grigioni c’è il villaggio di Andeer, dove pian piano la locale lingua romancia sta perdendo terreno a favore dello svizzero tedesco; territorio di passaggio dei romani che conoscevano le acque del luogo, ben conosciute, oltre 700 anni fa, anche da chi percorreva l’erta mulattiera del Reno Posteriore che collegava la Lombardia alla Germania: gli stanchi viaggiatori potevano sostare ad Andeer, a 1000 metri d'altitudine, beneficiando del tepore dell'acqua.</p>
<p>Ai nostri tempi, lo si raggiunge facilmente dal confine italiano (dista 80 km da Bellinzona) ed è infatti meta di tanti italiani che apprezzano molto queste terme. In qualsiasi stagione il paesaggio attorno è incantevole e invita alle escursioni sia a piedi sia in mountainbike.<br />
Le offerte di questa Spa (centro termale) sono di primo livello per chi desidera rilassarsi. In ogni area regna la tranquillità.<br />
Il benessere è assicurato da molte proposte di trattamenti e da varie zone interne ed esterne. Di sera, in un’atmosfera quasi fiabesca, luci, ombre e vapori avvolgono chi si trova nell’acqua della piscina all’aperto.<br />
Le acque che arrivano a 34°C, sono curative per la presenza di magnesio, stronzio e potassio, indicate per problemi motori, osteo-articolari e di circolazione sanguigna.</p>
<p>C’è la sauna che è da praticare in nudità, i lettini subacquei per un completo idromassaggio, la doccia massaggiante per la nuca che allevia le odiose cervicali…</p>
<p>Non mancano altre cure per il corpo come bendaggi, linfodrenaggio, ultrasuoni, fino ai veri e propri trattamenti fisioterapici.<br />
Abbiamo chiesto un commento alla blogger professionista italiana Giovy Malfiori (emotionrit.it) che conosce molto questa Spa per averla frequentata a lungo quando risiedeva in Svizzera.</p>
<p><strong>Perché considera Andeer come il suo piccolo grande mondo?</strong><br />
«Perché è stata una delle mie prime scoperte svizzere, quando mi trasferii nella Confederazione tanti anni fa. Mi piaceva molto la sua dimensione raccolta. L’ho definito così perché mi ha dato la sensazione di essere in un posto dove avrei potuto stare bene. L’ho sentito come fosse casa. Parlo sia del paese che del centro termale».</p>
<p><strong>La nudità non è per tutti: in questa Spa in sauna si va nudi…</strong><br />
«Sì, alle terme di Andeer c’è l’area delle saune dove è richiesta la nudità. Voglio specificare che è vietato il costume ma che si entra con il proprio asciugamano. Il costume, soprattutto se sintetico, favorisce il proliferare di germi. Così ci si siede o sdraia sul proprio asciugamano di cotone che ognuno è libero di aprire e restare in nudità. In sauna si sta così, in modo da beneficiare appieno del calore che avvolge tutto il corpo. Il “problema” della nudità nelle saune è un dato culturale tipicamente italiano: il corpo nudo o le sue imperfezioni provocano un’ingiustificata vergogna. In Nord Europa nessuno se lo pone!».</p>
<p><strong>Per chi viene dall’Italia i prezzi in Svizzera non sono sempre economici, per lei che è sempre invitata per lavoro va bene, ma per chi ha famiglia?</strong><br />
«Ho scoperto Andeer molto prima di diventare blogger e di poter ricevere inviti per godermi la sua bellezza. L’ingresso alle terme è assolutamente in linea con molti altri luoghi simili. Io dico spesso che le terme di Andeer sono davvero per tutti. La Svizzera è spesso molto cara in generale per un turista italiano ma, in questa zona dei Grigioni ci sono tante diverse possibilità di alloggio (come i campeggi, per esempio) utili per poter risparmiare. Il segreto è sempre organizzarsi per tempo e non improvvisare mai».</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Gli italiani ai Bains de Lavey</strong></h3>
<p>Leggenda o realtà, si narra che 190 anni fa un pescatore che camminava nelle acque del Rodano a Lavey in Vallese, nel trascinare le reti verso riva, avvertì sulle gambe un forte tepore, cosa che raccontò immediatamente ad amici e parenti.</p>
<p>Era il 27 febbraio 1831 e la notizia arrivò poco tempo dopo anche al geologo e direttore delle miniere di sale di Bex, M. De Charpentier, che inizia a studiare le acque che scaturivano da alcune rocce sulla riva del fiume. Ne rintraccia le caratteristiche solforose e ipertermali, infatti queste acque raggiungono la temperatura di 69°C. Si tratta delle acque termali più calde della Svizzera.</p>
<p>Il Vallese è il Cantone con le più importanti sorgenti termali della Confederazione, e lo stabilimento Bains de Lavey ne è un notevole esempio. Chi ha bisogno di fisioterapie unisce l’utile al dilettevole, in quanto troverà una gamma di trattamenti che per gli svizzeri sono in parte coperte dalla loro Cassa Malati: dalle elettroterapie all’allenamento motorio in acqua e riabilitazione muscolare. Si prosegue con ultrasuoni, termoterapie, idroterapie e la tecnica del respiro che attenua molti disturbi fisici.</p>
<p>Levy è vicino all’Italia essendo il Vallese confinante con la Val d’Aosta e i Bagni si raggiungono in circa 90 minuti da Aosta, perciò sono molto visitati e amati dai turisti italiani perché sono un “luogo magico” per il relax, una struttura straordinaria, ben tenuta e con un panorama spettacolare.</p>
<p>Al calar della sera le piscine esterne sono illuminate con lievi e suggestivi giochi di luce.<br />
Nonostante siano terme adatte ai bambini, la categoria di questa Spa è “Rilassamento”, promessa che mantiene nella realtà.</p>
<p>A tal proposito, ecco il commento di una turista lasciato nel noto sito di recensioni Tripadvisor, su le Bains de Lavey: «La Svizzera ha una cultura delle spa che in Italia è purtroppo assente. In spa ci si va per rilassarsi e rigenerarsi e qui questo accade in automatico. Nessuno urla, nessuno parla ad alta voce, le persone hanno rispetto dei luoghi e delle persone che sono dentro i vari spazi (…) Quando ci sono stata nevicava ed era incredibile sentire il silenzio della neve cadente che si mischiava al semplice suono dell’acqua (…) andateci, apprezzerete la cultura della spa svizzera … comprendendo perché si dovrebbe stare in silenzio nelle spa!».</p>
<p>Chi non ha il tempo per un vero e proprio soggiorno a Lavely, paga il biglietto per 2 o 4 ore di relax, godendo delle vasche di idromassaggio, le cascate d’acqua, l’oasi con il fungo d’acqua e i getti a collo di cigno. Si può scegliere anche la vasca per il nuoto controcorrente e i letti d’acqua calda termale.</p>
<p>Questo è uno dei migliori regali che ci si può fare per il proprio benessere psicofisico.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
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	<p>Le offerte della Spa di Andeer comprendono allenamento motorio in acqua e riabilitazione muscolare fino alla “tecnica del respiro”.  In ogni area regna la tranquillità. </p>
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	<p>La piscina esterna accessibile anche di sera. </p>
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	<p>Le acque de Le Bains de Lavey, raggiungono la temperatura di 69°C. Si tratta delle acque termali più calde della Svizzera. Un “luogo magico” per il relax, una struttura ben tenuta, che offre molte terapie anche per la riabilitazione motoria. </p>
</div>
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	<p>La piscina esterna è usufruibile all’aperto anche nei mesi invernali.</p>
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		<title>Terme di Scuol e di Leukerbad: il piacere della salute!</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/terme-di-scuol-e-di-leukerbad-il-piacere-della-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 16:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Marzo 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/02/1-BAGNI-DI-SCUOL-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I luoghi del benessere di cui la Svizzera è ricca, dai Grigioni al Vallese TERME DI SCUOL È incredibile constatare che la Svizzera possiede un grande tesoro nelle acque termali e che non lo sfrutti appieno a favore della popolazione. Un esempio di questa abbondanza di acque curative è dato dall’Engadina, Canton Grigioni. Un’area ricca</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/terme-di-scuol-e-di-leukerbad-il-piacere-della-salute/">Terme di Scuol e di Leukerbad: il piacere della salute!</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2021/02/1-BAGNI-DI-SCUOL-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-18339"  class="panel-layout" ><div id="pg-18339-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-18339-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-18339-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>I luoghi del benessere di cui la Svizzera è ricca, dai Grigioni al Vallese</p>
<p><strong>TERME DI SCUOL</strong><br />
È incredibile constatare che la Svizzera possiede un grande tesoro nelle acque termali e che non lo sfrutti appieno a favore della popolazione. Un esempio di questa abbondanza di acque curative è dato dall’Engadina, Canton Grigioni. Un’area ricca di sorgenti minerali conosciute sin dal 1300. Ben venti sorgenti di benefiche acque sgorgano in questa zona e due di queste alimentano i Bagni Engadina nella località termale di Scuol.</p>
<p>Queste terme, contornate da un paesaggio stupendo, sono molto conosciute sulla fascia di confine lombarda, e apprezzate dagli stranieri che giungono nel Cantone per turismo e attività sportive.<br />
Ci si può bagnare nelle 6 piscine alternando tra quelle interne allo stabilimento e quelle all’aria aperta: passare tra le tante cascatelle ai più intensi getti d’acqua utili alla salute della pelle e all’intero organismo per le caratteristiche delle sorgenti di Sotsass e Vi.</p>
<p>Le diverse gradazioni delle acque - tra i 33 2 i 36 gradi - assolvono alle diverse funzioni, ideali per decontrarre e rinforzare i muscoli attraverso il massaggio naturale svolto dal movimento discendente e pressorio dell’acqua. Docce di acqua fredda e calda sono di stimolo per la circolazione mentre il bagno di vapore nella grotta o in altre saune in legno attua la sua purificazione, come il bagno nell’acqua salata. Per chi vuole nuotare c’è anche un’adeguata piscina, e quando si desidera rilassarsi basta raggiungere la sala ‘Konz’.<br />
Come accade per le Terme di Leukerbad, anche a Scuol d’inverno si gode un piacere particolare nello stare in costume da bagno all’aperto, nelle calde acque sorgive sovrastate dall’aria gelida della montagna in un salubre energizzante contrasto.</p>
<p>Oltre a tutto questo, I Bagni Engadina invitano a svolgere un percorso di 2 ore e mezza che copia e unisce due specifiche tecniche termali antiche in uso a Roma e in Irlanda. Si tratta di ricevere, in 10 soste, massaggi ( i vegani possono scegliere i massaggi all’aloe vera evitando quelli al miele) e idromassaggi, docce, bagni d’acqua minerale caldi e freddi e bagni di aria tiepida, con preludio al gran finale sorseggiando tè con applicazione di creme su tutto il corpo prima dell’ultima tappa che si conclude con una seduta distensiva e riposante.<br />
Ma non basta. Per chi avesse bisogno di riabilitazione può usufruire delle terapie termali con allenamenti e riabilitazione, fino agli impacchi ai fiori di fieno, drenaggio linfatico e riflessologia plantare.</p>
<p><strong>TERME DI LEUKERBAD</strong><br />
Leukerbad è un comune del Canton Vallese noto per essere un grande centro termale a 1404 metri di altezza, probabilmente il più grande non solo delle Alpi ma d’Europa, benché conti un numero di abitanti inferiore a 1440. È certo il passaggio dei romani, cultori delle terme, grazie anche ai reperti ritrovati nella zona.</p>
<p>I due bagni molto conosciuti, il Leukerbad e il Walliser Alpentherme, si alimentano da 65 sorgenti curative, tra cui alcune arrivano a temperature elevate, fino a 51 gradi. Queste acque contengono le proprietà minerali di ferro, calcio, sodio, stronzio e floruro a particolare beneficio per nervi, articolazioni e ossa.</p>
<p>È stato accertato come l'acqua pluviale riesca a infiltrarsi fino a 500 metri sotto il livello del mare, accumulando nel suo percorso calcio e solfato, e risalire poi - in un processo che dura 40 anni - di nuovo al suolo donando i suoi effetti curativi.</p>
<p>L’offerta delle cure è assai ampia, ma anche quella divertimenti con svariate attrattive ed eventi, in ogni stagione, tra escursioni, sport, passeggiate anche in notturna, e gastronomia.<br />
C’è il “villaggio delle saune”, gli scivoli per divertirsi con l’acqua, oppure, all’interno di alcuni hotel si può godere di un soggiorno all'insegna del silenzio più distensivo.</p>
<p>Anche qui, come a Scuol, d’inverno si gode la meraviglia di stare all’aperto immersi nell’acqua calda mentre nel buio della sera si osservano le persone camminare sulla strada imbacuccate e, alzando lo sguardo, si è sovrastati dalle alte montagne innevate e luccicanti. Una meraviglia che dà il piacere del relax e del benessere più completo. Oltrepassando i boschi che attorniano il borgo, si possono raggiungere siti spettacolari per la visione sulla Catena Imperiale con montagne di oltre 4000 metri come il Monte Bianco, Cervino o il Monte Rosa… .</p>
<p>Da non perdere, inoltre, la passeggiata, anche in notturna, sulle passerelle che sovrastano le sorgenti termali allo stato naturale, con tanto di punti informativi storici e naturalistici.<br />
Nella speranza di una prossima libertà di spostamento verso questi luoghi della salute, li si può annotare tra i desiderata per le prossime vacanze.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Uno scorcio di Scuol.</p>
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	<p>Scuol, uno dei centri termali svizzeri più vicini al confine lombardo, situato nel bel paesaggio della Bassa Engadina, Canon Grigioni. Molti gli italiani che dalle città trovano qui occasione di riposo e al contempo di svolgere passeggiate nella magnifica valle sovrastata dalle impressionanti cime del Piz Buin e del Piz Tasna.</p>
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	<p>I 1250 metri di altitudine di Scuol ne fanno un centro termale d’alta quota molto apprezzato dai turisti che praticano lo sci (gli impianti partono dal centro del paese) e l’escursionismo, poiché possono alternare le fatiche sportive alle cure e al relax dei bagni e di altri servizi come i massaggi terapeutici e distensivi.</p>
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	<p>Le terme di Leukerbad si possono fruire sia in estate ma anche in inverno con la meraviglia di stare all’aperto immersi nella benefica acqua calda osservando nel buio della sera le alte montagne innevate e luccicanti.</p>
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	<p>Leukerbad nella stagione invernale.</p>
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	<p>Una divertente e istruttiva passeggiata sulle passerelle che sovrastano le sorgenti termali allo stato naturale, con tanto di punti informativi storici e naturalistici.</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/terme-di-scuol-e-di-leukerbad-il-piacere-della-salute/">Terme di Scuol e di Leukerbad: il piacere della salute!</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le terme in Svizzera, come quelle di Stabio e di Vals, da annotare per svago e cure</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/le-terme-in-svizzera-come-quelle-di-stabio-e-di-vals-da-annotare-per-svago-e-cure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 16:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cose belle dalla Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Dicembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/11/20191217-173331-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Luoghi magici fonti di benessere psicofisico grazie alle preziose acque Anche in periodi di restrizioni alla libertà di spostamento la nostra rubrica continua a proporre le bellezze paesaggistiche svizzere, questa volta unite al benessere psicofisico: parliamo di terme. Antiche, recenti, famose o poco note, site nelle città o in luoghi sperduti… come in ogni parte</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-terme-in-svizzera-come-quelle-di-stabio-e-di-vals-da-annotare-per-svago-e-cure/">Le terme in Svizzera, come quelle di Stabio e di Vals, da annotare per svago e cure</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="300" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/11/20191217-173331-300x300.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17903"  class="panel-layout" ><div id="pg-17903-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17903-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17903-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Luoghi magici fonti di benessere psicofisico grazie alle preziose acque</p>
<p>Anche in periodi di restrizioni alla libertà di spostamento la nostra rubrica continua a proporre le bellezze paesaggistiche svizzere, questa volta unite al benessere psicofisico: parliamo di terme. Antiche, recenti, famose o poco note, site nelle città o in luoghi sperduti… come in ogni parte del mondo esse sono uno spazio sacro di tradizione millenaria fondata sull’acqua curativa, benefica per il corpo e lo spirito.</p>
<p>Iniziamo con due luoghi termali, facilmente raggiungibili dall’Italia, godibili anche in inverno, da annotare sull’agenda per quando sarà possibile raggiungerli. Ognuna di esse offre l’occasione per visitare il territorio che le circonda mentre ci si cura e ci si rilassa.</p>
<p><strong>Al confine con l’Italia, le Terme di Stabio</strong><br />
Stabulum Caesaris, così si chiamava l’attuale Stabio, comune del Mendrisiotto in Canton Ticino, a ridosso del confine italiano. Il nome latino deriva dalla narrazione che, in età pre-cristiana, vede Giulio Cesare in persona godere delle locali acque termali. I romani, veri cultori e impareggiabili costruttori di terme, riconobbero le proprietà benefiche delle acque di Stabio.</p>
<p>Ci si chiede perché tali luoghi utili alla salute del popolo siano stati spesso trascurati o addirittura chiusi, sotterrati, come appunto accadde a Stabio nel 1600 circa, quando qualche autorità saccente definì la sua acqua “marcia” e probabilmente pericolosa per la salute.</p>
<p>A metà del 1800 qualcuno mise mano alle ricerche che asserirono la salubrità dell’acqua e si iniziò a scavare per far riemergere la preziosa fonte. Siccome gli scavi erano partiti dall’impulso di alcuni cittadini, lo stabilimento inaugurato nel 1853 prese il nome di “Sociale”. Tre anni dopo nacque un secondo bagno termale. Tanto fu il successo e tale l’afflusso di avventori, tra cui anche personalità come Alessandro Manzoni, che vennero eretti ancora un terzo e un quarto stabilimento.</p>
<p>Con la prima guerra mondiale le cose andarono peggiorando e gli ultimi due stabilimenti chiusero.<br />
Nel 1938, la proprietaria Dina Bobbià acconsentì alla creazione di un istituto clinico con un direttore medico ed esperti nelle varie terapie.<br />
Le nuove analisi dell’acqua di Stabio la classificano “fra le più importanti della Svizzera”.</p>
<p>Essa contiene elevate quantità di zolfo, sodio, bromo e iodio, a beneficio di patologie e affezioni delle vie respiratorie e dell’intero organismo.<br />
Davvero interessanti le specialità offerte, dalla fangoterapia, grotta del sale, balneoterapia, tecarperapia fino alla fisioterapia. Quest’ultima a favore di tante patologie degenerative, posturali, da trauma, croniche e acute.</p>
<p>Assai richiesta è la Trazione Lombare Attiva, una tecnica originale di trattamento fisioterapico del dolore lombare e sciatico.<br />
Da vari decenni molti comuni della fascia di confine italiana usufruiscono di convenzioni, con sconti del 10%, per i loro cittadini bisognosi delle cure dell’importante centro termale di Stabio.</p>
<p><strong>Terme di Vals - Patrimonio nazionale e protagoniste di ”racconti inquietanti”</strong><br />
Si trovano a Vals, villaggio nel Cantone dei Grigioni. Dopo soli due anni dalla loro inaugurazione, nel 1996, sono state dichiarate “Patrimonio nazionale”.<br />
L’opera è del pluripremiato architetto svizzero Peter Zumthor che ha ristrutturato queste terme con materiali della valle come i 60.000 pezzi di pura pietra locale, la quarzite, dal colore grigio con sfumature verdastre.</p>
<p>Una realizzazione che annualmente attira migliaia di ospiti, ma anche architetti e designer di tutto il mondo. In un percorso articolato, questo bagno termale presenta la zona delle vasche, un cunicolo dalle pareti nere, vari giochi di luce naturale, i suoni delle pietre, il bagno di fuoco o di petali di fiori e un’area del riposo.</p>
<p>I toni freddi emanati dalle imponenti pareti in pietra, sono concepite per rilassare la mente. Un luogo capace di generare sensazioni diverse con le sue pareti scure, i tagli netti e angolari… Un’opera considerevole, certamente lontana dal benessere abitativo come concepito dal Feng Shui, antichissima disciplina cinese che sconsiglia angoli e linee rette. A qualche visitatore pare freddo e troppo lineare questo luogo ombroso, pur godendo pienamente della bellezza dell’opera e soprattutto della salubrità delle acque.</p>
<p>La sua particolare atmosfera ha ispirato un fumetto “L’attrazione” che parla di una misteriosa vicenda ambientata in queste insolite terme. Anche Adam H. Graham, scrittore di viaggi con sede a Zurigo e New York, le ha inserite nella lista degli edifici più misteriosi del mondo …: &lt;&lt;Le lastre di quarzite di Valser creano un labirinto acquoso che è a volte minimalista e quasi industriale, ma costantemente inquietante (…) La grottenbad (camera acustica) è accessibile da un tunnel stretto e consente ai bagnanti di vibrare contro le pareti creando un’esperienza sonora deliziosamente ossessionante&gt;&gt;.</p>
<p>Le acque termali di Vals, che contengono ottimi minerali per la salute, nella piscina interna raggiungono i 32 gradi, in quella esterna arrivano anche a 36 gradi. Il villaggio di Vals, piccolo comune di circa 1000 abitanti è una meta turistica apprezzata per essere rimasto integro nel tempo, con le tipiche case Walser dai tetti di pietra.</p>
<p>La Valle di Vals, è nota per gli impianti sciistici con piste a differenti gradi di difficoltà e le piacevoli attività escursionistiche tra i siti selvaggi di stupende montagne incontaminate.</p>
<p><em>Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Piscina delle Terme di Stabio.</p>
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	<p>A Stabio bici nell'acqua.</p>
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	<p>I fanghi.</p>
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	<p>Le particolarità architettoniche delle Terme di Vals hanno ispirato il giovane artista francese del fumetto, Lucas Harari. L’inquietante vicenda raccontata nel suo libro lo ha reso vincitore di importanti premi nel 2018.</p>
</div>
</div></div></div></div><div id="pg-17903-1"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17903-1-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17903-1-0-0" class="so-panel widget widget_sow-image panel-first-child" data-index="9" ><div
			
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	<p>Terme di Vals, oggetto di ammirazione per architetti e designer di tutto il mondo.</p>
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	<p>La Valle di Vals offre molte attrattive storiche e sportive.</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/le-terme-in-svizzera-come-quelle-di-stabio-e-di-vals-da-annotare-per-svago-e-cure/">Le terme in Svizzera, come quelle di Stabio e di Vals, da annotare per svago e cure</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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