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Il Consiglio federale sostiene il francese

L’istruzione è un ambito sensibile nella Svizzera culturalmente diversificata, soprattutto quando si tratta di insegnamento delle lingue. Che proprio Zurigo, il cantone più grande della Svizzera tedesca, voglia eliminare il francese dalla scuola elementare, ora supera i limiti anche per il governo svizzero.

«È preoccupato», scrive il Consiglio federale in un comunicato del 19 settembre 2025, reagendo così direttamente a una decisione presa a Zurigo: lì, il legislativo cantonale aveva deciso di eliminare l’insegnamento del francese dalla scuola elementare e di spostarlo alla scuola media. L’argomento: Gli investimenti nell’insegnamento non avrebbero dato risultati, e al termine della scuola elementare le competenze in francese erano modeste. Peggio ancora: il piano di studi sarebbe sovraccarico, e i bambini non raggiungerebbero le competenze richieste nella propria lingua scolastica.

La decisione di Zurigo ha scosso il fragile compromesso linguistico tra cantoni, in vigore da anni. Questo compromesso prevede che nella terza e nella quinta classe della scuola elementare vengano introdotte due lingue straniere, una seconda lingua nazionale e l’inglese. I cantoni possono però decidere quale lingua insegnare per prima. Il francese ha da tempo difficoltà in molti cantoni della Svizzera tedesca. Numerosi cantoni (ZH, LU, UR, SZ, OW, NW, GL, SH, AR, AI, SG, AG e TG) iniziano insegnando l’inglese, e diversi stanno valutando, come Zurigo, di spostare il francese alla scuola media.

La decisione del cantone più grande della Svizzera tedesca ha suonato come un campanello d’allarme nella Svizzera romanda, dove tutti i cantoni danno naturalmente la precedenza alla lingua nazionale tedesca e tendono piuttosto ad ampliare che a ridurre l’insegnamento. Con sorpresa, Christophe Darbellay, direttore dell’educazione nel Canton Vallese e presidente della Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE), si è chiesto come possano convivere gli svizzeri se non sono in grado di parlare una lingua comune.

Come Darbellay, anche la Consigliera federale francofona responsabile dell’educazione, Elisabeth Baume-Schneider, vede in gioco la coesione nazionale. Molti romandi si sforzano di imparare il tedesco e constatano con delusione che agli svizzeri tedeschi sembrano non importare le lingue nazionali.

Non che agli alunni della Svizzera francese il tedesco appaia particolarmente “sexy”: rispetto all’inglese, che permea la loro vita quotidiana, qualsiasi altra lingua straniera trova difficilmente spazio. Ma la Svizzera ha stabilito nella Costituzione che «la Confederazione e i Cantoni promuovono la comprensione reciproca e lo scambio tra le comunità linguistiche» (art. 70). Si tratta di capire i concittadini di altre regioni linguistiche e di voler rimanere uniti nonostante le differenze linguistiche e culturali: questo è il principio della “Willensnation”. Per garantire il plurilinguismo nella scuola obbligatoria, il Consiglio federale intende ampliare la Legge sulle lingue (LLing). Propone due varianti. O il compromesso attuale – una lingua nazionale nella scuola elementare e l’inglese – viene sancito nella LLing, oppure viene introdotto un requisito minimo che dia maggiore flessibilità ai Cantoni. Una seconda lingua nazionale dovrebbe essere insegnata dalla scuola elementare fino al termine della prima fase della scuola media.

Perché la flessibilità? Dal 1848, anno della fondazione della Confederazione, la competenza in materia scolastica spetta in linea di principio ai Cantoni. Per evitare che tutti i 26 Cantoni insegnino a loro piacimento, circa vent’anni fa hanno concordato con la Confederazione degli obiettivi di armonizzazione. L’idea di questo “spazio educativo svizzero”, approvato chiaramente anche dalla popolazione alle urne, è che al termine della scuola dell’obbligo gli allievi raggiungano in tutta la Svizzera le stesse competenze di base in lettura, scrittura e calcolo, anche in caso di trasferimento oltre i confini cantonali.

Se il progetto di armonizzazione fallisce, la Confederazione è obbligata a intervenire; anche questo è previsto dalla Costituzione. Il Consiglio federale ha ora a disposizione un avvertimento concreto per i potenziali Abtrünnige.

Denise Lachat

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