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	<title>Edizione Novembre 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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	<description>Mensile degli svizzeri in Italia. Fondata nel 1968.</description>
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	<title>Edizione Novembre 2020 Archivi - Gazzettasvizzera.org</title>
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		<title>Editoriale Novembre 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 19:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2019/02/AngeloGeninazzi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Care lettrici, cari lettori, Prontamente per l’inizio della stagione più fresca si è presentata – in Svizzera come nel resto del continente – la seconda ondata della pandemia di coronavirus. E con essa una serie di domande che si differenziano da quelle di questa primavera. Quanto durerà (l’estate non è alle porte come lo fu</p>
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	<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>Prontamente per l’inizio della stagione più fresca si è presentata – in Svizzera come nel resto del continente – la seconda ondata della pandemia di coronavirus. E con essa una serie di domande che si differenziano da quelle di questa primavera. Quanto durerà (l’estate non è alle porte come lo fu in maggio), vi sarà nuovamente un confinamento totale, come farà l’economia a sollevarsi? Queste incertezze stanno accomunando tutte le nazioni ma ogni governo – a livello svizzero ogni cantone – prova a trovare contromisure diverse. Contrariamente alla prima ondata, il Governo svizzero non ha finora sospeso le attività di democrazia diretta, che la fanno da padrone nelle prime pagine di questa edizione di Gazzetta. Voltandoci indietro riassumiamo le decisioni del popolo elvetico di fine settembre mentre guardando avanti, due temi che saranno posti in votazione a novembre, stanno animando il dibattito politico. Ma c’è di più: la Svizzera più veloce del momento ha concesso un’intervista esclusiva a Gazzetta mentre, per anticipare le temperature invernali, con i colleghi della Revue Suisse ci spingiamo nelle zone più fredde della nazione, a La Brévine. Buona lettura.</p>
<p><em>Angelo Geninazzi</em><br />
<em>Redattore</em></p>
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		<title>Imprese responsabili e finanziamento di materiale da guerra: due iniziative scaldano i dibattiti autunnali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 19:21:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/up-down-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />L’iniziativa per imprese responsabili sta agitando e dividendo gli animi da diverso tempo. Al voto anche un testo per vietare il finanziamento di imprese che producono materiale bellico. Si vota il 29 novembre 2020. L’iniziativa popolare per imprese responsabili, depositata nel 2016 e sottoscritta da 120’418 firme valide (100'000 sono quelle necessarie), chiede che le</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/up-down-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17837"  class="panel-layout" ><div id="pg-17837-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17837-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17837-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>L’iniziativa per imprese responsabili sta agitando e dividendo gli animi da diverso tempo. Al voto anche un testo per vietare il finanziamento di imprese che producono materiale bellico. Si vota il 29 novembre 2020.</p>
<p>L’iniziativa popolare per imprese responsabili, depositata nel 2016 e sottoscritta da 120’418 firme valide (100'000 sono quelle necessarie), chiede che le imprese che hanno la loro sede statutaria, l’amministrazione centrale o il centro d’attività principale in Svizzera debbano rispettare, sia in patria che all’estero, i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Secondo l’articolo costituzionale proposto, le imprese potranno essere chiamate a rispondere non soltanto dei propri atti, ma anche di quelli delle imprese che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo. Nel frattempo, sono trascorsi oltre 4 anni e il Parlamento si è confrontato a lungo e in modo tormentato con l’iniziativa. Al termine di lunghi dibattiti esso ha trovato l’accordo su un controprogetto indiretto, che entra in vigore nel caso in cui il popolo rifiutasse l’iniziativa. Il controprogetto non prevede alcuna responsabilità per le filiali estere, ma invita le multinazionali a riferire ogni anno sulla rispettiva politica in materia di diritti umani. Contempla anche doveri di «diligenza» in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime. Inoltre, la proposta parlamentare non introduce, contrariamente all’iniziativa, l'inversione dell'onere della prova.</p>
<p><strong>Perché votare NO</strong><br />
Secondo il Consiglio federale, la maggioranza del parlamento, i partiti borghesi, l’economia e numerose associazioni, la responsabilità delle imprese svizzere attive all’estero anche alle loro filiali e dei fornitori è eccessiva e rischia di mettere a repentaglio numerosi posti di lavoro. Soprattutto sarebbe impossibile per un’impresa assumersi le responsabilità di decine (e talvolta centinaia) di fornitori e subfornitori all’estero, che in parte nemmeno conosce. Inoltre, l’inversione dell’onere della prova esporrebbe le imprese come uniche al mondo ad azioni ricattatorie dall’estero. Non da ultimo si denuncia l’approccio colonialista dell’iniziativa che di fatto impone il diritto svizzero in paesi esteri, facendo così trasparire una mancanza di fiducia nei confronti dello stato di diritto dei paesi stranieri. Il Comitato contro l’iniziativa ricorda che in caso di NO entrerebbe in vigore immediatamente il controprogetto indiretto – una regolamentazione tra le più severe al mondo - che prevede nuovi obblighi di diligenza e di rendiconto nonché nuove disposizioni penali. Il vantaggio di questa soluzione è che andrebbe meno lontano dell’iniziativa, la quale costituirebbe un unicum a livello internazionale.</p>
<p><strong>Perché votare Sì</strong><br />
Gli iniziativisti incentrano la loro linea argomentativa sulla responsabilità che deve assumersi chi si affida al lavoro minorile oppure distrugge l’ambiente. Contrariamente al parere di contrari, essi ritengono che l’iniziativa si applichi solo alle grandi imprese con sede in Svizzera e non alle PMI. Inoltre, la responsabilità vigerebbe solo negli ambiti controllati dalle imprese, ossia dove un’azienda può controllare come si lavora. Sempre secondo il Comitato promotore, la persona che subisce un danno deve provare il danno, l’illegalità, la causalità e il controllo da parte della multinazionale. Se la direzione svizzera della multinazionale ha adoperato misure adeguate a prevenire tale danno, la causa verrebbe respinta. L’iniziativa è sostenuta da un collettivo di circa 80 organizzazioni non governative, attive in settori quali lo sviluppo, i diritti umani, ambientali e da diverse organizzazioni sindacali. Essa gode anche dell’appoggio di numerose personalità di spicco come gli ex consiglieri federali Ruth Dreifuss (PS) e Micheline Calmy-Rey (PS), l’ex consigliere agli Stati ticinese Dick Marty (PLR) e il presidente onorario del CICR Cornelio Sommaruga.</p>
<p>Materiale bellico: un’iniziativa ne chiede il divieto di finanziamento<br />
A fine mese i cittadini si esprimeranno anche sull'iniziativa popolare del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) «Per il divieto di finanziare i produttori di materiale bellico».</p>
<p>La Svizzera partecipa alla fabbricazione e all’esportazione di materiale bellico come pistole, fucili d’assalto o carri armati. Sono invece già oggi vietati per legge il finanziamento, la fabbricazione e la commercializzazione di armi atomiche, biologiche e chimiche, mine antiuomo o bombe a grappolo.</p>
<p>L’iniziativa lanciata dal GSsE ritiene la legge attuale insufficiente e propone un divieto di finanziamento di tutto il materiale bellico, senza distinzione. Se il popolo svizzero accetterà l’iniziativa saranno vietati la concessione di crediti alle aziende che producono armi come pure la detenzione di azioni e prodotti finanziari legati ad imprese che realizzano più del 5% del fatturato con la produzione di materiale bellico.</p>
<p>Il Consiglio federale e il Parlamento si oppongono all’iniziativa ritenendo che essa non diminuirebbe la produzione di armi o i conflitti nel mondo. Inoltre, essi temono per le conseguenze economiche e finanziarie per la Svizzera cosi come per la previdenza vecchiaia e l’AVS/AI.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<p>Iniziativisti ben organizzati: da mesi queste bandiere arancioni sono esposte su balconi, cancelli e davanzali di finestre in tutta la Svizzera. www.iniziativa-multinazionali.ch</p>
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	<p>Il logo di campagna dei contrari all’iniziativa: “Aiutare sì, ma non così”. www.noncosi.ch</p>
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	<p><strong>Perché votare SÌ</strong><br />
https://commercibellici.ch/</p>
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	<p><strong>Perché votare NO</strong><br />
https://gsse-no.ch/</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/imprese-responsabili-e-finanziamento-di-materiale-da-guerra-due-iniziative-scaldano-i-dibattiti-autunnali/">Imprese responsabili e finanziamento di materiale da guerra: due iniziative scaldano i dibattiti autunnali</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Una domenica di passione sul tema “caccia&#038;caccia”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/una-domenica-di-passione-sul-tema-cacciacaccia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 15:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Svizzera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/NBFHP039-4-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Dei cinque temi in votazione quello dell’acquisto dei caccia militari (aerei da combattimento) e quello della legge sulla caccia sono stati in bilico fino all’ultimo. Approvati i primi per 8000 voti di scarto, bocciato il secondo oggetto. No l'iniziativa per abolire la libera circolazione delle persone Respingendo col 61,7% dei voti l'”iniziativa per la limitazione",</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/NBFHP039-4-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17825"  class="panel-layout" ><div id="pg-17825-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17825-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17825-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Dei cinque temi in votazione quello dell’acquisto dei caccia militari (aerei da combattimento) e quello della legge sulla caccia sono stati in bilico fino all’ultimo. Approvati i primi per 8000 voti di scarto, bocciato il secondo oggetto.</p>
<p><strong>No l'iniziativa per abolire la libera circolazione delle persone</strong><br />
Respingendo col 61,7% dei voti l'”iniziativa per la limitazione", gli svizzeri confermano la via bilaterale con l'Unione Europea. Se accettata, l’iniziativa avrebbe portato all’abolizione della libera circolazione delle persone e messo in pericolo tutto il pacchetto di accordi bilaterali.<br />
Contrariamente al 2014, quando a sorpresa riuscì a convincere la maggioranza dei votanti a dire 'sì' all'iniziativa "contro l'immigrazione di massa", questa volta l'Unione democratica di centro (UDC) non ce l'ha fatta. La proposta di abolire la libera circolazione delle persone è infatti stata respinta da 22 cantoni su 26 e dal 61,7% dei votanti. Il “No” non ha sorpreso poiché tutti i sondaggi prima della votazione davano poche chance all’iniziativa. Anche cantoni particolarmente scettici all’attuale via bilaterale della Svizzera, ad esempio il Ticino, hanno rifiutato il progetto solo di stretta misura.</p>
<p><strong>Sì risicatissimo per i nuovi aerei dell'esercito svizzero</strong><br />
Più adrenalina che in un volo con i nuovi caccia: contrariamente alle aspettative, i votanti hanno approvato solo per un soffio il credito di 6 miliardi di franchi per rinnovare la flotta di aerei da combattimento. I sondaggi invece prevedevano un sì più confortevole. Alla fine della domenica di votazione gli svizzeri hanno approvato con il 50,1% di sì contro il 49,9% di no, il rinnovo della flotta aerea militare. La differenza, in termini assoluti è stata di poco più di 8'000 voti. Come evidenzia bene la cartina, una spaccatura si registra anche a livello di cantoni: 18 quelli favorevoli, 8 contrari, tra cui praticamente tutti quelli latini, ad eccezione del Vallese. Si è dunque in presenza di cosiddetto “Röstigraben” (vedi riquadro).</p>
<p><strong>Il lupo salva la sua pelle. Per un soffio.</strong><br />
Il lupo in Svizzera in futuro non potrà essere abbattuto a scopo preventivo. Seppure a stretta maggioranza, gli Svizzeri hanno respinto – con grande rabbia di allevatori e cacciatori delle zone alpine – la revisione della Legge sulla caccia, che avrebbe allentato le condizioni per uccidere il predatore. Infatti, il cuore della legge riguardava proprio un articolo che dichiarava il lupo e lo stambecco "specie protette regolabili". Al governo federale sarebbe stata lasciata la facoltà di autorizzare, tramite ordinanza, la regolazione di altre specie.<br />
Il testo in votazione è stato rifiutato con il 51,9% di no e il 48,1% di sì. La proposta accolta dal Parlamento e sostenuta dal Consiglio federale, è stata rifiutata in 11 cantoni, mentre negli altri 15 è stata approvata. Ma questo non è bastato: a far pendere la bilancia dalla parte del No sono state le città e i grandi agglomerati. Il risultato tirato rispecchia la spaccatura che ha provocato nella popolazione il ritorno in territorio elvetico di grandi predatori, che per molto tempo sono stati assenti, in particolare del lupo.</p>
<p><strong>Anche la Svizzera si permette il congedo paternità</strong><br />
Ampiamente prevedibile e confermato dai sondaggi, il popolo ha salutato positivamente la proposta di introdurre un congedo per la paternità. La Svizzera era restato il solo paese in Europa che non accordava per legge questo diritto ai padri. Quindici anni dopo l’adozione del congedo maternità, attualmente di 14 settimane, anche i padri che esercitano un’attività lucrativa beneficeranno di alcuni giorni liberi alla nascita di un figlio o di una figlia. Questo congedo, di due settimane risultante da un controprogetto ad un’iniziativa popolare che prevedeva 4 settimane, sarà pagato attraverso le indennità per perdita di guadagno (IPG). Le IPG sono finanziate attraverso i contributi salariali, pagati in modo equo dal datore di lavoro e dal dipendente. Il testo ha raccolto le preferenze di oltre il 60% degli elettori e una maggioranza di Cantoni. La proposta è stata respinta da 9 Cantoni tradizionalmente più conservatori della Svizzera centro-orientale di lingua tedesca.</p>
<p><strong>Le famiglie in Svizzere non vengono sgravate fiscalmente</strong><br />
Quasi due terzi di coloro che si sono recati alle urne si sono opposti all’aumento delle deduzioni fiscali per i figli nell’ambito dell’imposta federale diretta. La proposta era combattuta dalla sinistra, secondo la quale ne avrebbero approfittato solo le famiglie più benestanti. Non è la prima volta che la politica familiare e al centro del dibattito; da tempo è in discussione la possibilità di sgravare il carico finanziario dei genitori, che continua a crescere. Ma spesso le proposte non raccolgono maggioranze in grado di portare a riforme concrete. Il progetto in questione, adottato l’anno scorso dal parlamento – mirava invece a dare un colpo di mano finanziario soprattutto alle famiglie della classe media e alta, ossia di coloro che pagano l’Imposta federale diretta: il 40% dei contribuenti ha un reddito troppo basso ed è quindi esonerato. Niente da fare anche stavolta: oltre il 60% dei votanti ha bocciato il progetto e solo i cantoni di Ginevra e il Ticino si sono pronunciati a favore.</p>
<p>Fonte cartine topografiche: https://polis.tpcag.ch/doc/</p>
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	<p><strong>Cosa è il Röstigraben?</strong><br />
Il concetto di “Röstigraben” («fossato del rösti») viene utilizzato regolarmente nell’analisi di votazioni popolari in cui i cantoni di lingua tedesca e di lingua francese si esprimono in modo opposto su una tematica. L’espressione usata dagli Svizzeri tedeschi si basa su un’immagine un po’ diversa da quella usata dai Romandi, che parlano sia di «rideau de rösti» («cortina di rösti») sia di «barrière de rösti» («barriera di rösti»). Tuttavia, nei media francofoni e italofoni si tende ad usare il termine tedesco.</p>
<p>Vi sono stati tentativi di far entrare nell’immaginario collettivo anche un «Polentagraben» («fossato della polenta») per indicare le differenze linguistico-culturali tra Svizzera tedesca e Svizzera italiana, ma sinora questo termine ha avuto scarso successo.</p>
<p>Fonte: www.forum-helveticum.ch</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/una-domenica-di-passione-sul-tema-cacciacaccia/">Una domenica di passione sul tema “caccia&#038;caccia”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Residenza fiscale e tassazione della pensione svizzera</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/residenza-fiscale-e-tassazione-della-pensione-svizzera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 15:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica Legale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://gazzettasvizzera.org/?p=17822</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" />Trattamento fiscale in Italia dei diversi regimi previdenziali svizzeri Carissimo Avvocato, leggo sempre con interesse i suoi interventi sulla rubrica legale della Gazzetta Svizzera e vorrei esporle il mio caso. Sono un doppio cittadino italo-svizzero, e vivo e lavoro stabilmente a Lugano, ove trascorro gran parte dell’anno. Nonostante questa mia condizione risalga oramai a più</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/residenza-fiscale-e-tassazione-della-pensione-svizzera/">Residenza fiscale e tassazione della pensione svizzera</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/08/02I91405-800-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="rubrica legale" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17822"  class="panel-layout" ><div id="pg-17822-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17822-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17822-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Trattamento fiscale in Italia dei diversi regimi previdenziali svizzeri</strong></p>
<p>Carissimo Avvocato,<br />
leggo sempre con interesse i suoi interventi sulla rubrica legale della Gazzetta Svizzera e vorrei esporle il mio caso.</p>
<p>Sono un doppio cittadino italo-svizzero, e vivo e lavoro stabilmente a Lugano, ove trascorro gran parte dell’anno. Nonostante questa mia condizione risalga oramai a più di 10 anni fa, ho sempre in realtà mantenuto la residenza fiscale in Italia, presentando regolare dichiarazione dei redditi e versando tutte le tasse dovute al fisco italiano.</p>
<p>Avevo letto già in passato i suoi articoli sul trasferimento di residenza all’estero, il cui contenuto mi era poi stato confermato anche dal mio fiscalista di fiducia.</p>
<p>Tuttavia, permanendo la Svizzera nella famosa black list dei “paradisi fiscali” e avendo mantenuto la famiglia in Italia con figli aventi a loro volta stabili legami di amicizia, di studio e di affetto con i propri nonni, ho preferito non trasferirci tutti ma evitare il rischio di qualsiasi possibile contenzioso con il fisco italiano.</p>
<p>Lavorando in Svizzera, come sa, tutta la mia posizione previdenziale, a partire dall’AVS, era interamente ed obbligatoriamente disciplinata e regolamentata in Svizzera quanto a contributi, prelievi ed erogazioni. Vengo, infatti, ora al motivo della mia lettera dopo questa lunga premessa.</p>
<p>Tra qualche anno potrò percepire la pensione e Le chiedo, a questo punto, se ed in che misura la mia rendita pensionistica sarà tassata in Italia.</p>
<p>Non vorrei infatti che dopo aver deciso di pagare le tasse sempre in Italia mi ritrovassi una pensione defalcata da ulteriori tassazioni italiane: insomma “cornuto e mazziato”.<br />
La ringrazio se vorrà prendere in considerazione questa mia, e comunque per il suo prezioso servizio alla nostra comunità.<br />
(L.P.) Milano</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Carissimo Lettore,<br />
desidero innanzitutto, esprimerLe la mia gratitudine per la Sua assiduità nel seguire questa nostra “Rubrica legale”. Noto, infatti con piacere da un lato che i nostri consigli sono utili e dall’altro che vengono anche seguiti attentamente.</p>
<p>In effetti, la questione della residenza fiscale è assai controversa non solo per una prassi ed una giurisprudenza assai ondivaghe in Italia ma anche per una serie di presupposti abbastanza inspiegabili.</p>
<p>Sotto il primo profilo, molte delle incertezze sono riconducibili alla rigidità nell’interpretazione del TUIR (Testo Unico Imposte su Redditi) con riferimento tanto alle iscrizioni anagrafiche, quanto all’individuazione della residenza e del domicilio in rapporto alla Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) tra Svizzera e Italia del 1976 (ratificata nel 1978) proprio in casi come il Suo.</p>
<p>Sotto altro profilo, restano incomprensibili le ragioni per cui la Svizzera continui a far parte della famigerata black-list di cui al D.M. 4 maggio 1999, nonostante i palesi e concreti sforzi intrapresi dalla Confederazione Elvetica sia nell’ambito della cooperazione fiscale internazionale, sia contro il riciclaggio di denaro “sporco”.</p>
<p>Tanto più che sono stati espunti dalla suddetta black-list paesi come Cipro, Malta e anche San Marino i cui contribuiti alla cooperazione fiscale non sono paragonabili a quelli della Svizzera, né in termini qualitativi, né in termini quantitativi.</p>
<p>Ricordo, in proposito, a beneficio dei nostri lettori:<br />
- che sussiste per il cittadino italiano, salvo prova contraria, una presunzione di residenza in Italia anche se trasferito in Stati ricompresi nella black-list, ed anche se iscritto all’AIRE;<br />
- che tale principio vale altresì per i doppi cittadini italo-svizzeri, come in questo caso;<br />
- che l’onere della prova contraria, e cioè della residenza estera, grava sul contribuente;<br />
- che tale dimostrazione, stanti anche i limiti probatori del giudizio tributario, non è affatto agevole.<br />
La Sua decisione, pertanto, di sentire un fiscalista e di pagare le tasse in Italia può ritenersi non solo prudente ma anche saggia in queste condizioni anche in considerazione delle possibili ripercussioni di natura penale in caso di redditi consistenti (come dimostra la cronaca di questi giorni anche per calciatori famosi).</p>
<p>La ringrazio poi anche per la problematica sulle pensioni che ci sottopone, la quale in realtà non è per nulla semplice.<br />
Il sistema pensionistico svizzero infatti è profondamente diverso da quello italiano ed è già accaduto in passato che a causa di questa diversità non pochi sono state le difficoltà interpretative e gli inconvenienti conseguenti per i contribuenti.<br />
Già in passato ci siamo occupati di tali questioni. Il sistema previdenziale svizzero infatti si compone, come noto, di 3 differenti pilastri:</p>
<p>- Il primo pilastro è costituito dalla previdenza obbligatoria dello stato e comprende l’AVS / AI, volto ad assicurare la sussistenza di base;<br />
- Il secondo pilastro, anch’esso obbligatorio, è rappresentato dalla previdenza professionale (c.d. LPP) con un capitale o una rendita avente funzione integrativa della prima;<br />
- Il terzo pilastro, di carattere privato e totalmente facoltativo, con erogazioni o con agevolazioni a beneficio di chi risiede in Svizzera.</p>
<p>Nell’ambito, poi, del terzo pilastro si distingue tra previdenza “libera” o “vincolata” a seconda che sia possibile o meno un pagamento anticipato della prestazione pensionistica a semplice richiesta, ovvero solo in presenza di determinate e particolari condizioni.<br />
Lei, nel suo quesito abbastanza ampio, non ci specifica a quale dei 3 pilastri suddetti si riferiscono le Sue preoccupazioni ma proviamo a dare una risposta, per quanto sommaria, a tutte e tre le situazioni sopra descritte.</p>
<p>Con riferimento al primo pilastro (AVS / AI) il problema non si pone e ne abbiamo già parlato tante volte. Se gli importi sono pagati in Italia tramite intermediario convenzionato (quale sostituto d’imposta) la stessa rendita subisce solo un prelievo di misura fissa del 5% come previsto dalla Legge n. 431/1991 (art. 76, comma 1). L’Agenzia delle Entrate aveva poi esteso tale regime di favore anche ai pagamenti non canalizzati in Italia (Circolare 30/E/2015).</p>
<p>Più complessa la questione relativa al secondo pilastro (LPP), in merito al quale recentemente l’Agenzia delle Entrate ha adottato invece una interpretazione letterale più restrittiva (Risoluzione 3/E del 27 gennaio 2020).</p>
<p>Se, anche qui, per i pagamenti in Italia vale come per l’AVS/AI la stessa disciplina per espressa previsione (art. 76, comma 1-bis), così non è per i pagamenti all’estero.</p>
<p>Ritenendo, infatti, la normativa sulla voluntary disclosure, (che aveva equiparato la previdenza professionale al trattamento fiscale dell’AVS), una normativa del tutto eccezionale, l’Agenzia delle Entrate non ritiene più applicabile lo stesso trattamento previsto dalla Legge n. 431/1991 per i pagamenti non canalizzati in Italia.</p>
<p>È, però, evidente in questo caso una ingiustificata disparità di trattamento sulla base della sola modalità di incasso della rendita, e non della reale capacità contributiva.</p>
<p>Con riferimento, infine, al terzo pilastro la situazione è ancora più intricata, in quanto si tratta di previdenza privata e dunque in teoria pacificamente tassabile.</p>
<p>Sennonché, l’unica differenza può aversi sull’entità, a seconda che il riscatto sia “libero” o “vincolato”.<br />
In quest’ultimo caso, si è recentemente pronunciata l’Agenza delle Entrate con Risposta ad una specifica istanza di interpello (n. 471), chiarendo che, attesa la finalità previdenziale dell’investimento, essa costituisca prestazione di natura pensionistica e vada pertanto ricondotta ai redditi di cui all’articolo 49, comma 2, lettera a) del TUIR, che equipara le pensioni di ogni genere ai redditi di lavoro dipendente.</p>
<p>Ciò sempre in linea con quanto affermato nella citata Risoluzione n. 3/E/2020.<br />
Viceversa si precisa, che non sono applicabili le norme sulle prestazioni di previdenza complementare, e dunque modalità di tassazione più vantaggiose previste dalla normativa italiana ed europea (D.Lgs. n. 252/2005 e Dir. UE 2016/2341).<br />
Si tratta quindi di individuare correttamente il o i trattamenti pensionistici di cui Lei dovrebbe godere per compiere un accertamento preciso di quanto dovrà versare allo Stato italiano. Su questo potrà sicuramente confrontarsi con il suo fiscalista di fiducia che già l’aveva assistita utilmente.</p>
<p>Un ultimo avvertimento riguarda la questione del monitoraggio fiscale e della compilazione del quadro RW per la previdenza complementare estera. Va tenuto presente, al riguardo, che tali forme di previdenza se obbligatorie (come il secondo pilastro) non sono soggette al monitoraggio fiscale per le somme versate, mentre in altri casi così non è (Circolare 38/E/2013).<br />
Spero di avere dato esaustiva risposta ai suoi dubbi, e saluto Lei e tutti nostri Lettori molto cordialmente</p>
<p><em>Avv. Markus Wiget</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>La svizzera più veloce del momento si racconta: “Questo 2020 mi resterà nel cuore”</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-svizzera-piu-veloce-del-momento-si-racconta-questo-2020-mi-restera-nel-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 14:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Il Personaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Del-Ponte-2-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Ajla Del Ponte, come sta vivendo questo 2020 così particolare per lei? L’annullamento di molte manifestazioni sportive ha fatto coppia con un anno per lei assolutamente straordinario. Mentalmente la stagione 2020 è ora già conclusa. Il 12 di ottobre ho già rivolto il mio sguardo al 2021, con l’inizio della preparazione invernale. È però vero</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-svizzera-piu-veloce-del-momento-si-racconta-questo-2020-mi-restera-nel-cuore/">La svizzera più veloce del momento si racconta: “Questo 2020 mi resterà nel cuore”</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Del-Ponte-2-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17817"  class="panel-layout" ><div id="pg-17817-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17817-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17817-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>Ajla Del Ponte, come sta vivendo questo 2020 così particolare per lei? L’annullamento di molte manifestazioni sportive ha fatto coppia con un anno per lei assolutamente straordinario. </strong><br />
Mentalmente la stagione 2020 è ora già conclusa. Il 12 di ottobre ho già rivolto il mio sguardo al 2021, con l’inizio della preparazione invernale. È però vero che questo 2020 mi resterà nel cuore, in quanto ho avuto l’opportunità, nonostante le difficoltà vissute da tutti noi, di migliorarmi incredibilmente nelle mie performances. A fine marzo, con l’inizio del lock down, non avrei mai pensato che sarei stata in grado di avere un’estate così piena di emozioni positive e vittorie importanti.</p>
<p><strong>Quando ha scoperto la sua passione per la corsa? </strong><br />
La passione per lo sprint è arrivata relativamente tardi. Mi sono avvicinata all’atletica per caso, con un UBS Kids Cup fatta a scuola. Essendo l’atletica uno sport molto variato, sono passata da diverse discipline, soprattutto i salti, prima di arrivare allo sprint. Per caso, un anno mi sono iscritta al 100m dei campionati ticinesi U18, e quasi per caso, ho corso una delle migliori prestazioni stagionali in Svizzera di quell’anno. Da lì, è stato un matrimonio felice.</p>
<p><strong>Quale è il suo meeting preferito? </strong><br />
Il mio meeting preferito in assoluto è il Galà dei Castelli. In Svizzera siamo molto fortunati con la densità di meeting internazionali, abbiamo anche due Diamond League, a Losanna e a Zurigo. Quello di casa è però per me il più siginificativo, perché correre a Bellinzona, davanti alla propria famiglia, amici e conoscenti, non ha pari.</p>
<p><strong>Quante ore si allena mediamente a settimana? Lo fa sempre con piacere o vi sono dei momenti che le pesano?</strong><br />
Le ore di allenamento variano a dipendenza dei periodi. Durante la preparazione, possono passare dalle 12 alle 18 ore settimanali, mentre con l’avvicinarsi delle competizioni c’è una diminuzione del volume per prediligere la qualità. Come per tutto, ci sono dei momenti che sono più difficili di altri ad allenamento, ma prevalgono i momenti di piacere.</p>
<p><strong>Non solo sport: accanto alla sua brillante carriera agonistica lei sta studiando all’Università di Losanna lettere, storia e italiano. Come è possibile conciliare questi impegni? Ajla Del Ponte ha anche del tempo libero? </strong><br />
L’organizzazione è la parola d’ordine per una vita abbastanza intensa. Spesso, so già mesi in anticipo dove sarò in campo di allenamento, a che gare parteciperò, dove e a che ora mi alleno in settimana. Quindi basta inserire nei momenti liberi il tempo necessario allo studio e per vedere i propri cari. Sono molto fortunata ad avere un sistema che mi aiuta, all’Università di Losanna, dei compagni di corso che mi sostengono sempre mandandomi gli appunti quando sono assente, e una famiglia che mi sostiene in quello che faccio.</p>
<p><strong>Lei ha dichiarato che tra le sue passioni vi è la poesia moderna e contemporanea italiana. Ci spieghi meglio. </strong><br />
Dal mio primo approccio con Dante, Boccaccio ed Ariosto al liceo, mi sono innamorata della letteratura italiana. Questi tre grandi autori mi hanno particolarmente colpita per la fantasia impregnata rispettivamente in poesie e racconti. Da lì mi si è aperto un mondo, e ho scoperto autori come Quasimodo, Bufalino, Montale, Merini e molti altri, come i ticinesi Pusterla e Nessi, che mi hanno raccontato storie e dato emozioni.</p>
<p><strong>Rinviate di un anno, nel 2021 si terranno le Olimpiadi estive. A questo punto si può sognare in grande…</strong><br />
Il rinvio è stato inizialmente difficile da accettare. Capivo le motivazioni, e mi rendevo conto che non ci fosse altra alternativa possibile, ma aver programmato meticolosamente tutto un anno, e vedere sacrifici e piani sfumare, è stato difficile. Poi, prendendo un giorno alla volta, sono riuscita a ribaltare la sensazione e a contentrarmi sulla performance, l’unica cosa che potevo continuare a controllare. E questo sarà per me un insegnamento chiave per l’anno prossimo, per poter continuare a sognare in grande le Olimpiadi e raggiungere i miei obiettivi.</p>
<p><strong>E Ajla tra 20 anni dove si vede? Ancora nel mondo dell’atletica? </strong><br />
In 20 anni possono succedere tante cose, e se c’è qualcosa che mi intimorisce è il futuro, così malleabile e lontano. So che per qualche anno continuerò a correre, ma per il resto, non ho un’idea né una risposta precisa.</p>
<p><em>INTERVISTA: Gazzetta Svizzera</em></p>
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		><h3 class="widget-title">Mi sono avvicinata all’atletica per caso, con una competizione giovanile fatta a scuola.</h3>
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	<p>Nata a Locarno nel 1996 e cresciuta in Valle Maggia. Ha esordito nell’atletica nel 2008 nell’Unione sportiva Ascona.</p>
<ul>
<li>Nel 2014 è emersa a livello nazionale, correndo i 100m in 11.82, tempo che le ha permesso di qualificarsi per i mondiali junior svoltisi a Eugene (USA).</li>
<li>Nel 2015 si è qualificata ai Campionati Europei junior ottenendo il limite sui 200 m e correndo con la staffetta 4x100 m.</li>
<li>Nel 2016 ha partecipato ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro (BRA) ottenendo un buon piazzamento nella 4x100m femminile.</li>
<li>Nel 2017 ottiene risultati molto importanti</li>
<li>Nel 2018 diventa la terza sprinter svizzera di tutti i tempi, correndo i 100 m a La Chaux-de-Fonds in 11.21.</li>
<li>Nel 2019 ottiene un diploma di Bachelor of Arts.</li>
<li>Il 2020 si è rivelato l’anno con più successo della sua carriera. Diventa campionessa svizzera dei 60 m e dei 100 m, nonché su entrambe le distanze, 60 e 100 m, leader europea dell’anno, vincendo due Diamond League e trovando finalmente la via al personale sia su 100 che 200m. Votata l’atleta europea d’agosto da European Athletics.</li>
</ul>
<p>Nel tempo libero ama suonare il pianoforte, leggere, viaggiare e visitare musei.</p>
</div>
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		<title>La Brévine ha fatto del freddo il suo simbolo, perfino d’estate</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-brevine-ha-fatto-del-freddo-il-suo-simbolo-perfino-destate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 12:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/LaBrevine-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La Brévine, il villaggio del Canton Neuchâtel, detiene il primato di luogo abitato più freddo della Svizzera. Il riscaldamento climatico sta sconvolgendo le condizioni di innevamento e i record di freddo, ma la Brévine continua ad essere una calamità per i visitatori. Sono giunto a La Brévine il 2 luglio, in una giornata ventosa. La</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-brevine-ha-fatto-del-freddo-il-suo-simbolo-perfino-destate/">La Brévine ha fatto del freddo il suo simbolo, perfino d’estate</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/LaBrevine-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17799"  class="panel-layout" ><div id="pg-17799-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17799-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17799-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>La Brévine, il villaggio del Canton Neuchâtel, detiene il primato di luogo abitato più freddo della Svizzera. Il riscaldamento climatico sta sconvolgendo le condizioni di innevamento e i record di freddo, ma la Brévine continua ad essere una calamità per i visitatori.</strong></p>
<p>Sono giunto a La Brévine il 2 luglio, in una giornata ventosa. La vallata che porta lo stesso nome era avvolta dalla nebbia. Scendendo dal bus nella piazza del villaggio, tremavo di freddo. Il mio abbigliamento estivo – una T-shirt e una giacca impermeabile – sarebbe stato adatto al clima? Il termometro digitale nella piazza del paese segnava 18 gradi. È l’effetto della Brévine! Situato a oltre 1000 metri di altitudine su un altopiano, questo comune neocastellano del massiccio giurassiano detiene diversi record in materia di freddo. Tra questi ultimi, il minimo registrato dalla stazione locale di MeteoSvizzera: il 12 gennaio 1987, il termometro ha raggiunto i – 41,8 gradi. È il record per il luogo abitato più freddo della Svizzera. «Il freddo massimo arriva molto presto al mattino quando sorge il sole. Allora ci si aspetterebbe che faccia più caldo, ma i raggi del sole mantengono il freddo sul terreno», spiega Jean-Maurice Gasser, sindaco del comune.<br />
Nelle strade di questo piccolo villaggio, attraversato da quattro assi stradali, chi passeggia si lascia proiettare nel regno del freddo anche d’estate. Il negozio dove i visitatori possono noleggiare d’estate sci di fondo su rotelle si chiama «Siberia Sports». Una locanda attualmente chiusa porta il nome di «Loup blanc». Dietro c’è il negozio di mobili «Alaska». Ed ecco l’«Isba», un vecchio ristorante. Non tutti sono contenti della reputazione glaciale del luogo, poiché «questa percezione lascia pensare che anche le persone siano fredde, mentre in realtà il freddo non cambia nulla e qui si vive normalmente», afferma Jean-Daniel Oppliger, gerente del ristorante e del nuovo albergo «l’Hôtel-de-Ville». L’uomo ha partecipato al lancio della Festa del freddo, la cui prima edizione ha avuto luogo nel 2012, mentre una bise glaciale soffiava nella valle.</p>
<p><strong>Inverni meno freddi ed estati con 30 gradi</strong><br />
Il freddo che fa gelare le narici si è trasformato in un argomento di marketing. «Abbiamo registrato fino a 5000 persone giunte dalla Svizzera e dalla Francia per festeggiare il freddo», si rallegra il presidente, che ha condotto il progetto di rinnovamento e trasformazione dell’albergo ristorante «l’Hôtel-de-Ville». Questa proprietà del comune offre ora 27 letti ai turisti. Una grande sala ospita eventi comunali. La Brévine e i suoi 630 abitanti vivono piuttosto bene dal profilo finanziario. «Le finanze sono equilibrate», si rallegra Jean-Maurice Gasser, a cui piacerebbe che nel comune giungessero altri abitanti, mentre in realtà esso «si sta lentamente spopolando».<br />
Presso Siberia Sports, Pascal Schneider, che completa le sue entrate con un’attività estiva da falegname, conta sulla neve per far funzionare la sua boutique. Egli osserva ormai il trascorrere delle stagioni invernali con la coscienza che gli anni di perfetto innevamento per lo sci da fondo e le racchette appartengano al passato. «Lo scorso inverno è stato praticamente secco. Le persone hanno potuto praticare sci di fondo solo 3 o 4 volte. Sono stati tracciati soltanto 30 chilometri di piste sui 163 chilometri normalmente proposti nella vallata», riassume questo uomo cresciuto nel paese. L’uomo ha visto cambiare completamente le temperature della Piccola Siberia. «Quando ero piccolo, le temperature potevano oscillare tra – 15 e – 30 gradi per circa 3 settimane. Ora capita di registrare -25 gradi al mattino e due giorni dopo della pioggia. Durante l’estate 2019, abbiamo avuto 30 gradi per 15 giorni», racconta. Altro record: nel 2006, La Brévine ha registrato 36 gradi.</p>
<p>In ogni modo, le notti estive rimangono fresche e si può assistere a delle gelate già dopo la metà di agosto. I turisti giungono a La Brévine con un termometro nei loro pensieri. «Le persone mi dicono che non fa così freddo come pensavano», riferisce il proprietario del negozio di sport. Sebbene il freddo sia diminuito di alcuni gradi in inverno, i contadini della valle in alta quota, lunga una ventina di chilometri, devono lavorare molto più duramente che altrove in Svizzera.</p>
<p><strong>Tempo freddo e calore del cuore</strong><br />
A Le Cernil, a 1200 metri di altitudine, Kevin e Grégory Huguenin raccontano le loro giornate di grande freddo con i loro 100 bovini. Alle 5 del mattino, il lavoro inizia con il dover sgelare le porte e riscaldare le estremità dei tubi degli abbeveratoi degli animali. «È una lotta continua contro il freddo», riassume Grégory, che si ricorda del suo primo inverno di lavoro a Le Cernil, con i –15 fino a quasi –30 gradi nella loro fattoria al Brouillet. Ciononostante, o forse a causa di questo, i due giovani fratelli, che formano la settima generazione degli Huguenin nella valle, amano il loro paese. Alla durezza degli elementi, risponde il calore del cuore. «Qui, dovunque tu bussi alla porta, ti invitano a mangiare», dice Kevin. «La valle conta pochi abitanti, ossia circa 1500, ma le persone condividono tutto», racconta il fratello.</p>
<p><strong>Le fresche notti estive</strong><br />
D’estate, la valle e i suoi tre paesini, dove soltanto La Brévine raggiunge i record di freddo, si trasformano in un’oasi di sole e di freschezza notturna. A 2 chilometri dal villaggio, il lago di Taillières, gelato in inverno, è meta d’estate degli appassionati di windsurf e kitesurf. L’altipiano assomiglia ad una steppa. Ci sono numerosi e bellissimi sentieri escursionistici, in particolare un sentiero con la segnaletica di confine verso la vicina Francia, tracciato nel 1819. Una passeggiata storica offre 18 pannelli per farsi un’idea di questo paese di neve e di freddo. Alla stazione numero 13, dove ci ha portati Geneviève Kohler, la presidente della Società delle bellezze locali, vicino ad un bellissimo edificio in mattoni dove i genitori di Kevin e Grégory Huguenin vivono, si trova una vecchia sorgente minerale di ferro, che fu un luogo di cure.<br />
Anche il ruscello del villaggio, il Bied, racconta una storia. Scompare in un imbuto di infiltrazione, un pozzo naturale ed esce nuovamente in superficie solo nella Val-de-Travers. Questo imbuto si trova nel centro del villaggio di La Brévine e ricorda una gola. Nel 2018, un blocco ha causato l'allagamento del villaggio. "L'acqua nelle case era alta 30 cm", ricorda il sindaco Gasser. Il proprietario dell'Hôtel-de-Ville vede nell'imbuto di infiltrazione uno dei fattori che spiegano il clima siberiano di La Brévine. “Nelle altre valli delle montagne neocastellane, il corso d’acqua prosegue in superficie portando con sé il freddo», dice Jean-Daniel Oppliger. "Ma qui il Bied scompare e il freddo rimane." Può davvero essere questa la spiegazione? Rimarrà un segreto, ma a La Brévine il clima gelido richiede inevitabilmente una moltitudine di spiegazioni.</p>
<p><strong>I segreti del freddo</strong><br />
Il clima glaciale della Brévine ha diverse origini. La prima è che il villaggio si trova in una valle chiusa dove il freddo è stagnante. Questo fenomeno meteorologico è denominato «lago di aria fredda». Esso richiede un’alta pressione atmosferica, un cielo senza nuvole, assenza di vento e neve. In un lago con aria fredda, può esserci una differenza di temperatura di quasi 30° C tra il fondovalle e i passi e le cime. Lo dimostra uno studio condotto alla fine del 2014 dall'Istituto geografico dell'Università di Neuchâtel.</p>
<p><em>Stéphane Herzog</em></p>
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	<p>D’inverno, La Brévine assomiglia ad un quadro. Quando vi è sufficiente neve, il luogo attira gli amanti delle escursioni con le racchette e in particolare coloro che praticano sci di fondo, e questo nonostante il freddo. Foto Keystone<br />
Riproduzione con l’accordo di swisstopo (BA200147)</p>
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	<p>La Brévine, «Siberia della Svizzera», è un luogo fresco anche d’estate. Ma il sindaco del comune Jean Maurice Gasser (a sin.), gli agricoltori Kevin e Grégory Huguenin (al centro) e Geneviève Kohler, presidente della Società delle bellezze della Brévine (a destra), si trovano molto bene con questo clima. Foto Danielle Liniger</p>
<p><strong>Estremi svizzeri</strong><br />
Più alto, più grande, più rapido, più bello? Alla ricerca dei record svizzeri. Oggi: il comune più freddo della Svizzera.</p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-brevine-ha-fatto-del-freddo-il-suo-simbolo-perfino-destate/">La Brévine ha fatto del freddo il suo simbolo, perfino d’estate</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Viaggio attraverso i costumi svizzeri</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/viaggio-attraverso-i-costumi-svizzeri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 12:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/viaggio-attraverso-i-costumi-svizzeri/">Viaggio attraverso i costumi svizzeri</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Ermensee-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17788"  class="panel-layout" ><div id="pg-17788-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17788-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17788-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>“Su una piccola superficie, il paese ospita una folle diversità di tradizioni e di costumi viventi”, scrivono la folclorista Sibylle Gerber e la fotografa Dominique Rosenmund. Con due giornalisti, esse hanno esplorato questa diversità recandosi sul posto e pubblicando le loro impressioni in un nuovo libro. I 21 testi e oltre 100 foto portano i lettori al centro degli avvenimenti: nel calore torrido del “Chienbâse” a Basilea Campagna, nel “Lichterschwemmen” del Seetal lucernese, nella silenziosa “Procession des Pleureuses” a Romont (FR), nella gioiosa Sagra del pesce sul lago Maggiore. A lato di tradizioni più note, il volume permette anche di fare delle scoperte locali. Dotato di una presentazione attrattiva e con un formato pratico, si tratta sia di una guida di viaggio con consigli, sia di un bel libro consultabile comodamente sul divano. Le autrici evitano i clichés turistici e l’eccessivo patriottismo. Esse riescono a restituire fascino e un valore comunitario a queste tradizioni in maniera ancora più autentica.<br />
<em>(SWE)</em></p>
<p>Tanzende Tannen. Dominique Rosenmund, Sibylle Gerber, Karin Britsch e Stephanie Hess, Edizioni Benteli 2020, disponibile in tedesco e in inglese. www.benteli.ch</p>
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	<p>«Lichterschwemmen»: tutti gli anni nel mese di marzo, nel piccolo villaggio lucernese di Ermensee, i bambini trasformano il ruscello in un mare di luce.</p>
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	<p>«Chalandamarz»: il 1º marzo, una processione di campane scaccia l’inverno di Guarda. È il libro per bambini «Una campana per Ursli» che ha reso celebre questo costume engadinese in tutto il mondo.</p>
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	<p>«Autoskooter Gottesdienst» : la pastora celebra la messa all’interno della fiera autunnale di Basilea. Un tradizionale servizio pastorale per le fiere itineranti.</p>
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	<p>«Sagra del Pesce»: all’inizio della primavera, il pesce unisce tutti i Ticinesi. La festa di Muralto inizia con tranquillità al mattino, per poi diventare vivace e calorosa.</p>
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	<p>La «strada dello sbrinz»: passeggiare da Obvaldo e Nidvaldo a Domodossola, in Italia, attraverso vecchie mulattiere che trasportavano il famoso formaggio.<br />
Photos: DR/Dominique Rosenmund</p>
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		<title>Golosi e appassionati di cucina&#8230; siete pronti per il prossimo Congresso UGS?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/golosi-e-appassionati-di-cucina-siete-pronti-per-il-prossimo-congresso-ugs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 11:41:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Foto-Jana-Calamari_Parte-2--200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Jana Calamari ci accompagnerà passo per passo nella preparazione dei buonissimi Spitzbuebe e intanto qui ci svela l’ingrediente segreto… Jana Calamari, 23 anni, membro del Comitato UGS, sarà una delle protagoniste del prossimo Congresso. Il prossimo 14 novembre infatti sarà lei a guidarci, in tempo reale, nella preparazione degli Spitzbuebe. Nel frattempo, con un tatuaggio</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/golosi-e-appassionati-di-cucina-siete-pronti-per-il-prossimo-congresso-ugs/">Golosi e appassionati di cucina&#8230; siete pronti per il prossimo Congresso UGS?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Foto-Jana-Calamari_Parte-2--200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17782"  class="panel-layout" ><div id="pg-17782-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17782-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17782-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Jana Calamari ci accompagnerà passo per passo nella preparazione dei buonissimi Spitzbuebe e intanto qui ci svela l’ingrediente segreto…</p>
<p>Jana Calamari, 23 anni, membro del Comitato UGS, sarà una delle protagoniste del prossimo Congresso. Il prossimo 14 novembre infatti sarà lei a guidarci, in tempo reale, nella preparazione degli Spitzbuebe. Nel frattempo, con un tatuaggio della Svizzera sull’avambraccio, Jana si racconta così:</p>
<p>“Nella cucina ho sempre trovato il mio angolo tranquillo dove poter ricorrere al gusto e al senso di creatività. Da bambina ero soddisfatta nel consumare una merenda che provenisse dalle mie mani, anziché divorare scatole di merendine. E così tra farine e avanzi di frigo ho imparato a cucinare.</p>
<p>Ho una nonna italiana e una nonna svizzera. Essendo loro le prime a passar maggior parte del tempo ai fornelli, mi hanno orientato e di seguito sostenuto in questa passione. Dalla nonna italiana ho imparato a fare grosse teglie di cucina mediterranea, per passare domeniche in compagnia e a pancia piena. Dalla nonna svizzera ho imparato ad accostare sapori, colori e precisione all’interno di un piatto per appagare l’occhio oltre al palato. Da entrambe ho imparato l’ingrediente segreto: mettere amore in ciò che fai. Per questo credo che cucinare non sia poi così complicato, basta semplicemente ricordarsi che si sta facendo felice qualcuno.</p>
<p>Spitzbuebe, letteralmente significa mascalzone. Ma caratterialmente sono tutt’altro. Che festa sarebbe senza questi simpatici e deliziosi biscotti alla marmellata? Adatto a tutte le età, basta un solo Spitzbuebe che una giornata storta, può subito riempirsi di dolcezza!</p>
<p>Vi aspetto il prossimo 14 novembre per preparare insieme, in diretta, questi deliziosi biscotti!</p>
<p>Annotatevi gli ingredienti necessari per l’evento!”.</p>
<p><strong>Ingredienti</strong><br />
300 gr di farina 00<br />
100 gr di zucchero<br />
150 gr di burro<br />
1/2 bustina di lievito per dolci<br />
un uovo<br />
una bustina di vanillina<br />
un pizzico di sale<br />
zucchero a velo<br />
marmellata a piacere</p>
</div>
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	<p>Jana Calamari, 23 anni, vive a San Gennaro di Lucca, Toscana</p>
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		><h3 class="widget-title">Congresso UGS, Edizione Autunnale - Sabato 14 novembre 2020</h3>
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	<p><strong>SAVE THE DATE</strong></p>
<p>Care lettrici, cari lettori,</p>
<p>A gran richiesta dopo lo splendido successo del primo Congresso UGS online del maggio 2020, che si è chiuso con più di 2100 visualizzazioni, è con grandissimo piacere che vi invitiamo al nostro congresso autunnale online 2020!</p>
<p>Tenetevi pronti sabato 14 novembre nel pomeriggio con una buona connessione internet.</p>
<p>Abbiamo pensato per questa edizione virtuale di combinare il tema della formazione e preparazione al mondo del lavoro con il divertimento e le attività di gruppo che da sempre ci contraddistinguono, anche e nonostante la presenza online!</p>
<p>Inizieremo con un live streaming con gli interventi dei relatori sui temi di redazione del CV e formazione (e con sorprese dietro l’angolo!) che darà la possibilità di effettuare domande online. Passeremo poi a ben due workshop interattivi su Jitsi Meet.</p>
<p>Il primo workshop sarà incentrato su una consulenza interattiva sulla redazione del CV e il secondo, invece, sarà “dolce”. Per la prima volta, infatti, cucineremo tutti insieme degli “Spitzbübli” natalizi in diretta per poi mangiarli tutti insieme. Jana Calamari ci guiderà in questa divertente avventura.</p>
<p>Mi raccomando: questo è solo un Save the Date! Vi sveleremo il programma a poco a poco.</p>
<p>Per gli aggiornamenti, seguiteci sulle nostre pagine Facebook e Instagram “Unione Giovani Svizzeri”, iscrivetevi al nostro canale YouTube “Unione Giovani Svizzeri” o contattateci su Whatsapp (+39 335 5331270) o via email (unionegiovanisvizzeri@gmail.com)!</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi ed entusiasti come sempre.</p>
<p><em>Angela Katsikantamis</em><br />
<em>Presidente Unione Giovani Svizzeri e tutto il comitato organizzativo UGS</em></p>
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</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/golosi-e-appassionati-di-cucina-siete-pronti-per-il-prossimo-congresso-ugs/">Golosi e appassionati di cucina&#8230; siete pronti per il prossimo Congresso UGS?</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un tempo vietata, la lingua dei segni ha oggi il vento in poppa</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/un-tempo-vietata-la-lingua-dei-segni-ha-oggi-il-vento-in-poppa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 11:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Hauptbild-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />In Svizzera, più di un milione di persone vivono con un handicap uditivo. Numerose di queste non possono partecipare alla vita sociale senza un interprete della lingua dei segni. Ragione per cui il Consiglio federale prevede un riconoscimento giuridico di questa lingua. Brigitte Schökle è seduta nella sala riunioni della Walkerhaus, bella casa di mattoni</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-tempo-vietata-la-lingua-dei-segni-ha-oggi-il-vento-in-poppa/">Un tempo vietata, la lingua dei segni ha oggi il vento in poppa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Hauptbild-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17767"  class="panel-layout" ><div id="pg-17767-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17767-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17767-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>In Svizzera, più di un milione di persone vivono con un handicap uditivo. Numerose di queste non possono partecipare alla vita sociale senza un interprete della lingua dei segni. Ragione per cui il Consiglio federale prevede un riconoscimento giuridico di questa lingua.</strong></p>
<p>Brigitte Schökle è seduta nella sala riunioni della Walkerhaus, bella casa di mattoni risalente a 120 anni fa, situata nel centro di Berna. Di fronte a lei siede Tanja Joseph, il cui viso è rivolto verso la luce affinché Brigitte Schökle la possa vedere bene. Tanja Joseph è interprete nella lingua dei segni ed è qui per tradurre. Brigitte Schökle è sorda, ha 50 anni e dirige l’IGGH, la comunità d’interessi dei sordi e delle persone con problemi di udito attiva nel canton Berna e nella parte germanofona dei cantoni di Friborgo e del Vallese. Ogni volta che Brigitte Schökle si intrattiene con qualcuno ha bisogno di un interprete.</p>
<p>1778 franchi al mese: è questa la somma, garantita dalla legge federale sull’assicurazione invalidità, di cui Brigitte Schökle e tutti gli altri salariati sordi dispongono ogni mese per poter beneficiare dei servizi di un interprete di lingua dei segni sul posto di lavoro. Una somma che non permette alle discussioni di essere eterne: «Questa cifra copre circa dieci ore di interpreti. È troppo poco», costata Brigitte Schökle.</p>
<p>Questo esempio mostra il principale problema delle persone sorde: la difficoltà di accedere alla comunicazione. Questo problema non si verifica solo al lavoro, ma ovunque i sordi o le persone con problemi di udito hanno a che fare con il mondo esterno, in particolare nel settore sanitario e dell’educazione, nelle amministrazioni pubbliche, ma anche nell’ambito culturale: «Oggi viviamo in una società modellata dai media e dalla comunicazione. Ma benché Internet abbia rivoluzionato molte cose, in numerosi settori mancano dei video in lingua dei segni o sottotitolati nelle tre lingue nazionali», racconta Brigitte Schökle.</p>
<p><strong>La lingua dei segni: futura lingua nazionale ufficiale?</strong><br />
È possibile che, in un futuro prossimo, i mezzi di comunicazione migliorino e gli aiuti alla traduzione diventino più presenti in Svizzera. Attraverso tre interventi parlamentari, il Consiglio federale è stato invitato a riconoscere giuridicamente la lingua dei segni utilizzata in Svizzera (cf. riquadro). Questo risveglio politico ha «suscitato molta gioia» nella comunità dei sordi, ci racconta la nostra interlocutrice.</p>
<p>Un riconoscimento giuridico della lingua dei segni potrebbe significare che saranno adottate delle misure per lottare contro la discriminazione delle persone con problemi di udito. È vero, risponde la Federazione svizzera dei sordi (FSS), che le basi giuridiche contro la discriminazione delle persone con un handicap uditivo sono già «molto complete e precise», ma sono troppo raramente applicate. Secondo la FSS, gli adulti sordi sono tre volte più colpiti dalla disoccupazione rispetto alle altre persone che non hanno handicap.<br />
Quasi 10 000 persone nate in Svizzera sono sorde o hanno problemi di udito in Svizzera. Questo corrisponde circa allo 0,2 % della popolazione. E poco meno di un milione di Svizzeri vivono con un handicap uditivo.</p>
<p><strong>Un tempo la lingua dei segni era vietata</strong><br />
Brigitte Schökle è diventata sorda a sei anni, a seguito di una meningite. «Da allora, molte cose sono cambiate», afferma aggiungendo che dall’oggi al domani ha dovuto frequentare i banchi dell’ex scuola per sordomuti di San Gallo: «Per me, questo cambiamento è stato uno choc culturale.»</p>
<p>La lingua dei segni era vietata a scuola. Gli allievi dovevano mettere le mani dietro la schiena per non comunicare con i gesti. A quel tempo, i pedagoghi erano convinti che i sordi avrebbero dovuto imparare la lingua parlata per potersi fare strada nella vita. Essi dovevano dunque, come gli altri, esprimersi con la bocca e non con le mani.</p>
<p>Questa ideologia fu diffusa durante un congresso di specialisti della formazione per sordi di tutto il mondo: il congresso di Milano del 1880. Le conclusioni di quest’ultimo ebbero delle conseguenze di ampia portata sulla vita sociale dei sordi, in particolare in Svizzera, e questo fino ai nostri giorni. «Abbiamo sofferto molto all’epoca a causa della pedagogia orale», insiste Brigitte Schökle.</p>
<p>Nonostante il divieto di utilizzare i gesti nell’ambito dell’ex scuola per sordomuti di San Gallo, gli allievi utilizzavano questo metodo durante la pausa pranzo o la ricreazione: «Erano gli unici due momenti in cui gli educatori non intervenivano. Ho dunque imparato la lingua dei segni passo dopo passo, con i miei compagni di classe», racconta l’ex allieva.</p>
<p><strong>Il sostegno precoce è la chiave</strong><br />
Oggi, i bambini sordi o con problemi di udito non frequentano più forzatamente una scuola speciale: possono essere integrati in una classe normale. Una parte dei bambini (e degli adulti) con problemi uditivi portano sia un apparecchio, sia un impianto cocleare. Essi possono così comprendere la parola, almeno parzialmente. Nessuno strumento può però sostituire una buona comprensione.</p>
<p>Gli ausili uditivi e la scuola non bastano per stimolare i ragazzi con problemi di udito, ritiene Brigitte Schökle, che ha tre figli che non hanno questo tipo di problema: «Il sostegno precoce è di importanza essenziale. I bambini sordi dovrebbero imparare la lingua dei segni fin da piccoli e potrebbero così crescere bilingui.» Conoscere due lingue significa avere migliori opportunità di poter seguire una buona formazione, poiché anche le materie scolastiche potrebbero essere insegnate con l’aiuto di interpreti. Brigitte Schökle: «È precisamente nell’ambito del sostegno precoce che spero vengano adottate misure se la lingua dei segni sarà giuridicamente riconosciuta in Svizzera.»</p>
<p><strong>Tradurre dei concerti per tutti</strong><br />
Se la gestualità dei sordi era particolarmente imponente durante l’infanzia e l’adolescenza di Brigitte Schökle, essa è oggi molto più fine e differenziata. Ciò che le persone senza problemi di udito ignorano spesso è che la lingua dei segni non comprende solo movimenti delle mani e mimiche, ma possiede anche la sua grammatica e la sua sintassi. «Essa non è solo uno strumento, ma una lingua vera e propria», sottolinea Brigitte Schökle. Una lingua che è diventata «più ricca e sostanziale» nel corso di questi ultimi decenni e che si è continuamente sviluppata.</p>
<p>A tal punto che è ora possibile tradurre degli interi concerti in lingua dei segni. Brigitte Schökle ha profuso molti sforzi in questo settore. Essa è persuasa che traducendo delle manifestazioni culturali, si possano costruire dei ponti tra le persone con problemi di udito e le altre.</p>
<p>In occasione di eventi culturali ha sperimentato che il pubblico rimane affascinato dagli interpreti in lingua dei segni e che sia possibile comunicare in maniera vivace ed emozionale.» Ed aggiunge: «Il fatto che la lingua dei segni sia ormai accettata nel settore culturale è grandioso. Ma in realtà vogliamo essere in grado di partecipare alla società in tutti i settori della vita in modo uguale e autodeterminato. Anche per questo motivo, il riconoscimento giuridico della lingua dei segni da parte del Consiglio federale è "un passo nella giusta direzione".</p>
<p><strong>Diversità dialettale</strong><br />
La Svizzera è uno degli ultimi paesi europei dove la lingua dei segni non è ancora stata riconosciuta giuridicamente. Ginevra e Zurigo la menzionano, questo è vero, nella loro costituzione cantonale. Si stanno attualmente attuando degli sforzi per un riconoscimento cantonale anche nei cantoni di Vaud, Berna e Ticino. La lingua dei segni e la cultura dei sordi sono menzionate anche nella legge basilese sull’uguaglianza. In Svizzera, si utilizza la lingua dei segni svizzero tedesca, francese e italiana. Dal lato germanofono, esistono inoltre cinque dialetti regionali della lingua dei segni (ZH, BE, BS, LU, SG).</p>
<p><strong>La politica si attiva</strong><br />
I sordi della Svizzera hanno trovato in Christian Lohr (PPD), Regula Rytz (Verdi) e Mathias Reynard (PS) tre consiglieri nazionali pronti a battersi a livello politico per il riconoscimento giuridico delle tre lingue dei segni svizzere. Il Consiglio nazionale ha già adottato dei postulati in materia. Oltre al riconoscimento giuridico, i tre politici chiedono che siano prese misure concrete nel senso della Convenzione dell’ONU relativa ai diritti delle persone disabili, e ciò allo scopo di «raggiungere una partecipazione totale delle persone sorde o con problemi di udito, senza esclusioni né ostacoli».</p>
<p><em>Mireille Guggenbühler</em><br />
<em>GIORNALISTA INDIPENDENTE, THUN</em></p>
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	<p>«La lingua dei segni non è solo uno strumento, spiega Brigitte Schökle. È una lingua come tutte le altre, che possiede la propria grammatica e la propria sintassi.» Foto Danielle Liniger</p>
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	<p>Due… amici … su un aereo sportivo … fanno un volo sopra le Alpi …</p>
<p>L’interprete Tanja Joseph traduce una frase della canzone «Dr Alpeflug» (Volo sopra le Alpi) del cantante bernese Mani Matter (1936–1972) : «S’sy zwee Fründen im ne Sportflugzüg en Alpeflug ga mache» («Due amici fanno un volo sopra le Alpi su un aereo sportivo.») Foto Danielle Liniger</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/un-tempo-vietata-la-lingua-dei-segni-ha-oggi-il-vento-in-poppa/">Un tempo vietata, la lingua dei segni ha oggi il vento in poppa</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>La vita in campagna &#8211; esperienze in fattoria</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/la-vita-in-campagna-esperienze-in-fattoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 22:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[educationsuisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/2_Giovane_all_raccolta_delle_mele_Agriviva-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero. Fare un’esperienza in Svizzera lavorando nella fattoria di una famiglia contadina arricchisce il bagaglio personale e professionale e gli incontri con le famiglie e gli animali di fattoria vi rimarranno nel cuore. educationsuisse ha chiesto a Riccardo Olgiati,</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-vita-in-campagna-esperienze-in-fattoria/">La vita in campagna &#8211; esperienze in fattoria</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/2_Giovane_all_raccolta_delle_mele_Agriviva-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17759"  class="panel-layout" ><div id="pg-17759-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17759-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17759-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>I servizi di educationsuisse si indirizzano ai giovani svizzeri all’estero nonché agli studenti delle scuole svizzere all’estero.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Fare un’esperienza in Svizzera lavorando nella fattoria di una famiglia contadina arricchisce il bagaglio personale e professionale e gli incontri con le famiglie e gli animali di fattoria vi rimarranno nel cuore. educationsuisse ha chiesto a Riccardo Olgiati, giovane svizzero residente in Italia, di raccontarci la sua esperienza.</strong></span></p>
<p><strong>Come ha saputo dell’associazione svizzera Agriviva che organizza da oltre sessant’anni soggiorni lavorativi nelle fattorie svizzere?</strong><br />
Attraverso internet.</p>
<p><strong>Agriviva vuole essere un ponte tra città e campagna, produttori e consumatori, natura e tecnologia, culture e tradizioni differenti. Come si è trovato nelle campagne svizzere?</strong><br />
Devo dire che in Italia non vivo in città bensì in una zona rurale. La fattoria dove ho soggiornato, si trova a Lü in Val Muestair a 1900 mt nel Canton Grigioni. Mi ci sono trovato molto bene. La Bassa Engadina è stupenda!</p>
<p><strong>Ci può descrivere una sua giornata tipo in fattoria?</strong><br />
Mi alzavo alle 7.00, dopo colazione andavo alle 8.00 a lavorare nella stalla con i fattori. C’erano diversi animali: mucche, galline e bellissimi alpaca. Alle 12.00 si pranzava e alle 13.30 si andava a lavorare nei campi. Si rientrava in casa verso le 20.00 e si cenava in famiglia. Il lavoro era abbastanza duro ma ho imparato molto! La famiglia è stata ospitale e avevo una camera con una spettacolare vista sulla montagna!</p>
<p><strong>Ci sono stati problemi di lingua e/o di comprensione?</strong><br />
No, perché tutti i componenti della famiglia parlavano anche italiano oltre al tedesco e al romancio. La regione della Val Muestair si trova al confine con l’Italia.</p>
<p><strong>Pensa che tornerà a ripetere il soggiorno in una fattoria svizzera?</strong><br />
Sicuramente, mi è piaciuto molto. Ora non mi resta che pensare se nella prossima estate ripetere l'esperienza del soggiorno in fattoria dalla famiglia Schorta nei Grigioni oppure se visitare un altro Cantone!</p>
<p><strong>Consiglierebbe ai suoi amici una tale esperienza?</strong><br />
Sì, certo! È un’esperienza formativa che ogni ragazzo e ogni ragazza dovrebbe provare! Oltre al lavoro in fattoria si conoscono persone cordiali, si sentono parlare altre lingue, si gustano cibi della regione e si guadagna anche qualcosa!</p>
<p><strong>Lei potrebbe immaginarsi di venire in Svizzera per gli studi universitari o una formazione professionale?</strong><br />
Sì, mi piacerebbe molto venire in Svizzera per gli studi!</p>
<p><strong>Che cosa Le è piaciuto di più durante il suo soggiorno in fattoria?</strong><br />
L'attività che mi ha maggiormente coinvolto è stata andare quasi tutti i giorni ad accudire gli alpaca e a controllare il loro stato di salute. Una settimana dopo essere arrivato in fattoria ho potuto assistere alla nascita di un cucciolo. Questo evento mi ha molto emozionato. Il piccolo alpaca, anche se appena nato, è già piuttosto grande, con zampe lunghe e snelle e molto affamato! Cerca subito di fare qualche passo e poi cade vicino alla sua mamma! I piccoli succhiano il latte dalla madre e mangiano erba. Sono ghiotti anche di fieno. Inizialmente questi animali cercano di fuggire dalle persone ma poi, incuriositi, si avvicinano e si possono accarezzare. All'ingresso del paese di Lü si può ammirare il pascolo di alpaca.<br />
Certo è che porterò sempre nel cuore queste esperienze e soprattutto la famiglia che ho conosciuto.</p>
<p>Educationsuisse promuove associazioni come Agriviva (https://www.agriviva.ch/it/) ed è a vostra disposizione per domande su tali esperienze e riguardanti la tematica della formazione in Svizzera.</p>
<p><em>Ruth von Gunten</em></p>
<p>
<strong>Contatto</strong><br />
educationsuisse - scuole svizzere all’estero<br />
formazione in Svizzera<br />
Alpenstrasse 26 - 3006 Berna, Svizzera<br />
Tel. +41 (0)31 356 61 04<br />
ruth.vongunten@educationsuisse.ch<br />
www.educationsuisse.ch<em><br />
</em></p>
</div>
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	<p>fattoria (Riccardo Olgiati)</p>
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	<p>La raccolta delle mele (messa a disposizione da Agriviva)</p>
</div>
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	<p>In Val Muestair (Riccardo Olgiati)</p>
</div>
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	<p>Al lavoro con le pecore (messa a disposizione da Agriviva)</p>
</div>
</div></div></div></div></div><p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/la-vita-in-campagna-esperienze-in-fattoria/">La vita in campagna &#8211; esperienze in fattoria</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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		<title>Rueblitorte</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/rueblitorte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 22:12:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Ti porto a tavola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/aargauer-rueeblitorte-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Il Canton Argovia viene spesso indicato come il cantone delle carote – “Ruebli” in svizzero tedesco. E il soprannome non è un caso: la carota è infatti molto importante in Argovia e si ritrova in numerosissime ricette. Non ci credete? Proprio a novembre si tiene l’annuale mercato delle carote nella capitale Aarau: sarà una vera</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/rueblitorte/">Rueblitorte</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/aargauer-rueeblitorte-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17755"  class="panel-layout" ><div id="pg-17755-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17755-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17755-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Il Canton Argovia viene spesso indicato come il cantone delle carote – “Ruebli” in svizzero tedesco.<br />
E il soprannome non è un caso: la carota è infatti molto importante in Argovia e si ritrova in numerosissime ricette. Non ci credete? Proprio a novembre si tiene l’annuale mercato delle carote nella capitale Aarau: sarà una vera sorpresa scoprire tutte le specialità a base di carote che vengono offerte!</p>
<p><strong>In collaborazione con</strong><strong> </strong><strong>gutekueche.ch</strong></p>
<p>Il Canton Argovia si contraddistingue per la sua varietà a livello regionale in termini paesaggistici, culturali ed economici. Tale eterogeneità è dovuta al decreto napoleonico di inizio 1800, il quale unì sotto il nome di Argovia territori che dal punto di vista politico, confessionale ed economico erano molto diversi tra loro. Sebbene il cantone conservi ancora oggi il suo carattere rurale, ad esempio con tradizioni e riti rimasti immutati nei secoli, sul territorio è presente un panorama industriale di grandi gruppi aziendali internazionali e piccole e medie imprese.</p>
<p><strong>Tempo di preparazione: 80 min<br />
</strong></p>
<ol>
<li>Ungere lo stampo per torte (ca. 25 cm) con il burro e passarla con le noci tritate. Preriscaldare il forno a 180°C.</li>
<li>Separare i tuorli dagli albumi. Sbattere i tuorli insieme allo zucchero fino a renderli spumosi. Aggiungere la scorza grattugiata di mezzo limone, le mandorle tritate, le carote grattugiate, il succo di limone e mescolare bene. Setacciare quindi la farina con il lievito in polvere e il sale, aggiungere un pizzico di kirsch e mescolare di nuovo bene il composto</li>
<li>Montare gli albumi a neve e aggiungerli immediatamente all’impasto. Versare il composto nello stampo preparato e cuocere per 60 minuti nella metà inferiore del forno.</li>
<li>Lasciare raffreddare la torta e toglierla con cura dallo stampo. Decorare la torta spolverando con zucchero a velo e applicando le carote di marzapane.</li>
</ol>
<p><strong>Ingredienti per 1 torta</strong><br />
2c lievito in polvere<br />
5 uova<br />
1 bicchierino di kirsch<br />
400g mandorle tritate<br />
50g farina<br />
300g carote<br />
1 pizzico sale<br />
1/2 limone, buccia grattugiata e succo<br />
200g di zucchero<br />
burro per ungere lo stampo<br />
50g noci tritate<br />
8 carote di marzapane<br />
3C zucchero a velo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>L’isola dei morti. il dipinto che ipnotizza</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/isola-dei-morti-il-dipinto-che-ipnotizza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 22:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Bocklin-autoportrait-avec-la-Mort-1872-Alte-Nationalgalerie-Berlin-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Nel mese dei defunti riscopriamo un’insolita opera, in cinque versioni, del pittore svizzero Arnold Böcklin L’isola dei morti. il dipinto che ipnotizza Il pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin realizzò molte opere di pregio, ma quella che lo consacrò alla fama fu senza dubbio “L’isola dei morti” realizzata verso il finire del 1800. Di questo quadro</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/isola-dei-morti-il-dipinto-che-ipnotizza/">L’isola dei morti. il dipinto che ipnotizza</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Bocklin-autoportrait-avec-la-Mort-1872-Alte-Nationalgalerie-Berlin-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17746"  class="panel-layout" ><div id="pg-17746-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17746-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17746-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Nel mese dei defunti riscopriamo un’insolita opera, in cinque versioni, del pittore svizzero Arnold Böcklin<br />
<strong>L’isola dei morti. il dipinto che ipnotizza</strong></p>
<p>Il pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin realizzò molte opere di pregio, ma quella che lo consacrò alla fama fu senza dubbio “L’isola dei morti” realizzata verso il finire del 1800.<br />
Di questo quadro egli ne fece ben cinque versioni, oggi conservate nei più prestigiosi musei internazionali. Una di queste versioni fu l’opera prediletta di Adolf Hitler che la acquistò per ammirarla costantemente quasi come “soggetto” culto.</p>
<p>Il quadro affascina, rapisce e sollecita di proposito la facoltà di sognare. L’Isola dei Morti presenta alte rocce, al centro un folto gruppo di cipressi e una barca nelle acque appena di fronte che trasporta un bianco personaggio.</p>
<p>Questi gli elementi essenziali che, secondo quanto pubblicato dal noto analista psicologo Lucio della Seta: &lt;&lt;…vengono utilizzati dal pittore per alludere a qualche altra cosa (…) vuole farci sentire il silenzio, vuole farci sentire l’immobilità della Morte e anche, forse a suo modo, la sua bellezza, perché questo era il modo di sentire di Böcklin, così ognuno di noi può proiettare su questo quadro gli elementi inconsci della propria psiche relativi al problema della Morte, ciascuno a modo suo ma in un modo che è compreso da tutti&gt;&gt;.</p>
<p><strong><br />
OPERA UNIVERSALE</strong><br />
Questo silente e aguzzo isolotto dipinto nel 1880 provocò grande clamore, nel bene e nel male, e comunque riscosse un tale successo che Böcklin ne fece altre quattro copie negli anni seguenti. La prima tela è oggi nel Museo d’Arte di Basilea, la seconda versione, dipinta per la contessa di Oriola, Marie Berna, si trova al Metropolitan Museum of Art di New York, mentre la terza versione, acquistata da Hitler è esposta alla Alte Nationalgalerie di Berlino. Purtroppo la quarta versione è andata persa sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale. L’ultima versione è conservata al Museum der Bildenden Künste di Lipsia.</p>
<p>Le tele variano per la tonalità che da cupa si fa più luminosa, per l’uso del colore e per alcuni dettagli. Nonostante il soggetto tetro, l'affermazione di questa tela è dovuta al fatto che la scena ritratta induce alla meditazione più profonda.</p>
<p>Chiunque si lasci andare alla sua osservazione concepirà proprie libere visioni sul senso morte ma anche, forse, sul suo corrispettivo… il senso della vita.<br />
Si tratta di un capolavoro in quanto è universale il suo significante magnetismo. D'altronde, si tratta di una rappresentazione antichissima che discende direttamente dalle mitologie della cultura greca e romana che descrivevano il luogo raggiunto dalle anime dei defunti come un’isola rocciosa.</p>
<p>Il quadro è famoso anche per i visitatori svenuti in preda alla Sindrome di Stendhal, e per aver “ipnotizzato” personalità come Lenin, Dalì, Strindberg, Druié e Gabriele D'Annunzio il quale dispose molti cipressi in giardino nella villa sul lago di Como nel tentativo di ricreare l’atmosfera del quadro; questi e altri intellettuali di certi ambienti nordici dell’epoca ne fecero fare ulteriori copie per goderne lo spirito di pace e mistero.</p>
<p><strong><br />
ADOLF HITLER</strong><br />
Tra le foto di questa rubrica vi è quella di Adolf Hitler insieme al Ministro degli Esteri tedesco Ribbentrop, di spalle, e al Ministro degli Esteri sovietico Molotov, intenti a discutere e sottoscrivere il reciproco patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica. Sulla parete dietro al Führer è appesa “L’isola dei morti”.<br />
Hitler aveva visto la prima tela e ne era rimasto talmente impressionato da volerne una della versioni successive che riuscì ad acquistare nel 1933. Si trattava della terza versione, quella del 1883, nella cui roccia destra si vedono le iniziali del pittore svizzero, “AB”.</p>
<p>Pare che Hitler si sia presentato all’asta vestito da civile, tra gli increduli partecipanti, determinato a impossessarsi dell’opera per qualsiasi cifra.<br />
Fu il suo quadro più amato.</p>
<p>Sappiamo che Adolf Hitler era un appassionato cultore dell’occultismo e la simbologia del quadro era in perfetta linea con le materie soprannaturali da lui frequentate. Come detto, oggi il quadro si trova all’Alte Nationalgalerie di Berlino, a 200 metri dall’ultimo bunker di Hitler, il quale si sparò nella stanza dove teneva appesa l’adorata tela di Böcklin.</p>
<p><strong><br />
L’ISOLA DEI VIVI</strong><br />
Arnold Böcklin nacque a Basilea, studiò arte in Germania, trasferendosi poi in Italia, a Roma, dove visse in felice armonia con la moglie Angela Pascucci, romana di umili origini. Nella capitale produsse molti lavori, attirando artisti e prestigiose personalità internazionali. Fece ritorno in Svizzera per poi tornare in Italia, stabilendosi definitivamente a Firenze.<br />
Ottenne molti riconoscimenti anche in patria quale esponente di primo piano del Simbolismo.</p>
<p>Fu artista in continua e complessa evoluzione.</p>
<p>Nella vita privata aveva ben conosciuto la morte nel modo più triste: quella di 6 dei 12 figli. E probabilmente il silenzioso traghettare della barca verso l’isola della morte del suo celebre dipinto ha a che fare con questo angolo cupo della sua anima di genitore. Tuttavia, concepì nel 1888 un’opera di segno opposto: “L’isola dei vivi”, un delizioso olio su mogano, esposto al Kunstmuseum di Basilea.</p>
<p>Arnold Böcklin morì nel 1901 a San Domenico di Fiesole, in una villa che aveva comprato qualche anno prima. Le sue spoglie sono deposte nel Cimitero protestante fiorentino agli Allori..</p>
<p><em><br />
Annamaria Lorefice</em><br />
<em>lorefice.annamaria@gmail.com</em></p>
</div>
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	<p>Arnold Böcklin (Basilea, 1827 – Fiesole 1901), importante pittore simbolista svizzero.</p>
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	<p>“L’isola dei Morti” in tedesco Die Toteninse, esposta nel Museo d’Arte di Basilea.</p>
</div>
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	<p>Hitler insieme con Molotov e Ribbentrop. Alle spalle del Fürer si vede «l'Isola dei Morti» di Boecklin.</p>
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	<p>Terza versione del 1883 acquistata da Hitler nel 1933.</p>
</div>
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	<p>L’isola dei vivi.</p>
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		<title>L’OSE e il virus</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/lose-e-il-virus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 21:49:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Peter_Wuethrich-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />La pandemia di coronavirus ha rappresentato un periodo di profondi cambiamenti anche per l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE). Ma oggi, quest’ultima ha pienamente ripreso il controllo dei suoi obiettivi. E tornano le visioni, queste fonti di energia in cammino verso il futuro. La pandemia di coronavirus ha causato molte sofferenze in tutto il mondo. Gli</p>
<p>L'articolo <a href="https://gazzettasvizzera.org/lose-e-il-virus/">L’OSE e il virus</a> proviene da <a href="https://gazzettasvizzera.org">Gazzettasvizzera.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="200" height="200" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2020/10/Peter_Wuethrich-200x200.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17743"  class="panel-layout" ><div id="pg-17743-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17743-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17743-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p><strong>La pandemia di coronavirus ha rappresentato un periodo di profondi cambiamenti anche per l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE). Ma oggi, quest’ultima ha pienamente ripreso il controllo dei suoi obiettivi. E tornano le visioni, queste fonti di energia in cammino verso il futuro.</strong></p>
<p>La pandemia di coronavirus ha causato molte sofferenze in tutto il mondo. Gli annunci di nuovi contagi, di decessi, di chiusure aziendali e di disoccupazione fanno ormai parte della nostra quotidianità. Oltre 770’000 Svizzeri all’estero vivono in tutti i continenti e in oltre 100 paesi. L’OSE, che difende i loro interessi in Svizzera, non sa quanti di essi, in una forma o un’altra, stiano soffrendo a seguito delle conseguenze della pandemia. Ma essa sa fino a quale punto la nostra rete di sostegno sia importante nella situazione attuale.</p>
<p>Il coronavirus ha avuto un impatto anche presso il segretariato dell’OSE a Berna, nonché in seno al Comitato e al Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE). Molte riunioni e anche il congresso annuale sono stati rinviati. I campi invernali ed estivi per i giovani sono stati annullati. Presso il segretariato, abbiamo introdotto dapprima il telelavoro, in seguito siamo ricorsi al lavoro ad orario ridotto. Questo ci ha permesso di evitare una parte dei contagi, dall’altra dei licenziamenti. In altre parole, l’OSE ha reagito e fronteggiato le sfide che la pandemia ha posto sulla nostra strada. Abbiamo dovuto innovare. Così, la prima riunione virtuale del CSE si è svolta il 10 luglio. Più di 80 delegati dell’Asia, dell’Europa, dell’America del Nord e del Sud nonché dell’Oceania vi hanno partecipato.</p>
<p>Abbiamo fornito informazioni e lanciato dibattiti, è stato eletto un nuovo tesoriere nella persona di Lucas Metzger (Binningen, BL), e abbiamo redatto la nostra presa di posizione negativa sull’iniziativa per la limitazione dell’UDC. Tutto è funzionato bene. E forse questa nuova esperienza sfocerà anche in una nuova cultura dello scambio, che comporta meno spostamenti, ma una comunicazione più regolare con i delegati.</p>
<p><strong>I nostri obiettivi restano validi</strong><br />
Il segretariato dell’OSE gira a pieno regime. Gran parte degli obiettivi dell’anno sono già stati raggiunti. Il grande progetto di fusione dei tre siti web esistenti (www.revue.ch/fr, www.aso.ch/fr, www. swisscommunity.org) in un solo nuovo sito (www.swisscommunity.org) va avanti e potrebbe essere concluso nella primavera 2021.<br />
La pandemia non è responsabile di tutte le difficoltà. Il blocco brutale del voto elettronico e la grande prudenza – per dirla in modo diplomatico – delle grandi banche nei confronti degli Svizzeri all’estero si basano su altri motivi. Occorre trovare una soluzione a queste questioni. Il Comitato e la direzione dell’OSE continueranno a lavorare per riuscirvi.</p>
<p><strong>La nostra visione per il futuro dell’OSE</strong><br />
Dopo mesi difficili, abbiamo formulato delle prospettive che stabiliscono la via da seguire e che sono una fonte di energia. La nostra visione per il futuro dell’OSE è la seguente:<br />
• Tutti gli Svizzeri all’estero che hanno diritto di voto potranno partecipare alle votazioni e alle elezioni in Svizzera. I loro diritti politici costituzionali saranno garantiti.<br />
• Le banche e le assicurazioni svizzere proporranno le loro prestazioni agli Svizzeri all’estero a condizioni soddisfacenti, paragonabili a quelle vigenti in Svizzera.<br />
• Il CSE sarà infine costituito in maniera rappresentativa. I delegati saranno nominati nell’ambito di elezioni dirette (voto elettronico).<br />
• Ovunque, esisteranno associazioni di Svizzeri all’estero, che contano membri di ogni età.<br />
• Il Comitato dell’OSE e il CSE saranno diretti per la prima volta da una presidente.</p>
<p><em>Remo Gysin</em><br />
<em>Presidente dell'OSE</em></p>
<p><strong>Grazie, caro Peter! </strong><br />
Il 30 giugno 2020, Peter Wüthrich ha lasciato il Comitato dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE). Per oltre 20 anni, ha messo tutto il suo cuore e tutta la sua energia al servizio degli Svizzeri all’estero.</p>
<p>Dopo un primo mandato dal 1988 al 2008, ha accettato nel 2017, con nostra grande gioia, di assumere per una seconda volta l’esigente funzione di tesoriere. In quanto tale, ha potuto mostrare le sue competenze al Consiglio degli Svizzeri all’estero (CSE), al Comitato dell’OSE e al segretariato, e non solo nel campo delle finanze. Di fatto, si è rivelato essere una guida estremamente affidabile. Grazie alla sua grande esperienza, ci ha aiutato a risolvere diversi problemi e fornito consigli pratici. Perfino durante il suo giro in barca a vela nel Mediterraneo, abbiamo potuto contare sul suo sostegno.</p>
<p>A nome degli Svizzeri all’estero nonché di tutti i delegati del CSE e dei membri del Comitato dell’OSE, ringrazio Peter Wüthrich per il suo immenso impegno e la sua collaborazione amichevole e fruttuosa. Ci ricorderemo a lungo e con immenso piacere del tempo trascorso insieme presso l’OSE. Auguriamo a Peter di divertirsi con la sua barca a vela e di vivere in piena salute tante giornate felici.<br />
<em>Remo Gysin Presidente dell’OSE</em></p>
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		<title>Ricordi che restano</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ricordi-che-restano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 21:42:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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	<p><strong>Avete già partecipato ad un campo di vacanze per giovani Svizzeri all’estero?</strong><br />
Se sì, condividete con noi i vostri più bei ricordi.</p>
<p>Sfortunatamente, quest’anno non è stato possibile organizzare alcun campo di vacanze per giovani Svizzeri all’estero. Per questo motivo, prima di poter accogliere nuovamente nel 2021 dei giovani della «Quinta Svizzera» e trascorrere con loro delle giornate indimenticabili in Svizzera, vogliamo ritornare sui momenti più belli dei campi trascorsi. Consultiamo i nostri archivi, guardiamo e scegliamo le foto, rallegriamoci in anticipo dei bei momenti per il futuro.</p>
<p>Le foto e i ricordi sono dei valori che rimangono. Se anche lei o un membro della sua famiglia avete già partecipato ad un campo dell’Organizzazione degli Svizzeri all’estero (OSE) o della Fondazione per giovani svizzeri all’estero (FGSE), conserverà certamente anche dei ricordi. Condivida con noi i momenti più belli, i più divertenti e i più toccanti! Ci racconti degli aneddoti o delle esperienze vissute in un campo di vacanze in Svizzera che sono rimasti impressi nella sua mente e ci invii delle foto. Pubblicheremo sui nostri social media immagini dei campi trascorsi: la storia delle nostre colonie di vacanza inizia nel lontano 1930! Renderemo anonime le migliori storie nella nostra «Serie sui campi di vacanza» nella newsletter dell’OSE e sui siti www.aso.ch/fr e www.sjas.ch.</p>
<p>Inviateci le vostre foto e i vostri ricordi all’indirizzo memories@aso.ch o memories@sjas.ch. Le vostre indicazioni sull’anno e il luogo del campo ci aiuteranno a inserire le vostre impressioni nella lunga storia delle nostre colonie di vacanza.<br />
<em>(MB/LR)</em></p>
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		<title>Ritorno dall’estero: si possono recuperare dei contributi AVS?</title>
		<link>https://gazzettasvizzera.org/ritorno-dallestero-si-possono-recuperare-dei-contributi-avs/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2020 21:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Edizione Novembre 2020]]></category>
		<category><![CDATA[OSE - Organizzazione degli Svizzeri all’estero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" />Domanda: «In questi ultimi anni ero domiciliato in Giappone e non ho versato i contributi all’AVS. È possibile, al mio ritorno in Svizzera, recuperare i pagamenti dei miei contributi per gli anni mancanti?» Risposta: No, quando si torna dall’estero non è più possibile recuperare retroattivamente i contributi per gli anni mancanti. Fondamentalmente, c’è la possibilità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://gazzettasvizzera.org/wp-content/uploads/2017/09/ASO_OSE_Logo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /><div id="pl-17734"  class="panel-layout" ><div id="pg-17734-0"  class="panel-grid panel-no-style" ><div id="pgc-17734-0-0"  class="panel-grid-cell" ><div id="panel-17734-0-0-0" class="so-panel widget widget_sow-editor panel-first-child panel-last-child" data-index="0" ><div
			
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	<p>Domanda: «In questi ultimi anni ero domiciliato in Giappone e non ho versato i contributi all’AVS. È possibile, al mio ritorno in Svizzera, recuperare i pagamenti dei miei contributi per gli anni mancanti?»</p>
<p>Risposta: No, quando si torna dall’estero non è più possibile recuperare retroattivamente i contributi per gli anni mancanti. Fondamentalmente, c’è la possibilità di pagare retroattivamente i contributi per gli anni mancanti fino a cinque anni al massimo. Tuttavia, questo vale solo per le persone che in quel periodo erano assoggettate all’AVS, vale a dire essenzialmente le persone domiciliate in Svizzera.</p>
<p>Salvo poche eccezioni, non sono previsti contributi AVS per i residenti all'estero. Pertanto, queste persone non possono pagare retroattivamente i contributi per gli anni mancanti. È consigliato di contattare la Cassa cantonale di compensazione per ulteriori informazioni prima di lasciare la Svizzera. Inoltre, si raccomanda di prendere misure preventive per costituire un capitale di vecchiaia stipulando un'assicurazione AVS volontaria presso la Cassa svizzera di compensazione a Ginevra (vedi www.zas.admin.ch&gt; Cassa svizzera di compensazione SAK) o stipulando un'assicurazione privata. Questa informazione non si applica alle persone domiciliate in un paese dell’UE/AELS e che rientrano in Svizzera. Esse sono coperte dalle assicurazioni sociali nel loro paese di residenza durante il loro soggiorno nell’UE/AELS e non possono dunque recuperare dei contributi.<br />
<em>Servizio giuridico dell’OSE</em></p>
<p>Il servizio giuridico dell’OSE fornisce informazioni generali sul diritto svizzero nei settori che concernono specificatamente gli Svizzeri all’estero. Esso non fornisce invece informazioni sul diritto straniero e non interviene nei contenziosi che oppongono delle parti private.</p>
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