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Un’estate… solo Svizzera

La “Nati” si è qualificata nuovamente per la fase finale dei mondiali di calcio, la FIFA World Cup 2026, che si terranno dall'11 giugno al 19 luglio 2026 in Canada, Messico e Stati Uniti. Per i concittadini in Italia, nuovamente un momento “particolare”. Infatti, gli azzurri hanno mancato la qualificazione per la terza volta consecutiva.

Non sarà… un’estate italiana, come quella che cantavano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato alla vigilia di Italia ’90. Per milioni di tifosi italiani, l’estate del 2026 avrà un sapore amaro. Per la terza volta consecutiva, infatti, l’Italia guarderà i Mondiali dal divano, dopo la clamorosa eliminazione nei playoff contro la Bosnia-Erzegovina. Se in Italia prevalgono delusione e autocritica, in Svizzera il clima è completamente diverso: entusiasmo, fiducia e una crescente consapevolezza dei propri mezzi accompagnano l’attesa per il Mondiale nordamericano che si disputerà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Sarà la prima edizione a 48 squadre e la prima ospitata da tre nazioni contemporaneamente.

La nazionale elvetica si è qualificata con autorevolezza, centrando la sesta partecipazione consecutiva alla fase finale di un Mondiale. Non è più una sorpresa occasionale, ma il risultato di un progetto tecnico e organizzativo costruito nel tempo. La Svizzera del calcio è ormai stabilmente tra le nazionali più solide d’Europa: raramente spettacolare, ma quasi sempre competitiva, organizzata e difficile da affrontare.

Negli ultimi quindici anni, la selezione rossocrociata ha saputo creare un’identità calcistica. Dai tempi di Stephan Lichtsteiner, Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka fino alla nuova generazione guidata da talenti come Dan Ndoye, Ruben Vargas, Zeki Amdouni e Ardon Jashari, il calcio svizzero ha trovato una certa continuità, profondità tecnica e mentalità internazionale. Molti giocatori crescono in club moderni e strutturati, maturano presto esperienze nei principali campionati europei e arrivano in nazionale con una preparazione tattica di buon livello.

Murat Yakin, commissario tecnico, ha saputo valorizzare queste caratteristiche, costruendo una squadra equilibrata, capace di alternare solidità difensiva e rapide transizioni offensive. La Svizzera non possiede il talento individuale di Francia, Brasile o Argentina, ma negli ultimi tornei ha dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque. Agli Europei del 2021 eliminò la Francia campione del mondo; in quelli del 2024 disputò ancora una competizione di altissimo livello, battendo anche l’Italia. Oggi nessuna grande nazionale considera più gli svizzeri un avversario “comodo”.

Il Mondiale del 2026 rappresenta un’occasione storica. Il nuovo formato a 48 squadre offrirà un torneo più lungo e aperto, nel quale organizzazione, tenuta mentale e qualità collettiva potrebbero contare ancora più delle individualità. E su questi aspetti la Svizzera sembra avere basi solide. Superare la fase a gironi è un obiettivo realistico; raggiungere i quarti di finale, traguardo sfiorato più volte negli ultimi anni, non appare più un sogno impossibile.

Per la numerosa comunità svizzera residente in Italia, questa estate potrà quindi essere vissuta con un misto di orgoglio e curiosità. In Svizzera sono previsti numerosi “public viewing”, grandi schermi dove seguire le partite nella nazionale (e non solo) nel clima estivo.

Chissà che l’uno o altro Circolo in Italia non si ritrovi, a partire dal 13 giugno alle ore 21.00 (fischio di inizio di Qatar-Svizzera), a condividere un’estate sotto i colori rossocrociati, in un’Italia ferita nel suo cuore calcistico.

Angelo Geninazzi

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