Un capitolo importante del Congresso è stato dedicato alle sfide ambientali. Questo in una Bologna ed Emilia-Romagna vittima di alluvioni nel 2023 e 2024. Il tema della gestione delle acque ha accomunato i relatori svizzeri (vedi anche l’intervista a Bruno Storni nelle pagine a seguire) e quelli italiani, a partire dalle autorità.
«L’importante è agire, pericoloso è dimenticare»
Manuela Rontini sottosegretaria alla Presidenza della Regione Emilia-Romagna, ha portato un accorato saluto da parte della Regione e raccontato la sua esperienza relativa alla città d’origine Faenza. Due eventi ravvicinati hanno sommerso nel maggio del 2023 (il 2-3 e il 16-17) gran parte della città, inclusi il quartiere Borgo e il centro storico fino a piazza del Popolo. Migliaia di persone sono state evacuate e centinaia di edifici sono stati gravemente danneggiati. Rontini, anche delegata della gestione post-alluvione, ha illustrato come la regione si sia concentrata sul mantenimento della sanità pubblica sul territorio e sulla sfida del cambiamento climatico. L’Emilia-Romagna è stata toccata da alluvioni importanti non solo nel 2023 ma anche nel 2024, a Bologna. Il capitolo relativo all’ambiente è dunque scritto in grassetto tra i temi principali della regione. Secondo la Sottosegretaria alla Presidenza, le regioni colpite nel 2023 «tendono già a dimenticare» – ciò che è assolutamente pericoloso e da evitare.
Il costo delle alluvioni è stato enorme: l’Emilia-Romagna ha beneficiato da parte del governo di 5,5 miliardi per la ricostruzione e 1 miliardo per la prevenzione. La sfida è importante anche perché la morfologia della regione è cambiata molto. Secondo Rontini, sono ancora tante le persone che faticano a dormire di notte quando piove.
Il sistema dei canali di Bologna: tra storia, infrastruttura e rischio idraulico
Andrea Bolognesi, direttore Canali di Bologna, ha successivamente illustrato la mappa dopo gli avventi alluvionali del 2024 a Bologna. I canali e rii sotterranei hanno creato grandi problemi durante le alluvioni. In poche ore sono state riversate nei cantali quantità di acqua immense. Questo reticolo contraddistingue Bologna da 8 secoli.
Bolognesi illustra lo storico che ha portato all’attuale reticolo. I canali di Bologna, un'opera ingegneristica iniziata nel XII secolo, hanno trasformato la città in una potenza industriale e commerciale. Sebbene oggi siano in gran parte sotterranei, questi canali continuano a svolgere funzioni vitali per la sicurezza e l'ambiente.
In passato, i canali erano il motore economico di Bologna: dall’energia per l'industria alla navigazione e al commercio. Attraverso il Canale Navile, Bologna era collegata a Ferrara, a Venezia e al mare. La città aveva un vero e proprio porto (vicino all'attuale via Riva di Reno) che permetteva il trasporto di merci e passeggeri. Ma le ragioni della costruzione del sistema dei canali sono da ricercare negli usi civili e per la difesa: l'acqua alimentava i fossati delle mura a scopo difensivo, serviva per l'irrigazione degli orti urbani, per lavare i panni e per lo smaltimento dei rifiuti.
Bolognesi ha illustrato in modo eloquente come ancora oggi il sistema, gestito dal suo ente, svolga numerose funzioni. I canali operano tuttora come regolatori e scolmatori, raccogliendo le acque piovane per prevenire allagamenti in città, mentre l'acqua del Cavaticcio e della Canonica (a Casalecchio) viene utilizzata per produrre energia idroelettrica. Gli stessi canali alimentano la rete irrigua della pianura a nord di Bologna e supportano la biodiversità locale fungendo da corridoi ecologici.
Non da ultimo, grazie a recenti riqualificazioni (come la celebre "finestrella" di via Piella), i canali sono diventati un'attrazione turistica. L'ente Canali di Bologna organizza visite guidate nei tratti sotterranei e presso l'Opificio delle Acque. I canali principali che compongono la rete sono il Canale di Reno, il Canale di Savena, il Navile, il Cavaticcio e il Canale delle Moline.
Il Consorzio Bonifica Renana: “La sfida di rimanere in equilibrio”
Il dottor Michele Solmi ha illustrato le attività del Consorzio Bonifica Renana, l’ente pubblico che si occupa della gestione idrica e della tutela del territorio nel bacino idrografico del fiume Reno, coprendo un'area di oltre 3’400 km² che interessa principalmente la Città Metropolitana di Bologna.
Le sue attività principali variano a seconda della conformazione del territorio: in pianura gestisce una rete di circa 2’000 km di canali artificiali, 22 impianti idrovori e 26 casse di espansione per prevenire allagamenti e alluvioni causati dalle piogge. Inoltre, distribuisce acqua di superficie a fini agricoli e produttivi, garantendo l'approvvigionamento idrico necessario per le coltivazioni durante i periodi di siccità. In collina e montagna, invece, realizza e cofinanzia interventi per contrastare il dissesto idrogeologico come la sistemazione di versanti instabili e la manutenzione di piccoli corsi d'acqua; inoltre, effettua lavori per proteggere le infrastrutture locali e migliorare la fruizione ambientale delle aree appenniniche.
Solmi mette l’accento sulla gestione dell’acqua durante tutto il suo ciclo – dalla montagna alla pianura. Se in inverno gli appennini forniscono grandi quantità d’acqua, lo stesso non può dirsi per la stagione estiva. Bologna, nei mesi caldi, è completamente “a secco” e la città dipende dall’apporto del fiume Po.
Manuela Rontini: politica e testimonial di Faenza.
Oggi la funzione è (anche) turistica: il Canale delle Moline
Bologna e la sfida tra alluvioni e siccità
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