Fuori temperature sopra i 30 grandi, nelle piste tanto calore per un nazionale di hockey su ghiaccio che per due settimane ha fatto sognare tutta la Svizzera
Mentre si leggono queste righe, l’attenzione è tutta incentrata sui mondiali calcio, dove la Svizzera rincorre risultati prestigiosi e culla ambizioni giustificate. Ma non è passato un mese da quando per due settimane, tra Zurigo e Friburgo, la Svizzera ha vissuto una straordinaria festa dello sport. I Campionati del Mondo di hockey su ghiaccio, disputati dal 15 al 31 maggio, hanno trasformato il Paese in una grande arena a cielo aperto, capace di richiamare tifosi da tutta Europa e di confermare quanto l’hockey sia ormai parte integrante dell’identità sportiva svizzera.
L’evento è stato un successo sotto ogni punto di vista. Le due città ospitanti hanno accolto centinaia di migliaia di persone, creando un’atmosfera che raramente si era vista nella storia recente dello sport elvetico. Le immagini delle piazze gremite, delle maglie rossocrociate e delle bandiere sventolate nelle fan zone hanno fatto il giro del mondo, offrendo una vetrina eccezionale alla Svizzera e alla sua capacità organizzativa.
I numeri raccontano meglio di qualsiasi parola la portata dell’evento. Secondo il bilancio diffuso dagli organizzatori al termine del torneo, circa 250’000 persone hanno visitato le fan zone allestite nelle due città ospitanti. In alcune giornate, l’affluenza è stata talmente elevata da costringere gli organizzatori a limitarne temporaneamente l’accesso. Le aree dedicate ai tifosi si sono trasformate in veri e propri luoghi di incontro, con schermi giganti, musica, gastronomia e attività per famiglie, contribuendo a creare un clima di festa ben oltre il perimetro delle piste di ghiaccio.
Anche gli stadi hanno registrato presenze eccezionali. Alla Swiss Life Arena di Zurigo si è sfiorata quota 300’000 spettatori nell’arco del torneo, mentre la BCF Arena di Friburgo ha accolto circa 167’000 persone. La finale dei mondiali ha registrato ascolti record, incollando alla TV oltre 1,6 milioni di telespettatori in media nella sola Svizzera. Questo valore è superiore, ad esempio, a tutte le finali dei mondiali di calcio nell'ultimo decennio. Numeri che testimoniano la popolarità crescente dell’hockey e che, secondo i vertici della Federazione internazionale, avrebbero potuto essere ancora più elevati se le strutture avessero avuto una capienza maggiore.
Ma ciò che ha colpito maggiormente è stato il coinvolgimento emotivo della popolazione. L’hockey, tradizionalmente molto seguito nelle regioni tedesche e romande, è riuscito a unire l’intero Paese. Dai grandi centri urbani alle vallate alpine, milioni di persone hanno seguito le partite della Nazionale, contribuendo a creare un sentimento di appartenenza raro nello sport svizzero. La corsa della squadra guidata da Jan Cadieux ha acceso l’immaginazione collettiva e alimentato la speranza di assistere finalmente a un momento storico: la conquista del primo titolo mondiale.
Sul ghiaccio, infatti, la Svizzera ha confermato di appartenere ormai stabilmente all’élite dell’hockey internazionale. Dopo una fase preliminare convincente e una serie di prestazioni di alto livello nelle partite decisive, i rossocrociati hanno raggiunto la finale mondiale per il terzo anno consecutivo, dimostrando continuità, qualità e maturità. Un risultato che, fino a pochi anni fa, sarebbe apparso impensabile e che oggi certifica il lavoro svolto dal movimento hockeistico nazionale.
Eppure, proprio quando il sogno sembrava a portata di mano, è arrivata la delusione più amara. Nella finalissima la Svizzera si è arresa – ai tempi supplementari – alla Finlandia, mancando ancora una volta l’appuntamento con il primo oro mondiale della sua storia. Il verdetto del ghiaccio ha lasciato un senso di incompiutezza difficile da cancellare. Dopo aver dominato gran parte del torneo e dopo aver alimentato le aspettative di un intero Paese, la Nazionale si è dovuta accontentare dell’argento. Un risultato prestigioso, certamente, ma vissuto da molti tifosi quasi come una sconfitta.
Le immagini del dopo partita raccontano bene questo contrasto: da una parte l’orgoglio per una squadra capace di competere con le migliori nazioni del mondo; dall’altra la consapevolezza di aver visto sfumare un’occasione storica. Le lacrime dei giocatori, il silenzio degli spalti e la delusione nelle fan zone hanno mostrato quanto forte fosse il desiderio di scrivere una pagina nuova nella storia dello sport svizzero.
Sarebbe però ingeneroso giudicare questi Mondiali soltanto dal risultato finale. La vera vittoria della Svizzera è stata forse un’altra: aver dimostrato di poter organizzare un evento di livello mondiale, aver coinvolto un’intera nazione e aver consolidato il legame tra la Nazionale e il suo pubblico. I quasi duemila volontari impegnati nell’organizzazione, il comportamento esemplare dei tifosi e l’assenza di incidenti significativi hanno contribuito a rendere il torneo un modello di successo organizzativo.
L’oro non è arrivato. Ma per quindici giorni la Svizzera ha mostrato al mondo il volto migliore di sé: accogliente, appassionato e unito. E se il titolo mondiale continua a sfuggire, resta la sensazione che il movimento svizzero sia ormai più vicino che mai al traguardo. La delusione di oggi potrebbe essere il punto di partenza per la grande gioia di domani.

Il sogno per la Nazionale si è infranto al 10° minuto del tempo supplementare nella finale contro la Finlandia

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