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Ambasciata, Consolati e persone: intervista a Nicoletta Regazzi Pfeiffer

Per un anno, la rubrica “Il Consolato del mese” ha accompagnato i lettori della Gazzetta Svizzera alla scoperta della rete dei Consolati onorari svizzeri in Italia: realtà diverse per storia, territorio e attività, ma unite dal compito di mantenere vivo il rapporto tra la Svizzera e le comunità locali. Abbiamo incontrato i loro rappresentanti, conosciuto le loro competenze e raccontato un lavoro spesso discreto, ma fondamentale per i cittadini e per le relazioni tra i due Paesi.

Dopo questo viaggio attraverso i Consolati onorari, il nostro percorso arriva a Roma, sede dell’Ambasciata di Svizzera in Italia, per incontrare la Console generale della Svizzera a Roma, Nicoletta Regazzi Pfeiffer. Un’occasione per allargare lo sguardo e capire come si articola la presenza svizzera in Italia, come collaborano Ambasciata, Consolato generale e Consolati onorari e quale ruolo svolge, ogni giorno, al servizio dei cittadini e delle relazioni italo-svizzere.

Perché la diplomazia non è fatta soltanto di istituzioni e competenze, ma soprattutto di persone, relazioni e della capacità di costruire ponti nel tempo.

Ambasciata, Consolato generale, Consolato onorario: chi fa cosa?

Partiamo dalle definizioni, perché non sempre è chiaro, anche per chi vive da anni in Italia, che cosa distingua un’Ambasciata da un Consolato generale e da un Consolato onorario. A Roma, inoltre, la sede dell’Ambasciata ospita anche le funzioni consolari. Come è organizzata la rappresentanza svizzera in Italia e quali sono, concretamente, le competenze delle diverse figure e strutture? E, all’interno della carriera diplomatica, quali sono i principali ruoli e titoli che il cittadino può incontrare?

«È una domanda molto utile, perché all’estero la Svizzera è presente attraverso strutture diverse, che hanno compiti differenti ma che, in fondo, perseguono lo stesso obiettivo: rappresentare il nostro Paese ed essere vicini ai suoi cittadini.

L’Ambasciata è innanzitutto il luogo della rappresentanza della Svizzera presso il Paese ospitante. È attraverso l’Ambasciata che si sviluppano i rapporti politici, economici, culturali e istituzionali tra i due Paesi. Il Consolato generale ha invece una vocazione più direttamente rivolta ai cittadini: documenti, stato civile, assistenza consolare e, più in generale, tutto ciò che riguarda la vita degli Svizzeri nella sua circoscrizione.

Il Consolato onorario ha una caratteristica molto particolare: la vicinanza al territorio. Il console onorario conosce la realtà locale, le persone, le istituzioni e spesso è una figura molto conosciuta e rispettata nella propria regione. È quindi un prezioso punto di contatto tra la Svizzera e il territorio nel quale opera.

In Italia abbiamo una rete che riflette proprio questa complementarità. A Roma, l’Ambasciata ospita anche le funzioni consolari; abbiamo poi il Consolato generale di Milano e una rete di Consolati onorari in diverse parti del Paese.

Per me, però, al di là delle definizioni e dei titoli, c’è un elemento ancora più importante: le persone. Una rappresentanza diplomatica non è fatta soltanto di uffici e competenze. È fatta di persone che ascoltano, che cercano soluzioni, che costruiscono relazioni e che, in tanti modi diversi, cercano di essere il volto della Svizzera.»

Lei rappresenta la Svizzera in una realtà complessa e particolarmente importante per le relazioni bilaterali come l’Italia. Qual è stato il Suo percorso professionale e che cosa significa, nella quotidianità, svolgere oggi il Suo incarico a Roma?

«Sono al servizio del Dipartimento federale degli affari esteri dal 1993. In questi anni ho avuto la fortuna di vivere esperienze professionali in tutte e cinque i continenti, rappresentando la Svizzera in ambienti molto diversi tra loro.

Guardando indietro, penso che la cosa più importante che mi hanno insegnato questi anni non siano tanto le differenze tra i Paesi, quanto le persone che ho incontrato. Culture diverse, lingue diverse, sistemi politici diversi, situazioni a volte molto complesse: tutto questo mi ha insegnato soprattutto ad ascoltare, a osservare e a cercare di capire prima di giudicare.

La diplomazia, in fondo, è anche questo. Non consiste soltanto nel rappresentare il proprio Paese, ma nel creare ponti tra persone, istituzioni e culture. E spesso il rapporto personale, la fiducia che si riesce a costruire nel tempo, è altrettanto importante di un incontro ufficiale.

Essere oggi Console generale a Roma, è per me una nuova esperienza e anche una bella responsabilità. L’Italia è un Paese molto vicino alla Svizzera, ma proprio perché è vicino rischiamo forse di dare per scontato quanto siano profondi i nostri legami. Basta guardare alle migliaia di persone che vivono tra i nostri due Paesi, ai rapporti economici, alle università, alla cultura, al turismo, alle famiglie e alle innumerevoli relazioni personali che attraversano il confine. Sono loro a dare concretezza alle relazioni tra Svizzera e Italia.

La mia quotidianità a Roma consiste quindi anche nell’incontrare queste persone, ascoltarle e capire come possiamo essere utili. Naturalmente ci sono le questioni consolari e istituzionali, ma c’è anche una dimensione molto più umana: essere presenti, conoscere, dialogare e creare relazioni.

Dopo tanti anni trascorsi in contesti internazionali, è una grande soddisfazione poter mettere questa esperienza al servizio del rapporto tra la Svizzera e l’Italia.»

Consolati onorari: una rete sul territorio

Nel corso dell’ultimo anno, sulle pagine della Gazzetta Svizzera abbiamo presentato i Consolati onorari della Svizzera in Italia, raccontandone le attività e dando voce ai diversi consoli. Dal punto di vista della sede di Roma, quale funzione svolge questa rete capillare? Come si articola il rapporto tra Ambasciata, sedi consolari competenti e Consolati onorari, e quale valore aggiunto possono offrire queste figure che operano così vicino alle realtà locali?

«Considero i Consolati onorari una delle grandi ricchezze della presenza svizzera in Italia, proprio perché rappresentano concretamente il principio della prossimità. Un console onorario conosce il territorio nel quale vive e opera, conosce le persone, le istituzioni, il mondo economico e culturale e spesso ha costruito nel corso degli anni una rete di relazioni molto ampia. Questa conoscenza del territorio è qualcosa di estremamente prezioso per una rappresentanza diplomatica. Per questo non vedo i Consolati onorari come strutture separate dall’Ambasciata o dai Consolati generali, ma come parti di una stessa rete. Naturalmente ciascuno ha competenze e responsabilità diverse, ma tutti contribuiscono, in modi differenti, a mantenere vivo il rapporto tra la Svizzera e le diverse realtà italiane.

Credo che “In Cammino con la Svizzera” rappresenti molto bene questo modo di intendere la diplomazia. Il progetto dell’Ambasciata, che porterà la Svizzera attraverso tutte le venti regioni italiane, nasce proprio dall’idea che per conoscere veramente un Paese non sia sufficiente incontrarne le istituzioni a Roma. Bisogna andare sul territorio, incontrare le persone, ascoltare le realtà locali e capire ciò che rende ogni regione particolare. Mi piace molto il concetto del “cammino” perché contiene un messaggio semplice ma importante: la diplomazia non deve soltanto aspettare che le persone vengano da noi; deve anche andare incontro alle persone.

Le tappe già realizzate in Umbria, Toscana, Campania, Liguria, Emilia-Romagna e Sardegna hanno mostrato quanto siano diversi i territori e, allo stesso tempo, quanto siano numerosi i punti di contatto con la Svizzera: dalla ricerca all’innovazione, dalla cultura all’economia, dalla logistica alla sostenibilità. In questo senso, i Consoli onorari hanno una funzione che considero particolarmente importante. Sono già “in cammino” ogni giorno, perché vivono nei territori che rappresentano. Conoscono le persone e le realtà locali e possono aiutarci a capire meglio dove esistono opportunità di collaborazione, quali sono le esigenze della comunità svizzera e dove possiamo costruire nuovi rapporti.

C'è poi un elemento umano che non vorrei perdere di vista. Essere console onorario significa mettere a disposizione della Svizzera non soltanto il proprio tempo e le proprie competenze, ma anche la propria rete personale e professionale. È una forma di servizio che considero molto preziosa.

Dopo tanti anni trascorsi a rappresentare la Svizzera in Paesi e continenti diversi, ho imparato che le relazioni più solide nascono spesso dalla conoscenza personale e dalla fiducia. Una stretta di mano, una conversazione, una visita sul posto possono talvolta aprire porte che un incontro formale non riuscirebbe ad aprire. È questa, secondo me, la forza della nostra rete in Italia: una Svizzera che non rimane soltanto rappresentata a Roma o a Milano, ma che è presente, attraverso le sue persone, in tutto il territorio italiano.»

Il volto concreto della Svizzera: quando un cittadino ha bisogno del Consolato.

Nel momento in cui un cittadino svizzero si rivolge alla rappresentanza diplomatica o consolare, spesso lo fa in un momento particolare: un documento da rinnovare, un’emergenza, un problema durante un viaggio, una situazione familiare o giuridica. Quali sono oggi le principali esigenze degli svizzeri che vivono all’estero? E quali sono le situazioni nelle quali è importante capire a chi rivolgersi, distinguendo tra Ambasciata, Consolato generale e Consolato onorario?

«Questa è forse la parte più concreta del nostro lavoro. Quando una persona entra in contatto con un Consolato, spesso non lo fa per una ragione particolarmente piacevole.

Può aver perso i documenti, avere avuto un incidente, trovarsi in ospedale, avere un problema durante un viaggio o attraversare una situazione familiare difficile. Oppure può semplicemente avere bisogno di rinnovare un documento o di capire come affrontare una questione amministrativa.

In quei momenti, una cosa apparentemente semplice come sapere chi chiamare e dove andare può diventare molto importante. Per questo ritengo che il lavoro consolare debba essere innanzitutto un lavoro di ascolto. Naturalmente esistono regole, competenze e limiti ben precisi: non possiamo sostituirci alle autorità italiane, ai medici o agli avvocati. Ma possiamo ascoltare, spiegare, orientare e, quando necessario, accompagnare una persona nella ricerca della soluzione più appropriata.

Per quanto riguarda la distinzione tra le diverse strutture, il principio è abbastanza semplice. Il Consolato generale è normalmente il punto di riferimento per le questioni consolari nella propria zona; l’Ambasciata rappresenta la Svizzera nei confronti delle autorità italiane e, a Roma, comprende anche una sezione consolare, il Consolato onorario è invece un punto di contatto vicino al territorio, che può offrire orientamento e, nell’ambito delle proprie competenze, determinati servizi.

Ma vorrei evitare che il cittadino veda tutto questo come una struttura complessa e impersonale. Dall’altra parte del telefono o dello sportello c’è una persona che cerca di aiutare un’altra persona. È questa, alla fine, la dimensione più importante del nostro lavoro.»

Il Suo incarico a Roma è iniziato da poco e rappresenta quindi l’inizio di una nuova esperienza professionale e personale. Quali sono le sue aspettative per questo mandato? Ci sono aspetti del rapporto tra Svizzera e Italia, o della realtà svizzera presente in Italia, che desidera conoscere e approfondire particolarmente nel corso del suo incarico? E che cosa si augura di poter portare, attraverso il suo lavoro, al rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi?

«Sono arrivata a Roma con molta curiosità e anche con la consapevolezza di avere ancora moltissimo da scoprire. Dopo aver lavorato in tutti e cinque i continenti, ho imparato che ogni nuova destinazione offre qualcosa di inatteso. Anche quando si pensa di conoscere già un Paese, c’è sempre un altro livello da scoprire: le persone, le realtà locali, le associazioni, le imprese, il mondo culturale e accademico, le nuove generazioni. È proprio questo che vorrei fare a Roma: conoscere. Vorrei conoscere meglio gli svizzeri che vivono in Italia, ascoltare le loro esperienze, capire le loro aspettative e incontrare le numerose associazioni che mantengono vivi i legami con la Svizzera. Vorrei inoltre percorrere il più possibile il territorio italiano, perché Roma è naturalmente un punto di riferimento importante, ma l'Italia è molto più grande e molto più diversificata della sua capitale.

Dopo più di trent'anni al servizio del DFAE, vorrei portare a Roma tutta l'esperienza che ho accumulato nel corso della mia carriera, ma anche continuare ad imparare. Perché credo che questo sia uno degli aspetti più belli del nostro mestiere: rappresentare il proprio Paese senza mai smettere di essere curiosi del mondo.

Il mio auspicio è di poter contribuire, nel corso del mandato, a rendere ancora più forti i legami tra Svizzera e Italia e, soprattutto, a far sì che le persone che vivono questi rapporti ogni giorno – svizzeri in Italia, italiani in Svizzera, famiglie, giovani, imprese, ricercatori, artisti e associazioni – possano sentirsi parte di uno spazio di relazioni sempre più stretto. Se alla fine del mio mandato potrò dire di aver contribuito a creare qualche nuovo ponte, a rafforzare qualche relazione e magari anche a far conoscere un po’ meglio la Svizzera agli italiani e l'Italia agli svizzeri, avrò la sensazione di aver fatto bene il mio lavoro.»

Nicola Magni

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