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Una superdomenica che pone fine a due grandi dibatti (o almeno uno)

Bocciato il ridimensionamento della SSR, approvata l’imposizione individuale. Secco NO al Fondo per il clima.

Da mesi guardavano con ansia alla fatidica data dell’8 marzo 2026. La festa della donna ha così assunto una dimensione particolare. La radiotelevisione di Stato, oggetto di un dibattito molto polarizzato e “poco svizzero” – dai tempi del Covid che gli animi non si erano accesi così tanto – ha incassato la fiducia di oltre il 60% della popolazione, mentre lo stesso elettorato ha accettato l’imposizione individuale, che mirava a correggere quella che oggi viene definita la “penalizzazione del matrimonio” (Heiratsstrafe). Due lunghi dibatti volgono al termine.

La SSR piace agli svizzeri

A oltre otto anni dalla netta bocciatura dell’iniziativa No Billag, che proponeva l’abolizione completa del canone radiotelevisivo, l’elettorato svizzero ha ribadito il proprio sostegno alla Società svizzera di radiotelevisione (SSR), mostrando nuovamente uno scetticismo verso un ridimensionamento significativo del servizio pubblico.

L’iniziativa popolare “200 franchi bastano!”, sostenuta dall’Unione democratica di centro, dall’Unione svizzera delle arti e mestieri e dai Giovani liberali radicali, proponeva di ridurre il canone da 335 a 200 franchi, ma è stata respinta in tutti i Cantoni. A livello nazionale il “no” ha raggiunto il 61,9%. La bocciatura è stata particolarmente netta nella Svizzera francese e nei grandi centri urbani. In Ticino, invece, dove la campagna è stata particolarmente combattuta, il testo ha raccolto un sostegno più ampio, con il 46,7% di voti favorevoli. Rispetto alla votazione del 2018, il margine del “no” è risultato meno ampio, ma comunque più marcato di quanto lasciassero prevedere i sondaggi nelle settimane precedenti il voto. Secondo gli analisti uno dei fattori decisivi sarebbe stata la forte mobilitazione dell’elettorato urbano negli ultimi giorni di campagna.

UDC e usam sconfitti ma battaglieri

La bocciatura dell’iniziativa ha – al termine di una campagna in cui non si sono risparmiati colpi bassi – suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico svizzero. L’UDC ha espresso rammarico per l’esito della votazione, criticando il fatto che la popolazione continuerà a finanziare, tramite il canone, quello che definisce un “giornalismo di sinistra”. Il partito saluta però con favore la decisione del Consiglio federale di ridurre il canone per le economie domestiche da 335 a 300 franchi entro il 2029, e ha rimarcato come l’iniziativa abbia comunque contribuito a condurre un dibattito sul mandato e sull’orientamento della SSR.

L’Unione svizzera delle arti e mestieri, dal canto suo, si era impegnata molto nella campagna, dal momento che l’iniziativa, oltre a ridurre il canone per i cittadini, prevedeva l’abolizione completa di quest’ultimo per le imprese. Nella sua reazione al voto non esclude un nuovo tentativo politico per abolire almeno il contributo richiesto alle imprese.

Sollievo tra i contrari all’iniziativa e la SSR

Sul fronte opposto, i partiti che sostenevano il “no” hanno interpretato il risultato come un chiaro sostegno al servizio pubblico radiotelevisivo, parlando di un segnale forte a favore di un’informazione indipendente. Anche la SSR stessa ha accolto con soddisfazione il verdetto delle urne. La direttrice generale Susanne Wille – per molti una figura decisiva nell’ambito del dibattito sull’iniziativa – ha assicurato che la SSR proseguirà nel suo percorso di trasformazione e nei programmi di risparmio previsti nei prossimi anni. Anche il presidente di SSR Jean-Michel Cina si è mostrato sollevato definendo la giornata decisiva per il futuro dell’ente e per la stabilità dell’intero panorama mediatico svizzero.

Ricordiamo che attualmente il canone radiotelevisivo ammonta a 335 franchi annui per le economie domestiche e viene pagato anche dalle imprese in base alla loro cifra d’affari. Ogni anno vengono così raccolti circa 1,4 miliardi di franchi, di cui circa il 90% destinato alla SSR. L’iniziativa respinta proponeva di ridurre il canone a 200 franchi e di esentare le aziende dal pagamento.

In controtendenza ai sondaggi: abolita la “penalizzazione del matrimonio”

Con una decisione destinata a segnare una svolta nel sistema fiscale nazionale, l’elettorato svizzero ha approvato la Legge federale sull'imposizione individuale, introducendo un modello di tassazione basato sull’individuo e non più sulla coppia. La riforma mira in particolare a eliminare la cosiddetta “penalizzazione del matrimonio”, ossia la situazione in cui le coppie sposate e lavoratrici possono essere tassate più pesantemente rispetto a partner non coniugati.

Il progetto è stato approvato dal 54,3% dei votanti a livello nazionale, ma respinto dalla maggioranza dei Cantoni: 13 su 23. Trattandosi di un referendum su una legge federale, la riforma non necessitava però della doppia maggioranza di popolo e Cantoni, richiesta invece per le iniziative popolari. Dal punto di vista geografico, il “no” ha prevalso soprattutto nei Cantoni della Svizzera centrale e orientale, con l’eccezione di Zurigo, mentre quelli della Svizzera occidentale si sono espressi in prevalenza a favore. La divisione emersa alle urne non ricalca però il tradizionale Röstigraben tra Svizzera tedesca e romanda.

La frattura più evidente è piuttosto quella tra aree urbane e regioni periferiche. Le città e i grandi agglomerati hanno sostenuto la riforma, mentre le zone rurali e periferiche l’hanno in larga parte respinta, diventando il principale bastione del “no”. Questo divario si è manifestato anche all’interno dei singoli Cantoni, dove i risultati hanno spesso mostrato forti contrasti tra i centri urbani e le loro aree circostanti. I primi sondaggi avevano previsto un ampio vantaggio dei favorevoli che tuttavia si era ridotto in modo massiccio con l’avanzare delle settimane e l’avvicinamento al voto. L’approvazione non particolarmente risicata è dunque per certi versi una piccola sorpresa poiché era lecito attendersi un risultato più tirato.

8 marzo 2026: “Una festa della donna storica”

Tra i sostenitori della riforma, il Partito liberale radicale ha parlato di una “domenica storica”, sottolineando la coincidenza del voto con la Giornata internazionale dei diritti della donna. Il risultato è stato interpretato come una grande vittoria per la classe media e per le donne, un passo importante verso una maggiore uguaglianza. Anche l’economia ha accolto positivamente la riforma. L’Unione svizzera degli imprenditori (USI) la considera una pietra miliare capace di valorizzare meglio il potenziale della forza lavoro nazionale e di rafforzare produttività e innovazione. Soddisfazione anche tra i partiti sinistra che hanno definito il voto la fine di un modello fiscale considerato superato, pur chiedendo ulteriori progressi su parità salariale e conciliazione tra lavoro e famiglia.

Per l’UDC e Il Centro “si creano nuove ingiustizie”

Decisamente più critica la reazione dell’Unione democratica di centro, che teme nuove ingiustizie fiscali, più burocrazia e possibili svantaggi per le famiglie monoreddito. Preoccupazioni arrivano anche dai Cantoni, che avevano promosso uno dei referendum contro la legge. Il presidente della Conferenza dei governi cantonali ha avvertito che l’applicazione sarà complessa e richiederà adeguamenti delle aliquote e delle deduzioni fiscali. Per questa ragione l’applicazione non avverrà verosimilmente prima del 2032.

Contrario all’iniziativa era anche il Partito del Centro, che si è ampiamente impegnato nella raccolta delle firme. Proprio il Centro ha rinviato il dibattito alla sua iniziativa “Sì a imposte federali eque anche per i coniugi – Basta con la discriminazione del matrimonio!" che pure mira a eliminare la cosiddetta "penalizzazione del matrimonio" ma lo fa mantenendo il sistema dell'imposizione congiunta e correggendo le aliquote. L’iniziativa sarà al voto prossimamente, ragione per la quale il dibattito resta almeno in parte aperto.

Secondo l’Amministrazione federale delle contribuzioni, la riforma comporterà minori entrate per l’imposta federale diretta per circa 630 milioni di franchi all’anno. Per i contribuenti gli effetti varieranno: le coppie con redditi simili pagheranno generalmente meno imposte, mentre quelle monoreddito o con forti differenze di reddito potrebbero pagarne di più. L’aumento della deduzione per i figli e la riduzione delle aliquote per redditi bassi e medi dovrebbero però attenuare questi effetti, favorendo in particolare molte persone non sposate.

Nessun fondo per il clima

La sinistra e il Partito ecologista avevano proposto la creazione di un fondo per il clima con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili in Svizzera e favorire una transizione più rapida verso una società con minori emissioni di gas serra. La proposta, tuttavia, non ha convinto l’elettorato svizzero: l’iniziativa è stata nettamente respinta dal 70,7% dei votanti e ha incontrato l’opposizione di tutti i Cantoni.

“Non è un NO alla protezione del clima”

Il comitato contrario all’iniziativa sul fondo per il clima – formato da UDC, PLR, Centro, economiesuisse e Unione svizzera delle arti e mestieri – ha salutato con favore il chiaro rifiuto espresso alle urne. Secondo loro, il risultato dimostra che la popolazione preferisce una politica climatica “mirata e ben ponderata”. Il comitato ha sostenuto che gli elettori hanno valutato le conseguenze a lungo termine della proposta, temendo un forte indebitamento e nuovi oneri per classe media, imprese ed economia. Il fondo avrebbe aggirato il freno all’indebitamento e portato inevitabilmente a un aumento delle imposte. Il voto non rappresenterebbe quindi un rifiuto della protezione del clima, ma uno strumento ritenuto inadeguato.

Per la sinistra è “un’occasione persa”

Di tutt’altro avviso erano i partiti di sinistra (PS e Verdi), che parlano di un’“occasione persa” per affrontare la crisi climatica con investimenti mirati e socialmente sostenibili. I due partiti avvertono che l’inazione comporterà costi maggiori per le generazioni future. Sottolineano anche che la transizione energetica potrebbe rappresentare un’opportunità economica, permettendo di investire in Svizzera i fondi oggi spesi all’estero per petrolio e gas. Nelle considerazioni dopo il voto, però, gli stessi socialisti hanno riconosciuto una certa “stanchezza” dell’elettorato di fronte alle numerose votazioni su temi climatici: dal 2025 questa è la terza iniziativa sul clima respinta.

Ricordiamo che l’iniziativa prevedeva creazione di un fondo federale per il clima alimentato ogni anno con lo 0,5–1% del PIL svizzero, cioè circa 4–8 miliardi di franchi all’anno fino al raggiungimento degli obiettivi climatici. Attraverso il fondo sarebbe stato finanziato, tra le altre cose, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la decarbonizzazione di edifici, trasporti e industria o le tecnologie per rimuovere e immagazzinare CO.

Il denaro contante… nella Costituzione

In Svizzera l’uso del contante è in calo, ma la popolazione lo considera importante. A conferma di ciò oltre il 73% dell’elettorato ha sostenuto il controprogetto diretto all’iniziativa “Il denaro contante è libertà”. L’iniziativa stessa è stata respinta da oltre il 54% dei votanti. Entrambe le proposte miravano a garantire nella Costituzione la presenza e la disponibilità del denaro contante, pur con alcune differenze nella formulazione.

Il controprogetto è stato approvato in tutti i Cantoni, con percentuali comprese tra il 62,8% del Giura e il 76,1% di Basilea Città. L’iniziativa, invece, ha raccolto la maggioranza solo in nove Cantoni. I consensi più elevati si sono registrati nel Giura (61,7%) e a Neuchâtel (59,3%). Nel canton Uri il risultato è stato deciso da appena quattro voti. Anche il Ticino ha approvato la proposta con il 58,8%, mentre nei Grigioni è stata respinta con il 44,0% di sì.

“Un valore simbolico”

L’iniziativa era osteggiata dalla maggior parte dei partiti – PS, Verdi, Centro, Verdi liberali e PLR – mentre solo UDC e Unione democratica federale sostenevano il “sì”. Il Consiglio federale, invece, ha ottenuto un ampio sostegno per il suo controprogetto, considerato dagli osservatori uno strumento efficace per contrastare l’iniziativa.

Secondo il fronte di sinistra, il risultato ha soprattutto un valore simbolico. L’inserimento del controprogetto nella Costituzione non garantisce che in futuro si potrà pagare ovunque in contanti, soprattutto mentre i pagamenti digitali – ad esempio tramite Twint – sono sempre più diffusi.

L’UDC, dal canto suo, ritiene che non basti garantire la disponibilità del contante: deve anche essere accettato nei servizi pubblici e negli spazi pubblici. Una proposta in tal senso sarà presentata in Parlamento.

L’iniziativa, lanciata dal Movimento svizzero per la libertà, chiedeva di garantire costituzionalmente la disponibilità di monete e banconote e di impedire la sostituzione del franco senza il consenso popolare. Il controprogetto, invece, affida alla Banca nazionale svizzera il compito di assicurare l’approvvigionamento di contante e conferma nella Costituzione il franco come moneta nazionale. Entrambe le parti riconoscono comunque l’importanza del contante come alternativa ai pagamenti digitali in caso di problemi tecnici.

Angelo Geninazzi

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In una campagna altamente animata l’hanno spuntata i contrari all’iniziativa, ossia i favorevoli ad una radiotelevisione di Stato forte

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Per i favorevoli – in particolare le donne liberali e i grandi centri – l’8 marzo 2026 resterà un grande giorno.

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Fin dai primi sondaggi era chiaro: la soluzione del fondo per il clima non ha convinto gli Svizzeri

Iniziativa «Il denaro contante è libertà» - developer.srgssr.ch/api-catalog/srgssr-polis

Controprogetto all’iniziativa «Il denaro contante è libertà» - developer.srgssr.ch/api-catalog/srgssr-polis

Il risultato emerso non è quello auspicato dagli iniziativisti: ma i contenuti tra iniziativa e controprogetto si differenziano solo per alcune formulazioni

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