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Cittadini svizzeri, ma fino a quando? Una scadenza che molti giovani non conoscono

Essere nati e cresciuti in Italia con un genitore svizzero significa spesso vivere la propria cittadinanza come qualcosa di naturale e definitivo. La Svizzera fa parte della storia familiare, è il Paese dei nonni o dei genitori, il luogo delle vacanze, degli affetti e, talvolta, di un possibile futuro professionale. La cittadinanza viene quindi percepita come un’appartenenza acquisita una volta per tutte.

Eppure, in alcuni casi, un giovane può perdere automaticamente la cittadinanza svizzera al compimento dei 25 anni senza essere pienamente consapevole del rischio. La disposizione riguarda una situazione precisa: essere nati all’estero da almeno un genitore svizzero, possedere anche un’altra cittadinanza e non essere mai stati annunciati a un’autorità svizzera, né aver dichiarato per iscritto di voler conservare la cittadinanza elvetica. Non interessa quindi indistintamente tutti i giovani svizzeri residenti fuori dalla Confederazione, ma può coinvolgere coloro la cui posizione non è stata correttamente registrata o aggiornata.

È una circostanza più facile da immaginare nelle famiglie che vivono all’estero da diverse generazioni. I genitori possono ritenere che la cittadinanza sia stata trasmessa automaticamente e che non siano necessari ulteriori adempimenti. I figli, a loro volta, possono conoscere poco il funzionamento delle istituzioni svizzere, non avere contatti regolari con il consolato oppure non sapere quale sia il proprio Comune di origine. In altri casi, un trasferimento o un cambiamento di indirizzo può interrompere le comunicazioni con la rappresentanza competente.

Proprio per rendere più accessibili queste informazioni, nel giugno 2026 il Dipartimento federale degli affari esteri ha pubblicato il nuovo portale “Young Swiss Abroad”. L’iniziativa raccoglie in un unico spazio indicazioni dedicate alle giovani cittadine e ai giovani cittadini svizzeri residenti all’estero: cittadinanza, documenti, diritti politici, servizio militare, formazione, opportunità professionali e possibilità di rientro in Svizzera.

Un passaggio particolarmente importante avviene al compimento dei 18 anni. Fino alla maggiore età, infatti, l’iscrizione al registro degli Svizzeri all’estero è collegata a quella dei genitori. Una volta diventato maggiorenne, il giovane deve confermare individualmente la propria iscrizione presso l’ambasciata o il consolato competente. La rappresentanza dovrebbe inviare un modulo da restituire entro 30 giorni, ma è comunque opportuno verificare personalmente che la procedura sia stata completata. L’iscrizione può essere gestita anche attraverso lo sportello online del DFAE, tramite il quale è possibile comunicare un nuovo indirizzo, un diverso recapito telefonico o un cambiamento dell’indirizzo e-mail. Può sembrare un semplice aggiornamento amministrativo, ma mantenere corretti i propri dati permette alla rappresentanza svizzera di contattare il cittadino, fornire informazioni e garantire l’accesso ai diversi servizi consolari.

Essere registrati come svizzeri all’estero non comporta automaticamente l’iscrizione al registro elettorale. Chi desidera partecipare alle votazioni federali e alle elezioni del Consiglio nazionale deve compiere anche questo passaggio. Se il giovane ha già vissuto in Svizzera, voterà nel suo ultimo Comune di domicilio; se invece non vi ha mai abitato, farà riferimento al proprio Comune di origine.

La questione va quindi ben oltre la burocrazia. La cittadinanza rappresenta un legame politico, culturale e personale con la Svizzera. Consente di partecipare alla vita democratica della Confederazione, di stabilirvisi e lavorarvi senza bisogno di un permesso e di accedere alle opportunità formative e professionali previste per i cittadini svizzeri. Significa anche appartenere a una comunità che non termina ai confini geografici del Paese, ma comprende oltre 800’000 cittadine e cittadini residenti nel resto del mondo.

Per un giovane nato in Italia, questa doppia appartenenza non dovrebbe essere considerata una contraddizione. Al contrario, può rappresentare una ricchezza: conoscere due culture, muoversi tra sistemi diversi, parlare più lingue e costruire relazioni tra la Svizzera e il Paese di residenza. Tuttavia, perché questa identità possa continuare a esistere anche formalmente, è necessario conoscerne diritti, doveri e scadenze.

Il primo consiglio è quindi molto semplice: verificare per tempo che la propria nascita sia stata annunciata alle autorità svizzere e che l’iscrizione nel registro degli Svizzeri all’estero sia corretta. In caso di dubbio è possibile rivolgersi direttamente alla rappresentanza svizzera competente. È inoltre importante aggiornare sempre i propri recapiti e, una volta raggiunta la maggiore età, accertarsi che l’iscrizione individuale sia stata confermata.Chi avesse già perso la cittadinanza per decorrenza del termine può chiedere la reintegrazione. Se la perdita risale a meno di dieci anni, la domanda può essere presentata anche continuando a vivere all’estero. Non si tratta però di un recupero automatico: occorre dimostrare di mantenere vincoli stretti con la Svizzera, conoscere una lingua nazionale, possedere conoscenze di base del Paese, avere contatti con cittadini svizzeri e avervi soggiornato più volte negli anni precedenti.

Informarsi e intervenire prima dei 25 anni rimane quindi la strada più semplice. Anche le famiglie, i circoli e le associazioni svizzere all’estero possono svolgere un ruolo fondamentale. Non basta organizzare occasioni d’incontro: occorre aiutare le nuove generazioni a comprendere concretamente che cosa significhi essere cittadini svizzeri, accompagnandole nei passaggi che segnano l’ingresso nella vita adulta.

Il messaggio rivolto ai giovani è chiaro: essere svizzeri all’estero non significa soltanto ereditare un passaporto. Significa conoscere, scegliere e coltivare consapevolmente il proprio legame con la Svizzera, affinché una parte importante della propria identità non venga perduta per una semplice mancanza di informazione.

Raffaele Sermoneta

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